lo strano enigma dell’evangelista Filippo – il profeta egiziano 30 – 407

questo sarebbe un giallo, se ci fosse un delitto; veramente, l’assassinato c’e`, si chiama Filippo e fu crocifisso, dicono, a testa in giu` nell’anno 80 a Hierapolis: c’e` anche il mandante, l’imperatore Domiziano; quanto agli esecutori materiali o boia, 1930 anni non bastano per la prescrizione?

ma un omicidio di stato non si chiama delitto, ma esecuzione, ed e` o dovrebbe essere cosa buona e giusta.

e allora perche` leggere mai questo mio tortuoso percorso fra antichi testi e pie bugie cristiane moltiplicate?

semplicemente perche`, dopo la soppressione fisica voluta dall’imperatore, qualcuno ha cercato di sopprimere Filippo dalla storia del cristianesimo, ed e` curioso sapere chi era (o meglio chi erano) e come e perche` lo hanno fatto.

FILIPPO.
FILIPPO.

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alla meta` del primo secolo a.C. vi fu la pubblicazione postuma di diverse raccolte in piu` libri di lettere (autentiche) di Cicerone, sul lontano modello di una breve raccolta di tre lettere filosofiche di Epicuro; questo documento straordinario diede origine tra il primo e il secondo secolo d.C. ad una vera e propria moda epistolografica di lettere, vere o simulate, che coinvolse non solo la prosa, ma perfino la poesia: non solo Seneca, ma anche Orazio scrisse la sua raccolta di Epistulae, ma in versi.

soprattutto nella letteratura greca il genere si amplio` nella direzione della costruzione di raccolte di lettere fittizie, falsamente attribuite all’autore, come quelle di Platone, e romanzate, diremmo noi oggi, in modo che il genere venne ad affiancarsi, se non ne divenne quasi un precursore, al piu` moderno romanzo ellenistico, che nacque pure in quel periodo.

insomma, si scrivevano in quegli anni raccolte di pseudo-lettere con la stessa intensita` con la quale 1.700 anni dopo si scrissero romanzi storici, nella prima meta` dell’Ottocento europeo; ovviamente, come in questo secondo caso, la verosimiglianza esigeva che vi fosse qualche rapporto piu` o meno stretto con i fatti storici reali, e che personaggi ed avvenimenti inventati si mescolassero a quelli veramente accaduti.

ma chi considera autentico tutto quello che sta scritto in una raccolta epistolare di allora, falsamente attribuita, fa lo stesso errore di chi considerasse storico don Abbondio o l’Innominato (che pure si fonda su un personaggio storico realmente esistito) solo perche` nel romanzo dei Promessi Sposi si parla anche del cardinale Federigo o del governatore di Milano Ferrer, ben documentati storicamente.

le Lettere attribuite a Paolo, che sono il testo veramente fondante del cristianesimo come religione distinta dall’ebraismo, scritte in realta` ​attorno al 140, ma come se fossero state realmente inviate quasi un secolo prima, sono forse il capolavoro assoluto di questo tipo di letteratura, entusiasticamente adottata anche in ambito cristiano e qui estesa a diversi altri personaggi del movimento (tutte le lettere attribuite agli apostoli comprese nel Nuovo Testamento sono false) senza risparmiare neppure la figura di Jeshu, a cui pure venne attribuita una lettera, rimasta tuttavia fuori dal canone ufficiale, forse perche` troppo palesemente falsa e tale da trascinare nel discredito immediato tutte le altre attribuite a diversi apostoli, invece dichiarate autentiche ed ispirate da Dio.

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ma se la storia di Paolo ricavabile dalle Lettere a lui attribuite e` falsa e romanzata, non meno falso e` quel vero e proprio romanzo delle origini cristiane che sono i cosiddetti Atti degli Apostoli (ma meglio sarebbe tradurre come Gesta degli Apostoli), scritto peraltro in polemica con le Lettere di Paolo e per dare una immagine diverse di questo potente personaggio semi-immaginario.

purtroppo da sempre quasi tutti gli studi sulle origini cristiane considerano autentiche le Lettere e storici gli Atti (senza neppure darsi troppa pena di esaminare le vistose incongruenze e contraddizioni fra loro) e dunque annaspano nella confusione storica nella quale conducono anche i loro lettori.

qui ne daro` un’ulteriore piccola prova, dopo le molte considerazione svolte in anni passati sull’uno e sull’altro testo, prendendo in esame l’incredibile confusione in cui finisce la figura di uno dei piu` importanti seguaci di Jeshu: Filippo, in seguito molto ridimensionato e quasi misconosciuto, ma fondamentale nelle origini cristiane.

