Pierluigi Ciocca: cinque idee chiave contro la crisi italiana – 452

il recente libro di Pierluigi Ciocca, Tornare alla crescita – Perché l’economia italiana è in crisi e cosa fare per rifondarla, traccia le premesse, da condividere, di un progetto serio per affrontare la crisi italiana (e mi ha colpito anche come autorevolissima conferma accademica di alcune idee personali su cui batto da tempo invano).

e la cosa mi conforta non poco, visto che l’autore, 78 anni, ha rischiato di essere il direttore della Banca d’Italia come successore di Fazio nel 2005 e di Draghi nel 2011: disse Ciampi di lui:Sarebbe il candidato ideale, ma Berlusconi dirà di no, e infatti.

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di lui si era parlato subito dopo le elezioni come possibile ministro dell’economia, ma questa volta non e` stato voluto da 5Stelle e Lega, l’ultima e piu` aggiornata versione della demagogia berlusconiana che da trent’anni avvelena l’Italia.

(lo so che questa affermazione vi sembra bizzarra, eppure – a non farsi incantare dalle apparenze propagandistiche – nella sostanza della politica economica e` cosi`:

l’Italia ha provato ad uscire dal berlusconismo solo nella breve parentesi di Monti; vi e` poi ritornata grazie al Partito Democratico che ne ha preso l’eredita`, non a caso anche attraverso una precisa alleanza politica con Letta e Renzi, con la scialba prosecuzione di Gentiloni). 

. . .

prima idea chiave di Ciocca:

“Contrariamente a quanto pensa chi non l’ha letto o capito, Keynes aborriva lo scavar buche, i disavanzi di bilancio, il debito pubblico. Proponeva cospicui investimenti pubblici produttivi nel tendenziale pareggio del bilancio”.

(scusate la parentesi forse odiosamente narcisista: da quanto tempo mi sgolo su questo blog a ricordarlo anche io?)

il deficit spending al quale faceva riferimento l’economista liberale inglese non si fondava su quelli che Ciocca chiama “movimenti di reazione demagogica” alla crisi economica: Keynes chiedeva  gli investimenti produttivi, non l’aumento della spesa corrente come quella per le pensioni o il reddito di cittadinanza.

(fermo restando che, a parer mio – e dell’Unione Europea che ce lo ha richiesto fin dal 2011 – ma questa volta il mantra ce lo chiede l’Europa non si e` mai sentito -, questo e` un provvedimento socialmente doveroso, che va ben formulato, ma che va interamente finanziato utilizzando altre partite di spesa, ad esempio i demenziali 80 euro di Renzi oppure l’aumento dell’IVA sui prodotti di lusso, ed e` dunque realizzabilissio senza aumentare il debito pubblico, come invece prospetta il governo verde-nero per pavidita` e demagogia abbinate indissolubilmente).

Adesso si chiede alla Bce di finanziare paesi come l’Italia che non hanno il bilancio in equilibrio. “Questo non è rigore keynesiano”: il debito pubblico è destabilizzante e il pareggio del bilancio resta fondamentale per liberare risorse da destinare agli investimenti pubblici a cominciare dalle infrastrutture.

. . .

seconda idea chiave di Ciocca:

La produttività resta l’alfa e l’omega della crisi italiana e ogni idea di aggirare questo problema attraverso la svalutazione della moneta e` non solo velleitaria, contraria all’esperienza storica, ma addirittura dannosa.

la svalutazione della lira del 1992, quando la nostra moneta dovette uscire dal sistema monetario europeo che esisteva allora, per poi rientrarci nel 1996, dopo avere scontato appunto due svalutazioni, non ha affatto aiutato la crescita, al contrario di quel che sostengono gli euroscettici, anzi ha scoraggiato gli investimenti.

lo dice lui che tratto` appunto il rientro.

proseguire su questa strada, pensare di ripetere l’esperienza quasi trent’anni dopo, uscendo dall’euro (per poi rientrarci ad un nuovo livello piu` basso?), e` semplicemente ostinarsi su una strada sbagliata, quella appunto che ha posto le premesse della crisi attuale.

la progressiva svalutazione della moneta, del resto, anche intuitivamente, e` semplicemente la strada di un progressivo impoverimento e degrado del paese, dal quale possono trarre profitto soltanto pochi privilegiati, coloro che sarebbero in grado di sottrarsi agli effetti nefasti dell’inflazione che ne conseguirebbe.

