butta le bufale dal ponte – 284

un articolo della Stampa si occupa delle bufale che circolano nel web a proposito del crollo del ponte Morandi a Genova.

che lettura istruttiva.

la prima bufala riguarda alcune foto che ritraggono un tratto della struttura del ponte che «si appoggia» ad un palazzo che si affaccia su via Fillak (…). Un presunto «campanello di allarme» che dimostrerebbe come ciò che resta del viadotto si stia «spostando» con minaccia di crollo imminente.

non è vero! non si sta spostando proprio niente!, precisa il quotidiano.

è da tempo che parte del tetto del condominio di via Fillak è “conficcata” nella struttura del ponte.

ah, ecco, meno male allora.

continua mesto l’articolo: Ci si può domandare come sia possibile una situazione di questo tipo, con una civile abitazione che sembra “inglobare” parte di una struttura portante di un viadotto autostradale ma, certamente, non si tratta di un evento conseguente al crollo.

già, pensate un po’ che tristezza: nella sostanza la bufala è vera!

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seconda bufala:

Altre foto (…) – stando a chi le diffonde – dimostrano le condizioni disastrose di una delle basi dei piloni crollati:

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bufala, bufala: non si tratta del ponte Morandi ma quello di Mele, sull’autostrada A26

non ancora crollato, al momento…

ah, meno male: del caso si era occupato Il Secolo XIX (…), ma l’esito delle verifiche aveva fatto dichiarare alla Società Autostrade che “non sussistono pericoli”.

ok, ma il Ministero dei Trasporti si è mai occupato di quest’altro ponte?

. . .

terza bufala: Altre foto “allarmanti” riguardano le presunte condizioni del ponte Morandi poco prima del crollo e sembrano denunciare una situazione di grave incuria.

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In realtà, come dimostrabile con una semplice ricerca su Google, la foto viene attribuita da tempo alle condizioni non proprio rassicuranti del viadotto di Ripafratta, in provincia di Pisa.

sospiro di sollievo, allora?

. . .

bufala n. 4 le fotografie che sarebbero state scattate poche ore prima del disastro e che ritrarrebbero un presunto “cedimento” di cavi che penzolano inermi sotto il viadotto.

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La foto ritrae effettivamente ponte Morandi ma un tratto che non è crollato e, inoltre, non ci sono certezze sulla reale “datazione” dello scatto. I cavi penzolanti, insomma, potrebbero essere stati strappati dal crollo e quindi non avrebbero alcun ruolo nel disastro.

. . .

insomma, le presunte bufale sono tutte vere e la bufala più grossa è quella del giuornale, che prova a smentirle, ma riesce soltanto a spostarle in qualche altro posto.

in attesa di qualche nuovo crollo?

. . .

il mio post, insolitamente conciso, per i miei standard, è finito.

la favola breve serve soltanto a dimnostrare che questo paese sta vivendo a sbafo sugli anni Sessanta, parlandone male oltretutto, e a volte con qualche ragione, visto che mezzo secolo è passato ed oggi ne sappiamo qualcfosa di più.

gli anni Sessanta si conclusero con una grossa crisi sociale ed economicas che portò al Sessantotto: per fermare la protesta che stava per travolgerlo il ceto politico di allora adottò la demagogia della irresponsabilità, dello sfrenato consumismo di una dolce vita a credito e la furbizia individualistica ai margini della legalità come nuovi e moderni criteri a cui ispirare la vita sociale.

responsabilità, impegno, onestà, equilibrio nel commisurare i consumi agli effettivi redditi, risparmiuo vennero additati come valori del passato e cancellati come punti di riferimento del vivere comune.

per colmo di sfregio, di questo degrado del vivere sociale la politica al potere fece responsabile proprio quel movimento del Sessantoitto che aveva tentato di combatterli.

la Democrazia Cristiana dagli anni Settanta in poi, Craxi, Berlusconi e Renzi sono state le principali varianti occasionali di questo costume e di questa linea politica che ci governa da cinquant’anni, con rare e brevi eccezioni che entrano in campo al profilarsi di qualche disastro imminente e vengono rapidamente accantonate appena il pericolo pare passato.

non si fa fatica a vedere, tanto è evidente, che l’attuale governo giallo-verde rappreswenta la pura e semplice prosecuzione di questo modo di governare, nonostante tutti i proclami di svolta e novità epocale, e forse anche proprio per questo vacuo blaterare annunciando novità che non ci sono.

una nuova unità nazionale che prosegue nella sfrenata demagogia, ora aggiornata nella forma del pubblico ludibrio del primo capro espiatorio che si presenti, buttato in pasto al web, ridotto a moderna variante del popolaccio tumultuante sotto la spinta di agitatori professionali che stanno ora al governo preparando disastri.

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be’, vi abbiamo dato semplicemente una nuova versione di un vecchio film: Uno sguardo dal ponte.

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