l’Irlanda del NO (e l’Inghilterra anche) e le calende irlandesi – 42

oggi pomeriggio, per decisione del parlamento inglese, la May presenta li il suo piano B per la brexit, dopo la bocciatura del primo, che prevedeva la firma del pessimo accordo raggiunto con l’Unione Europea (dico pessimo dal punto di vista dei lavoratori europei, non del Regno Unito).

il nuovo piano non ha voluto discuterlo davvero con le opposizioni; del resto Corbyn aveva detto, saggiamente, che avrebbe fatto una discussione con la May soltanto se lei avesse rifiutato la brexit senza accordo, e lei ha risposto di no; quindi il piano e` tutto e soltanto della sua precaria maggioranza col partito unionista dell’Irlanda del Nord.

ma chiamarlo piano B e` una esagerazione propagandistica, il nome di piano A bis gli si adatta di piu`.

o forse dovrei parlare di lato B? (la faccia come… )

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infatti, a quanto se ne sa, il piano prevede semplicemente di aggiungere all’accordo con l’Unione Europea un ulteriore accordo con l’Irlanda; infatti l’ostacolo insuperabile alla brexit sta negli accordi degli anni Novanta, presi con questa: l’impegno che non ci sara` mai un vero e proprio confine con l’Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito.

ma naturalmente, se il Regno Unito esce dall’Unione, il confine ci dovra` essere, eccome; allora l’accordo che il Parlamento inglese ha deciso a schiacciante maggioranza di non firmare prevede che di fatto un confine di tipo organizzativo, col controllo delle merci e delle persone, venga a porsi tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, fino a che non si trova un’altra soluzione (cioe`, prevedibilmente, per sempre).

tutte cose che sanno benissimo i miei pochi lettori, e forse davvero pochissimi per questo tipo di post, e che rendevano totalmente assurdo lo svolgimento stesso di un referendum su un tema di fatto non disponibile.

in sostanza, votando per la brexit, gli inglesi hanno preso una decisione che non potevano prendere, visto che si erano impegnati di fatto con l’Irlanda a non farla.

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l’unica vera altra alternativa oggi al confine di fatto, cioe` un vero piano B, e` un confine vero e proprio anche dal punto di vista legale, cioe` che l’Irlanda del Nord esca dal Regno Unito ed entri a far parte a tutti gli effetti dell’Irlanda, tranne forse soltanto i distretti a maggioranza unionista, cioe` protestante:

ma questo ultimo passaggio significherebbe spaccare l’Irlanda del Nord e distruggere il benessere della regione, creato anche dalla fine della guerriglia dell’IRA dopo questo accordo.

non a caso, temo, l’altro giorno e` arrivato un segnale terribile di quel che si potrebbe preparare con la brexit: un nuovo attentato, per ora senza vittime, con un’autobomba a Londonderry, dopo anni che non ce n’erano piu`, ad opera di una rinata IRA per la secessione armata.

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conferenza stampa di vecchi militanti dell”IRA, l’esercito di liberazione irlandese

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in queste condizioni, dunque la May proporra` al parlamento di integrare l’accordo con l’Unione Europea con un secondo accordo con l’Irlanda: non e` chiaro pero` ancora che cosa dovrebbe contenere questo accordo; e questo lo chiama il suo piano B.

e quanto tempo ci vorrebbe per realizzarlo?

peccato che l’Irlanda dica NO e abbia gia` fatto sapere che non intende neppure aprire le trattativa, perche` vuole attenersi all’accordo europeo.

e allora? come si spiega il modo di procedere della May?

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in due modi possibili, ma credo che neppure lei sappia quale e` quello vero.

il primo e` che sia soltanto una tattica per prendere tempo, che e` l’unica tattica che la May ha messo in campo sinora: e` quella di chi non sa decidere e rinvia la decisione in attesa di non si sa che cosa.

il secondo e` che la May intenda in realta` arrivare ad una brexit senza accordo, se un accordo non viene sottoscritto dal parlamento, e aspetti il miracolo di un ripensamento.

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la May in realta` e` un personaggio piuttosto squallido umanamente e mediocre politicamente: era contraria alla brexit, ma ha sempre inteso porre un limite all’immigrazione europea: nell’agosto del 2015, cioe` ben prima del referendum, quando era ministro dell’Interno, scrisse una lettera al Sunday Times dicendo di voler espellere tutti gli immigrati comunitari che non fossero in possesso di un lavoro.

teniamone conto, perche` e` questo che vuole lei, con i suoi elettori.

allora chiedeva una revisione dei trattati di Schengen, marcando la differenza tra il diritto di spostarsi per lavorare, quello riconosciuto secondo lei da Schengen, e quello di spostarsi per cercare lavoro o usufruire dei benefit statali, da non dare per scontato.

questo e` il suo chiodo fisso e su questo l’ha spuntata anche nelle trattative con l’Uniuone Europea, riuscendo a porre pesanti limiti alla immigrazione futura perfino dei lavoratori europei poco qualificati.

del resto il controllo del flusso migratorio è un tema molto popolare, per non dire populista, e la migrazione è stata uno dei fattori chiave nel voto sulla Brexit.

