seguire la corrente, per gli amici streaming – 40

siamo trascinati da una corrente di notizie peggiore di un’alluvione: viviamo oramai nello streaming, infatti; e volenti o nolenti ci trascina tutti; c’e` chi si lascia trasportare e chi si dibatte facendo intendere che cerca di andare in senso contrario: piu` ridicolo degli altri.

dalla corrente ci si salva davvero con una tecninca mista, cercando di spingersi di lato, mentre ci trascina, fino ad arrivare a sfiorare la riva del fiume: li` basta un ramo che sporga per potersi aggrappare e tirarsi fuori.

ora si puo` guardare ad altro: alle montagne immobili sotto il sole spettrale che sta dimenticando la stagione, alla neve dei ricordi che sulle alte creste non c’e` piu`, agli uccelli migratori un poco africani che passeggiano su zampe trampolo dove la corrente fa una curva, se ci si volta di nuovo al fiume limaccioso che passa carico di rifiuti.

il cielo limpido troppo sopra di noi, l’asciutto del vento che si fa ombra di lacrime dentro di noi: la vita e` quasi passata, anche se il cuore ancora non ci crede e solo un’ostinata ipotesi lo ripete ad una mente che vibra ancora di emozioni.

troppo prezioso sta diventando il tempo che resta per lasciare che il fango tolga la visione delle cose: dimenticare questo odioso fastello di propaganda, tornare alle emozioni pure.

(e purtroppo, anche questa canzone, la potete sentire soltanto inquinata dalla pubblicita` all’inizio; ma no, ho cambiato video, ce l’ho fatta ad evitarla, per questa volta).

. . .

pochi decenni fa, per dire, quando ero bambino, ci si sedeva la sera davanti alla radio: forse il papa` ci faceva sentire un po` di musica classica, ma c’erano di sicuro le notizie; con lo stupore dei cinque anni sentivo dell’Andrea Doria, una grande nave italiana che era affondata in mezzo all’Oceano, oppure di un luogo cosi` distante, l’Egitto, dove si combatteva attorno al canale di Suez, e l’Ungheria e Budapest.

nella bibliotechina infantile, accanto al vecchio libro su Fatima, ci stava la storia vera di come il canale di Suez l’avesse progettato un Italiano, si`, con la maiuscola, e solo un furbo francese, Lesseps, avesse rubato l’idea, cosi` che il Mediterraneo dell’impero romano era diventato perfidamente inglese.

com’erano deboli e patetiche queste fanciullesche propagande sulla Patria, affidate alle pagine un poco odorose della carta quasi gia` ammuffita.

a breve sarebbe arrivata la televisione in quel salotto: uno schermo ricurvo e granuloso, che non era bianco e nero, come si suol dire, perche` a tanta nettezza non arrivava nessuno, ma grigio chiaro e grigio piu` scuro; e trenta sedie si ammucchiavano in salotto per la gioia schiamazzante dei vicini: Lascia? Lascia, signora? Lascia o raddoppia? e come si chiamava quel professorino azzimato con gli occhiali che non lasciava mai e raddoppiava sempre?

crebbero i canali, e quel grigio scandiva le notizie della sera: avevano sparato a Kennedy, noi, fratello e sorellina, piangevamo in cucina a sapere che era morto; avevamo gia` ​lasciato da un paio d’anni la nostra casa nel fondovalle del Tirolo, con quei suoi monti che sapevano di cartolina tutti i giorni, e per noi quella cartolina era semplicemente la realta`.

anche nella nuova citta` e nell’appartamento dove non entravano i vicini ​la televisione scandiva le nostre vite con i telegiornali; cresceva il numero dei canali, ma lo faceva soltanto ad ora di cena; e fu il Vietnam, le bombe, discretamente mostrate, il ragazzo vietcong ucciso a bruciapelo dal generale filo-americano con un colpo alla tempia; noi che manifestavamo per le strade e la televisione non la guardavamo quasi piu`.

come stava diventando atroce il mondo; e quando arrivo` il colore su quegli schermi, pareva che servisse a mostrarci meglio il sangue; intanto la grande musica, i classici del cinema, i documentari che aprivano gli occhi sul mondo sparivano pian piano quasi, sopraffatti da un numero crescente di canzonette e pubblicita`; quella dei dieci minuti del Carosello, che chiudevano la serata dei bambini e segnavano l’ora di andare a letto, era diventata un delirio schiamazzante che tracimava dappertutto: alzava il volume, per farsi sentire anche nelle altre stanze se cercavi di distrarti.

