la caccia fallita di Ehrmann ai falsi nei testi cristiani delle origini – il profeta egiziano 29 – 386

questo post e` il resoconto di una piccola delusione, quella nata dalla lettura del libro di Bart D. Ehrman, Sotto falso nome. Verita` e menzogna nella letteratura cristiana antica.

Il titolo originale del libro, pubblicato negli USA nel 2011, era diverso e piu` incisivo: Forget. Writing in the name of God. – Why the Bible’s autors are not who we think they are.

Bart-d-ehrman-2012-wikipedia

ci si porebbe aspettare dunque una libera e spregiudicata demolizione della intrinseca falsita` e del cumulo di menzogne che caratterizza la letteratura cristiana delle origini, fra invenzione di fatti e spregiudicata falsificazione dell’identita` dei veri autori dei testi, ma l’operazione si ferma a meta`, perche` e` priva di solide basi metodologiche, e produce un catalogo a macchia di leopardo di testi che sarebbero autentici e testi falsificati; ma manca uno sguardo generale che dia i criteri di fondo di questa distinzione.

e` vero che l’autore racconta nell’introduzione di essersi formato come cristiano integralista in istituzioni coerenti con la sua scelta giovanile, ma la mia netta impressione e` che, nonostante quello che lui crede, non si e` affatto liberato del tutto dai condizionamenti di questo suo passato.

. . .

a vengo a critiche piu` precise.

la prima e fondamentale e` una domanda cruciale: come si puo` scrivere un libro simile senza misurarsi, in premessa, con il primo che analizzo` da un punto di vista razionalistico e laico la sconvolgente ascesa della cultura cristiana, cioe` con Celso?

personaggio non ben identificato vissuto nel secondo secolo e molto probabilmente al tempo dell’imperatore Marco Aurelio, quindi poco prima del 180 d.C.

e` molto probabile che la sua opera sia stata pubblicata in concomitanza con un editto dell’iperatore del 176-7, che imponeva ai governatori e ai magistrati il compito di controllare con molta attenzione le stravaganze nella religione e dunque porto` ad un primo tentativo di repressione del cristianesimo, interrotto peraltro poco dopo, alla morte di Marco Aurelio, dal figlio e successore Commodo.

l’opera di Celso, il Discorso vero, ovviamente venne distrutta dal cristianesimo trionfante, e tuttavia ce ne e` rimasta la traccia soprattutto attraverso l’opera di Origene, attivo invece come autore invece nella prima meta` del secolo successivo: scrisse Contro Celso, opera ovviamente conservata, che polemizza con lui, citandolo qua e la`.

ed e` Celso che per primo descrive il ruolo della falsificazione dei testi nel mondo cristiano delle origini:
La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate.

. . .

anche Celso si trovava a vivere in tempi di una scatenata rivoluzione culturale populista e a confrontarsi con quella che oggi abbiamo chiamato la post-verita`.

e tuttavia perfino Celso finisce indirettamente con l’avvalorare le invenzioni cristiane, proprio mentre polemizza con loro, prendendole per vere; ma quel che dice del processo di formazione dei testi cristiani e` l’unica lucida descrizione rimastaci del modo di procedere di questi spregiudicati fanatici che stavano dando la scalata al potere.

ricordo che, in barba ai significati buonisti che diamo noi oggi al termine vangelo, il significato originario della parola evanghelion era “annuncio dell’ascesa al trono del nuovo imperatore” (espressione rimasta nella formula con cui si annuncia ancora oggi l’elezione di un nuovo papa – in quanto erede del potere imperiale: Nuntio vobis gaudium magnum).

per cui ecco una spiegazione persuasiva di perche` i “vangeli” sono nel titolo “secondo” qualcuno, dato che il loro significato era: Annuncio dell’ascesa al trono del nuovo imperatore, secondo…

. . .

questo chiarisce bene quanto profondamente politico fosse il cristianesimo fin dalle origini, come contestasse radicalmente il potere imperiale e si proponesse come suo sostituto; di qui la lotta intrapresa da alcuni imperatori per reprimerlo, che non era dovuta alle sue dottrine religiose (ne circolavano parecchie altre di simili nell’impero romano), ma alla dichiarata volonta` di sostituire al poitere in atto degli imperatori il proprio, in nome di una nuova teocrazia.

