orgoglio e asessualita`: il sesso degli angeli – 305

concludo stasera, lo giuro, questa breve e non programmata serie di post sulla asessualita`, che assume con questo ultimo intervento la forma del trittico.

ci eravamo lasciati ieri, dopo molte incertezze, con la domanda: gli “asessuali” esistono?

oggi, paradossalmente, certe negazioni vengono dal mondo cristiano, che pure ha enormemente valoizzato nella sua storia questa condizione, facendone quasi il fondamento del sacerdozio e uno dei pilastridella santita`.

Nella Vision 2002, una rivista annuale della National Vocation Conference negli Stati Uniti si afferma: “Domanda: come si chiama una persona asessuata? Risposta: non una persona. Le persone asessuali non esistono La sessualità è un dono di Dio e quindi una parte fondamentale della nostra identità umana “. 

il mondo scientifico invece la riconosce, ma al tempo stesso la dequalifica:

“Desiderio sessuale ipoattivo” è elencato nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) – la bibbia di psicologi e psichiatri. Il manuale dice che questo può accadere durante l’adolescenza e persistere nella vita di una persona. È considerato un disturbo se causa angoscia alla persona.

oggi sciolgo finalmente l’enigma su quel che ne penso io: la risposta e` nettamente e inequivocabilmente: si`

(mi spiace per Freud e per il Sessantotto, allora: entrambi fuori strada…, salvo ripescaggi dell’ultimo minuto).

e la certezza non viene dal confuso e contraddittorio mondo degli umani, ma dalla osservazione degli animali: perche` l’asessualita` e` un fenomeno talmente universale, per quanto minoritario e ridotto, che riguarda anche loro, o almeno quelli piu` complessi.

ed e` questo che sembra tagliare la testa al toro, per usare la metafora piu` adatta all’argomento.

vero che i risultati di questa indagine sono citati in un articolo del New Scientist dal titolo non proprio neutrale di Glad to be asexual (Orgoglioso di essere asessuale), e che la maggior parte dell’articolo descrive la nascita di quella che chiama la rivoluzione asessuata, ma la rivista e` pur sempre attendibile.

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uno studio degli anni Novanta sugli arieti – il simbolo stesso, assieme al toro, dell’irruenza sessuale per gli antichi – ha rivelato che circa il 10% dei giovani maschi del campione non dimostrava alcun interesse per le femmine; tra questi, dal 5 al 7%, cercavano di interagire sessualmente con altri maschi; ma dal 2% al 3% degli individui nel campione esaminato non mostrava alcun interesse sessuale per animali di ambo i sessi: apparivano dunque non interessati al sesso in tutte le sue forme: erano asessuali.

e queste preferenze sessuali risultavano confermate anche un anno dopo, ad una nuova verifica.

una precedente ricerca degli anni Ottanta sui ratti ha dimostrato che circa il 12% del campione non era interessato alle femmine; ma non era stato possibile procedere oltre con analisi piu` di dettaglio.

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naturalmente tutto questo porta alla domanda se questa piccola minoranza abbia un qualche significato positivo per la specie, considerando che certamente non si riproduce direttamente, e dunque sovrebbe scomparire per la selezione, se fosse soltanto l’effetto di qualche errore riproduttivo; e invece si mantiene costantemente, cioe` gli animali sessualmente attivi producono costantemente una piccola percentuale di discendenti non interessati a riprodursi.

ma qui mi fermo, per mantenere la mia promessa di concludere oggi questa riflessione.

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ma ci sono anche dati relativi ai coportamenti umani: una ricerca condotta nel 1994 su 3.500 americani ha rivelato che il 13% di loro non aveva fatto sesso nell’ultimo anno: naturalmente questo poteva essere dovuto a malattia o vecchiaia, e tuttavia il 40% di loro, quindi quasi il 5% del campione, si considerava perfettamente felice nonostante la mancanza di attivita` sessuale.

un’altra analisi dello stesso anno condotta su 18.000 abitanti del Regno Unito ha evidenziato un 1% di intervitsati che hanno dichiarato:  “Non mi sono mai sentita/o attratta/o sessualmente da nessuno”.

questo tuttavia, paradossalmente, non impedisce a queste persone che non si considerano interessate al sesso di avere, almeno alcune, una vita sessuale, anche se fanno sesso senza interesse, oppure di avere relazioni sentimentali, nelle quali pero` il sesso e` assente.

