ma i preti sono asessuali? e il cardinale Mueller? – 82

l’asessualità, intesa come mancanza di interesse per l’attività sessuale, è stata recentemente definita come un orientamento sessuale, e tale è da considerare se risulta come uno stabile atteggiamento spontaneo, mentre a volte dipende anche dall’assunzione di particolari farmaci.

se tra gli animali il 2-3% degli arieti, secondo uno studio, manifesta questo disinteresse, sembra plausibile anche il risultato di un’altra ricerca che afferma che tale condizione si manifesta in circa l’1% degli esseri umani.

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i sacerdoti in Italia sono circa 35.000, cioè circa l’1,2 per mille della popolazione maschile; si devono poi aggiungere circa 20.000 frati, col che arriviamo al 2 per mille della popolazione maschile in tutto che si vota al celibato; e quasi 90.000 suore, cioè il 3 per mille, anche se quasi per la metà ultrasettantenni: insomma, abbiamo un numero di persone che si sono votate alla castità per motivi religiosi che sfiora i 150.000, mentre il numero totale di persone asessuali dovrebbe essere di circa 600.000.

dovrebbero esserci tutti i margini di sicurezza per garantire che il clero e i religiosi in genere siano reclutati tra le persone che non provano stimoli sessuali.

eppure i due insiemi non coincidono: l’insieme di circa 600.000 asessuali non contiene interamente l’insieme di 150.000 religiosi votati alla castità, pur essendo più ampio.

quindi nel mondo religioso si trovano sia eterosessuali sia omosessuali, presumibilmente in una percentuale più alta che nella popolazione normale.

Sex-sexuality-venn

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dunque per la quota di personale ecclesiastico che non è asessuale nelle proprie scelte – quota non quantificabile – dobbiamo ammettere la presenza sia di orientamenti etero che omo.

e dunque certamente una quota non trascurabile di sacerdoti (maschi) prova impulsi erotici verso persone del loro stesso sesso: in poche parole sono comunemente definibili come omosessuali.

papa Bergoglio ha recentemente affermato che chi ha questi impulsi non dovrebbe essere ammesso nel sacerdozio: ha abbandonato molto in fretta il “chi sono io per giudicare (un omosessuale)?, ma non si è ben capito per quale motivo invece sarebbe normale che stiano nel clero coloro che provano impulsi sessuali verso l’altro sesso, visto che sono egualmente esposti alla tentazione del desiderio, e forse anzi persino in forma più significativa.

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ma l’intera discussione è chiaramente viziata da un presupposto sbagliato: solo per alcuni di coloro che hanno avuto esperienze sessuali con persone del loro stesso sesso l’omosessualità è un modo di essere e una scelta di vita; il rapporto Kinsey, il primo e principale studio scientifico sulla sessualità umana degli anni Cinquanta, stabilì che il 37% dei maschi americani e il 13% delle donne avevano raggiunto l’orgasmo assieme ad un altro maschio o a un’altra donna nel corso dell’adolescenza; per Kinsey il giusto modo di affrontare il problema della sessualità umana era di stabilire una scala di 7 livelli, dal livello 0, in cui rientrano le persone esclusivamente eterosessuali al livello 6, in cui si collocano persone esclusivamente omosessuali; ma i livelli da 1 a 5 riguardavano persone diversamente bisessuali, con riferimento alla più o meno spiccata prevalenza di comportamenti etero- o omo-sessuali.

togliendo dal campione l’1% di asessuali, di cui allora non si prendeva in considerazione l’esistenza, le percentuali di Kinsey, contestate da alcuni, ma sostanzialmente confermate da ricerche successive, non cambiano nella sostanza.