. . .

terza idea chiave:

“L’euro è una buona moneta, la solitudine fuori dall’euro e dall’Unione sarebbe disastrosa”. Verrebbe distrutto non solo il risparmio, ma il patrimonio delle famiglie che finora ha tenuto a galla il paese, senza ottenere alcun vantaggio dal lato delle esportazioni come invece proclamano leghisti e pentastellati. 

questa ultima affermazione merita qualche approfondimento, dato che appare controintuitiva: 

“Le imprese hanno utilizzato la svalutazione della lira negli anni ’90 e i trasferimenti pubblici per aumentare i loro profitti, non per innovare, per crescere, per rafforzarsi”. […] Fondamentale è la frusta della concorrenza. La lira debole ha minato il sistema industriale italiano, al contrario di quel che sostengono i pifferai magici i quali sognano di tornare all’illusione monetaria generata dalla svalutazione e dal debito pubblico.

. . .

quarta idea chiave di Ciocca:

L’euro non ha avvantaggiato la Germania, contrariamente ad un’altra demagogica vulgata populista, semmai il contrario:
“L’economia tedesca poteva crescere in media del 2,5 per cento non dell’1,4 come è avvenuto, con una politica economica diversa”.
Perché non l’ha fatto? Una spiegazione è interna: i governi hanno scelto i risparmiatori rispetto ai produttori, hanno tenuto i salari bassi, ma attirato capitali dall’estero, persino troppi.
La seconda spiegazione è di politica estera. “La Germania debitrice è sempre stata un nano politico, una Germania creditrice (e siamo ormai a duemila miliardi di dollari) è forte e rispettata”.
Ma questo ha approfondito gli squilibri nella zona euro.

. . .

quinta idea chiave:

il problema economico e politico piu` grave dell’Italia e` il clientelismo:

250 miliardi di spese varie (da distribuzioni assistenziali a pioggia ad acquisti di beni e servizi) più 150 miliardi di evasione fiscale, portano a 400 miliardi di euro annui il costo di quello che potremmo chiamare un patto clientelare.

“Il principale errore compiuto dai governi Letta, Renzi e Gentiloni è consistito nell’usare le scarse risorse disponibili per trasferimenti alle famiglie, sussidi e sgravi fiscali alle imprese anziché a investimenti in valide infrastrutture”. E il governo attuale fa lo stesso su scala ancora maggiore.

“Ormai abbiamo superato ogni limite, in Italia è in gioco la vita non la teoria economica”. Ma perché siamo arrivati a questo punto? Perché tagliare gli investimenti è meno costoso in termini di voti che tagliare la spesa. 

. . .

in conclusione la ricetta di Ciocca per l’uscita dalla crisi è il pareggio del bilancio, ma anche gli investimenti produttivi invece dei trasferimenti assistenziali.

naturalmente questo significa mettere al primo posto l’obiettivo di 1,5 milioni di disoccupati in meno rispetto agli attuali 2,8 milioni.

soluzioni razionali non traumatiche, che pero` dipendono soprattutto dalla volontà politica dei governi e dei soggetti fondamentali dell’economia (a cominciare dagli imprenditori).

. . .

niente di realistico, insomma, purtroppo: 

invece si e` creato un blocco sociale in questo momento molto vasto che mette insieme la rappresentanza politica demagogica dei disoccupati, in particolare del Sud, con quella della borghesia piu` speculativa che produttiva del Nord.

questa preferisce puntare sulla svalutazione monetaria, anziche` su un solido programa di ricostruzione del paese, ma in qualche modo e` una posizione perfino comprensibile, anche se molto miope.

ci sarebbe da chiedersi invece come questo possa essere il programma anche dei disoccupati meridionali, ma qui entra in gioco un altro fattore.

questo programma passa anche attraverso una lotta ai privilegi clientelari su cui si fonda il consenso politico.

e oggi, col governo verde-nero, ancor piu` che in passato: senza il superamento del clientelismo, verde, giallo o nero, l’Italia non ha altro futuro che il declino che questo nuovo clientelismo le garantisce benissimo.

. . .

e` tutto, e non e` poco lo so, ma con questo post credo di avere fatto il punto quasi definitivo sull’argomento.

