verso il tramonto del PIL? – 333

“È possibile modificare questi trend di crescita e stabilire una condizione di stabilità ecologica ed economica.
Lo stato di equilibrio globale potrebbe essere progettato in modo che i bisogni materiali di base di ogni persona sulla terra siano soddisfatti e ogni persona abbia le stesse opportunità di realizzare il suo potenziale umano individuale. “
Rapporto sui limiti dello sviluppo (1972), Club di Roma

si torna dunque a questo libro fondamentale di 46 anni fa, rimasto totalmente ignorato, anzi attivamente combattuto e illusoriamente smentito.

finora si e` riusciti a rinviare ogni volta, con gli espedienti piu` diversi, il momento finale della resa dei conti fra lo sviluppo infinito richiesto da questo nostro modello sociale ed economico, nel frattempo divenuto universale, e i limiti fisici del pianeta (per non parlare di quelli mentali dell’essere umano).

. . .

nella sede  di Bruxelles del Parlamento Europeo (che si affianca alla sede ufficiale di Strasburgo) il 18 e 19 settembre si terrà la prima Post-Growth Conference, Conferenza sul post-sviluppo, promossa da alcuni sindacati, varie associazioni, tra cui l’Universita` di Bruxelles, e da deputati appartenenti a cinque gruppi parlamentari:
Verdi – Alleanza Libera Europea,
Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici,
Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa,
Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica,
Partito Popolare Europeo.

questi gruppi tutti assieme rappresenterebbero attualmente la maggioranza del Parlamento Europeo, ma non vi e` una adesione ufficiale dei partiti, ma solo di alcuni a livello personale.

. . .

piu` di 250 docenti universitari e intellettuali hanno firmato una lettera che presenta l’iniziativa (fra di loro, per l’Italia, soltanto il prof. Simone D’Alessandro dell’Universita` di Pisa), e il piu` noto fra loro e` certamente Serge Latouche.

il testo della lettera e` stato pubblicato dal Fatto Quotidiano:

Questa settimana, scienziati, attivisti e politici si stanno riunendo a Bruxelles per una conferenza storica. L’obiettivo di questo evento, organizzato dai membri di cinque diversi gruppi politici del Parlamento europeo, insieme a sindacati e ONG, è esplorare le possibilità di un’economia post-crescita in Europa.

Negli ultimi sette decenni, la crescita del PIL si è rivelata l’obiettivo economico primario delle nazioni europee. Ma, con la crescita delle nostre economie, è aumentato anche il nostro impatto negativo sull’ambiente. Ora stiamo superando lo spazio operativo sicuro per l’umanità su questo pianeta, e non vi è alcun segnale che l’attività economica sia sufficientemente disaccoppiata dall’uso delle risorse o dall’inquinamento. Oggi risolvere i problemi sociali all’interno delle nazioni europee non richiede più crescita. Richiede una più equa distribuzione del reddito e della ricchezza che già abbiamo.

La crescita sta diventando sempre più difficile da raggiungere a causa del calo degli incrementi di produttività, della saturazione del mercato e del degrado ecologico. Se le tendenze attuali continueranno, l’Europa smetterà di crescere entro un decennio. In questo momento la risposta è cercare di alimentare la crescita emettendo più debito, sminuzzando le normative ambientali, prolungando l’orario di lavoro e riducendo le protezioni sociali. Questa ricerca aggressiva della crescita a tutti i costi divide la società, crea instabilità economica e mina la democrazia.

Chi governa l’Europa non è stato disposto ad impegnarsi con questi problemi, almeno non fino ad ora. Il progetto Beyond GDP (Oltre il PIL, NdT) della Commissione europea è diventato GDP & Beyond (PIL ed Oltre, NdT). Il mantra ufficiale rimane la crescita – declinata come “sostenibile”, “verde” o “inclusiva” – ma, prima di tutto, crescita. Persino i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite includono la ricerca della crescita economica come obiettivo politico per tutti i Paesi, nonostante la contraddizione fondamentale tra crescita e sostenibilità.

La buona notizia è che all’interno della società civile e del mondo accademico sia emerso un movimento post-crescita. Assume nomi diversi in diversi luoghi: décroissance, Postwachstum, economia dello stato stazionario o della ciambella, prosperità senza crescita, solo per citarne alcuni. Dal 2008, periodiche conferenze sulla decrescita hanno riunito migliaia di partecipanti. Una nuova iniziativa globale, la Wellbeing Economies Alliance (WE-All) (Alleanza delle Economie del Benessere), sta costruendo collegamenti tra questi movimenti, mentre una rete di ricerca europea ha sviluppato nuovi “modelli macroeconomici ecologici “. Tale lavoro suggerisce che è possibile migliorare la qualità della vita, ripristinare il mondo vivente, ridurre le disuguaglianze e fornire posti di lavoro dignitosi – il tutto senza la necessità di crescita economica, a condizione che adottiamo politiche per superare la nostra attuale dipendenza dalla crescita.

Alcuni dei cambiamenti proposti includono limiti all’uso delle risorse, tassazione progressiva per arginare l’ondata di crescente disuguaglianza e una graduale riduzione dell’orario di lavoro. L’utilizzo delle risorse potrebbe essere frenato introducendo una carbon tax e le entrate potrebbero essere distribuite come dividendo per tutti o utilizzate per finanziare i programmi sociali. Introdurre un reddito sia minimo che massimo ridurrebbe ulteriormente la disuguaglianza, contribuendo nel contempo a ridistribuire il lavoro di cura e ridurre gli squilibri di potere che minano la democrazia. Le nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate per ridurre il tempo di lavoro e migliorare la qualità della vita, invece di essere utilizzate per licenziare masse di lavoratori e aumentare i profitti dei pochi privilegiati.

