come saranno le pensioni di cittadinanza? – 37

ed ora ce la mettero` tutta, ma proprio tutta, per parlare male del decreto sul reddito di cittadinanza (e sulle pensioni di cittadinanza), promesso: ma sapete gia` che faro` fatica, vero?

sapete gia` che dipende dal fatto di essere vissuto per sette anni in un paese di civilta` europea avanzata dove il sostegno ai disoccupati c’era gia`, ed evitava almeno che qualcuno per sopravvivere dovesse darsi alle rapine o entrare al soldo della malavita.

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ma era la Germania!, bella forza…

vero: il che significa anche un paese dove le relazioni familistiche sono molto meno importanti e, se un figlio di trent’anni non lavora, non e` che se ne fa carico la mamma (e viceversa).

certo l’economia tedesca e` solida, il lavoro nero e` molto meno sviluppato, e il sostegno al reddito – condizionato anche li` all’accettazione di un lavoro entro un certo termine – ha favorito la diffusione di mini-job, accettati a tempo pur di non perdere il sussidio, e quindi e` diventato una forma di sostegno a certe aziende e ha diffuso il lavoro precario…

pero` spero di non scandalizzare nessuno (ma non ci conto affatto), se dico che, in mancanza di meglio, va bene anche questo: intendo, meglio il lavoro precario che il non lavorare proprio…

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lascio perdere anche le considerazioni di carattere generale che rendono dubbia non questa legge in se stessa, ma l’idea di farla a debito, anziche` tagliando qualche altra spesa: cose gia` dette da me varie volte e che meglio di me dice qualcun altro, ad esempio il collega Bolletta qui: https://rbolletta.com/2019/01/18/per-non-essere-ambiguo/.

e vado a leggermi il decreto in se stesso: mi chiudo mentalmente in una stanza con lui a farci i conti (fuori nevica ed e` cosi` bello starsene al calduccio prodotto dalla pompa di calore alimentata dai miei pannelli solari a meditare…).

https://www.informazionefiscale.it/IMG/pdf/testo_dl_rdc_e_pensioni-8.pdf

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per dirvi quanto sono maldisposto, cioe` all’erta criticamente, comincero` con qualche strafalcione linguistico che si trova nelle prime righe:

con riferimenti [riferimenti al plurale?] ai requisiti di residenza e soggiorno, il componente richiedente il beneficio deve essere:
1) in possesso della cittadinanza italiana o di paesi facenti parte dell’Unione europea, ovvero suo familiare

familiare di chi, scusate? dell’Unione Europea?

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lasciando perdere le paturnie da vecchissimo docente di italiano in pensione (sono 34 anni esatti che ho smesso con quel mestiere), veniamo alle cose di sostanza.

il decreto si compone di due parti: 1. il reddito di cittadinanza, che viene istituito PER SEMPRE – cioe` fino a che non fosse abrogato; 2. i trattamenti pensionistici.

qui mi aspetto di trovare al dunque le pensioni di cittadinanza, ma non le vedo: si parla soltanto di quota 100; torno a scorrere la prima parte, ma non ne trovo traccia neppure qui.

mi stropiccio gli occhi e mi rileggo il comma 255 della legge finanziaria, ripubblicata proprio oggi in Gazzetta Ufficiale, che inizia cosi`:  255. Al fine di introdurre nell’ordinamento le pensioni di cittadinanza e il reddito di cittadinanza, quest’ultimo quale misura contro la povertà, […]

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noo: si sono dimenticati, o hanno voluto dimenticare, le pensioni di cittadinanza?

ma no! non puo` essere vero…, perche` se il raggiungimento della quota di poverta` a 780 euro venisse garantita ai giovani disoccupati, a non agli anziani senza risorse, saremmo di fronte ad un tale stravolgimento di ogni logica sociale e di solidarieta` da lasciare annichiliti.

la cosa e` troppo enorme e non puo` essere che me ne sto accorgendo solo io: di sicuro sto sbagliando qualcosa, e dunque qui mi fermo, prima di dire qualche fesseria.

ma no, che stupido: eccole qui, proprio all’inizio, al comma 2, visto che reddito e pensione di cittadinanza vengono considerati quasi una cosa sola:

2. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 65 anni, il Rdc [reddito di cittadinanza] assume la denominazione di Pensione di cittadinanza quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane. I requisiti per l’accesso e le regole di definizione del beneficio economico sono le medesime del Rdc [reddito di cittadinanza], salvo dove diversamente specificato.

ma allora, perche` leggo altrove che:

La pensione di cittadinanza scatterà soltanto a 67 anni. È la novità del decreto su reddito di cittadinanza e pensioni varato ieri dal Consiglio dei ministri. Nelle precedenti bozze del testo si parlava infatti di 65 anni. «Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni – si legge nel decretone – adeguata agli incrementi della speranza di vita»…

dunque, perfino i testi pubblicati sono ballerini? meglio aspettare la Gazzetta Ufficiale, a questo punto.