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resta solo da evidenziare un passaggio importante, nato da uno scambio di commenti, che mi torna utile per tornare su un modo sociale di concepire l’aumento della produttivita`:

silvano:
Rimane irrisolta la contraddizione (irrisolvibile) tra aumento del PIL, della produttività, dell’economia di qualunque tipo, e l’aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera con gli effetti disastrosi conseguenti che ormai ci hanno toccato direttamente…

bortocal:
certo, e fai bene a ricordarlo, a questo nella logica di un modo tradizionale di considerare il PIL.
ma l’aumento del PIL e` in ultima analisi soltanto aumento della circolazione del denaro; per fare un esempio limite, il PIL aumenta (almeno apprentemente) anche soltanto se c’e` inflazione e i prezzi crescono, ma la produzione non varia: basta questa al capitalismo finanziario da rapina per aumentare i propri profitti (grazie agli interessi sul debito).
quindi e` possibile avere un aumento del PIL virtuoso: ad esempio, spendendo per ridurre l’inquinamento.
l’aumento della produttivita` prospettato potrebbe essere rivolto a ridurre i costi ambientali della produzione?
nella logica di una economia sociale, dobbiamo considerare i costi della devastazione ambientale che il mondo della produzione capitalistica scarica sulla collettivita`.
investire per un grande progetto di risanamento ambientale: questo sarebbe keynesismo vero e aumenterebbe anche il PIL.
(ho letto comunque di una recente ipotesi in ambito europeo per superare il concetto tradizionale di PIL).

. . .

le citazioni di Ciocca in questo post sono prese da
https://www.ilfoglio.it/economia/2018/12/07/news/botte-al-governo-che-blatera-di-keynes-e-lo-tradisce-parla-ciocca-228111/


10 risposte a "Pierluigi Ciocca: cinque idee chiave contro la crisi italiana – 452"

  1. Del risanamento ambientale in quanto tale al capitale frega niente, mille sono gli esempi.
    Quei minimi cambiamenti rispetto alle energie pulite, per esempio, sono frutto di un nuovo modo di fare profitti peraltro basati su incentivo politico, a sua volta frutto della totale insostenibilità ambientale politicamente pericolosa.. Sta di fatto che ogni allarme per decenni è stato ignorato e che ogni anno la CO2 continua bellamente ad aumentare.
    Mi rendo conto che una inversione produttiva che badi all’uomo ed al suo ambiente e non al profitto ormai non è più possibile a meno di annunciate immani catastrofi (un rallentamento delle emissioni si è avuto solo per “merito” della crisi economica mondiale).
    In ogni caso non avranno mai il mio appoggio.

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    1. non interessa a loro, questo e` certo, ma dovrebbe interessare a noi.

      il fatto e` che l’opinione pubblica in Italia e` poco interessata a questi temi, e` credulona, teledipendente e facilmente manovrabile, essendo oltretutto oramai prevalente la popolazione anziana.

      ma qui ti faccio inorridire, silvano, essendo da sempre favorevole alla TAV – e so di mettere a rischio la nostra amicizia nel dirlo: qualcuno ha mai fatto, ad esempio, una seria analisi del rapporto costi beneficidi un’opera come questa, in termini ambientali e non di mero profitto? si e` messa sul piatto la riduzione delle emissioni inquinanti e gli altri vantaggi derivanti dal superameno del modello basato sull’autotrasporto? si e` mai pensato che la costrruzione del tunnel dovrebbe essere accompagnata da un divieto di trasporto merci via strada sul tratto corrispondente?

      e qualcuno saprebbe spiegare come mai il tunnel del Brennero, lungo credo quasi 50 km, e` tranquillamente gia` in costruzione senza proteste nel Sued Tirol di lingua e cultura tedesca, mentre l’Italia e` grottescamente aggrappata da vent’anni almeno al dibattito furioso e spropositato sul tunnel della Val di Susa?

      anche in Germania a Stuttgart vi fu una vivacissima opposizione alla costruzione della TAV per Muenchen e della nuova stazione ferroviaria, per la quale simpatizzai parecchio (pur senza condividerla): eppure, fatto il referendum nel Land e risultata vicente l’idea di costruirla, le proteste di massa (peraltro sempre pacifiche) sono cessate ed e` rimasta viva una utile opposizione critica.

      ma l’aggressione fisica ai cantieri rimane una barbarie ingiustificabile, decisiva nel farmi passare dall’altra parte.

      e comunque, ci potrebbero essere molti altri esempi, meno divisivi fra noi, di investimenti sociali nel risanamento ambientale: lo sviluppo dell’auto elettrica, meno inquinante, e` un esempio di sviluppo del PIL virtuoso ambientalmente.

      dico queste cose molto controcorrente, lo so, ma altrimenti ci riduciamo ad una variante simpatica dei vecchi nonni che rimpiangevano il buon tempo andato.