all’impero laico e pluralistico dei diversi culti pagani doveva sostituirsi una nuova forma di potere politico integrale (cioe` “katholikos” in greco) derivato direttamente da Dio.

fu una lunga e penosa battaglia quella che la tollerante cultura antica condusse contro i nuovi invasati sostenitori del potere esercitato nel nome di un dio unico, ma alla fine fu persa dolorosamente.

l’omicidio di Ipazia, la filosofa e astronoma di Alessandra, ad opera di bande di cristiani fanatici e la distruzione della biblioteca di Alessandria sono il penoso simbolo del crollo della cultura antica sotto la spinta del pensiero magico e superstizioso di cui il cristianesimo divenne il principale punto di riferimento.

. . .

ora chi si trova ai giorni nostri a valutare le cose del mondo con un atteggiamento critico e razionale come quello di Celso, come deve valutare le sue affermazioni?

Celso esagerava quando definiva miti i pretesi fatti raccontati dai cristiani? era indotto dalla polemica a negare cose evidentemente vere come la resurrezione dai morti del preteso fondatore di quella religione, le tentazioni del diavolo in persona, la strage degli innocenti, che non risulta da nessuno storico del tempo, la cometa che guida i re magi alla capanna del bambino miracoloso, e via dicendo?

si direbbe di no, considerando che, coinvolto anche lui dalla cultura magica del tempo, non negava in assoluto che il presunto Jeshu avesse effettivamente compiuti degli apparenti miracoli, ma li attribuiva alle arti magiche apprese in Egitto (“i miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici”); cosi` come neppure dubita che questo Jeshu non e` a sua volta una invenzione dei veri fondatori del cristianesimo con una debole base storica, ma crede che sia effettivaente vissuto, sia pure come capo di una banda di briganti.

e allora, se vogliamo essere razionali come cercava di essere Celso, dobbiamo ammettere, a costo di farci emarginare in un paesi di conformismo cattolico, cioe` integralista, che Celso nel suo Discorso vero diceva appunto la verita`.

e quindi effettivamente i testi originari e fondanti dal cristianesimo e` un insieme di menzogne, continuamente rimaneggiate per rispondere alle critiche subite.

e non e` sorprendente che queste menzogne si estendano anche alla identita` dei presunti autori dei testi che successivamente vennero dichiarati ispirati da dio.

. . .

la seconda critica radicale da porre all’opera di Ehrmann riguarda il modo in cui affronta il problema delle false attribuzioni nel mondo antico.

Ehrmann dedica un vasto spazio a dimostrare che il falso nel mondo antico non era affatto approvato, cioe` che era fortemente disapprovata la falsa attribuzione di un testo allo scopo di renderlo piu` autorevole.

in questo non ha torto; e tuttavia non da` adeguato rilievo al fatto che le false attribuzioni sono un fenomeno ampiamente diffuso e quasi uno dei problemi fondamentali della filologia classica, cioe` dello studio dei testi antichi: prima dell’invenzione della stampa la circolazione di libri manoscritti era talmente limitata e rara che non consentiva facilmente di individuare i falsi.

non solo, ma Ehrmann sembra ignorare completamente che attorno al secondo secolo d.C., cioe` proprio quando davvero il cristianesimo si forma come religione distinta dall’ebraismo, vi fu per qualche decennio una vera e propria moda letteraria e un gusto di inventare presunte lettere di personaggi importanti; e questo uso era particolarmente diffuso nel movimento dei cinici, filosofi ambulanti che contestavano il potere imperiale e che spesso si confondevano con i predicatori cristiani.

e di questo sono ben consapevole, dato che feci la mia tesi di laurea quasi cinquant’anni fa, proprio su un paio di testi di questo genere, restituitici da un papiro egizio, e tra questi vi era una falsa lettera del filosofo Eraclito, vissuto secoli prima.

una moda simile fu lanciata negli anni Settanta in Italia da una trasmissione radiofonica, Le interviste impossibili, che ebbe un certo successo, tanto che ogni tanto riemerge; e vennero quelle interviste anche raccolte in un libro.