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occorre iniziare con una raccolta di testimonianze, a partire da quelle contenute nel nucleo piu` antico del Vangelo secondo Giovanni (cioe` in quello che puo` essere chiamato il vangelo dei discepoli), il testo piu antico che fonda la storia della figura di Jeshu come messia, secondo la mia ricostruzione e in netto contrasto con la lettura corrente:

qui Filippo e` il primo che riconosce il ruolo di messia di Jeshu, dopo il battesimo che ha ricevuto da Giovanni il Battezzatore:
43 Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse:  «Seguimi!».
44 Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45 Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Jeshu, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».
46 Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?».
Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
47 Jeshu intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità».
48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?».
Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».
49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
50Gli rispose Jeshu: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».

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in questo testo, Filippo ha un ruolo importante anche in un momento centrale della predicazione di Jeshu, quello della moltiplicazione dei pani, che allude rendendolo fatto vivo e vissuto al tema centrale dell’avvento del regno dei cielo come regno dell’abbondanza e della liberta` dal bisogno; pero` qui appare, nella battuta che pronuncia, come una specie di scetticismo in lui, che indica piuttosto una sottile presa di distanza da parte dell’autore del testo, che gli contrappone la fede di Andrea:
1 Dopo questi fatti, Jeshu passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi.
3 Jeshu  salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
4Era vicina la Pasqua[…].
5Allora Jeshu, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». […].
7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».
10Rispose Jeshu : «Fateli sedere».
C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
11Allora Jeshu prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!».
15Ma Jeshu , sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

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in un altro passaggio di questo stesso testo e` Filippo, e non Paolo, che viene proposto come il protagonista dell’allargamento del messaggio di Jeshu dal mondo ebraico a quello greco; ed e` proprio questo il otivo principale che rende fondaentale Filippo nella storia del cristianesimo delle origini:

20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. 21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Jeshu».
22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Jeshu.
23 Jeshu rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. […]

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nei successivi vangeli sinottici la figura di Filippo appare invece drasticamente ridimensionata ed e` citato solamente come nome di uno dei dodici, tra i cosiddetti apostoli che Jeshu avrebbe avuto, anche se non mancano gli indizi del fatto che questa definizione venne inventata diverso tempo dopo, e che all’inizio a Jeshu, definito rabbi, cioe` maestro, venivano ovviamente attribuiti dei discepoli, cioe` degli allievi.

la definizione di apostolo, cioe` di inviato, si adatta ad una figura diversa, che si attribuisse anche un potere organizzativo e gerarchico, cioe` in qualche modo politico: al capo di una vera e propria religione organizzata e strutturata.

questa definizione di apostolo la si trova nei testi che si occupano di Jeshu definendosi vangeli, cioe` annunci di un nuovo imperatore, quale era il significato della parola evanghelion nel primo secolo; ma non a caso le testimonianze piu` antiche che abbiamo dell’insegnamento di Jeshu si intitola invece “Detti […] di Jeshu il vivente” ( o cosiddetto Vangelo di Tommaso, oggi), oppure Il Signore disse ai discepoli (o cosiddetto Vangelo di Filippo, oggi).

Filippo dunque e`​ figura pure piuttosto sminuita nella tradizione successiva detta evangelica ed ora vedremo facilmente perche`.

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Filippo riappare infatti, e sempre con un ruolo centrale, ma ora negativo, in un quarto momento del Vangelo secondo Giovanni, che sembra voler correggere gli altri tre visti prima.

ora e` ​affiancato non casualmente a Giuda il Gemello (Tommaso), ma qui si prendono chiaramente le distanze da lui, in modo molto polemico, per bocca di Jeshu stesso nel grande discorso finale (interpolato piu` tardi) che gli viene messo in bocca nell’ultima cena.

siamo tuttavia, chiaramente, all’interno di una delle parti del Vangelo secondo Giovanni aggiunte all’inizio del secondo secolo, e la polemica contro Filippo e Giovanni appartiene oramai alla storia del conflitto fra il cristianesimo ortodosso e quello gnostico:

“Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via”.
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».
Gli disse Jeshu: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
9Gli rispose Jeshu: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11 Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12 In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13 E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”.

e` difficile cogliere pienamente il senso di questa polemica evidente, e tuttavia Filippo viene accusato, attraverso le parole attribuite a Jeshu in persona, di non riconoscere  l’identificazione fra Jeshu, come Figlio di Dio, e il Padre, cioe` di essere estraneo alla dottrina trinitaria.

insomma, Filippo, come gli altri gnostici, non ha capito il vero significato della figura di Jeshu secondo la nuova visione che va affermandosi tra i suoi seguaci nel nel secondo secolo.

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del resto la vicinanza al mondo gnostico di Filippo risulta anche dal testo a lui attribuito, ritrovato nella cosiddetta biblioteca gnostica di Nag Hammadi, scoperta nel 1947 in Egitto, cosi` manipolato da apparire nella sua forma attuale un coacervo quasi indistinto di testi diversi e di mani sovrapposte, e che contiene l’attribuzione, Vangelo di Filippo, soltanto come annotazione finale e non come titolo.

il vero del titolo dell’opera, o meglio il suo incipit, in base alla mia ricostruzione era: Il Signore disse ai discepoli.

ho cercato tempo fa di definirne un nucleo originario, in una ricostruzione che oggi indubbiamente andrebbe rivista, alla luce di mie nuove conoscenze, interpretazioni e sensibilita`.

comunque la mia vecchia bozza di ricostruzione e` consultabile qui:
https://bortocal.wordpress.com/origini-del-cristianesimo/vangelo-secondo-filippo-alcune-annotazioni/

quanto alla datazione di questo nocciolo duro interno al testo che ci e` arrivato, se l’attribuzione puo` essere presa sul serio, sarebbe molto precoce e ci riporterebbe attorno alla meta` del primo secolo, anche se le ricchissime interpolazioni di ispirazione valentiniana, e dunque del secondo secolo sono molto evidenti.

ma come si spiega altrimenti l’importanza data a Filippo dal nucleo originario del Vangelo secondo Giovanni e perfino la sotterranea polemica con lui del secondo passo?

e del resto la parte iniziale stessa del Vangelo di Filippo e` una riflessione, pur se alquanto criptica, del rapporto fra tradizione ebraica e diffusione aperta del messaggio di Jeshu.

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dico di piu`: mi pare probabile che questa raccolta di detti di Jeshu fatta da Filippo, evidentemente per il mondo greco, dato che quella che abbiamo e` la traduzione copta di un originale greco, sia la piu` antica in assoluto e preceda perfino la simile raccolta di detti fatta da Giuda il Gemello (Tommaso).

anzi, a questo punto troviamo finalmente la vera spiegazione dello strano titolo di questa raccolta: Ecco le parole segrete che Gesù il Vivente ha detto e che Giuda il Gemello, suo fratello gemello, ha trascritto.

segrete non in rapporto ai vangeli canonici, che dovevano ancora venire e quindi non si capisce come Giuda potesse farvi riferimento, dato che chiaramente presenta una versione piu` antica dei detti, che poi i vangeli sinottici riportano, ma dipendendo anche da lui.

sono segrete perche` molto difformi da quelli di Filippo, che erano gia` note…, e probabilmente anche da quanto di Jeshu aveva fatto conoscere Lazzaro, l’ispiratore della redazione del Vangelo secondo Giovanni, dove l’insegnamento di un maestro ebraico di nome Jeshu era stato mescolato al messaggio e alle vicende di altre similari figure a sfondo messianico e con la tragica fine di due suoi fratelli, Simone e Giacomo, crocifissi come zeloti ad opera dei romani.