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      1. Tranquillo, sono in amicizia personale persino con pd convinti, quindi figurati….
        quanto alla Tav i dati di transito, per dirne una, sono da soli tali da rigettarla per destinare i mld a mille lavori di sistemazione ambientale che danno lavoro a chi è senza…ma non sto a ripetere tutti i motivi per il no che anche tu di sicuro conosci.
        Ho presente condividendola la tua contrarietà agli 80 euro renziani buttati al vento…io penso che il ragionamento valga anche per i 20-30 reali che la TAV si mangerà senza sensibile ritorno;
        quanti interventi davvero utili all’ambiente si possono fare con tali denari?
        Ho l’impressione che il tuo essere favorevole sia collegato alla tua “passione europea” visto che è sponsorizzata dall’UE ( peraltro per un progetto di comunicazione veloce est ovest pensato in tempi di crescita economica nei fatti già morto e sepolto)…dimmi se sbaglio.

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        1. tranquillizzato :-), proseguo.

          no, io sono sempre favorevole per principio ad ogni progetto che sposti il traffico di merci dagli automezzi pesanti alla ferrovia.

          per questo non ero poi cosi` favorevole alla TAV Stuttgart-Muenchen, che migliorava soltanto la velocita` della linea ferroviaria gia` molto efficiente esistente, ma comunque non ero neppure pregiudizialmente contrario.

          nel caso della Val di Susa invece sono sempre stato fermamente favorevole e il fatto che lo sia (giustamente) anche l’Unione Europea per considerazioni che sono in parte anche diverse e` soltanto una piacevole coincidenza, visto che ci mette anche molti soldi; poi peraltro, a questo punto delle cose, noi dovremmo anche sentirci vincolati da precisi trattati che abbiamo firmato per la realizzazione, e che invece consideriamo carta straccia confermando l’immagine internazionale giustamente inaffidabile che abbiamo come paese.

          nel merito, l’analisi costi-benefici che voglio fare io non e` quella economica del profitto, ma quella ecologica dei costi ambientali:

          nel 2016 il transito stradale ai confini italo-francesi e` stato di 2.780.000 veicoli pesanti, volume peraltro corrispondente a quello medio degli ultimi 17 anni.

          nel 2013 la movimentazione merci tra Italia e Francia è stata di 39,8 mln/tonn, con la Svizzera di 37,9, con l’Austria di 62,9; mentre la percentuale di trasporto su rotaia è stata rispettivamente del 9,2% (del 7,6% nel 2016), del 66,2% (del 71% nel 2016), del 29,7%.

          riportando al 70% il traffico su strada anche in Valdisusa, questo significherebbe il passaggio di quasi due milioni di camion all’anno in meno per quella valle, che vuol dire 6.000 camion al giorno e 250 all’ora: 4 camion al minuto, giorno e notte; e – se fosse in me – non ne dovrebbe passare per legge piu` nessuno o quasi, salvo situazioni eccezionali: e se ogni 4 camion fossero un vagone merci, mi piacerebbe veder passare al loro posto un treno di sessanta vagoni ogni ora.

          questa e` l’unica analisi costi-benefici che interessa a me, e come vedi l’ho gia` fatta.

          hai presente la situazione atmosferica della Val Padana, i danni dell’inquinamento da polveri sottili e altro? se c’e` un paese che ha un bisogno VITALE di trasferire il piu` possibile il traffico pesante su rotaia e` il nostro.

          e i torinesi per primi dovrebbero BATTERSI per la TAV se avessero una reale coscienza ecologica e non fossero vittime di pregiudizi passatisti e di arruffapopoli vari, usi alla demagogia che non paga prezzo.

          i valligiani di Val di Susa che si oppongono ad un’opera che li liberi da questa schiavitu`, detto schiettamente per come la sento io, caro Silvano, sono dei dementi puri.

          i sudtirolesi, felicissimi del nuovo tunnel che avanza al Brennero e li liberera` di una ulteriore quota di traffico pesante, sono piu` intelligenti; e gli austriaci, del resto, pongono limiti precisi al traffico pesante attraverso il loro territorio;

          ma che vuoi farci? si vede che io sono cresciuto li` e devo avere respirato un po’ troppo buonsenso locale tipicamente crucco.