ora non credo che i lettori di quel libro o gli ascoltatori credessero davvero che Italo Calvino avesse intervistato Montezuma o Guido Ceronetti Attila), cosi` come probabilmente i lettori del secondo secolo della falsa lettera di Eraclito non potevano credere che l’avesse scritta davvero lui.

era un raffinato gioco letterario, che pero` purtroppo poteva non essere piu` vissuto come tale in momenti storici successivi, quando l’ignoranza di massa prese il sopravvento.

dico questo perche` probabilmente ci fu un livello della predicazione cristiana per il quale queste sottigliezze non potevano essere proposte, ma forse gli autori erano abbastanza consapevoli, invece, di partecipare ad un gioco letterario che era quello tipico dei loro giorni.

. . .

non riferendosi mai alla affermazione di Celso che considerava falsa TUTTA la letteratura cristiana e credendo che sempre, in tutti i momenti della sua vita, la cultura antica rifiutasse con disapprovazione la stesura di testi falsamente attribuiti, cioe` pseudoepigrafici, come si dice in linguaggio tecnico, Ehrmann si dibatte con molta dottrina, nella faticosa operazione di distinguere, nel cristianesimo nascente, testi autentici da testi falsi.

e anche quando lui stesso evidenzia i motivi stringenti che inducono a dovere considerare falsi, cioe` non autentici, alcuni testi, non riesce poi a vedere che quegli stessi motivi si estendono anche ad altri, della cui autenticita` invece non dubita.

insomma Ehrmann sembra che non riesca ad accettare l’idea che, per i motivi da lui stesso ben documentati, tutta la letteratura cristiana delle origini, o quasi, possa essere non autentica.

. . .

faccio degli esempi, a partire dalle cosiddette lettere degli apostoli: ne vengono tramandate come autentiche, e dunque come parte del Nuovo Testamento, sette: una di Giacomo, due di Pietro, tre di Giovanni e una di Giuda, che e` da identificare col cosiddetto Tommaso, cioe` col fratello gemello, come significa il suo nome: di Jeshu, naturalmente.

questi apostoli, secondo i racconti mitici di vangeli, erano persone molto semplici, pescatori o artigiani, di piccoli paesi della Galilea: come e` possibile che scrivessero in un greco spesso abbastanza letterario e conoscessero bene questa lingua straniera?

avevano dei segretari che traducevano in greco? impossibile sia per i costi sia perche` le lettere sono evidentemente pensate direttamente in greco e non presentano le evidenti difficolta` di resa piena dei testi tradotti da un’altra lingua.

detto questo, scusate il semplicismo, ma ci liberiamo in un colpo solo della possibilita` che siano autentiche tutte; le incompatibilita` stilistiche fra loro, ad esempio di quelle attribuite a Giovanni, e le contraddizioni interne sono motivi che si aggiungono qua e la`, ma non risultano neppure necessari.

. . .

ecco che l’autore invece si disperde, prescindendo da questa sua stessa obiezione generale, in distinte analisi lettera per lettera, che peraltro non risultano neppure sempre del tutto persuasive, scartando via via la prima lettera di Pietro (con un argomento fragile come l’impossibilita` che Roma venisse definita Babilonia pria della distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani – quando l’Apocalisse dimostra invece il contrario), poi la seconda, che peraltro risulta talmente simile a quella di Giuda, da doverne essere considerata una rielaborazione; ma poi l’autore dimostra che anche la lettera di Giuda e` un falso, ma usando l’argomento generale visto sopra; anche la lettera attribuita a Giacomo e` falsa perche` riprende la Lettera agli Efesini attribuita a Paolo, e questa e` a sua volta un falso di decenni dopo; e infine false sono da lui giudicate, palesemente, le tre lettere attribuite a Giovanni.

in conclusione, tutte le sette lettere apostoliche entrate a far parte del canone cristiano sono false.

. . .

riangono le 13 lettere di Paolo, allora, ma che fine fanno anche loro?

la tesi di Ehrmann e` che ve ne sono di false e di autentiche…

certamente falsa e` la Terza lettera ai Corinzi, non entrata a far parte del canone cristiano, perche` scritta nel secondo secolo per combattere le tesi di Marcione; e falsa anche la presunta e poverissima corrispondenza in 14 lettere fra Seneca e Paolo, una invenzione del IV secolo; e fino a qui Ehrmann va sul facile.

