e adesso auguriamoci l’hard brexit – 471

sapevamo gia` che nelle trattative sulla brexit alla fine l’Unione Europea ha tradito i suoi cittadini: lo slogan che all’inizio collegava la liberta` di movimento delle merci alla liberta` di movimento dei cittadini come inseparabili e` stato abbandonato e, pur di non rinunciare ai guadagni di un libero commercio si e` abbandonata la tutela degli europei emigrati in quel paese.

e in questo il Regno Unito ha realmente vinto le trattative (anche se vogliono convincerci del contrario), dato che proprio queste nuove limitazioni contro chi si era trasferito da altri paesi dell’Unione erano il vero obiettivo al quale puntavano i brexiter.

i media intanto distraggono l’attenzione inventandosi che Corbyn, il leader dei laburisti, odi sessismo!, avrebbe sussurrato stupid womanwoman, avete capito l’oltraggio – alla May, che indubbiamente sta facendo di tutto per meritarselo.

il vero problema invece e` che l'”estremista di sinistra” Corbyn ha delle pericolose indulgenze verso le discriminazioni contro gli immigrati e non si batte affatto per garantirne i diritti: un pochino filo-razzista in questo, come del resto la sua base elettorale, e come in Germania lo era Lafontaine, il fondatore della Linke.

. . .

ora conosciamo meglio anche i dettagli, cioe` le norme che verranno applicate nel Regno Unito dal primo gennaio 2021, e sono state definite il maggior cambiamento nel sistema del controllo migratorio degli ultimi 40 anni, come in effetti sono.

vale la pena di parlarne perche` individuano certamente linea di tendenza piu` profonde, che potrebbero affermarsi nel medio periodo anche in altri contesti:

viene infatti introdotta una distinzione fra lavoratori qualificati e lavoratori non qualificati; dei primi infatti c’e` bisogno, i secondi sono un fastidio.

del resto  il programma del Partito Conservatore prevedeva di ridurre gli arrivi a meno di 100mila persone all’anno, contro i 280mila nel 2017.

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per i non qualificati, come lavapiatti, camerieri, uomini e donne delle pulizie, portieri d’albergo) fino al 2025 sara` possibile entrare nel Regno Unito, anche senza contratto di lavoro, con visti temporanei di un anno al massimo, che non potranno essere prorogati e non danno diritto al ricongiungimento familiare; scaduto questo visto, si potra` rientrare nel Regno Unito soltanto dopo trascorso un anno, e sempre a termine.

in questo tipo di migranti, privi di ogni diritto, si delinea con chiarezza l’immagine di una nuova forma di servitu` precaria, del tutto identica a quella che le nostre destre vorrebbero realizzare in Italia per chi si ostina a migrare da noi.

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invece per i lavoratori qualificati, come medici, insegnanti, cuochi, infermieri, sara` necessario un visto di cinque anni, dopo i quali potranno richiedere la residenza fissa e successivamente la cittadinanza; non e` richiesto invece un preliminare contratto di lavoro con un salario minimo di 30.000 sterline all’anno, dato che gia` oggi, qualifica o no, molti vengono pagati di meno.

i cittadini europei pero` non avranno piu` nessun canale privilegiato, dato che il Regno Unito non fara` piu` parte dell’Unione Europea e dunque concorreranno per il lavoro alla pari con i cittadini degli altri paesi del mondo.

gli studenti potranno entrare liberamente per 6 mesi dopo la laurea per cercare lavoro; i dottorandi anche, ma potranno cercarlo per un anno.

. . .

in che modo questi provvedimenti impatteranno sulla vita dei circa 700.000 italiani che vivono attualmente nel Regno Unito, in qualita` di immigrati, non e` ancora del tutto chiaro.

i diritti acquisiti sinora da loro non dovrebbero essere rimessi in discussione, se gia` formalizzati.

ci saranno invece indubbi contraccolpi su tutti gli immigrati italiani ed europei che vivono in condizioni ancora transitorie.