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con l’ultima citazione dal Vangelo secondo Giovanni siamo pero` gia` entrati nella prima meta` del secondo secolo, ed e` qui che troviamo altre testimonianze su Filippo, molto discordi fra loro, ma il fatto di vederle nella loro contiguita` cronologica in quegli anni, di solito negata, ci aiuta a cogliere la rete delle relazioni polemiche fra queste differenti versioni.

abbiamo appena visto che negli ambienti nei quali avviene la rielaborazione finale del Vangelo secondo Giovanni, Filippo viene criticato in quanto privo della fede nella trinita`.

ma Filippo veniva citato anche da Papias di Hierapolis, il primo cristiano che si occupa di tramandare le origini del movimento nei Cinque libri di spiegazione dei detti del Signore, tra coloro di cui cerco` di raccogliere le testimonianze, quindi come personaggio piuttosto autorevole – oltre che come protagonista della diffusione del cristianesimo nel mondo greco, e soprattutto a Hierapolis, appunto:
4. Che se in qualche luogo m’imbattevo in qualcuno che avesse convissuto con i piu` anziani, io cercavo di conoscere i discorsi dei piu` anziani: che cosa disse Andrea o che cosa Pietro o che cosa Filippo o che cosa Tommaso o Giacomo o che cosa Giovanni o Matteo o alcun altro dei discepoli del Signore; e ciò che dicono Aristione ed il presbitero Giovanni , discepoli del Signore. – citato da Eusebio di Cesarea, Storia della chiesa, 3, 39, 4.

aggiunge, nello stesso capitolo, Eusebio di Cesarea:
9. Si è già riferito che l’apostolo Filippo visse a Hierapolis insieme con le figlie: si deve ora notare come Papias, che fu con loro, ricordi di aver ascoltato dalle figlie di Filippo una storia prodigiosa. Essa narra infatti la risurrezione di un morto verificatasi al suo tempo […]

qui non risultano riserve sulla sua figura: del resto Papias, nato nella stessa citta` in cui Filippo era morto e in relazione con le due figlie rimaste li`, doveva considerarlo una specie di padre spirituale.

l’importanza di Filippo, oggetto di speciale venerazione per secoli, del resto e` attestata anche dalla sua tomba, recentemente riscoperta appunto a Hierapolis in Turchia, l’odierna Pamukkale, dove faceva parte di un percorso di pellegrinaggio al centro del quale stava una basilica bizantina del quinto secolo.

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ben diverso e ben piu` complicato, per non dire confuso, e` il quadro tracciato su Filippo dall’opera nota col titolo di Atti degli Apostoli, dove pure si ritrova, come apostolo, Filippo, ma lo si ritrova anche come discepolo; l’autore dunque stabilisce che di Filippo ce ne sono due, l’apostolo e il discepolo.

siamo ancora alla meta` del secondo secolo e allora potrebbe essere evidente una polemica con Papias, ben piu` sfortunato, al quale non capito` l’onore di entrare nel canone dei testi ispirati da Dio, anzi, ebbe due secoli dopo lo sfregio di essere definito uomo di debole intelletto dallo storico ufficiale della chiesa divenuta imperiale, Eusebio di Cesarea.

1 In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
2Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e questi, dopo aver pregato, imposero loro le mani. 

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qui dunque ritroviamo il Filippo discepolo di Jeshu, nel gruppo di quelli di lingua greca, e che si occupa in particolare di portare il messaggio di Jeshu fra i non pagani.

ma questo Filippo, in uno strano caso di duplicazione omonima degna di Pessoa o del Sosia di Plauto a scelta, e` consacrato nel gruppo dei Sette discepoli greci, fra l’altro anche dal Filippo apostolo, che – visto il nome – e` difficile che non fosse greco pure lui almeno d’origine…

. . .

piu` avanti la situazione si fa meno chiara ancora e il personaggio di nome Filippo ricompare:
Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo.
E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva.
Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.
Vi era da tempo in città un tale di nome Simone, che praticava la magia e faceva strabiliare gli abitanti della Samaria, spacciandosi per un grande personaggio. 10 A lui prestavano attenzione tutti, piccoli e grandi, e dicevano: «Costui è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande». 11 Gli prestavano attenzione, perché per molto tempo li aveva stupiti con le sue magie.
– quelle degli altri sono sempre magie, mentre quelli di Jeshu e dei suoi sono invece miracoli. –
12 Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che annunciava il vangelo del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare.
13 Anche lo stesso Simone credette e, dopo che fu battezzato, stava sempre attaccato a Filippo. Rimaneva stupito nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.
14 Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. […]
25 Essi poi, dopo aver testimoniato e annunciato la parola del Signore, ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi dei Samaritani. [frase senza senso]
26 Un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta».
27 Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etìope, eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, 28stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia.
29 Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro».
30 Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?».
31Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?».
E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.
32 Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:
Come una pecora egli fu condotto al macello
e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
così egli non apre la sua bocca.
33Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato,
la sua discendenza chi potrà descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.
34 Rivolgendosi a Filippo, l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?».
35 Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Jeshu.
36 Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunuco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?».
37 E Filippo a lui: “Se tu credi di tutto cuore, e` permesso”.
E l’eunuco rispose: credo che Jeshu il Messia e` figlio di Dio”.
– per motivi che non riesco a capire questo paragrafo 37 e` eliminato dall’edizione ufficiale della Bibbia CEI. –
38 Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò.
39 Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada.
40 Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa.