Dati i rischi in gioco, sarebbe irresponsabile per i politici e i decisori non esplorare le possibilità di un futuro post-crescita. La conferenza che si sta svolgendo a Bruxelles è un inizio promettente, ma sono necessari impegni molto più forti. Come gruppo di scienziati sociali e naturali interessati, che rappresentano tutte le 28 nazioni dell’UE, chiediamo all’Unione europea, alle sue istituzioni e agli Stati membri di:

1. Costituire una commissione speciale sui Futuri post-crescita nel Parlamento dell’UE.
Questa commissione dovrebbe discutere attivamente il futuro della crescita, ideare alternative politiche per i futuri successivi alla crescita e riconsiderare il perseguimento della crescita come obiettivo politico generale.

2. Incorporare indicatori alternativi nel quadro macroeconomico dell’UE e dei suoi Stati membri
Le politiche economiche dovrebbero essere valutate in termini del loro impatto sul benessere umano, l’uso delle risorse, la disuguaglianza e la disponibilità di lavoro dignitoso. Questi indicatori dovrebbero avere una priorità più alta del PIL nel processo decisionale.

3. Trasformare il patto di stabilità e crescita (PSC) in un patto di stabilità e benessere.
Il PSC è un insieme di regole volte a limitare i disavanzi pubblici e il debito pubblico. Dovrebbe essere rivisto per garantire che gli Stati membri soddisfino i bisogni fondamentali dei loro cittadini, riducendo al contempo l’uso delle risorse e le emissioni di rifiuti a un livello sostenibile.

4. Istituire un Ministero per la transizione economica in ogni stato membro.
Una nuova economia che si concentri direttamente sul benessere umano ed ecologico potrebbe offrire un futuro molto migliore di quello che è strutturalmente dipendente dalla crescita economica.

. . .

i problemi indicati da questa lettera sono talente centrali che meritano una discussione approfondita, che penso di fare in qualche prossimo post.

5783-9319


9 risposte a "verso il tramonto del PIL? – 333"

    1. grazie della segnalazione, l’ho inserita subito nella mia edicola virtuale, la pagina del blog che ho inaugurato qualche goorno fa.

      inutile dire quanto sono d’accordo: avevo accennato al problema nel post, con un breve inciso: i limiti fisici del pianeta (per non parlare di quelli mentali dell’essere umano).

      del resto e` incredibile quanto l’uomo comune, che pure coglie con preoccupazione la trasforazione climatica in corso, e` frasornato dalla propaganda ed incapace di capire che cosa sta succedendo: dagli all’immigrato clandestino, intanto…

      come se fosse questo il problema.

      ma funziona molto bene come arma di distrazione di massa, e permette all’elite di continuare indisturbata la distruzione,

      e i pochi che si rendono conto sono condannati ad assistere con una disperazione impotente.

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        1. malati di mente, e non solo.

          lo dico da diabetico: una tipica malattia da supernutrizione che si cura con diete che sembrano da Auschwitz e un duro esercizio fisico (cioe` tornando al modello si vita degli antenati), oppure, se non ce la fai, con la pillolina giornaliera che incrementa il PIL.

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  1. In parole povere l’aumento della popolazione mondiale e la rapina-sfruttamento del capitalismo senza freni hanno esaurito le risorse del pianeta arricchendo alcuni e lasciando in miseria e fame altri.
    Cercare di farlo capire alle elite oligarchiche con dati e razionalità non è mai servito, serve il bastone o sarà il disastro che le annullerá.
    Per non mollare sono comunque pronti a scatenare guerre globali… si stanno già riarmando, peraltro a spese nostre; questo il probabile estremo metodo cui sono disposti
    pur di non vedere…e la chiamano democrazia…

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    1. inutile sperare di far ravvedere le elites, scherzi?

      bisognerebbe riuscire a convincere le masse.

      ma le armi di rincretinimento e confusione mentale messe in azione hanno una potenza insuperabile.

      le masse vengono indirizzate di volta in volta verso qualche pifferaio magico a breve scadenza che ha il compito di distrarle ogn volta per un altro po’ con qualche spettacolino,

      e se anche se ci si potesse riuscire, come a volte casualmente succede, all’elite non manca l’ultima risorsa dell’uso della forza e, come extrema ratio la guerra:

      che sia prontissima ad usarla lo dimostra l’esperienza quotidiana; che non la usi ancora su vasta scala dipende per ora da un calcolo costi-benefici.

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      1. Provocazione ma non troppo…

        82
        RECINTO

        Il recinto è Stato,
        Nel recinto stia il gregge
        Altrimenti che serve a fare ?

        Gattopardi a comandare,
        Cani pastore a controllare,
        Pecore a tosare.

        E se la pecora nera
        Vuol scappare ?
        Per legge
        La si deve isolare.
        E se le altre vuol contagiare?
        E’ previsto
        …Macellare.

        Il lupo…
        Il lupo là fuori
        E’ onnipresente.
        Se il gregge non lo teme
        Capace che ad uscir
        Voglia tentare.

        E se davvero in guerra
        Il lupo in branco attacca,
        Senza problemi,
        Qualche pecora
        La si può sacrificare.

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        1. l’intreccio tra l’impossibilita` di continuare ad aumentare i profitti con attivita` produttive e la diffusione dell’Intelligenza Artificiale che rende inutile una parte importante di manodopera non super-specializzata e` fatale.

          penso di doverci ragionare su, e non da solo.

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