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pero` spero che non siano ballerine anche le altre condizioni: e cioe` che la pensione di cittadinanza spetta, senza discriminazioni, a chi

e` residente in Italia da almeno 10 anni al momento della presentazione della domanda, di cui gli ultimi due anni in modo continuativo; [giuro, non capisco: cioe` doveva avere la residenza almeno dieci anni fa, e non fa niente se poi e` andato via, purche` sia tornato aleno due anni fa e poi non si sia piu` mosso?]

e` in possesso della cittadinanza italiana o di paesi facenti parte dell’Unione europea, ovvero e` un familiare di questi, purche` titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero e` proveniente da paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, ovvero e` un cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

ha un ISEE annuo, Indicatore della Situazione Economica Equivalenteinferiore a 9.360 euro, cioe` un reddito mensile inferiore appunto a 780 euro al mese

ha un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di euro 30.000;

e poi seguono altre particolari condizioni, anche con riferimento al nucleo familiare, che non vale la pena di elencare in dettaglio: dovrebbero garantire che non siamo di fronte a furbetti che hanno redditi bassi perche` evadono il fisco, oppure introducono condizioni piu` favorevoli per casi particolari, come portatori di handicap.

quanto al nucleo familiare, la definizione e` presa da una legge del 2013 e non fa riferimento alle unioni civili.

il reddito che verra` erogato ​e` composto di due parti: il reddito vero e proprio, 630 euro al mese per i pensionati, 500 per gli altri, piu` l’affitto dell’abitazione, fino a un massimo di 150 euro al mese per i pensionati, di 280 per gli altri (ovviamente soltanto a chi non vive in una casa di sua proprieta`) – ma il senso di questa differenziazione mi sfugge.

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il reddito viene erogato per un periodo di 18 mesi e poi puo` essere rinnovato; va richiesto anche per via telematica o presso i CAAF che saranno convenzionati con l’INPS su moduli che l’INPS dovra` predisporre entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, e sara` l’INPS a riconoscerne il diritto, rispondendo entro 5 giorni dalla domanda, mentre spettera` ai Comuni verificare residenza e soggiorno.

quanto ai requisiti economici si presumono posseduti sino a prova contraria, e in questo caso si sospende l’erogazione dal mese successivo: la responsabilita` relativa e` sempre dell’INPS.

ragionevoli dubbi possono essere sollevati su questi tempi e queste modalita`, che si prestano a infiniti abusi, mi pare.

quanto al reddito lo si riceve su una card, che va impiegata per i diversi pagamenti, salva la possibilita` di prelevare 100 euro al mese in contanti (usabili anche per il gioco d’azzardo, ovviamente, se vogliamo fare proprio riferimento alla ridicola querelle sullo stato etico sollevata da dichiarazioni stupide di un vice-premier).

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l’esame di questo aspetto del decreto, cioe` delle pensioni di cittadinanza, mi pare che permetta di dire che si tratta indubbiamente di un provvedimento positivo, che coinvolgera`, fra l’altro, una platea enorme:

pensione-di-cittadinanza-a-chi-spetta

dubbi possono sorgere rispetto alla disponibilita` finanziaria, ma non preoccupatevi troppo: il governo ci ha gia` pensato, ovviamente all’italiana:

Articolo 12 (Disposizioni finanziarie per l’attuazione del programma del Rdc)

Ai fini del rispetto dei limiti di spesa annuali […], l’INPS accantona, alla concessione di ogni beneficio economico del Rdc, un ammontare di risorse pari alle mensilità spettanti nell’anno, per ciascuna annualità in cui il beneficio è erogato. In caso di esaurimento delle risorse disponibili […], con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro trenta giorni dall’esaurimento di dette risorse, è ristabilita la compatibilità finanziaria mediante rimodulazione dell’ammontare del beneficio. Nelle more dell’adozione del decreto di cui al secondo periodo, l’acquisizione di nuove domande e le erogazioni sono sospese. La rimodulazione dell’ammontare del beneficio opera esclusivamente nei confronti delle erogazioni del beneficio successive all’esaurimento delle risorse non accantonate.