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ecco quindi che il quadro della asessualita` diventa estremamente sfaccettato, e come gia` avvenuto negli anni Settanta per la presa di coscienza degli omosessuali, si scopre che un unico concetto tenta di abbracciare quello che e` in realta` un arcipelago di di condizioni molto differenti.

per esempio l’assessualita` non coincide con la castita`: questa e` un comportamento e non e` necessariamente incompatibile con degli impulsi sessuali, cioe` con un orientamento di desideri sessuali esistenti, anche se non realizzati per scelta, parlando della castita` volontaria.

alcune forme di asessualita` non sono originarie, ma sono determinate invece da farmaci che sopprimono il desiderio, come alcuni antidepressivi che ottengono questo effetto come effetto collaterale indesiderato, oppure altri farmaci destinati esplicitamente a questo scopo.

d’altro lato l’asessualita` non impedisce ad alcuni asessuali di essere pero` orientati e attratti da relazioni puramente sentimentali.

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ci sono dunque gli asessuali eteroromantici, omoromantici o biromantici o panromantici e infine gli asessuali che sono anche aromantici e non provano desiderio di stabilire nessuna relazione di tipo anche soltanto sentimentale con alcuna persona.

ma non basta ancora per cogliere la quasi infinita gamma di sfumature, perche` tra i romantici e gli aromatici ci stanno anche i romantici grigi, che provano scarsa o rara attrazione romantica, e i demiromantici, che la provano soltanto dopo avere stabilito un forte legame affettivo.

ma poi qualcosa di simile, si suggerisce, riguarda anche il mondo di coloro che invece hanno dei precisi orientamenti sessuali, e dobbiamo riconoscere che esistono anche i sessuali grigi (grey-sexual) che provano rara e/o scarsa attrazione o desiderio e i demisessuali (demisexual), che sono generalmente asessuali ma possono provare attrazione sessuale nei confronti di persone con cui hanno un forte legame emotivo.

e qui si spiega il significato della bandiera degli asessuali, gia` vista nel post precedente, con le sue sfumature dal nero al grigio. 

asexual_flag_180

e, a proposito, c’entreranno qualcosa anche le famose Cinquanta sfumature di grigio?

ma no, e` soltanto una coincidenza…

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ma qui fatemi fare una intrusione: nessuno ha pensato di classificare invece in qualche modo tutti coloro che provano attrazione sessuale solo nei confronti di persone con cui non hanno alcun legame emotivo, ne` forte ne` debole? coloro cioe` per i quali un legame affettivo diventa un ostacolo insuperabile allo svolgimento di un’attivita` sessuale con la persona che amano.

e coloro che possono fare sesso solamente con persone che ripugnano loro fisicamente e che non trovano affatto attraenti?

eccetera eccetera…, o abissi del sesso umano…

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il protagonista di questa presa di coscienza collettiva della minoranza degli asessuali si chiama David Jay, e nel 2001 a 19 anni, sentendosi completamente disinteressato al sesso, ha fondato un forum online che e` diventato un fondamentale centro di aggregazione e di riferimento per chi condivideva la sua condizione.

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ma la libido sopravvive anche negli asessuali, per la salvezza di Freud, oppure scompare trascinando con se` anche la psicoanalisi?

anche per questo aspetto le condizioni sono molto diverse.

credo che siamo di fronte ad una specie di follia classificatoria che ricorda oramai da vicino, per restare in tema, le discussioni sul sesso degli angeli nel mondo del cristianesimo bizantino.

una classificazione usata inzialmente dal moviento AVEN fondato da Jay prevedeva 4 possibilita` fondamentali di asessuali, dando sepre per scontata la presenza di condizioni interedie.

tipo A: provano libido ma non attrazione romantica,

tipo B: provano attrazione romantica ma non libido,

tipo C provano entrambe,

tipo D nessuna. Le categorie non vogliono essere mutuamente esclusive: il tipo di asessualità può cambiare, oppure un individuo può essere al limite tra due categorie.

ma, un momento, se anche alcuni asessuali provano la libido, in che senso possono veramente essere definiti asessuali?

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ho promesso che non sarei andato oltre a questo post e mantengo la parola.

e` un peccato, perche` non mi sono ancora formato alcuna idea chiara sul problema.

a d’altra parte sono anche consapevole che, per il momento, non servirebbe a molto neppure che ci girassi attorno ancora.

potrei solo dire, per concludere in qualche modo, che la rivoluzione sessuale avviata da Freud piu` di un secolo fa e trasformata dal Sessantotto in un fenomeno di massa, visibilmente continua, anche se is trasforma fino al punto di negare in apparenza se stessa.

sembra che stia divorando se stessa, ma forse e` un’impressione sbagliata, che nasce soltanto dal fatto che e` nata decenni fa come una semplicistica rivendicazione della positivita` del sesso, ma senza consapevolezza del suo carattere articolato e sfaccettato.

liberando la vita sessuale dai tabu` che l’hanno condizionato per i due millenni della civilta` cristiana, questo movimento ha trasformato il cristianesimo stesso in profondita`.

non basta piu` pero` la liberazione del sesso della maggioranza, a suo tempo identificato con l’unica forma naturale di sessualita`, la liberazione si estende al pulviscolo dei comportamenti piu` diversi e travolge l’idea stessa di normalita`.

