Il primo re: il primo film neo-fascista – 93

vado poco al cinema e ancor meno spesso parlo dei film che ho visto.

questa volta butto giù qualche riga furiosa su Il primo re, visto ierisera:

sarebbe la storia di Romolo e Remo, recitata in un presunto paleo-latino immaginario: un film ripugnante, che mi ha indignato; una messainguardia, se qualcuno vuole ascoltarmi.

. . .

fotografia: straordinaria, bellissima: il film ha un impatto visivo potente: merito del fotografo, non del regista, chiaramente.

commento musicale: trucido e ripetitivo, musica gonfia e bolsa di retorica.

attori: mai che si facessero non dico una doccia, per non essere antistorico, ma almeno almeno un bagnetto nel Tevere, eppure ce l’hanno sempre a portata di mano: ma sempre coperti di fango devono stare dall’inizio alla fine del film?

all’insegna del “maschio è sudicio”?

e per fortuna che non ha avuto successo l’esperimento di diffondere anche gli odori nel cinema, oltre alle immagini e ai suoni.

solo nel Rocky Horror Picture Show miticamente proiettato per vent’anni al Mexico di Milano pioveva anche in sala quando pioveva sullo schermo…

il paleo-latino, con i sottotitoli? poco rigoroso: il latino era una lingua vocalica quantitativa, cioè basata sulla lunghezza di pronuncia delle vocali: gli esperti che hanno preparato le battute pare che non lo sapessero…

approfondimento storico? nullo: la preistoria non è barbarie e pellicciotti anche d’estate…, dai: la gente viveva, lavorava, amava anche nell’età del bronzo e del ferro, non è vero che passavano il tempo a scannarsi fra loro: si sarebbero estinti nel giro di due generazioni.

comunque, voi, se andate a vedere il film aspettatevi di passare metà del tempo tra sbudellamenti e scannamenti a gogò, come in una qualunque americanata dei giorni nostri, solo che qui si sbudellano in costume, perché noi abbiamo una storia.

ma questa barbarie è più dei giorni nostri che del passato.

psicologia dei personaggi? da videogioco.

. . .

metteteci in più la falsificazione storica più grossolana: Roma, racconta Tito Livio, fu fondata da Romolo sulla base del diritto d’asilo, come città aperta a tutti coloro che fuggivano dalle città vicine:

Ab urbe condita I 8: Locum qui nunc saeptus descendentibus inter duos lucos est asilum aperit. Eo ex finitimis populi turba omnis, sine discrimine liber an servus esset, avida novarum reum perfugit.

[Romolo] aprì come asilo il luogo che ora, per chi vi discende, è rinchiuso fra due boschi. Lì confluì dai popoli vicini una grande massa, nel desiderio di cambiare la propria condizione, senza che si facesse differenza se erano liberi o schiavi.

e lo ricorda anche Giambattista Vico nel Capo 29 dei suoi Principi intorno ad una scienza nuova delle nazioni.

per non tornare più indietro ancora nel tempo, ad Evandro, che secondo il mito, aveva governato quei luoghi, profugus ex Peloponneso, profugo dal Peloponneso, fondandovi la città di Pallante su Palatino, e nonostante l’origine greca, si era alleato al troiano Enea quando vi era giunto, profugo a sua volta della guerra di Troia.

del resto le moderne indagini archeologiche hanno confermato nel 1937 le tracce di un insediamento greco nella zona, solo spostandone la data attorno alla metà dell’ottavo secolo, cioè all’epoca della mitica fondazione della città.

nel film, invece, Romolo, nella battuta quasi finale promette guerra a tutti coloro che la attaccheranno o che vi chiederanno asilo.

Ritrovamento_di_Romolo_e_Remo-1

. . .

e con questo credo che lo abbiate capito: che tutto questo trucidume, questo amore per la violenza, questa rozza visione della storia dove Remo diventa un tiranno democratico ed ateo, mentre Romolo è il fondatore di una comunità chiusa e bigotta nonché violenta, fa di questo film il manifesto di una nuova filmografia simil nazista di marca italica.

ma comunque Rovere non è la Riefenstahl, la grande regista hitleriana, tranquilli:

download

il film è molto noioso, ripetitivo e, passato l’interesse iniziale per la bellezza delle immagini, la lotta con l’abbiocco dura da vincere nonostante i sussulti degli squartamenti e delle budelle al vento.