insomma, se finiranno i soldi, entro 30 giorni si ridefinira` quanto dare a chi fara` domanda dopo: presumibilmente piu` niente, penso io nella mia innocenza, se i fondi sono esauriti; comunque nuove pensioni non ne saranno piu` date fino al nuovo decreto (e neppure dopo, continuo a pensare io).

della serie: come riconoscere un diritto e trasformarlo in una lotteria.

e comunque, se neppure questo dovesse bastare, c’e` un rimedio a tutto:

Articolo 13 (Disposizioni transitorie e finali)
1. A decorrere dal mese di marzo 2019, il Reddito di inclusione non può essere più richiesto e a decorrere dal successivo mese di aprile non è più riconosciuto.

e chi acquista i requisiti dopo?

be’, qui mi spiace dirlo, ma su questi punti siamo davvero ad una farsa improvvisata e indegna.

. . .

quindi l’analisi del reddito di cittadinanza vero e proprio la rinvio ancora una volta.

eppure e` urgente farla, se dovremo affrontare un referendum per abolirlo (ma non credo proprio, sono le minacce della destra, che non hanno seguito, come sulle Unioni Civili, pure fatte maluccio, ma su cui e` calato un silenzio alla fine complice).

oltretutto il decreto e` costruito in modo tale che per abolire il reddito di cittadinanza dovresti necessariamente abolire anche le pensioni di cittadinanza:

la vedo dura per gli egoisti di stato.

. . .

mi libero intanto, come di una zavorra superflua, della ripetizione per l’ennesima volta della mia soddisfazione, comunque, perche` con questo provvedimento sul reddito di cittadinanza l’Italia entra finalmente in Europa e realizza indicazioni che le vennero date in ambito europeo la prima volta nel 1992 e che erano ripetute anche nella famosa lettera della Banca Centrale Europea del 2011, che provoco` la caduta di Berlusconi e la formazione del governo Monti – che si guardo` bene dal realizzare questo punto: e forse la storia di questi anni sarebbe diversa se lo avesse fatto lui, oppure i governi demokrat che sono venuti dopo.

ho sentito dalla viva voce di un amico bresciano, autorevolissimo ex-parlamentare PD, della battaglia persa in quel partito per convincere Renzi a fare sua la proposta del salario di cittadinanza; persa per forza, perche` lui non ascoltava nessuno, ma soprattutto perche` i disoccupati mica avrebbero adoperato il reddito di cittadinanza per comperare le auto di Marchionne.

certo, se Renzi avesse introdotto il salario di cittadinanza al posto degli 80 euro non saremmo in questa situazione politica…

dal punto di vista della destra ultra-leghista il referendum dovrebbe travolgere l’intera legge; ma a me piacerebbe vedere invece un referendum contro quota 100: stranamente mi pare che nessuno abbia il coraggio di proporre di abolire questa follia, come del resto nessuno si e` mosso contro gli 80 euro di Renzi, ma i sindacati hanno preferito allora proteggere il lavoro nero dei pensionati e raccogliere le firme contro i voucher… 😦


3 risposte a "come saranno le pensioni di cittadinanza? – 37"

  1. Dopo 8 o 9 recuperi degli esodati dalla legge Fornaro qualcosa andava fatto, e avrebbero dovuto farlo quelli prima ma cadiamo sempre sullo stesso punto. Io non sottoscriverei il referendum contro quota 100… anche se non ho idea di come pensino di controllare che questi “giovani” pensionati non lavorino in nero. Manca tuttavia una elaborazione teorica sulla diminuzione del lavoro e su come ripartire il lavoro che c’è… ma anche qui, ci si aspetta che la faccia Di Maio? Eppure in questi anni bisogna riconoscere che di questi temi hanno parlato solo i 5S… confesso che se avessi avuto abbastanza contributi e anni avrei aderito, eccome! Anche prendendo meno pensione… Piuttosto il referendum lo farei sulla flat tax (ma sulle questioni economiche non si può fare mi pare di ricordare, vero?) perché se dovesse veramente essere ampliata a tutti comporterà un bagno di sangue per tutti i servizi … mentre i ricchi come al solito brinderanno…

