buon 2019 (in anticipo, perche` non si sa mai) – 444

finisce il 2018, anno terribile, come molti di quelli che finiscono in 8: 1848, 1918, 1968, 2008; e infatti siamo dentro un terremoto politico economico planetario che non accenna a fermarsi.

ma anche gli anni che finiscono in 9 non scherzano: 1789, 1929, 1939; e soprattutto quando sono la continuazione di qualche esplosione sociale iniziata l’anno precedente.

cosi`, per una simmetria grottesca della storia il 2018-19 rischia di essere la ripetizione esatta, ma rovesciata, del 1968-69 o del 1848-49.

anche se in questi casi, come si vede, l’anno del 9 e` di solito quello che seppellisce le velleita` dell’anno dell’8.

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e ora che ho detto le mie sciocchezze di prima mattina, senza oro in bocca, ma semplicemente come i miei due galletti che qui dietro chicchiricchiano soltanto perche` indovinano il sorgere del sole, lascio la parola a chi sa dare i numeri ben piu` alla grande di me.

ma che boccata d’aria leggere queste previsioni autorevoli cosi` simili alle piccole fantasie solitarie e forse nevrotiche che attraversano la mia testa…

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stiamo parlando di Saxo Bank e della sua abitudine di pubblicare ogni dicembre le sue dieci “previsioni oltraggiose” per l’anno che viene.

oltraggiose, forse perche` sono cosi` simili alle mie, al punto da sentirmi quasi copiato.

lo chiamano oroscopo finanziario, ma, come per tutta l’economia vera, c’e` molto di politico e di sociale li` dentro…

Business Insider, l’inserto di Repubblica online che le riporta, dice che in passato non ci hanno mai azzeccato per meno del 40%; vedremo, e comunque basta e avanza se sara` cosi` anche stavolta.

io mi divertiro` ad aggiungerne di mie, giusto per sfida.

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le previsioni si concentrano su tre paesi in particolare: Italia, Germania, Regno Unito.

errore! manca la Francia, che e` il vero grande malato dell’Unione Europea, in condizioni reali perfino peggiori dell’Italia, come stiamo vedendo.

e gli USA di Trump? e la Cina?

comunque vediamo che cosa prevede Saxo per questi tre paesi.

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1. Germania: entrera` (per non dire che e` gia` entrata) in recessione a causa del tonfo del suo settore automobilistico, il suo gioiello industriale, schiacciato a tenaglia dal gap tecnologico verso i concorrenti nella conversione della produzione verso l’auto elettrica e dai dazi americani.
Il dato finale delle vendite del 2018, atteso a 100 milioni di veicoli, sara` in realtà destinato ad assestarsi a circa 81 milioni, solo un 2% in più del 2017 e al di sotto della media di crescita annua fra il 5 e il 10% registrata a partire dal 2000.
Ad aggravare la situazione, il ritardo tedesco sull’auto elettrica, vero e proprio core business settoriale del futuro: con le stime che parlano di un 55% delle vendite di auto nuove e un 33% dello stock che sarà rappresentato appunto dall’elettrico entro il 2040, i marchi tedeschi scontano il loro essere soltanto in fase iniziale di trasformazione del comparto.
La guerra tariffaria imposta dagli Stati Uniti si dimostrerà come il proverbiale colpo di grazia.
Entro il terzo trimestre dell’anno prossimo, Berlino dovrà ammettere il suo ingresso ufficiale in recessione. Strutturale, oltretutto. E tutt’altro che di breve ciclo.

be`, qui andiamo sul sicuro: queste, piu` che previsioni, sono certezze.

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2. Gran Bretagna: dopo aver bocciato il brexit in Parlamento, con conseguente caduta del governo May, tornera` alle urne; il nuovo primo ministro Corbyn nazionalizzera` ferrovie e altri servizi di utilita` pubblica, portera` il deficit oltre il 5% del Pil, adottera` una patrimoniale lacrime e sangue e introdurra` un reddito di cittadinanza finanziato direttamente dalla Bank of England, ribattezzato People’s quantitative easing.

Il risultato? Inflazione alle stelle, parità sterlina/dollaro e fuga degli investitori stranieri. Insomma, la rivoluzione nel giro di pochi mesi.

a queste previsioni non credo; con soddisfazione leggo pero` (come ho fatto anche io ieri) che potrebbe cambiare questo scenario la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che un paese membro può bloccare unilateralmente il processo di uscita dall’Unione.

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3. Italia: la crisi italiana costringerà la Banca Centrale Europea a un ‘giubileo dei debiti’: senza dirlo esplicitamente, naturalmente, come gia` avvenuto per la Grecia.