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          1. Ok su trasferimento merci su rotaia… esiste già una linea che opportunamente adattata potrebbe servire in tal senso senza l’impegno economico enorme dei 56 km di tunnel ( dove mettere l’eroso?)… il guadagno di un oretta non giustifica certo il progetto.
            Rilevo poi che il progetto iniziale era per trasporto persone quindi totalmente senza senso.
            Per le merci la velocità che fa guadagnare un paio di ore non è certo determinante.
            Invece sarebbe davvero importante in pianura padana rendere il treno sostitutivo dei tir dove i mln di ton di merci sono enne volte tanti ( circa 1 mld di ton su stada in italia 2016, in pianura padana non ho trovato il dato ma presumibilmente il 60% ) 500/ 600 mln ton.
            Si tratta di elementare buon senso direi.

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            1. evidentemente la linea attuale in Val di Susa non funziona, visto che praticamente non trasporta merci o quasi, quindi non credo che un ammodernamento basti.

              d’accordo da sempre sull’eccessivo ricorso al trasporto su strada delle merci in Italia; mi piacerebbe vederne trasferita una parte su rotaia; ma credo che si dovrebbero costruire nuove ferrovie per farlo, o sbaglio?

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          2. In pianura Padana guarda caso invece che per le merci hanno messo in piedi la TAV per le persone che tra Brescia e Venezia farà guadagnare poco più di mezzora… roba de macc, o meglio degli amici degli amici (costo medio del 40% superiore al resto d’Europa)

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            1. su questo sono totalmente d’accordo con te: il potenziamento del trasporto merci doveva venire prima del potenziamento in velocita` del trasporto passeggeri.

              detto questo il treno superveloce per Roma e` un’ottima scelta antiinquinante, competitiva con l’aereo, perfino.

              sui costi gonfiati ci ritroviamo pure, caro silvano; pero` non e` che possiamo rinunciare a cose utili solo perche` qualcuno ci mangia su: bisogna semplicemente impedirgli di farlo.

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  2. Rimane irrisolta la contraddizione ( irrisolvibile) tra aumento del PIL, della produttività, dell’economia di qualunque tipo e l’aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera con gli effetti disastrosi conseguenti che ormai ci hanno toccato direttamente…

    1401
    LIBERISMO.

    Il padre
    che avvelena mondo, corpi e mente
    è il liberismo del capitale
    che, indossata la democrazia,
    deruba, distrugge,
    schiavizza, uccide.

    Fascismo
    ne è legittimo figlio.

    1411
    AIUTO!

    Il venefico nessuno sa fermare,
    asfissiano di sangue, popoli interi.

    Senza più respiro, troppe specie
    fuggono da questa terra consumata.

    Nessuna via di fuga è aperta,
    sradicato il bosco e con lui le speranze.

    Il moloc ha fracassato la terra,
    Nessuno che da fuori ci possa aiutare.

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    1. certo, e fai bene a ricordarlo.

      ma l’aumento del PIL e` in ultima analisi soltanto aumento della circolazione del denaro; per fare un esempio limite, il PIL aumenta (almeno apprentemente) anche soltanto se c’e` inflazione e i prezzi crescono, a la produzione non varia: basta questa al capitalismo finanziario da rapina per aumentare i propri profitti.

      quindi e` possibile avere un aumento del PIL virtuoso: ad esempio spendendo per ridurre l’inquinamento.

      l’aumento della produttivita` prospettato potrebbe essere rivolto a ridurre i costi ambientali della produzione?

      nella logica di una economia sociale dobbiamo considerare i costi della devastazione ambientale che il mondo della produzione capitalistica scarica sulla collettivita`.

      investire per un grande progetto di risanamento ambientale: questo sarebbe keynesismo vero e aumenterebbe anche il PIL.

      (ho letto comunque di una recente ipotesi in ambito europeo di superare il concetto tradizionale di PIL).

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