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probabilmente per la May questo obiettivo e` cosi` importante che lei e` pronta anche una brexit senza accordo, cioe` con i dazi alle frontiere con l’Europa (e con l’Irlanda) dal 30 marzo, pur di bloccare l’immigrazione.

per inciso, il vostro umile blogger, come al solito controcorrente rispetto al pensiero comune, ritiene che politicamente una brexit senza accordo – dal punto di vista dei lavoratori europei – sia meglio del brutto accordo predisposto da questa direzione politica dell’Unione Europea, perche` realizza almeno in negativo la reciprocita` che ci era stata promessa all’inizio delle trattative: niente libera circolazione delle persone, niente libera circolazione delle merci.

l’accordo invece garantisce la seconda, ma non la prima.

economicamente, pero`, la brexit senza accordo sara` un bel problema per tutti.

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ma la May sta di fatto andando verso questa ipotesi o verso il rinvio non detto e a tempo indeterminato della brexit?

questo pero` a me pare che andra` a schiantarsi sulla partecipazione alle elezioni europee di maggio, perche` – se non verra` conclusa prima – non oso neppure pensare che gli elettori inglesi saranno chiamati a votare per il parlamento europeo da cui si preparano a uscire.

forse la May vorrebbe questo rinvio che ho detto alle calende greche, ma ora meglio le chiamerei irlandesi, per non spaccare il suo partito, che appare diviso tra un 40% circa che vuole la brexit dura, un’altra percentuale simile, che la vuole con l’accordo, e un 10-15% che preferisce restare nell’Europa.

ma la spaccatura definitiva con i brexiter puri e duri, chiesta da Corbyn, regalerebbe per sempre il parlamento ai laburisti, visto il sistema elettorale maggioritario inglese.

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quindi la May si prepara a lasciare vincere i brexiter a tutti i costi?

situazione paradossale, nella quale pare che il 10% degli aventi diritto al voto (a tanto ammonta il consenso dei brexiter duri nella popolazione secondo i sondaggi) riesca a imporre la propria volonta` sul restante 90%.

che storia: sembra di essere alla vigilia della guerra mondiale in Italia, quando quasi nessuno la voleva, ma i pochissimi che invece erano intenzionati a farla, alla fine vinsero.

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intanto il governo May ha preparato le nuove norme per restare dei tre milioni e mezzo di cittadini europei (e 700.000 italiani) che gia` sono li`: norme diverse da quelle di cui ho parlato sopra e che riguarderanno soltanto i nuovi arrivi.

sono quelle concordate con l’Unione Europea per la brexit, saranno valide anche per l’uscita senza accordo, e – se serviva una conferma di che schifezza sia questo accordo, eccola.

tutti i 3 milioni e mezzo di europei devono presentare di nuovo domanda per ricevere un nuovo permesso di soggiorno.

procedura facile, da fare col telefonino, ma al costo di 65 sterline per chi ha piu` di 16 anni e della meta` per chi ne ha di meno: una bella cifra, no? per le casse del Regno: attorno ai 200 milioni di euro, per dare l’ordine di grandezza, e per una norale famiglia con due figli circa 200 euro da regalare alla brexit.

lo potranno avere coloro che, oltre alla fedina penale pulita, potranno dimostrare di essere nel Regno Unito da 5 anni: gli altri avranno un pre-permesso, con la promessa che lo riceveranno – salvo altre novita` – al compimento dei 5 anni; ma vale solo per coloro che arriveranno entro il 29 dicembre 2020, nel caso di uscita con accordo, oppure entro il 28 marzo prossimo, nel caso di brexit senza accordo.

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si`, questo e` lo scenario, cari lettori: della serie quando gli immigrati siamo noi.

e non e` un caso che la stampa e i media nostri non parlino, o pochissimo, del dramma di questi 700.000 “prima gli italiani”, nel senso che devono essere i primi a prepararsi psicologicamente ad essere buttati fuori.

sono le gioie del sovranismo populista e del populismo anti-immigrati.

aspettate soltanto una ventina d’anni, che il riscaldamento globale avanzi e i profughi climatici comincino a fuggire prima dal Sud_Italia e poi dall’Italia tutta intera…


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