. . .

questi dunque sono i provvedimenti presi dal Regno Unito in vista dell’uscita dall’Unione Europea sulla base dell’accordo contrattato dalla May; nel caso di mancata approvazione dell’accordo, anche queste norme potranno essere riviste.

indubbiamente, si ritiene, ancora in peggio.

ma, visti i limiti inaccettabili posti dall’accordo sulla brexit alla libera circolazione di quella merce che si chiama lavoro umano ed esseri umani, e` auspicabile che dal 29 marzo neppure le merci circolino piu` liberamente tra il Regno Unito e l’Unione Europea.

sembra che sia l’unico modo, in negativo, per ristabilire quella corrispondenza tra la liberta` del commercio delle cose e quella del movimento delle persone che l’Unione Europea aveva promesso di difendere e che ha invece abbandonato, rinunciando a difendere i diritti dei suoi cittadini che si erano liberamente spostati dentro l’Unione e che ora verranno a trovarsi nella sgradevole condizione di stranieri sgraditi in attesa di espulsione.

brexitxxx


12 risposte a "e adesso auguriamoci l’hard brexit – 471"

  1. I dati sono parziali ma a me sembra che all’origine della brexit ci sia prevalentemente il forte debito estero del Regno unito in particolare dell’UE verso la quale e debitore netto. L’UE è diventato il buco nero della domanda mondiale e credo che una riflessione in merito bisognerà pur farla prima o poi! Se si fanno sistematicamente politiche di estrema destra, imponendo riforme che comprimono i salari e precarizzano la vita stessa, guarda caso si avvantaggiano le destre! Ma cosa fecero i governi europei dopo la fine della prima guerra mondiale alla Germania? Imposero immani debiti di guerra distruggendo un paese e mettendo le premesse della futura dittatura! Se togli il futuro la gente prima o poi si rivolgerà alla persona sbagliata nella speranza che faccia la cosa giusta

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    1. ho risposto al tuo precedente commento, prima di leggere questo, che nel frattempo e` arrivato.

      non e` che i dati di quella tabella sono parziali, e` che sono impostati in modo tale che non hanno senso, come ho spiegato.

      lasciando da parte questa tabella fuorviante, vengo alle altre considerazioni: i debiti degli stati li fanno i governi, non l’Unione Europea; questa, per come e` stata costruita, si preoccupa e deve preoccuparsi che i debiti (quelli reali, non quelli immaginari della tabella) non assumano una consistenza tale da provocare il fallimento di quello stato e di conseguenza una situazione di crisi della moneta che e` la moneta anche di altri stati: e` piu` che ovvio, del resto.

      contrariamente a quello che dice la nostra stampa, l’Unione Europea non impone le scelte di politica interna ai diversi stati – altrimenti ci avrebbe imposto da tempo qualcosa di simile al reddito di cittadinanza che ci ha raccomandato per la prima volta nel 1994 e che era anche nella famosa lettera del 2011 che provoco` la caduta di Berlusconi) -, a meno che non si tratti di scelte chiaramente pregiudizievoli per l’equilibrio del bilancio: come ad esempio la controriforma Salvini delle pensioni, provvedimento assolutamente demenziale.

      come da tempo ti ripeto invano, ma hai le orecchie ben tappate, non e` l’Unione Europea che impone la restituzione del debito, ma sono i creditori a farlo, e purtroppo hanno gli strumenti per imporla, col ricatto del mancato rinnovo dei prestiti.

      certamente si pone oggi il problema di una ricontrattazione del debito; basta considerare che l’Italia, a forza di interessi, ha restituito negli ultimi quarant’anni il doppio dei prestiti ricevuti e ha ancora il suo debito intatto davanti, anzi crescente.

      ma mettere in discussione questo aspetto significa rimettere in discussione ben altro che l’Unione Europea, ma il modo di funzionare del capitalismo.

      non dico che sia semplice: quello che e` certo e` che soltanto l’Unione Europea ha le dimensioni strutturali e la forza per ricontrattare globalmente il debito, se cambiasse politica.