La crisi italiana legata al rifinanziamento del debito pubblico ha raggiunto livelli tali da obbligare l’Unione Europea a un vero e proprio “giubileo debitorio”, con un ritorno della Banca Centrale Europea al QE, Quantitative Easing, cioe` alleggerimento quantitativo.

questa, che e` poi la politica seguita da Draghi negli ultimi anni, e` in sostanza una forte emissione di moneta, impiegata nell’acquisto di titoli di stato, ma non solo, con un abbattimento degli interessi bancari e dei mutui.

si parla di ritorno perche` la fine di questa politica finanziaria della Banca Centrale Europea e` annunciato per il 2019, ma la previsione della Saxo Bank e` che non sara` possibile abbandonarla e dunque dovra` essere continuata o ripresa.

ora la Saxo Bank prevede per il 2019 la monetizzazione di tutti i debiti pubblici di paesi europei superiori al 50% nel rapporto con il Pil e garanzia via eurobond per il rimanente.

in sostanza la Banca Centrale Europea dovra` continuare a garantire i debiti pubblici dei propri stati, ma in maniera ancora piu` consistente di oggi.

posso aggiungere di mio che questo assomiglia sempre di piu` ad un pericoloso rilancio al tavolo del poker?

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la monetizzazione del debito puo` assumere varie forme:

– la prima e` la cancellazione vera e propria, come quella avvenuta per i debiti tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale, voluta per l’Italia di allora da De Gasperi, ad esempio:

si prende atto che un paese non e` piu` assolutamente in grado di pagare i propri debiti e semplicemente ci si rinuncia, in tutto o in parte; ed e` vantaggioso, dato che quel paese e` in grado di riprendersi e dunque di sostenere indirettamente anche l’economia dei paesi creditori.

nella prima versione del contratto di governo 5Stelle Lega c’era infatti la richiesta all’Unione Europea di cancellare 250 miliardi di debito pubblico italiano.

da tempo sostengo anche io che questa della riduzione del nostro debito pubblico e` l’unica reale via di uscita dalla crisi italiana.

– la seconda forma di monetizzazione del debito e` quando una Banca Centrale acquista debito pubblico senza ricollocarlo sul mercato, in sostanza emette moneta che pero` non circola direttamente, per continuare a finanziare le spese dello stato.

e` qualcosa di molto simile appunto alla politica della Banca Centrale Europea degli ultimi anni.

– la terza, in assenza delle altre due, e` una violenta inflazione, che produce gli stessi risultati per i creditori, ma in un clima sociale ben piu` drammatico: l’inflazione cancella il valore reale della moneta, con effetti sociali assolutamente devastanti.

e` una strada assolutamente da evitare, ma che finisce col verificarsi inevitabilmente (Germania primi anni Venti, Venezuela oggi, ma altri esempi non mancano), se falliscono tutte le altre…

in sostanza la Saxo Bank prevede che in Europa si dovra` procedere a cancellare praticamente tutte le quote di debito pubblico che eccedono il 50% del PIL, trasformandoli in titoli di stato non circolanti formalmente coperti da emissioni di moneta della banca Centrale Europea.

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dunque, secondo la Saxo Bank l’incapacità italiana di rifinanziare il debito fara` da detonatore di una crisi globale europea, poiché innescherà un contagio al sistema bancario europeo, accelerando il processo di recessione generalizzata per i 27, e la crisi raggiungerà la Francia, il Rubicone che non può essere varcato.
A questo punto la Germania e i Paesi del Nord, posti di fronte all’ipotesi di un’Unione Europea letteralmente di fronte all’abisso, accetteranno la strada della monetizzazione del debito.
Per tamponare la crisi, si arriverà all’istituzione di una nuova regolamentazione fiscale che prevederà la mutualizzazione nel 2020 del primo 3% di Pil in deficit, con la percentuale eccedente che verrà sottoposta a review periodica della Commissione Europea ma solo in base allo stato di salute dell’economia dell’Unione.

qui le previsioni della Saxo Bank mi sembrano particolarmente avventate, almeno nelle conclusioni…

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ma poi lo sguardo delle dieci previsioni oltraggiose Saxo si sposta, ed ecco altre profezie di sciagura:

4. USA: già nel primo trimestre 2019, l’economia Usa entrera` a sua volta in crisi per motivi opposti a quelli europei, cioe` per l’aggravio del costo del denaro e del finanziamento, e di conseguenza anche dei mercati azionari, tanto che all’arrivo dell’estate Wall Street sarà in profondo rosso e la curva dei tassi Usa in totale inversione.

anche questa, piu` che una profezia, mi sembra una cronaca: la cosa sta gia` cominciando in questi giorni.

2019 = 1939.

anche gli USA dovranno quindi adottare una politica monetaria espansiva per finanziarie i faraonici progetti infrastrutturali del Presidente e rimettere il turbo al Pil.