ma di quale dei due Filippo si tratta?

considerando che il primo era un apostolo dotato di pieni poteri magici, anzi miracolistici, e il secondo un semplice discepolo addetto alla distribuzione dei pasti ai seguaci greci, non dovebbero esserci dubbi.

. . .

eppure i dubbi vi dovrebbero venire a leggere il terzo passaggio degli Atti degli Apostoli dedicati a Filippo: e` un breve ma decisivo passaggio (28, 8-9), che racconta di un presunto viaggio a Gerusalemme di Paolo, che verrebbe a collocarsi fra il 57 e il 58, a stare alla cronologia immaginaria del romanzo, e fa parte di quei passi che, per dare maggiore verosimiglianza al racconto, sono scritti in prima persona dal presunto autore, che sarebbe poi Luca stesso che lo accompagna (nonostante alcune contraddizioni fra gli Atti e il Vangelo attribuito a lui):

8 Ripartiti il giorno seguente, giungemmo a Cesarèa; entrati nella casa di Filippo l’evangelista, che era uno dei Sette, restammo presso di lui.
9 Egli aveva quattro figlie nubili, che avevano il dono della profezia.

quindi non avete, non abbiamo, capito nulla: il predicatore potente che sgomina Simone Mago e converte il dignitario etiope, oltre che i Samaritani, e poi va a Cesarea, ed ha quattro figlie, non e` l’apostolo, ma il discepolo vivandiere.

e` anche un evangelista, ma la Chiesa oggi si affretta a chiarire: non nel senso che avesse scritto un vangelo, ma perche` ha evangelizzato i Samaritani. ah…

e le figlie conosciute personalmente da Papias a Hierapolis, che gli dicono che il padre era un apostolo?

secondo l’autore degli Atti erano – implicitamente – delle bugiarde, delle visionarie.

possibile? ma certo, io c’ero, dice l’autore bugiardo degli Atti che vuole smentire Papias su questo punto e svalutare del tutto l’apostolo Filippo: sto scrivendo in prima persona! ed e` l’anno 58! ne so piu` di lui.

. . .

ma e` possibile che nell’anno 58 Filippo, apostolo o discepolo semplice che fosse, avesse gia` scritto un vangelo che nessuno conosceva ancora e del quale neppure le presunte Lettere di Paolo si occupano mai?

come sono corte le gambe delle bugie! se il Vangelo di Filippo e` nato piu` tardi con questo titolo, almeno, dato che il titolo stesso e` un’aggiunta tarda, come poteva il presunto Luca conoscerlo gia` nel 58?

eppure, se la mia ricostruzione e` giusta, siamo a dieci anni soltanto dall’inizio della rivolta contro Roma: Filippo poteva davvero gia` avere fatto conoscere la sua raccolta di detti di Jeshu, ma e` ben difficile che questa potesse essere definita un evanghelion, l’annuncio della nascita di un impero alternativo a quello romano.

il bugiardo autore degli Atti si e` tradito da solo.

. . .

e` talmente marcata e male impostata la bugia del presunto Luca, presunto autore dei presunti Atti degli apostoli, che non ha il coraggio di credergli neppure Eusebio di Cesarea, lo storico ufficiale della Chiesa del cristianesimo imperiale del quarto secolo, e grande spregiudicato falsario per parte sua:

2. […] in una lettera che Policrate, vescovo della diocesi di Efeso – vissuto tra il 130 circa e il 196 – scrisse a Vittore, vescovo di Roma […] sono così ricordati lo stesso Giovanni e l’apostolo Filippo con le sue figlie:
3. “Grandi astri si sono spenti in Asia, ma risorgeranno l’ultimo giorno dell’avvento del Signore, quando scenderà in gloria dal cielo a richiamare tutti i santi: Filippo, uno dei dodici apostoli, riposa a Hierapolis con due sue figlie che si serbarono vergini tutta la vita, mentre la terza, vissuta nello Spirito Santo, è sepolta ad Efeso
[…].
4. Questo è ciò che concerne la loro morte. E nel dialogo di Gaio sopra citato, Proclo, contro cui egli disputava, concorda con noi su quanto abbiamo esposto riguardo alla morte di Filippo e delle sue figlie, e dice: “Dopo di lui vi furono a Hierapolis in Asia quattro profetesse, figlie di Filippo: la loro tomba è là, ed anche quella del loro padre”.