      certo, rimane poi il fatto forse insuperabile che buona quota di questo debito europeo che bisognerebbe rifiutarsi di restituire almeno in parte, e` in mani americane e che l’Europa dalla fine della seconda guerra mondiale vive in pratica sotto occupazione americana, leggi NATO, e con le bombe atomiche americane distribuite nel suo territorio (anche a 40 km da casa mia, per esempio!).

      qui sta la vera limitazione della sovranita` dei popoli europei, il resto e` inchiostro di seppia per accecare chi nonostante tutto vorrebbe vederci chiaro: la campagna contro l’Unione in se`, e non contro le sue politiche, e` del resto appena naufragata miseramente e i fumosi incantatori di serpenti che l’hanno condotta per anni (Bagnai et similia) se avessero un minimo di dignita` dovrebbero tornarsene a casa.

      spero di contribuire a dissipare le nebbie con le mie analisi fuori dal coro, ma non troppo campate in aria, mi pare…

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    1. grazie di questa tabella.

      e tuttavia non e` quella che effettivamente bisognerebbe prendere in considerazione per valutare la solidita` finanziaria di uno stato, cioe` servirebbe la tabella del debito statale verso l’estero, anziche` quella che si usa di solito, che indica invece l’indebitamento assoluto dello stato; e` evidente infatti che se lo stato e` indebitato verso propri cittadini, si tratta nella sostanza quasi di una semplice partita di giro…

      questa tabella invece e` assolutamente priva di qualunque significato economico: infatti considera il debito pubblico e privato assieme, che e` come sommare pecore e pere; non solo, ma considera solamente i debiti, senza considerare i crediti che potrebbero ripianarli.

      assolutamente demenziale! vedi ad esempio, il risultato che riguarda il Lussemburgo, cioe` presumibilmente, in buona sostanza, le banche del Lussemburgo!!!

      lo stesso dato inglese e` ovviamente totalmente falsato, con questa impostazione, dalla presenza della City.

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      1. Hai ragione ma non ho trovato il dato, ricordo solo che a fronte di un PIL paragonabile a quello italiano circa 1700 miliardi aveva un debito estero do oltre 7000 miliardi. Però non capisco bene perché non si dovrebbe considerare debito pubblico e privato insieme: secondo me la sostenibilità dell’uno è legata a quello dell’altro! La crisi del 2008 era una crisi di debito privato (delle banche speculatrici che avevano prestato a paesi euro deboli e rischiavano di collassare) ripagata grazie all’austerità servita a depredare il risparmio privato dei cittadini. Che poi la colpa è stata data al debito pubblico brutto lo sappiamo bene…

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        1. a quanto capisco, questa tabella somma debito pubblico e debito privato verso l’estero (quindi anche quello delle banche), ma SENZA CONSIDERARE POI I CREDITI PRIVATI verso l’estero!

          non ha nessun senso! risulta che il Lussemburgo ha un enorme debito verso l’estero soltanto perche` detiene cospicui capitali esteri nelle sue banche; e lo stesso per il Regno Unito, la City!

          sommare debito pubblico e debito privato (correttamente calcolato, pero`) ha un senso se si vuole valutare la complessiva solidita` economica di un paese; nel caso dell’Italia, ad esempio, il paese e` complessivamente piu` solido economicamente dello stato, e questo spiega forse perche` non saltiamo per aria…

          ma la stessa operazione non serve se restringiamo l’osservazione alla solidita` economica dello stato come amministrazione e guardiamo ai crediti che quello stato deve procurarsi sul mercato per continuare a funzionare.

          ovviamente se l’economia di base e` solida possiao sempre pensare che lo stato, pria di fallire, puo` attingere ai risparmi privati – e` gia` successo col prelievo forzoso dai conti correnti di Amato nel 1992, di fronte ad una crisi in atto che pareva irreversibile; pero` non si tratta di grandezze che possano essere considerate equivalenti: lo stato non potra` mai sequestrare l’intero risparmio privato: nel caso di Amato il prelievo si limito` allo 0,5%, ma servi` a pagare pensioni e stipendi statali al momento.