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dunque esiste una quota di sacerdoti non asessuali, ma orientati affettivamente e anche sessualmente in senso omo- o etero-filico, e non è una scoperta recente;

lo sapeva bene anche Boccaccio che dedica una parte importante e difficilmente dimenticabile delle novelle licenziose del suo Decameron, scritto alla metà del Trecento, alle imprese sessuali di preti, frati e suore,

e non poteva essere ignorato neppure nei secoli successivi del Rinascimento, quando non mancarono papi che avevano apertamente figli illegittimi riconosciuti come tali: Lucrezia Borgia e suo fratello, il principe Valentino, non erano forse i figli del papa Alessandro VI e non dovevano il loro successo sociale e politico proprio a questo?

e, prima di lui, Pio II non soltanto aveva pure avuto due figli illegittimi, ma non aveva addirittura scritto la Historia de Duobus Amantibus (Eurialus et Lucretia), Storia dei due amanti (Eurialo e Lucrezia), un racconto che non può essere definito altro che erotico?

tutto questo per dire che nella sua storia millenaria la chiesa cattolica aveva imparato a guardare con una certa nascosta indulgenza alle trasgressioni sessuali di qualunque tipo dei suoi preti.

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ma il problema dell’omosessualità tra gli ecclesiastici è diventato drammatico negli ultimi anni, di fronte all’ondata reazionaria di moralismo sessuale che ha fatto seguito ai decenni libertari seguiti alla rivoluzione sessuale del Sessantotto, forse anche come esito dell’epidemia di una nuova terribile malattia sessuale, l’AIDS.

la repressione sessuale accompagna da sempre l’affermazione di movimenti politici di destra: dicendolo in poche parole rappresenta la prevalenza di Thanatos, l’istinto di morte e della voglia di autodistruzione, su Eros, l’istinto della propagazione della vita.

da sempre guardo con diffidenza ai movimenti come il me too, alla lotta contro la violenza alle donne (in se stessa giusta, ma portata facilmente a trasformarsi un una bieca demonizzazione dell’istinto sessuale maschile), alla lotta alle molestie sessuali di qualunque tipo (anche quando non sono gravi, ma sono una normale e a volte un poco esuberante manifestazione della sessualità umana), e perfino a movimenti come la richiesta di riconoscimento delle unioni omosessuali, quando si configurano come una variante di questo stesso processo reazionario di imprigionamento della sessualità entro schemi predefiniti, che per molti è quasi sinonimo di suo frustrante impoverimento.

nel quadro del rigurgito moralista scatenato di questo inizio millennio, figuriamoci che cosa succede della storica indulgenza con la quale la chiesa cattolica ha guardato ai peccati sessuali dei suoi preti, ben consapevole di quale campo minato sia l’eros per gli esseri umani, e dunque anche per quelli con la tonaca.

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ma nel paradosso del ritorno ad una morale sessuale morigerata, il paradosso alla seconda potenza sta nel fatto che, anche per motivi contingenti, il moralismo è diventato democratico, anche in contrasto con lo spirito rivoluzionario in campo sessuale, mentre l’indulgenza storica (sottotraccia) è sempre stata ed è tuttora reazionaria.

nella chiesa il papa tutto politico che discriminava i suoi sulla base dell’anticomunismo, il Wojtyla tanto devastante per la storia del cattolicesimo quanto mitizzato sostanzialmente per le sue capacità istrioniche, ha imposto il più spregiudicato dei giudizi di fronte al primo emergere delle denunce della nuova era dei moralizzatori: parafrasando al rovescio Mao, a lui non interessava quanto fosse puttaniere o gay un prete, un vescovo o un cardinale: gli importava quanto combattesse i comunisti.

ma siccome lui morì alla vigilia di questa affermazione del perbenismo sessuale, la vittima quasi preannunciata dei tempi nuovi era destinata ad essere il suo esecutore fidato, addetto appunto anche alla finta repressione dei reati sessuali dei preti, il fido Ratzinger, caduto vittima della presidenza americana democratica e della sua indulgenza burocratica che si trasformava in indifferenza anche per le vittime di autentici stupri o violenze psicologiche.

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la caduta di Ratzinger per le sue omissioni nella lotta all’omosessualità ecclesiastica oggi ha attizzato i rancori dei contrari nella Chiesa (e fuori) alla nuova linea politica assunta da papa Bergoglio, col quale l’ala ottusamente conservatrice ritiene di poter ripetere pari pari l’operazione, dimenticando che Bergoglio non ha avuto alcun ruolo attivo nell’affossare le denunce contro le violenze sessuali dei preti.

tipico è l’atteggiamento assunto dal cardinale Gerhard Müller, che è stato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede della chiesa cattolica, nominato da Ratzinger, dal 2012 al 2017, dopo che l’incarico non gli è stato rinnovato dal pontefice attuale: ha cominciato ad attaccare apertamente il papa attuale proprio a partire da questo tema.