Questo è ciò che egli riferisce.
5. Anche Luca, negli Atti degli apostoli, menziona le figlie di Filippo, che vivevano allora insieme con il padre a Cesarea di Giudea ed avevano ottenuto il dono della profezia, e dice: “Giungemmo a Cesarea, ed entrati nella casa di Filippo l’evangelista, che era uno dei sette, restammo da lui. Aveva quattro figliole non maritate, che erano profetesse”.
Storia della chiesa, 3, 31, 2-5

insomma Eusebio sta smentendo per bene gli Atti degli apostoli, ma senza sottolinearlo e sotto traccia, sperando che il lettore non ci capisca piu` nulla.

. . .

ma questo punto il giallo di Filippo, seguace di Jeshu, e poi definito apostolo (ma anche discepolo dall’autore degli Atti degli apostoli), e` risolto: scrisse davvero un opuscoletto che inziava con “Il Signore disse ai discepoli”, ma questo non si intitolava Vangelo di Filippo.

non esisteva nessun Vangelo di Filippo al tempo in cui pretende di essere stata scritta l’opera intitolata Atti degli Apostoli, che e` ben piu` tarda e dunque non puo` essere stata scritta da Luca, neppure nei passi in prima persona.

e la distruzione della sua figura inizia nella prima meta` del secondo secolo.

. . .

riconosciamo due killer:

il primo e` il teologo che riscrisse il Vangelo secondo Giovanni e fece dire direttamente a Jeshu che Filippo non lo aveva capito.

il secondo e` l’autore che scrisse gli Atti degli apostoli, facendo intendere di essere Luca, che disse che il Vangelo di Filippo, oramai conosciuto con questo nome ai suoi tempi, ma un altro Filippo, che era un semplice diacono addetto alla distribuzione di vivande, e che cosa volete ne sapesse…

e fu cosi` che la testimonianza piu` antica, presumibilmente, della reale predicazione di Jeshu venne per secoli cancellata dalla storia del cristianesimo ed appare tuttora difficilmente comprensibile anche oggi che e` fortunosamente riapparsa dalle sabbie egiziane, sepolta in una giara.

si poteva leggere li` entro che Jeshu riconosceva un solo rito sacro che congiungeva l’uoo con Dio, un sacramento, si sarebbe detto piu` avanti: la camera nuziale.

ma chi ha il tempo e la voglia piu` di andarselo a cercare questo Jeshu originario che non era il leader politico di un movimento di conquista di un nuovo impero, ma soltanto un rabbi, un maestro di saggezza, e non aveva spedito nel mondo apostoli cioe` emissari,  ma aveva soltanto discepoli?


2 risposte a "lo strano enigma dell’evangelista Filippo – il profeta egiziano 30 – 407"

    1. incredibile, una persona che l’ha letto davvero, grazie!

      ci vuole l’ostinazione che non mi manca e qualche ricerca in internet; e poi una certa fantasia a ricollegare i punti direi.

      ma piu` di tutto la follia di scrivere (impiegandoci un discreto tempo) cose che resteranno ampiamente sconosciute… e forse sono troppo fantasiose per gli studiosi accademici.

      pero`, vedi, ora lo sai anche tu che Filippo fu un discepolo del rabbi Jeshu: il primo probabilmente che ha messo per iscritto i suoi detti, come ascoltatore diretto, e che la chiesa, pur mettendolo sugli altari, lo ha praicamente ridotto al silenzio.

      imbarazzante per la chiesa questo Filippo, che diceva che Jeshu aveva istituito un sacramento soltanto: la camera nuziale, e che parlava della Maddalena che Jeshu baciava sulla bocca.

      Dan Brown ci ha costruio su il suo romanzo di piu` grande successo, il Codice da Vinci; la curiosita` e` nata da li`, forse.

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