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ma la vera trasforazione in corso, e quella veramente pericolosa, e` un’altra, ed e` la trasformazione della vita sessuale in mercato e l’introduzione della possibilita` di gestire chimicamente la libido e i suoi effetti.

ma sono riflessioni che si chiudono su se stesse qui, per quanto mi riguarda, in una assordante mancanza di interlocuzione, che evidentemente le dichiara superflue.

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in appendice riporto questo articolo da https://www.gaypost.it/asessualita-orientamento-sessuale-psicologia

L’emergere di una comunità asessuale, che conta circa il 2% della popolazione mondiale, rivoluziona la classica visione dell’amore romantico, del sesso e delle relazioni, che va “imponendosi” come nuovo orientamento sessuale caratterizzato dalla mancanza di attrazione sessuale nei confronti di ogni genere o sesso (Bogaert, 2004); una mancata attrazione presente non solo nell’uomo, ma anche in alcune specie animali. In particolare, l’asessuale può provare desiderio sessuale che riflette una naturale sex drive non alterata da stati di squilibri ormonali o di altro genere, pur non provando attrazione sessuale verso una persona.

Tale distinzione sembra trovare conferma in un modello messo a punto dalla psicologa Lisa Diamond (2003) secondo cui lo sviluppo dei processi che sono alla base del desiderio sessuale e del legame affettivo sono indipendenti dal punto di vista funzionale e non sono necessariamente orientati verso un genere specifico, dunque desiderio sessuale e amore romantico, malgrado siano spesso vissuti in maniera congiunta, sono governati da differenti sistemi.

L’asessualità può essere considerata un orientamento sessuale?

Essere asessuale non significa non provare piacere o disattivare i centri del piacere erotico-sessuale. Ciò che caratterizza l’asessuale è il mancato bisogno di intraprendere una relazione di tipo sessuale. L’attività autoerotica e il sesso sono attività presenti tra gli asessuali, così come lo sono le fantasie sessuali, ma vi è una grande variabilità all’interno della stessa comunità tra Aromantici, Romantici, Demisessuali e coloro che si trovano in un’area ancora grigia Gray-A, ma tutti siano accomunati dal fatto che non proverebbero attrazione sessuale verso la persona con cui sperimenterebbe l’esperienza erotico-sessuale.

Tali atteggiamenti e comportamenti sessuali arricchiscono il termine “asessualità” facendone un tema di crescente interesse, ma che ancora oggi sembra essere di difficile definizione e comprensione. Dunque, sembrerebbe delinearsi una condizione di tipo multifattoriale che si avvicina sempre più a definirsi come orientamento sessuale, biologicamente determinato, che non sia condizione patologica né una scelta dell’individuo. Ma tale fenomeno certamente identifica una categoria di persone che vanno tutelate nella espressione di loro stessi e della loro a-sessualità infatti uno studio mostra come gli asessuali rischino atteggiamenti discriminatori sia da parte di eterosessuali che dalla comunità LGBT.

Altri autori pensano che l’asessualità sia ancora un po’ lontana dall’essere un orientamento sessuale nonostante sia decisamente un fenomeno in crescita e ancora non del tutto chiaro, soprattutto quando si svincola la risposta sessuale dall’esperienza erotico-sessuale più ampia (Quattrini, 2014); ma come già descritto da Van Houdenhove (2014) al termine “asessuale” può essere associato quello di “romantico”. Gli asessuali romantici, infatti, desiderano trovare un partner con cui instaurare un rapporto profondo ed intimo, un legame simile per certi aspetti al legame sessuale, in termini di vicinanza, affettività ed intimità, ma nel quale viene escluso il sesso. Essi, peraltro provano piacere nel contatto fisico, inclusi i baci, le carezze e le coccole. Dunque, conoscere meglio il fenomeno porterebbe certamente a propendere per un orientamento o per un modus vivendi di tali persone, facilitando un processo di inclusione dell’altro diverso da sé, sia pure asessuale.