          quanto alla crisi del 2008, e` vero che nacque dai debiti privati delle banche, ma divenne subito crisi anche del debito pubblico per la decisione unanime degli stati di farsi carico – in genere senza contropartite – dei debiti privati delle banche per non lasciarle fallire.

          in teoria, questo intervento si sarebbe potuto evitarlo, e la crisi fiscale degli stati sarebbe oggi molto minore! anche se forse ci saremmo trovati di fronte a ben altre conseguenze sociali.

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          1. Sono perfettamente d’accordo quando dici che questo intervento si poteva (doveva) evitare! Soprattutto quando a farsi carico sono stati anche paesi come l’Italia che avevano un’esposizione molto bassa e invece solo in Grecia abbiamo versato 60 miliardi finiti quasi per intero in tasca alle banche francesi (che fra le altre cose non hanno una grande riconoscenza verso l’Italia). La solidarietà è tale solo se comune a chi fa parte di un’unione, altrimenti le scelte politiche diventano solo fonte di squilibri e ingiustizie. Se si punta il dito verso il debito italiano i signori della commissione hanno considerato quanto di quel debito è servito per mantenere in piedi l’UE? A me non sembra. Tant’è vero che alla Francia, paese che economicamente è un vaso di coccio, continuano a concedere troppo

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            1. anche io qui mi trovo d’accordo con te su un punto: che il vero malato d’Europa sia la Francia, lo sostengo da tempo.

              io contesto che ci siamo fatti carico non tanto di paesi come la Grecia, o del salvataggio comune dell’Unione Europea, anzi! dato che ci siamo salvati, per il momento, tutti assieme, ma contesto come e` avvenuto il salvataggio delle banche – che controllano da noi l’informazione, del resto…

              forse era anche opportuno salvarle, ma come ha fatto allora il governo CONSERVATORE nel Regno Unito: trasformando i capitali destinati al salvataggio in quote di proprieta` statale.

              il salvataggio a fondo perduto avvenuto in Italia e` un enorme scandalo senza nome.

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        2. ho trascurato un punto nella mia prima risposta: la crisi delle banche americane del 2008 non nasceva da prestiti fatti a paesi eurodeboli, ma era crisi dei mutui interni: cioe` avevano presto denaro a destra e a manca, attratte dagli alti interessi, anche a privati che poi non erano piu` in grado di restituirli.

          la cosa e` interessante, dato che la situazione si sta riproponendo a solo dieci anni di distanza: infatti la FED sta alzando i tassi per scoraggiare le banche dal proseguire su questa strada, mentre Trump protesta perche` lo fa…

          in Italia il risparmio privato dei cittadini non e` stato depredato piu` di tanto, a mio modesto parere; al contrario, e` stato tutelato oltre i limiti del giusto, a mio modo di vedere: cosi` i piccoli speculatori di provincia che avidi di guadagno avevano investito in titoli a rischio, poi andati a male, sono stati risarciti a spese della collettivita`; e questo lo ritengo ingiusto.

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            1. si`, sono le convulsioni finali di questo sistema capitalistico, che verra` messo in crisi non dalla rivoluzione proletaria prevista da Marx, ma dall’effetto serra, che Marx non aveva minimamente previsto e dalla contraddizione uomo -ambiente, alla quale era indifferente.

              l’effetto serra delinea un mondo dove produrre diventera` sempre piu` difficile, costera` sempre di piu` e dunque diventera` sempre meno produttore di profitto; inoltre distrugge la speranza di un futuro migliore che e` il primo requisito psicologico dello spirito capitalistico.

              l’effetto serra ci risospinge duramente verso l’economia di sussistenza dalla quale siamo appena usciti…

              saranno lacrime e sangue, sangue e lacrime.

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