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    1. ho il maledetto vizio di pubblicare i post ancora in bozza, di rileggerli quando arriva un like o un commento, e allora di riscriverli e perfezionarli; questa volta pero` non sono stati soltanto ritocchi; approfondendo, ho dovuto aggiungere verso il fondo una parte molto critica; chiedo scusa, magari il like si puo` sempre ritirare… 🙂

      nel tuo commento metti l’accento su un punto cruciale: ripensare il lavoro e come distribuirlo; questo post non lo tocca, ma dovro` farlo (per me stesso) abbastanza in fretta…

      ovviamente dobbiamo distinguere tra propensioni individuali e aspetto sociale del problema: io avrei lavorato volentieri anche dopo i 65 anni, non ho chiesto la proroga ai 67 come potevo, per un incidente diplomatico, chiamiamolo cosi`, ma mi e` anche dispiaciuto e sinceramente lavorerei volentieri ancora anche adesso – e infatti mi sfogo almeno col blog; ma so bene che dipende anche dal fatto di svolgere un lavoro di tipo organizzativo e culturale, a contatto con gli adolescenti che ti costringono a restare giovane mentalmente (e che mi mancano).

      ovviamente non mi sogno affatto di pensare alle mie preferenze come criterio generale, e vale anche per gli altri; ma il punto e` come conciliamo l’esigenza sociale di produrre con le diverse opzioni individuali.

      te la butto li`, come traccia del post futuro, e abusero` della tua pazienza.

      occorre ripensare radicalmente il lavoro,stiamo andando verso una societa` in cui diventa sempre di piu` un optional, e la diffusione dell’intelligenza artificiale prepara sconquassi epocali.

      credo in una societa` che garantisce a tutti i suoi membri un livello minimo di sopravvivenza, indipendentemente dal fatto di lavorare o no; il lavoro non dovrebbe essere il modo per garantirsi la sopravvivenza, bensi` una scelta sulla qualita` e sul tipo della sopravvivenza:

      quindi garanzia di vitto ed alloggio minima a tutti, a spese della fiscalita` generale, e una modesta disponibilita` integrativa in contanti: 50 euro? quanto costa una garanzia simile per tutt la popolazione nell’arco della vita? (per i minori dovrebbe essere la base degli assegni familiari).

      vitto anche da mensa e alloggio anche da dormitorio, per non incentivare la pigrizia, ma comunque riconoscerle anche un valore positivo se effettivamente vocazionale.

      chi lavora accumula contributi integrativi rispetto a questo minimo, sempre in base alle sue scelte di vita: in base al concetto di vita media (maschile OPPURE femminile) ciascuno puo` decidere come recuperare il versato distribuendolo sugli anni di vita residui. hai quanrant’anni, hai lavorato vent’anni e accumulato 120.000 euro di contributi, versandone 500 al mese (oltre alle tasse sul reddito)? sei un maschietto e dovresti vivere altri 40 anni; fanno 3.000 euro all’anno da restiturti: 250 euro al mese oltre la sussistenza: se ti bastano, vai pure…; sei una donna e dovresti viverne 85, avrai una integrazione piu` bassa per 5 anni di vita in piu`.

      inoltre, eliminare da un certo momento in poi il TFR, fatti salvi i diritti acquisiti, e rimetterlo nel salario, salvo che per chi liberamente decide di accantonarlo.

      poi decidi pure tu i tuoi contributi…, e nessuno ti obbliga a fare nessuna scelta particolare: vuoi garantirti un tenore di vita identico anche in pensione? o aumenti i contributi o lavori piu` a lungo. preferisci una liquidita` enorme e ritirare tutto sotto forma di TFR e poi arrangiarti? fai tu, se vuoi lavorare fino a ottant’anni e andartene in pensione con un fondo pensione enorme

      mi rendo conto che e` un’utopia e che ha controindicazioni e bisogno di perfezionamento, ma credo che sia verso un sistema simile che si dovrebbe andare: ti mandiamo in pensione contro la tua volonta` proprio soltanto se obiettivamente non puoi piu` farlo…, per il resto decidi tu quando e come.

      insomma, verso il regno della liberta` e della responsabilita`, chi se la sente; e chi non se la sente resti pure alle vecchie regole.

      utopia irresponsabile?

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