è curiosa l’intervista rilasciata dal cardinale a LifeSiteNews sulla crisi degli abusi e il suo legame con l’omosessualità nel sacerdozio; ma il paradosso dei paradossi è che a capo della Congregazione che, tra gli altri compiti, si occupava proprio di questi abusi, c’era lui, e non Bergoglio!

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perfino l’intervistatore simpatizzante non può fare a meno di chiedergli: Come è stato possibile che qualcuno come McCarrick abbia potuto salire i vertici della Chiesa Cattolica americana ed essere in grado di influenzare a tal punto Roma. 

la risposta dovrebbe essere imbarazzata, ma appare invece spudorata:

Quando ero Prefetto alla Congregazione della Fede (2012-2017) nessuno mi ha mai riferito di questo problema, probabilmente per il timore di una reazione troppo “rigida” da parte mia. […] Se a Roma qualcuno avesse sentito riferire anche solo sospetti, avrebbe dovuto indagare e valutare la fondatezza della accuse, impedendo che McCarrick fosse promosso all’episcopato di una diocesi importante come Washington, evitando altresì di nominarlo cardinale della Santa Romana Chiesa. […] Ogni persona ragionevole si chiede come una tale persona possa essere stata consigliere del Papa nella nomina dei vescovi.  […] Come ho detto, io non ero informato di nulla. La Congregazione della Fede era responsabile solo per i casi di abusi su minori. 

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ma ancora più interessante è la visione che il cardinale Mueller ha della omosessualità:

Solo il 5% dei responsabili sono stati valutati come pedofili patologici. La gran parte di loro, a causa della propria immoralità, ha scientemente calpestato il sesto comandamento rifiutando in modo blasfemo la Santa Volontà di Dio.

Contatti sessuali tra persone dello stesso sesso contraddicono direttamente e completamente il senso e lo scopo della sessualità come stabilita sin dalla creazione. Sono il segno di istinti e desideri disordinati, della relazione interrotta tra l’uomo e il suo Creatore con la caduta nel peccato originale. Il prete celibe e il prete coniugato nel rito orientale devono essere i modelli per il gregge, al tempo stesso esempio della redenzione che coinvolge anche il corpo e le passioni fisiche. La donazione di sé, agape, fisica e spirituale a una persona del sesso opposto, e non il selvaggio desiderio di soddisfacimento, sono il senso e lo scopo della sessualità. Questo conduce alle responsabilità verso i familiari e i figli che Dio ci dona.

Dal mio punto di vista, non esistono uomini o preti omosessuali. Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina. Ma ci possono essere maschio e femmina con passioni disordinate. L’unione sessuale ha un posto solo nel matrimonio tra un uomo e una donna. Fuori c’è solo fornicazione e abuso della sessualità, sia con persone del sesso opposto che nella innaturale esacerbazione del peccato con persone dello stesso sesso. Solo chi ha imparato a controllarsi soddisfa i requisiti per l’ordinazione sacerdotale (ved.1 Tim 3:1-7).

insomma, l’omosessualità, per il cardinale, è soltanto una forma di disordine sessuale, scelto consapevolmente da tutti.

ed è esclusa per gli ecclesiastici (come appunto dice oggi anche papa Bergoglio) sulla base del ritratto del perfetto vescovo tracciato da una delle lettere del secondo secolo attribuite alla figura semi-letteraria di Paolo:

Questa parola è degna di fede: se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi, perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? Inoltre non sia un convertito da poco tempo, perché, accecato dall’orgoglio, non cada nella stessa condanna del diavolo. È necessario che egli goda buona stima presso quelli che sono fuori della comunità, per non cadere in discredito e nelle insidie del demonio.