2 risposte a "orgoglio e asessualita`: il sesso degli angeli – 305"

  1. commento ricevuto via whatsapp:

    In materia di sessualita` oggi noi, uno per uno, siamo, malati o sani, nient’altro che degli ipocriti. Sarebbe un bene per tutti noi se, coe risultato di tale onesta` generale, venisse raggiunto un certo grado di tolleranza nelle cose sessuali.

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    1. potrei limitarmi a dire che apprezzo lo spirito che anima questo commento (farei bene, ed e` vero), ma non sarei io se non mettessi i puntini sulle i, in maniera che purtroppo risulta in genere sgradevole.

      e allora, nel merito, sono in totale disaccordo con i concetti base da cui muovono queste buone intenzioni:

      1. malati o sani in campo sessuale? certo che ci sono, ma occorre dire chiaro che l’unico criterio che distingue salute e malattia in questo campo e` lo stesso che li distingue in ogni campo: ed e` la sofferenza legata al malfunzionamento.

      non vorrei che si suggerisse, anche senza volere, che un asessuale e` malato e invece un eterosessuale e` sano.

      e` proprio questo il pregiudizio che bisogna combattere: un asessuale felice e` sano, e invece un eterosessuale infelice e` malato, se non ci sono cause esterne di questa sua infelicita` sessuale.

      ed e` proprio perche` pensiamo che per essere sani si debba avere una sessualita` orientata in un certo modo, che molti si costringono ad una sessualita` che non e` la loro e in questo modo si impongono una sessualita` malata.

      vuoi capire se una persona e` sessualente sana? guarda se e` felice e nient’altro; se e` felice la sua sessualita` e` certamente sana; se non e` felice, non si sa: puo` essere che le cause della sua infelicita` non dipendano dalle sue scelte sessuali, a da altro.

      2. non credo che dobbiamo raggiungere la tolleranza verso gli altri nelle cose sessuali, ne` tantomeno “un certo grado” di tolleranza: chi presume di dover tollerare le scelte di qualcun altro si sente in qualche modo superiore a lui o lei: ma questo e` ridicolo.

      in altri tempi avrei detto che serve non tolleranza ma accettazione, ma mi rendo conto che alla fine questa e` soltanto una variante linguistica dello stesso concetto, solo un pochino migliorato nella presentazione.

      non serve ne` tolleranza ne` accettazione: serve l’INDIFFERENZA.

      dopotutto le scelte sessuali altrui NON CI RIGUARDANO, almeno fino a che non ci sentiamo spinti ad esplorarle per sapere se possiamo condividerle.

      ma in caso di verifica negativa, ogni ulteriore intromissione dovrebbe smettere e noi dovremmo vivere felici senza interrogarci neppure su quale sessualita` vivano gli altri intorno a noi, dato che si tratta di loro scelte personali e private, fino a che non sono loro a decidere di renderle pubbliche.

      le uniche scelte sessuali che ci riguardano come collettivita` sono quelle che si esprimono attraverso dei reati perche` violano l’integrita` fisica o psicologica di altre persone e che sono, come conseguenza, le uniche che possono e devono diventare pubbliche ed essere stigmatizzate, oltre che punite.

      3. possiamo parlare di ipocrisia a proposito delle scelte sessuali, e ipocrisia di chi?

      qui prendo soltanto spunto dalla tua espressione, perche` credo o spero che intendiamo la stessa cosa.

      la nostra societa` ha costruito un equilibrio mentale collettivo secondo il quale soltanto l’eterosessualita` matrimoniale e` sana (con la variante recentissima integrativa, ma ancora ben lontana dall’essere comunemente accettata, dell’omosessualita` matrimoniale); non mi pare quindi che si possa considerare ipocrita chi, facendo scelte diverse, le mantiene riservate per difendersi dalle curiosita` indebite altrui, che non sono prive di valenza discriminatoria, anche quando parlano di tolleranza.

      non sono certo un asessuale, ma capisco come molti di loro preferiscano non rendere pubblico il loro orientamento sessuale, salvo coloro che si fanno preti, frati o suore (sempre ammesso che poi la loro asessualita` dichiarata sia vera).

      in fondo la nostra societa` cattolica ammette soltanto due tipi di orientamento sessuale pubblico: l’eterosessualita` matrioniale e l’asessualita` di carattere religioso.

      gli ipocriti sono coloro che impongono questa visione distorta della sessualita`; niente di strano se chi non ci si ritrova preferisca non farlo sapere troppo in giro; ma onore anche ai coraggiosi e alle coraggiose che lottano, mettendoci la faccia, per rompere questi schemi mentali poveri e vetusti.

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