Corna Nibbia: 5.500 anni di Val Sabbia – 307

fu nel 2000 che Silvio Vallini, dopo una conferenza archeologica, decise di portare al Museo Archeologico di Gavardo, bassa Valsabbia, alcuni piccoli e quasi insignificanti reperti che aveva trovato alla base della Corna Nibbia, una parete di roccia nel comune di Bione, media Valle Sabbia, dove si recava a fare climbing.

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si decise di fare un assaggio: il luogo aveva qualche somiglianza con alcuni siti gia` noti, e non troppo lontani, quelli di monte Covolo nel comune di Villanuova sul Clisi, bassa Valle Sabbia, scoperti nel 1971 e rivelatisi un ricchissimo spaccato di storia dal tardo neolitico fino alla media eta` del bronzo: il Riparo Cavallino e il riparo Persi erano stati per decenni gli unici insediamenti noti dell’eta` del rame in Italia settentrionale.

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alla Corna Nibbia nel 2000 iniziarono degli scavi, condotti anche con l’apporto di volontari, che finirono col durare 11 anni, con campagne di un mese l’una;

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nel 2016-17 una eccezionale mostra a Bione ne ha esposto i risultati sinora; e l’anno scorso e` stato stampato non tanto il catalogo della mostra inteso come descrizione degli oggetti esposti, ma piuttosto una ricca raccolta di saggi su quanto scoperto: Bione Corna Nibbia 5000 anni fa in Valle Sabbia.

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ho letto, anzi studiato questo catalogo in questi giorni e qui vorrei esprimere la mia meraviglia di profano sull’incredibile quantita` di informazioni che gli esperti del Museo Archeologico di Gavardo hanno saputo ricavare da uno scavo che ha interessato una superficie di soli 72 metri quadrati per una profondita` di circa due metri: condotto pero` con tutto il rigore delle moderne tecniche archeologiche.

infatti quel che sa fare oggi la moderna ricerca in questo campo sfiora l’impossibile.

e nello stesso tempo e` un peccato che queste ricchissime informazioni sul nostro passato restino nella curiosita` di pochi appassionati e non riescano quasi a diventare senso comune  e parte vissuta della identita` del luogo.

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lo scavo e` arrivato al livello del terreno com’era nella prima meta` del IV millennio avanti Cristo, cioe` a 5.500 anni fa circa.

siamo, per intenderci, nello stesso periodo o quasi a cui risale Oetzi, l’uomo del Similaun, il cui cadavere mummificato fu trovato nel 1991 a 3.213 metri di altitudine in Val Senales in Sued Tirol, a pochi metri dal confine con l’Austria: lui e` vissuto fra il 3300 e il 3100 a.C., cioe` nella seconda parte del IV millennio, prima di essere ucciso da un colpo di freccia alla schiena su quel passo.

Oetzi veniva da sud e una delle cose che piu` mi aveva colpito, visitando la mostra di Bione due anni fa, avendo visto da poco il Museo Archeologico di Bozen/Bolzano, erano alcune evidenti affinita` nel corredo di Oetzi con alcuni oggetti delle popolazioni di poco piu` antiche della Val Sabbia.

certamente spiegabili con il comune livello tecnologico di epoche poco distanti, ma forse non solo.

Oetzi era in possesso di una preziosa ascia di rame, che studi accurati hanno dimostrato provenire dalla Toscana, per la composizione chimica tipica di rocce di quella zona.

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ma era anche in possesso di sei coltelli di selce, e altre analisi hanno dimostrato che cinque di questi provenivano da luoghi non troppo lontani e riferibili all’area della Val Venosta, dove sbocca la val di Senales, ma un sesto ha una composizione che lo dimostra originario della zona attorno all’alto lago di Garda, quindi la provenienza dalla Valle Sabbia e` una possibilita`.

e siccome si dice che di questi coltelli di selce uno era piu` curato e prezioso, e` possibile che gia` allora questa zona di provenienza fosse specializzata nella produzione di simili armi, in un modo simile a come la Toscana era gia` specializzata nella produzione di armi di rame, mentre gli altri pugnali di selce erano oggetti piu` di uso quotidiano che Oetzi si era procurato in loco?