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a questo punto, come se non mi fossi già dilungato abbastanza, vorrei allargare ancora il discorso:

continuando la sua azione critica contro papa Bergoglio, il cardinale Mueller ha pubblicato il 10 febbraio scorso un Manifesto della fede, che può leggere qui chi è appassionato di queste cose:
https://www.marcotosatti.com/2019/02/09/un-documento-drammatico-il-manifesto-della-fede-del-cardinale-muller/

è qui che si coglie il pensiero complessivo nel quale si colloca anche la sua visione della omosessualità come disordine morale.

chi lo pubblica lo definisce un documento drammatico, e ha certamente ragione.

infatti è una testimonianza davvero drammatica di quel mostruoso inviluppo di falsi concetti che è il cattolicesimo tradizionale.

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personalmente ho un grande rispetto per la fede (che a me non è data, almeno non in forma confessionale) e per chi crede: ma la fede che rispetto è semplice, essenziale, è un sentimento puro.

non ho nessun rispetto per la fede che pretende di trasformarsi in una costruzione logica, se non razionale, e si appoggia ad una teologia che diventa catechismo.

purtroppo il cattolicesimo tradizionale è proprio questo: un intruglio indigeribile, e rimane soltanto da domandarsi se possa esistere un cattolicesimo che non sia tradizionale.

leggendo, con una certa pena, il Manifesto del cardinale Mueller, infatti, non soltanto mi sono acutamente meravigliato che un uomo dal pensiero simile sia stato posto (da papa Ratzinger) a capo della vigilanza sulla Dottrina della Fede, ma ho ritrovato nelle sue affermazioni la sostanza di quella Dottrina della Fede nella quale ero stato educato nella preistoria di quasi settant’anni fa.

del resto la perfetta coerenza del Manifesto di Mueller con la tradizione cattolica è dimostrata dalla fitta tessitura di rimandi al Catechismo della Chiesa Cattolica nel suo testo.

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la cosa non è poi strana: questo catechismo, il primo di carattere universale nella chiesa cattolica, fu voluto da papa Wojtyla e pubblicato nel 1992 e poi, in edizione definitiva, nel 1997: è un volume di oltre 900 pagine e comprende 2.865 punti.

nel 2018 venne modificato il suo articolo 2267:  diceva:

L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.
Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti». 177

(177) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 56: AAS 87 (1995) 464

come si vede, la formulazione era pilatesca e confusa (come tutto, dal punto di vista dottrinale, sotto papa Wojtyla), che cercava di barcamenarsi come poteva tra la storia passata che ha visto la chiesa cattolica praticare vigorosamente e anche in prima persona la pena di morte e la sensibilità del presente.

il nuovo testo dell’art. 2267 è invece adesso questo:

«Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune.
Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi.
Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato.
Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi.
Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che “la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”, e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo».

il nuovo testo è stato sottoscritto dal cardinale Luis Ladaria, che ha preso il posto dal 2017 del cardinale Mueller come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede.

vi pare una modifica da poco, sulla base della stessa tradizione?

piccola storia esemplare di come funziona la chiesa cattolica…

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qui si arriva al paradosso finale del cattolicesimo: che vuole congiungere e identificare la fede e la dottrina, e definisce in questo modo inequivocabile i confini di una dottrina senza fede.

nessun dubbio è possibile: Mueller ha perfettamente ragione, del resto è stato a capo di un “dicastero” della chiesa cattolica che non a caso si chiama della Dottrina della Fede, come se la Fede potesse essere una Dottrina e la Dottrina potesse essere una Fede.

rimane soltanto da chiedersi se può esistere un cattolicesimo che non sia tradizionale.

. . .

faccio solo pochi esempi:

dice Mueller: Ogni essere umano ha un’anima immortale, che alla sua morte si separa dal corpo.

e cita il Catechismo al punto 366:

La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio 476 – non è « prodotta » dai genitori – ed è immortale: 477 essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.

(476) Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis (anno 1950): DS 3896; Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 8: AAS 60 (1968) 436.