L’inflazione raggiungerà il 6% e il tasso di interesse principale della Fed si fermerà all’1%: praticamente come dire che, da un paio di anni, dalle parti della Federal Reserve si è solo scherzato. O, per chi vuole pensar male, costruito le condizioni per un ritorno in grande stile al quantitative easing quasi strutturale anche in America.

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come si vede, il tema assolutamente centrale del 2019 sara` il rilancio mondiale del debito per sostenere una crescita economica che si sta rivelando contro natura in tutti i sensi.

ma, siccome il capitalismo si regge sulla fiducia nel futuro e sostanzialmente vende questa, come sostiene giustamente Harari nel suo Da uomini a dei, il riscaldamento globale, che riduce via via la fiducia nel futuro a suon di concrete distruzioni e devastazioni, segna la campana a morte di questo modello di sviluppo ipertrofico e condanna tutti alla grande regressione infelice del ritorno ad una economia di sopravvivenza.

ma queste sono le previsioni mie, ben peggiori…

e – speriamo per il bene di tutti – altrettanto o ancor peggio fondate.

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altre previsioni della Saxo?

5. la Banca centrale australiana lancia il suo Qe per fronteggiare il crollo del mercato immobiliare interno…

6. entra il vigore la Global Transportation Tax (Gtt) come risposta al crescente e dilagante panico legato ai cambiamenti climatici 

7. il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale aboliscono il Pil come misuratore della ricchezza, decidendo di focalizzare le proprie analisi sulla produttività.

tralascio 8. e 9.: Tesla che acquista Apple, e il crollo di Netflix.

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ma siccome queste non bastano per metterci di buon umore, la Saxo ce ne aggiunge anche un’altra:

10. un flare, cioe` un brillamento solare, crea il caos quasi millenaristico nel pianeta e infligge quasi 2 mila miliardi di dollari di danni.

stiamo parlando di un brillamento solare particolarmente potente.

ma quanto potente?

la probabilità di una super-eruzione solare, che porterebbe ad un aumento della luminosità del sole del 30% e che sarebbe in grado di soffiare via lo strato di ozono dalla superficie terrestre, e` di una ogni 20 milioni di anni circa.

ma senza pensare a una di queste, una tempesta solare del tipo che avviene ogni 150 anni circa, come quella del 1959 conosciuta come l’evento di Carrington, e` altamente probabile:

provochera` la disattivazione dei satelliti orbitali, il blocco della circolazione di corrente elettrica, il malfunzionamento dei sistemi di raffreddamento delle centrali nucleari e danni ai passeggeri degli aerei, che assorbiranno alte dosi di radiazioni.

sempre che non ci sia gia` stata nel 2012, in una forma non troppo grave…

comunque questa previsione almeno e` chiaramente sbagliata per il 2019, dato che queste esplosioni avvengono nelle fasi di massima attivita` solare nel ciclo di undici anni, e noi oggi siamo in una fase di minimo.

supertempesta_solare

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quante ne azzeccheranno questa volta quelli della Saxo?

anzi, quante ne azzeccheremo?

e ci azzecchero` piu` io o la Saxo? 🙂


7 risposte a "buon 2019 (in anticipo, perche` non si sa mai) – 444"

  1. https://www.google.it/amp/amp.ilsole24ore.com/pagina/ACcIoK4B
    Sinceramente di propaganda anti germanica nei media nostrani non ne vedo neanche l’ombra, ma lo stato tedesco è intervenuto pesantemente anche nazionalizzando istituti di credito falliti. Articoli come quello sopra sono sparute eccezioni e francamente a me la propaganda non interessa. Piuttosto credo che valga il detto evangelico “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” invece funziona meglio “chi grida più forte vince” e la verità non interessa a nessuno. Comunque vedremo, osservo solo che se sto governo si piega alle richieste “politiche e strumentali” dell’UE, in un momento in cui la stessa è in difficoltà su vari fronti significa che è la solita farsa e le peggiori previsioni dell’articolo che hai messo sopra per il 2019 saranno rose e fiori… Ma come giustamente dici vedremo

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    1. l’articolo che citi e` un buon cattivo esempio (passami il gioco di parole) della informazione tendenziosa che viene data in Italia sulle banche tedesche, sul mondo tedesco e sulla Germania in generale; invano nella discussione in corso si cerca di chiarire quel che il Sole 24ore dice ai suoi lettori solo en passant, forse per non traumatizzarli troppo: le Sparkassen tedesche sono banche a capitale PUBBLICO; nota bene, ad esempio, dove dice: “l’istituto controllato dal Land dello Schleswig-Holstein e dal Comune di Amburgo”; noi in Italia non abbiamo banche di questo tipo; quindi il salvataggio statale di queste banche viene fatto in Germania nell’esclusivo interesse pubblico.