Ehrmann affronta poi le quattro lettere dette pastorali di Paolo, una a Tito, una a Filemone e due a Timoteo, e conclude che tre sono dei falsi; della Lettera a Filemone peraltro non si occupa.

delle altre, falsa e` anche la Seconda Lettera ai Tessalonicesi, nonostante la lettera stessa metta in guardia il lettore dalle finte lettere che circolano sotto il nome di Paolo; e anche qui non occorre un grande coraggio perche` il rifiuto della autenticita` di questa lettera e` piuttosto diffuso, considerando che essa si contrappone agli insegnamenti della Prima Lettera ai Tessalonicesi.

ma Ehrmann prende il coraggio a due mani e afferma che anche la Lettera agli Efesini e` falsa, prima di tutto perche` ha uno stile troppo diverso dalle altre e poi per insuperabili contraddizioni dottrinarie con loro.

il rifiuto della autenticita` di questa lettera porta a considerare falsa anche la Lettera ai Colossesi, troppo vicina stilisticamente a questa appena citata.

questi stessi motivi dovrebbero portare a rifiutare l’autentica paternita` paolina alla Lettera agli Ebrei, che tuttavia contiene una specie di trattato teologico che e` l’unico passaggio delle lettere paoline che rispecchia un dibattito religioso attorno a temi tipici del primo secolo; questo sopratutto perche` Ehrmann, quando deve sostenere l’autenticita` di un testo, ricorre facilmente, come giustificazione, all’opinione prevalente fra gli studiosi e la distinzione della Lettera agli Ebrei dalle altre attribuite a Paolo e` davvero communis opinio.

che cosa rimane allora di autenticamente paolino, a seguire Ehrmann? la Lettera ai Romani, le due ai Corinzi, quelle ai Galati, ai Tessalonicesi (la prima), ai Filippesi: in sostanza sei su 14.

. . .

ma Ehrmann non considera un problema decisivo: se sono certamente del secondo secolo le altre lettere che polemizzano contro le idee attribuite a Paolo in lettere che lui considera autentiche, come e` possibile che queste polemiche si sviluppassero soltanto un secolo dopo?

tutto questo fervore concomitante di polemiche attraverso lettere falsificate si sarebbe sviluppato soltanto decenni dopo che le lettere originali erano state scritte? e in lettere scritte in un linguaggio e in uno stile abbastanza vicino a quello delle altre lettere?

il tutto occasionato dalla pubblicazione solo allora delle lettere di Paulus?

spiegazione macchinosa: molto piu` semplice pensare che le finte lettere paoline scritte a contrastarne altre che Ehrmann considera autentiche fossero contemporanee a loro, come dimostra la somiglianza di stile, il comune linguaggio teologico, la condivisione dei campi di interesse.

per non concludere che fra tutte le decine di false lettere e falsi documenti su Paolo, compresi gli Atti degli Apostoli, che pure Ehrmann considera non autentici, soltanto queste sei lettere abbiano la straordinaria prerogativa di esserlo?

. . .

insomma il grande dispendio di energie di questo testo un poco ripetitivo, farraginoso e disordinato non produce il frutto che il lettore critico alla fine si aspetterebbe: cioe` la conclusione che non solo tutte le lettere inserite nel Nuovo Testamento sono dei falsi scritti da persone vissute decenni dopo i fatti, ma che lo stesso, e per gli stessi si deve dire dei vangeli riconosciuti, perfino discordi fra loro nel descrivere fatti fondamentali.

si`, anche qui, fra decine di vangeli diversi ed eterogenei, quale vero e proprio miracolo dovrebbe fare in modo che proprio i quattro scelti qualche secolo dopo come ispirati da dio siano autentici e veritieri?

. . .

insomma, tutto si fa semplice se pensiamo che tutta la letteratura cristiana, dichiarata ispirata da Dio, non e ` altro che un insieme perfettamente organico di falsi.

e che la religione che si autodefinisce dell’amore, e` nata da una colossale prolungata ostinata e mai abbandonata propensione alla menzogna…

sempre a fin di bene, naturalmente.

 

 

 

 

 


Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.