(477) Cf Concilio Lateranense V (anno 1513), Bolla Apostolici regiminis: DS 1440.

ora basta riflettere un momento su queste formulazioni per coglierne la totale assurdità logica: se l’anima si separa dal corpo, questo significa che essa ha una dimensione fisica concreta, no? si separa, in quanto fisicamente unita, no? e allora dove è l’anima fisica? come mai non riusciamo a vederla o almeno a vederne delle tracce fisiche?

oppure dobbiamo intendere che questa separazione dell’anima dal corpo è una specie di separazione legale? 🙂

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secondo esempio:

dice Mueller: L’eternità della punizione dell’inferno è una realtà terribile, che – secondo la testimonianza della Sacra Scrittura – riguarda tutti coloro che «muoiono in stato di peccato mortale» (1035).

il rinvio è all’art. 1035 del catechismo:

La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». 631

La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

(631) Cf Simbolo Quicumque: DS 76; Sinodo di Costantinopoli (anno 543), Anathematismi contra Origenem, 7: DS 409; Ibid., 9: DS 411; Concilio Lateranense IV, Cap. 1, De fide catholica: DS 801; Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 858; Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: DS 1002; Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis: DS 1351; Concilio di Trento, Sess. 6a, Decretum de iustificatione, canone 25: DS 1575; Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 12: AAS 60 (1968) 438.

di nuovo la confusione già citata: la pena dell’inferno è il fuoco eterno oppure la separazione da Dio?

e dove si trovano questi inferi dove discendono dopo la morte le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale?

ma è anche facile accorgersi che il cardinale Mueller parla di “testimonianza della Sacra Scrittura”, pretendendo di ancorare le sue personali convinzioni lì dentro, ma il Catechismo non cita alcun riferimento di questo genere.

quanto ai riferimenti al fuoco della Geenna nei testi del Nuovo Testamento, forse andrebbero meglio contestualizzati.

. . .

il terzo e ultimo esempio riguarda il modo col quale il cardinale Mueller rifiuta l’idea di un sacerdozio femminile:

La Chiesa si riconosce vincolata alla scelta compiuta dal Signore stesso, «per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile» (1577).
A tale riguardo, parlare di una discriminazione della donna dimostra chiaramente una erronea comprensione di questo sacramento, che non riguarda un potere terreno ma la rappresentazione di Cristo, lo Sposo della Chiesa.

il suo riferimento è all’art. 1577 del Catechismo:

«Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile [“vir”] ». 206 Il Signore Gesù ha scelto uomini [“viri”] per formare il collegio dei dodici Apostoli, 207 e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori208 che sarebbero loro succeduti nel ministero. 209 Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile. 210

(206) CIC canone 1024.

(207) Cf Mc 3,14-19; Lc 6,12-16.

(208) Cf 1 Tm 3,1-13; 2 Tm 1,6; Tt 1,5-9.

(209) Cf San Clemente Romano, Epistula ad Corinthios, 42, 4: SC 167, 168-170 (Funk 1, 152); Ibid., 44, 3: SC 167, 172 (Funk 1, 156).

(210) Cf Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem, 26-27: AAS 80 (1988) 1715-1720; Id., Lett. ap. Ordinatio sacerdotalis: AAS 86 (1994) 545-548; Congregazione per la Dottrina della fede, Dich. Inter insigniores: AAS 69 (1977) 98-116; Id., Risposta al dubbio circa la dottrina della Lett. ap. « Ordinatio Sacerdotalis »: AAS 87 (1995) 1114.

insomma, anche in questo caso lo spessore apparente dei riferimenti dottrinali ritorna, in fondo, al breve cerchio concluso dei documenti prodotti principalmente dalla cerchia ecclesiastica moderna raccolta attorno al lungo pontificato Wojtyla.

ma se le donne, agli occhi di Dio, sono per loro natura inferiori al punto da non poter accedere al sacerdozio, come non accorgersi che questo atteggiamento spregiativo della femminilità apre di per se stesso le porte all’inclinazione omosessuale maschile?

