immigrazione: problema per chi? – 87

l’immigrazione è un problema?

ad essere schietti, lo è davvero soltanto per chi ci rimette la pelle nel tentarla.

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per gli altri no, schifiltosità e pregiudizi razzisti a parte: l’immigrazione è, in linea generale una risorsa e arricchisce il paese che la riceve tanto più quanto più l’immigrazione è qualificata.

l’Italia sta arricchendo il resto del mondo con i suoi 285.000 italiani in fuga nel solo 2018: un numero che ci riporta agli anni Cinquanta, un problema enorme, del quale non si parla, dato che chi se ne va toglie il disturbo e non si lascia vedere.

quanto agli immigrati in Italia, l’ultimo numero che ho trovato è di 83.000; non sono sicuro che sia esatto, comunque l’ordine di grandezza è questo, e basta osservare questa cifra per capire la reale portata del problema.

. . .

dunque, solo quanto ai saldi migratori, la popolazione in Italia è diminuita di 200.000 persone l’anno scorso.

e basta questo dato a rendere assolutamente ridicola l’accusa che gli immigrati portino via il lavoro agli italiani.

e ci si deve aggiungere il saldo demografico degli italiani residenti, pure negativo: 449.000 nascite contro 636.000 morti, una diminuzione di altre 187.000 persone.

ovviamente il calo della popolazione in un paese densamente abitato potrebbe anche non essere negativo in astratto: basta capire che, se la popolazione diminuisce, devono diminuire anche i consumi, cioè il famoso PIL.

occorre quindi uscire dal culto capitalistico dei consumi crescenti, del resto improponibile anche per mille altri aspetti.

altrimenti non resta che costringere chi resta a consumare di più, come oche all’ingrasso, oppure a spendere di più per consumare le stesse cose.

. . .

se invece vogliamo proporci anche soltanto di mantenere il paese in equilibrio, dovremmo accogliere ogni anno ben altro numero di immigrati: alcune centinaia di migliaia all’anno.

questo significherebbe avere una politica attiva della immigrazione (come l’ha avuta la Germania della Merkel), anziché una stupida e disumana politica del contrasto indifferenziato all’immigrazione.

questo significa riconoscere i movimenti migratori come un dato naturale della vita e della società umana: dopotutto siamo animali e non piante, non abbiamo le radici piantate nel terreno, anche se ai molti che ne parlano piacerebbe che fosse così, e del resto perfino le piante emigrano, anche se lo fanno con tempi più lunghi e attraverso le generazioni e non nel corso di una generazione sola.

questo significa trasformare le nostre ambasciate presenti nei paesi critici in centri attivi di gestione in loco dell’accoglienza, contrastando le mafie dell’immigrazione clandestina, organizzando corsi professionali e di lingua, chiarendo le regole del nostro vivere civile e la necessità di accettare alcuni valori nostri per integrarsi.

niente di tutto di questo si vede in Europa e nel mondo, le migrazioni restano convulse, disordinate pericolose, e forse queste proposte sono soltanto stupido illuminismo, non al passo col famoso spirito dei tempi…

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intanto un rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) esamina la situazione dell’emigrazione verso l’Europa, che peraltro non figura neppure tra le prime dieci principali correnti migratorie nel mondo attuale.

i dati si riferiscono al periodo tra aprile 2018 e oggi.

dall’anno scorso la politica europea verso l’immigrazione è passata alla tolleranza zero, in seguito ad un’onda totalmente irrazionale di razzismo costruita sapientemente negli anni attraverso l’azione coordinata di social network filo-nazisti come Facebook e campagne orchestrate di terrorismo islamista nei paesi europei.

è così perfettamente riuscita a livello mondiale l’operazione di indicare negli immigrati, irregolari o no, la causa dell’impoverimento relativo dei cittadini europei, dovuto invece alla progressiva concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi nuovi feudatari insaziabili, che si mantiene vivo un isterismo di massa che serve a proseguire indisturbati nelle due azioni parallele e coordinate di concentrazione della ricchezza e di distruzione dell’ambiente, la cui tutela ai nuovi plutocrati interessa men che meno, dato che ritengono di riuscire pur sempre a salvarsi dal disastro climatico che avanza veloce.

. . .

ma quali sono i risultati di questo inferocimento delle politiche migratorie in atto, con diverse varianti, comunque in tutti i paesi europei (e anche nel resto del mondo)?

lo studio Onu dice che sono praticamente nulle: le difficoltà per raggiungere la costa libica sono aumentate negli ultimi anni, ma i flussi di chi arriva in Libia si mantengano stabili.

I controlli alle frontiere nei paesi di transito, come il Chad e il Niger, sono sempre più frequenti e rigorosi, ma questo non ha comunque fatto desistere i migranti dal lasciare i propri villaggi. Oggi sono presenti in Libia circa 670 mila persone tra rifugiati e migranti, un dato in aumento se paragonato a quello dell’estate 2017, in cui erano circa 400 mila.

evidentemente risulta più difficile lasciare la Libia a chi ci è arrivato, ma “la situazione della sicurezza in Libia e le misure anti immigrazione adottate finora non hanno avuto un impatto sulla decisione dei rifugiati e dei migranti sul restare o abbandonare il paese”.

insomma il sostegno dell’Unione Europea alla Libia per ostacolare le partenze è aumentato, gli scontri tra le milizie delle varie tribù libiche continuano, ma la prospettiva di tornare nei rispettivi paesi di origine è presa in considerazione solo da una minoranza degli immigrati, che sanno adattarsi anche a situazioni molto difficili, fatte di scontri armati, e all’alto rischio di essere arrestati e rinchiusi in centri di detenzione. 

le parole di una donna nigeriana agli operatori dell’Onu sintetizzano molto bene il quadro: “Tutte le donne che conosco qui scappano dalla povertà, dalla fame, dai conflitti etnici nei loro paesi, scappano con i propri figli dalla morte. Non penso che queste condizioni siano cambiate nei loro paesi di origine e quindi le ragioni per cui i migranti continuano ad arrivare in Libia non cambieranno”.