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oppure Oetzi stesso proveniva da molto piu` lontano?

ipotesi improbabile: tutto dimostra piuttosto l’esistenza gia` piu` di 5.000 anni fa di un ricco commercio tra zone diversamente specializzate dal punto di vista produttivo.

ma allora si fa forte la suggestione di una Valle Sabbia gia` specializzata nella preistoria produzione di armi, quasi a preparare la successiva vocazione metallurgica.

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all’inizio dell’eta` del Rame alla Corna Nibbia, sotto questa parete di roccia un poco sporgente, c’era un luogo di sepoltura collettiva.

le modalita` in cui sono distribuite le ossa inducono a pensare che vi fossero all’epoca usi funerari condivise con altre popolazioni, della preistoria oppure no, che consideravano la morte un processo non breve che doveva essere ritualizzato.

si prevedeva l’iniziale esposizione del cadavere alla decomposizione, che avveniva durante il periodo del lutto della comunita`, e dopo circa un anno un successivo rito di frantumazione e distruzione delle ossa, le parti dure del corpo rimaste, che corrispondeva al definitivo ingresso del defunto nel mondo degli antenati.

ho ritrovato una simile – allegrissima e danzante – festa di congedo definitivo dai morti dell’ultimo anno nell’agosto del 2007 in un viaggio nel Nepal.

riti che in Val Sabbia cinquemila anni fa avvenivano presumibilnente attorno ad un totem, di cui si e` trovata una possibile traccia anche alla Corna Nibbia, in un buco dove era probabilmente piantato; il che conferiva ad una parte del luogo il significato rituale di luogo degli antenati.

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ma altre informazioni sono ricavabili per la successiva eta` del bronzo antica, del II millennio a.C., quando il luogo, che era stato abbandonato per un certo periodo perdendo questa sua funzione, divenne invece un luogo di abitazione:

il ritrovamento di forme di fusione in terracotta vicino alle tracce dell’abitazione rende molto probabile che gli abitanti fossero dediti alla metallurgia.

ritrovamento assolutamente eccezionale e senza precedenti, che documenta, questa volta in modo incontrovertibile, la vocazione produttiva attuale della valle gia` quasi 4.000 anni fa.

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ed e` veramente interessante come gli studi attuali riescano a ricostruire con accuratezza stupefacente le tecniche utilizzate, il tenore esatto delle leghe, e perfino i collegamenti commerciali con le zone di approviggionamento del rame e dello stagno, metalli che non potevano essere prodotti in loco.

e il ritrovamento, accanto alle forme di fusione, di una cosidetta tavoletta enigmatica, simile ad altre ritrovate in altri luoghi simili, sinora non conprese nella loro funzione, ma sempre in connessione con l’attivita` metallurgica, solleva l’ipotesi che si trattasse di strumenti in qualche modo connessi alla commercializzazione di questi prodotti.

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del resto, un anello di collana in ambra, quasi certamente proveniente dal Baltico, e in nessun caso di produzione locale, ben testimonia l’ampiezza dei commerci anche in questa epoca.

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tralascio la documentazione riferibile alle epoche successive: eta` del bronzo medio e finale ed eta` del ferro.

qui un frammento di coppa di ceramica etrusco-padana del V secolo circa  puo` attestare una resistenza della cultura etrusca in questa valle durante l’epoca dell’invasione celtica della Val Padana, avvenuta secondo Tito Livio alla fine del VII secolo ai danni degli Etruschi, appunto, con la fondazione di Medhelan- Mediolanum-Milano, ma anche precedente, secondo i dati archeologici che sembrano ricondurre alla cultura celtica gia` la cosiddetta civilta` di Golasecca, dal IX secolo in poi.

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insomma, una raccolta di studi affascinante, ma anche la semplice tappa di un work in progress che potrebbe riservarci altre sorprese.

ma intanto la storia della valle e` diventata improvvisamente piu` lunga di 3.500 anni.

 

 

 


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