poi arrivo` la televisione privata, illegale all’inizio, ma trasmessa lo stesso con sotterfugi: se interveniva la Corte a ordinare di chiuderla, subito dopo il governo pagato di Craxi cambiava la legge, e alla fine vinse.

addio festival in bianco e nero con le canzoni patetiche dell’Edera, il Blu dipinto nel Blu, e perfino il suicidio del piu` grande dei nostri cantautori.

si`, commuoviamoci pure, riascoltiamo ancora una volta un’altra canzone che sembra ancora sua, anche se un poco piu` cincischiata, ma e` di un altro, che era amico suo, e a sua volta altrettanto lontano, oramai, sperduto in quel nulla che chiamiamo i ricordi.

. . .

ed ora, eccoci qua, totalmente sconfitti nel nostro sogno confuso di un mondo diverso: a che cosa e` servito abbandonare quella propaganda, disdire l’abbonamento, spedire in cantina quel maledetto schermo delirante di musiche e colori : trilla il cellulare abbandonato sul divano, insiste, vuol essere ascoltato.

forse sara` qualcuno dei figli, o qualche amica? forse saranno le notizie che devi ingurgitare, oca grassa fino a che non ci scoppiera` il fegato per farne pate`.

non puoi piu` scappare, oppure devi farti eremita, come altri del resto non troppo lontani nel tempo-spazio da qui.

via via, tirarsi fuori, andare a camminare tra i monti di questo gennaio oramai marocchino, godersi il finale troppo pirotecnico e caldo di un declino annunciato, mentre sul cellulare carichiamo la sveglia per l’eclisse della luna di domani mattina…

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2 risposte a "seguire la corrente, per gli amici streaming – 40"

  1. Bei ricordi, un po’ velati di amarezza… si siamo nello streaming, o nel grande fratello globale… forse la salvezza sta nello scollegarsi da tutto, affidare i messaggi ai pizzini e rifugiarsi nella saggezza dei libri. Ma no, meglio essere dentro la corrente e cercare di tenere su la testa… il digitale che ci pervade e’ effimero, noi siamo analogici. L’altro giorno sentivo uno dei guru di internet dire che le foto a cui si tiene di più vanno stampate su carta, perché Facebook instagram Google sono di società private, e se un giorno non dovessero avere più tornaconto tutto quanto verrebbe perso, cancellato…

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    1. a me e` gia` capitata la cancellazione di 4 anni di blog, da parte di una piattaforma tedesca, che dopo avere preso i fondi europei per un progetto di salvaguardia della memoria digitale, ha chiuso cancellando tutto con un preavviso di sei mesi.

      sono riuscito a salavre la maggior parte e ripubblico sull’altro blog, giorno per giorno: ma dove? su una piattaforma che rischia di fare la stessa fine? vedo infatti gli stessi problemi di funzionalita` che hanno preparato il crollo dell’altra e la perdita progessiva di utenti…

      ma peggio ancora e` andata prima del blog, quando sono diventati inutilizzabili 15 anni di scrittura digitale, non sempre riprodotta su carta, semplicemente perche` il relativo programa di scrittura, che non era word, ma in C+ e` diventato obsoleto…

      e allora che fare? stampare quel ho scritto in tredici anni di blog? a parte la spesa enorme, mi ci vorrebbe un’abbazia per conservare il tutto, che poi farebbe la gioia soltanto di topi e tarme.

      lo stesso per le foto: solo quelle del giro del mondo sono state 32.000: mi vendo la casa per stamparle? e poi a pro di chi?

      e` dura arrendersi, ma occorre pensare che scriviamo soltanto per la gioia del presente.

      internet ci frega e ci fa lavorare gratis per lei con la promessa dell’immortalita`: ma non esiste immortalita` e anche quando qualche genio sembra sopravvivere, abbandona a noi che restiamo soltanto un vago fanatsma che non ha poi molto a che fare col suo io vero e carnale, che non tornera` comunque piu`.

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