l’illegittima difesa, dal blog di gaberricci

da un post di gaberricci: https://suprasaturalanx.wordpress.com/2018/12/08/una-storia-sbagliata/

Ci sono state giornate campali, in cui gli animi, e le tastiere al servizio del ministro dell’interno, si infiammavano ogniqualvolta qualcuno parlava di legittima difesa; non sorprendentemente, ciò accadeva negli stessi giorni in cui le pagine online dei quotidiani fornivano ai loro lettori aggiornamenti praticamente orari sulla situazione in cui versava Fredy Pacini.

Nessuna notizia, invece, riguardo la famiglia di Mircea Vitalie, che (su questo saremo tutti d’accordo, credo) è stato lo stesso Pacini ad uccidere.

Per coloro che siano stati così fortunati da non averne sentito parlare, riassumo brevemente i fatti: a Monte San Savino, in provincia di Arezzo, vive un gommista, Fredy Pacini, che dopo aver subito alcuni furti, ha deciso di dormire, armato, nella sua officina. Nella notte tra il 27 ed il 28 di novembre, proprio lì hanno tentato di introdursi due ladri: contro uno dei due (Vitalie), pregiudicato (come se questo significasse qualcosa), Pacini ha sparato, uccidendolo.

Gli eventi nudi e crudi meriterebbero una sola parola a commento, e quella parole è tragedia; a loro sono seguite, invece, le inevitabili strumentalizzazioni, nonché qualche falsificazione: ad esempio quella, professata dal ministro dell’interno (…) e subito rilanciata dai suoi seguaci, che voleva che Pacini, prima della notte fatale, avesse già subito trentotto furti (e ce ne sarebbe stato abbastanza per far chiudere Google, figuriamoci un modesto artigiano di vicino Arezzo), quando in realtà ne aveva subiti solo due, denunciandone in tutto quattro.

Ad ogni modo: ritengo che non sia mai semplice parlare di legittima difesa, soprattutto nel momento in cui il clima viene avvelenato da slogan demenziali quali “la difesa è sempre legittima”; personalmente, ho tre linee guida sull’argomento:

  1. la frase di Umberto Eco che recita: “se uno mi aggredisce con un coltello, ho diritto di difendermi con un pugno” (vi prego di porre particolare attenzione ai corsivi, da me decisi);
  2. l’articolo 27 della Costituzione: “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”;
  3. il convincimento personale che la morte di un qualsiasi essere umano mi diminuisca maggiormente che non la perdita di una qualunque “zolla di terra”, anche se su quella zolla di terra si trova “la casa di miei amici”, o la mia (John Donne).

Mi rendo benissimo conto, comunque, che nella situazione concreta le reazioni di una persona possono non essere coerenti con i suoi principi, o non corrispondere a quelle che avrebbero in condizioni normali. 


5 risposte a "l’illegittima difesa, dal blog di gaberricci"

  1. la situazione, allora, si sta facendo doppiamente interessante: infatti, stralciando il passo ero consapevole che stavo alterandone un poco il tono emotivo: il passo e` un poco piu` assertivo e meno problematico, adesso; pero` non mi pareva affatto di averne cambiato anche la sostanza argomentativa, come mi pare abbia percepito tu.

    quindi: ecco tre domande, una a te, due alla vita.

    prima domanda: dove e` cambiata l’argomentazione?

    seconda domanda, generale: si puo` cambiare una argomentazione senza accorgersene?

    l’importanza della domanda sta nel fatto che, se per me, l’argomentazione non e` cambiata, dunque anche prima di stralciare il passo, quando lo avevo soltanto letto, vi trovavo dentro qualcosa che non era quello che volevi dire tu.

    questo getta una luce inquietante sui meccanismi reali della counicazione…

    terza domanda: ma allora, quando comunichiamo, ci interessa in realta` trasmettere molto piu` un certo tono comunicativo che degli argomenti o delle informazioni?

    insomma, lo scopo della comunicazione e` allora la comunicazione stessa? 🙂

    siccome questa domanda rischia di essere retorica, la sua combinazione con la domanda due porta ad un esito devastante:

    salvo quando lo facciamo per scopi immediati, non comunichiamo per comunicare, ma per esprimerci;

    questo comunque non e` rilevante, dato che chi riceve una comunicazione che non sia strettamente utilitaristica ci trova dentro preferibilmente quello che vuole lui.

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    1. e` chi copia che dovrebbe ringraziare, anzi forse addirittura chiedere il permesso prima di ripubblicare, in particolare se lo fa stralciando, come ho fatto io qui, cioe` alterando quindi un poco l’equilibrio del testo.

      e quindi, grazie a te, gaber!

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