i gilet gialli, i camionisti del Cile, i sacchetti di plastica e Trump – 418

il governo Macron ha deciso una riduzione degli sgravi fiscali sul gasolio di 6,5 centesimi al litro e un aumento delle tasse della benzina per 2,9 centesimi a partire dal primo gennaio prossimo.

si tratta di una specie di ‘carbon tax’ che ha lo scopo dichiarato di accelerare la transizione verso  la trazione elettrica e le energie rinnovabili: per decenni anche in Francia è stato incentivato l’uso del gasolio, nel frattempo giudicato corresponsabile di migliaia di morti per tumore all’anno; ora al contrario si vuole disincentivarne l’uso.

in realtà l’obiettivo potrebbe essere raggiunto in un modo più attraente rendendo semplicemente più convenienti le forme di energia alternative, ma evidentemente c’entra anche la crisi fiscale dello stato, che viene affrontata anche in Francia con una tassazione dei consumi di massa non comprimibili.

e l’ecologia sembra piuttosto un alibi maldestro.

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anche con questi rincari, i carburanti francesi saranno più convenienti di quelli italiani, anche se di pochi centesimi: i nostri restano i più cari al mondo, con la benzina in media a 1,65 euro al litro e il diesel a 1,56 euro.

ringraziamo il nostro debito pubblico mostruoso che secondo gli economisti professionali sostiene il nostro sistema economico, e gli interessi che dobbiamo ripagare anche in questo modo.

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la decisione è comunque bastata a scatenare il caos in Francia, con blocchi stradali di massa e incidenti vari con i manifestanti, in alcuni dei quali c’è anche scappato il morto.

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la situazione un poco ricorda lo sciopero a oltranza dei camionisti dei TIR iniziato in Cile il 19 ottobre 1972 e durato 24 giorni, con l’adesione via via anche di padroncini, taxisti, numerosi sindacati e alcuni gruppi studenteschi; poi venne ripetuto nel luglio dell’anno dopo, con l’adesione dei minatori del rame, fino al colpo di stato dei militari contro il presidente socialista eletto Allende dell’11 settembre 1973.

solo che allora queste iniziative vennero organizzate dalla Confederation nacional del transporte, presieduta da Leon Vilarin, leader del gruppo dell’estrema destra paramilitare Patria y Libertad,

mentre lo sciopero contro Macron appare spontaneo, anche se appoggiato sia dall’estrema destra della Le Pen, sia dall’estrema sinistra di Melenchon, e prepara il clima utile per le elezioni europee dell’anno prossimo.

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qualcosa di simile, ma in una forma meno drammatica, abbiamo vissuto noi col Movimento dei Forconi fra il 2012 e il 2013, al tempo del governo Monti, prima in Sicilia e poi in Italia, con una serie simile di blocchi stradali: anche allora l’obiettivo dichiarato era il blocco totale dei trasporti di generi alimentari e carburante, ma l’appoggio degli autotrasportatori venne a mancare.

e i Forconi ebbero l’appoggio sia della destra leghista, sia di gruppi autonomi di estrema sinistra.

dopo giorni di presidi, scontri, qualche arresto e azioni squadriste, la “Rivoluzione del 9 dicembre” 2013 fallì, anche per la mancata adesione delle forze dell’ordine, fra le quali, peraltro, non erano mancate manifestazioni di simpatia.

leader in pectore di questo disorganizzato movimento può infatti essere considerato un generale dei carabinieri in pensione, Pappalardo.

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ma la base sociale del movimento francese sembra nuova e diversa ed è nelle campagne, dove il carovita delle metropoli ha costretto alcuni a scappare  e si vive con salari modesti, usando l’automobile tradizionale per recarsi al lavoro.

sono zone depresse dove si cerca di far quadrare il bilancio familiare arrangiandosi con l’orto di casa, gli alberi da frutta, il pollaio, i negozi meno cari, l’arte di riparare utensili e strumenti senza dover comperarne di nuovi.

insomma non siamo lontani da quel movimento sotterraneo di resistenza o resilienza, come si preferisce dire oggi, contro l’economia globalizzata e l’industria del cibo.

ecologisti di fatto, in lotta contro provvedimenti che hanno anche una funzione ecologica più o meno autentica?

ma si rischia di ideologizzare troppo: questo sembra semplicemente un movimento spontaneo di protesta contro leggi che riducono il potere d’acquisto, già intaccato dagli aumenti delle imposte sul gas, sul tabacco, e dagli alti e bassi dei contributi sociali in busta paga.

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a me viene in mente la grottesca battaglia italiana contro le confezioni di plastica ai supermercati di qualche mese fa.

situazioni di questo genere anticipano un futuro inquietante, mi pare: mano a mano che la crisi ecologica si aggraverà e i consumi dovranno di fatto essere ridotti, crescerà il numero degli esasperati, semplicemente inconsapevoli della vera dimensione dei problemi.

saranno sempre più rozzi e violenti e troveranno sempre qualche Trump pronto ad aizzarli verso la negazione della realtà.

la crisi climatica sarà più bello pensare che sia il frutto di qualche complotto e cercare i colpevoli.

non mancheranno neppure gli entusiasti della rivolta per la rivolta a dare manforte.

poi verrà anche il momento nel quale ogni parvenza di motivazione politica sparirà e la protesta diventerà semplicemente saccheggio.

 

 


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