. . .

forse una Chiesa più moderna potrebbe vedere nei comportamenti omosessuali comunque una possibile espressione della forza dell’amore e della solidarietà che congiunge gli esseri umani fra loro e li affratella.

forse potrebbe vedervi anche l’espressione di una drammatica crisi di fiducia nel futuro che allontana dalla procreazione di nuove vite dal futuro incerto: non è solo necessariamente egoismo quello che induce ad astenersi dal procreare…

forse noi esseri umani, di fronte alla crisi climatica, che si sta abbattendo su di noi e che travolge ogni valore della passata civiltà, abbiamo più bisogno della luce di parole di conforto adeguate ai tempi tragici nei quali siamo entrati che di giudizi astiosi e negativi che negano ogni valore alla disperazione stessa che ci sta travolgendo e si limitano a riproporre i modelli morali del passato, con una ripetitività tautologica, in un mondo che è radicalmente e drammaticamente nuovo.


17 risposte a "ma i preti sono asessuali? e il cardinale Mueller? – 82"

  1. …..​mi viene voglia​di dire :
    chi se ne frega di come, perché la chiesa gestisce,
    argomenti così ambjgui.
    ..​chi se ne frega della chiesa stessa.
    .. quello che succede davvero
    Non lo sapremo mai

    .. per me l’unica chiesa che illumina è quella che brucia.

    Spero di non aver perso il mio maestro.

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        1. non mi offendo di sicuro, semmai dovrei sentirmi lusingato.

          un incontro tra blogger rischia di essere una delusione, ma certamente può radicare un’amicizia.

          posso chiederLe di dov’è? può anche darmi la Sua mail che cancellerò subito, e poi me lo potrà dire privatamente.

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            1. bello non sono neppure io, intelligente mi dicevano, ma l’età logora anche l’intelligenza, simpatico pare neppure, molti mi odiano proprio, alcuni mi vogliono molto bene.

              provincia di Brescia, verso il lago di Garda settentrionale.

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                1. occorre fare attenzione alle illusioni da blog, ma conoscersi, anche senza eccessive aspettative, non farà male di sicuro…

                  al momento ho diversi impegni quotidiani che non mi consentono lunghe assenze dalla zona; o si aspetta l’occasione che mi porti anche a Milano, oppure?

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                  1. …​lavoro anch’io
                    alla prima occasione, nel senso : se si trova da queste parti me lo fa sapere
                    e se mi venisse voglia di fare un bagno al lago, farò lo stesso.. ( le illusioni lasciamole ai maghi)

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  2. … ​perché tante parole
    … per dire che sono cose che non La riguardano.
    non si tratta di giudicare
    … forse dovrebbe mettersi nei panni di chi subisce.

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    1. questo post ne segue moltissimi altri miei, scritti sul tema delle violenze dei preti, ma qui non affronto questo argomento, ma ne affronto un altro: è collegato a quello, ma non è quello, qui voglio parlare di come la Chiesa affronta la omosessualità nei preti, e non necessariamente degli abusi dei preti, dato che sono due questioni ben distinte.

      come potrei dire che sono cose che non mi riguardano, cioè non mi interessano, se me ne occupo tanto?

      e non faccio proprio fatica a mettermi retrospettivamente nei panni di un bambino che subisce attenzioni sessuali che per lui sono una violenza.

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  3. ….​troppo complicato per…​me
    ..​lo so non devo commentare per forza
    però, una cosa la devo dire..
    nessuno di è asessuato

    Pedofilia depravazione
    Addirittura, preti che nascondono, proteggono assassini
    cadaveri ritrovati proprio
    nelle chiese..
    Shit

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    1. ogni tanto pubblico questi post che sono una sfida sia alla pazienza del lettore per leggerli sia a quella dell’autore nello scriverli.

      io non sono sicuro che l’asessualità esista, ma trovo convincente l’idea se la si riscontra anche fra gli animali.

      naturalmente quando frequentavo l’università cinquant’anni fa si insegnava il contrario ed eravamo tutti freudiani nel dire che l’asessualità apparente era solo una forma di repressione sessuale, molto negativa.

      oggi non so bene che cosa pensare a riguardo, mi tengo il mio giudizio in sospeso, fino a che non me lo chiarirò, forse: ma non penso che sia neppure un obbligo avere un’idea precisa.

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