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ma se i migranti continuano ad arrivare in Libia e per loro è più difficile partire, la Libia stessa si sta trasformando in un contenitore pronto ad esplodere: un luogo senza legge in cui è ancora possibile entrare, ma da cui nessuno sembra avere intenzione di uscire.

non dimentichiamo che il paese ha soltanto 6 milioni di abitanti, per capire che impatto può avere la presenza di un milione di profughi o giù di lì.

e chissà che l’Europa non si renda conto delle sue responsabilità nella destabilizzazione del paese perseguita da Francia e Inghilterra, per strappare il paese all’influenza italiana, con la complicità di Obama e l’ignava condiscendenza di Berlusconi e Lega a suo tempo.

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intanto il rischio di morire nel Mediterraneo per chi parte dalla Libia è raddoppiato, passando dal 2 per cento del 2017 al 4 per cento nel 2018.

questo significa che se questi 600.000 dovessero riuscire a partire, ci dovremmo aspettare nelle condizioni attuali, 24.000 morti annegati nel Mediterraneo.

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ma naturalmente l’inferno libico induce i migranti a cercare anche strade alternative, e questo lo spiega uno studio dall’Agenzia dell’Unione Europea per la gestione e il controllo delle frontiere esterne (Frontex), uscito in coincidenza con quello dell’ONU e che converge con questo nel prevedere che la situazione diventerà più critica nei prossimi mesi.

La rotta del Mediterraneo centrale è oggi la meno battuta da chi cerca di fuggire dall’Africa del nord: 23.485 migranti nel 2018, rispetto a 57.034 persone partite dal Marocco verso la penisola iberica, e a 56.561 che invece hanno sfruttato la rotta orientale dalla Turchia alla Grecia: meno di 140.000 persone in tutto, in una Unione Europea che al momento conta 508 milioni di abitanti: meno delle persone che servirebbero in Italia soltanto per mantenere l’attuale livello della popolazione per il puro bilancio demografico (- 187.000, come abbiamo visto sopra).

la pretesa dell’attuale governo italiano di avere fermato i flussi migratori (come se questo fosse un merito e non una solenne cazzata) non regge: il loro declino è iniziato un anno prima che il governo andasse al potere e nel 2018 la tendenza si è soltanto confermata.

diamo dunque meriti e demeriti anche a Minniti, perdio! sempre che anche lui, a sua volta, non sia stato soltanto espressione di qualche tendenza più generale.

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e per il resto aspettiamoci che il tappo della Libia esploda e con lui l’ottusa politica migratoria di questo governo.

 

 

 

 

 


3 risposte a "immigrazione: problema per chi? – 87"

  1. Provo una lettura sintetica sulle tendenze generali

    Il capitalismo occidentale è stretto alle corde negli anni 60 e 70 dalle lotte operaie, la quota profitti è in calo così come il potere assoluto di controllo in fabbrica.
    Si pensa alla produzione esternalizzata nei paesi a basso costo del lavoro e privi di diritti, si liberalizza preliminarmente la circolazione del capitale (Clinton) sfruttando la disponibilità politica cinese ed il crollo sovietico. Con l’acquisizione dei finti partiti di sinistra a sostegno della globalizzazione è quasi fatta; si sposta così con il loro assenso e con quello tacito dei sindacati una quota mostruosa del 15% del reddito dai salari ai profitti.
    Ma i salari diminuiti vogliono per essere imposti la concorrenza al ribasso, si apre all’immigrazione selvaggia ed incontrollata.
    La curva della disponibilità delle materie prime in calo, le conseguenti guerre imperiali, i cambiamenti climatici dovuti alla crescita abnorme dei consumi, l’aumento insostenibile della popolazione spingono milioni alla fuga nell’emigrazione.
    E’ fatta, il capitale liberato dai vincoli domina ed i popoli interni ed esterni all’occidente sono incastrati.
    Da un punto di vista sociale quando l’immigrazione supera determinati livelli in una situazione generalizzata di impoverimento è inevitabile che, giusti o sbagliati, sorgano rigetti, soprattutto in assenza di qualsiasi azione di programmazione ed integrazione; nascono ovunque partiti xenofobi che, con l’economia in recessione e salari bassissimi, portano a volere la chiusura delle frontiere.
    A questo punto, a risultati ottenuti, c’è l’unanimità politica con rare e minoritarie eccezioni.

    In tutto questo fenomeno la questione umanitaria in politica è pura finzione e le vittime sono marginali effetti collaterali dello sviluppo ipercapitalista.
    Come dire… il capitalismo genera impoverimento, morte e distruzione ambientale.

    Oppure vista da Marte lo sviluppo abnorme della specie porta ad un generale collassamento.

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    1. preferisco vedere le cose da Marte, in effetti.

      il capitalismo è pura bestiale biologia: ogni specie tende a moltiplicarsi, in assenza di vincoli, fino al suicidio programmato, che è un meccanismo già previsto e collocato entro ogni essere vivente.

      apoptosi cellulare di massa.

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