      diverso e` certamente il caso dell’intervento statale per la Commerzbank, che non si differenzia peraltro dal tipo di intervento fatto nella crisi del 2008 in tutta Europa, con un’unica importante eccezione, nel Regno Unito, dove i sussidi statali alle banche durante quella crisi si sono tradotti in quote di proprieta`, come dovrebbe essere, e non sono stati interventi a fondo perduto, come da noi o in Germania. ma i salvataggi e le crisi bancarie di cui parlavo io nel mio prio commento sono piu` recenti ed appartengono ad altri scenari economici, che al momento non trovano riscontro in Germania.

      tutto questo comunque c’entra poco con la crisi dell’industria automobilistica tedesca, che era il punto della nostra discussione.

      e` fuori tema anche il tuo riferimento finale con la solita uggiosa polemica anti-europea di ispirazione filo-trumpiana o salviniana: non e` una novita`, io sono convintamente a favore di questa politica europea, che e` anche nel nostro stesso interesse; e lo si e` ben visto al tempo di Monti, che ha fatto una politica di ispirazione europea che ha salvato il paese dal collasso, ma e` stata subito dopo rinnegata da tutte le forze politiche che la avevano approvata e che hanno ripreso, appena e` sembrato loro di potere, la solita insuperabile politica del voto di scambio: debito contro sostegno politico.

      io mi sento europeo prima ancora che italiano, cosa questa di cui un bel po’ mi vergogno; ma anche come italiano non posso che augurarmi che l’Europa sappia ricondurre alla ragione la sequela di demagoghi politici che da Berlusconi a Renzi e oggi a Salvini e Di Maio hanno completamente distrutto il paese.

      l’idea che si esce dalla crisi economica creata dal peso del debito continuando ad aumentare il debito e il suo peso futuro (cioe` il potere e il controllo della finanza sullo stato), anziche` tassando i plutocrati e riducendo le disuguaglianze sociali crescenti e oramai insopportabili e` talmente demenziale per ogni persona di buon senso e non accecata dalla propaganda faziosa, che credo possiamo accontentarci di registrare su questo il nostro insanabile dissenso.

      comunque, lo dico con tutta la simpatia possibile, e grazie anche di questo commento.

      Piace a 1 persona

    1. 🙂 🙂 🙂

      naturalmente queste ci sarebbero volute anche nel post, ma spero che si capisca il tono scherzoso: fa parte del tragicomico, come forma espressiva, ed anche come forma della realta`, direi.

      ricambio la cordialita`, e bentornato dai tuoi viaggi. 😉

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  2. Mi permetto di contestare la previsione sull’industria automobilistica tedesca. È di oggi la notizia di un probabile accordo tra volkswagen e Ford fortemente voluto da Trump. I tedeschi useranno impianti ford sottoproduziobe e in cambio gli USA cancelleranno i dazi auto. Penso invece che una vera crisi di debito PRIVATO arriverà dalla Germania, parlo della situazione catastrofica della Deutske Bank, che non credo sarà semplice nazionalizzare senza spalmare la montagna di debiti nel famoso fondo salva stati, innescando la solita recessione mondiali del virtuoso mercato deregolamentato

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    1. ma no, non serve il permesso per criticare.

      le notizie sulle difficolta` dell’economia tedesca, e soprattutto dell’industria dell’auto, le ho lette da varie parti, e non serve ricordare credo gli scandali sulle emissioni sollevati tempo fa negli USA per colpirla; del resto a me pare che parli chiaro la visita di queste ore dei principali leader industriali autoobilistici tedeschi da Trump, col cappello in mano (sono ferocemente criticati da stampa e politica per questo, in un paese che ha una dignita` nazionale) e lui gli ha intimato di trasferire le loro fabbriche negli USA; lo stesso accordo tra VW e GF e` piu` un segno di debolezza che di forza, come a suo tempolo fu quello simile che fece l’ex-FIAT trasferendosi in America con Marchionne.

      le difficolta` delle banche tedesche esistono pure, da un certo tempo; ma mi paiono alquanto enfatizzate dai sovranisti italiani per sminuire il marcio che ha travolto alcune banche italiane e per fare la solita propaganda antigermanica che fa sempre buona presa.

      non dico che queste difficolta` non esistano e non possano anche esplodere nel quadro piu` grave (secondo me) visto sopra, ma non mi paiono paragonabili alle cirsi devastanti del Monte dei Paschi di Siena, per citarne una sola delle nostre; in ogni caso in Germania lo stato non e` ancora dovuto intervenire, da noi si` e diversi risparmiatori ci hanno rimesso le penne lo stesso.

      qui il discorso si complica oltre i limiti ragionevoli di un commento; in ogni caso, staremo a vedere, che altro possiamo fare?

      e grazie del commento e del dissenso!

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