 

 


19 risposte a "Il primo re: il primo film neo-fascista – 93"

    1. non ho visto “300”, anzi non ricordo neppure di averne sentito mai parlare: ero in Germania nel 2007. ho letto la voce relativa su wikipedia e direi che le affinità sono effettivamente forti, salvo che per il rapporto di “300” con un fumetto, che qui manca del tutto. ma il fumetto potrebbe venire adesso, se ce ne fosse bisogno…. 😉

      ho insegnato storia romana per tanti anni, ma l’origine interculturale della città di Roma (una specie di micro-America laziale dell’VIII secolo a.C.) me la ero dimenticata anche io e dico grazie comunque al film che me l’ha fatta recuperare.

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            1. certamente: diffido molto degli uomini che non sono disponibili a cambiare idea, anche se poi forse sono uno di questi, ;-), ma la mia rigidità riguarda soltanto i miei valori morali umani fondamentali.

              tuttavia devo avvisarti che la mia incompatibilità ha qualcosa di fisiologico in senso stretto: cioè non riesco proprio a gestire l’eccessiva complessità di elementi grafici tipici della maggior parte dei fumetti e la confusione che deriva dal dover decodificare assieme messaggi grafici e verbali; nel caso di raffigurazioni semplici e chiare, come quelle delle strisce dei Peanuts, per fare un esempio che non c’entra, mi ci trovo bene, anzi benissimo (questo per orientarti meglio nei consigli, eventualmente).

              aggiungi una notevole difficoltà psicologica mia a identificarmi con ogni forma di fantasy, anche letteraria o cinematografica: non sono mai riuscito ad andare oltre la prima pagina dell’Hobbit, ad esempio, pur avendo cercando di leggerlo varie volte.

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        1. nei licei all’insegnante di lettere e latino spetta la storia del biennio, quella del triennio va al docente di filosofia, ma credo che tu sappia queste cose, no? solo non ci avrai fatto caso. in letteratura greca mi sono laureato (ma con una tesi che era al confine con filosofia antica: papiro cinico del II secolo sui fachiri dell’India!!! – detti da loro gimnosofisti, sofisti nudi, e ne ho conosciuti alcuni di persona in uno dei miei viaggi! -e in filosofia antica avrei dovuto fare l’assistente alla Statale di Milano se non avessi lasciato cadere l’incarico per l’estremismo vuoi dei tempi vuoi dell’età, che però mi è rimasto addosso), e in greco mi sono anche abilitato, ma non l’ho mai potuto insegnare. mi sono riscattato gli ultimi due anni di lavoro nella scuola, facendo però il preside reggente anche del liceo classico, ahah.

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            1. un testo modernissimo: una finta lettera dei gimnosofisti ad Alessandro Magno di polemica contro la società dei consumi di allora e contro l’autorità imperiale, di cui lui, Alessandro, è una trasparente metafora, seguita dall’inizio di una finta lettera di Eraclito.

              le pseudo-lettere erano la moda letteraria del momento (vedi le finte lettere di san Paolo, dello stesso periodo, che vengono considerate autentiche dalla critica accademica italiana); un filosofo cinico dell’epoca, Peregrino Proteo,che era stato cristiano prima di aderire al cinismo, si bruciò vivo durante i giochi olimpici poco prima del 170 d.C., per protesta contro l’impero, e i filosofi cinici vaganti erano poco distinguibili dai primi predicatori del cristianesimo nascente, come risulta dall’opera di Luciano di Samosata.

              i cinici – cioè, traducendo in uno dei vari modi possibili, i figli di cane – erano i no global del mondo antico, sostenitori della riduzione dei consumi al nudo essenziale (letteralmente: Diogene, il fondatore del movimento, viveva nudo in una botte a Corinto, come è noto, e quando Alessandro Magno gli fece visita e gli disse di chiedergli tutto quello che voleva, gli rispose di levarsi da davanti perché gli stava togliendo il sole – e scusa se racconto cose troppo note).

              il progetto concordato allora per me come incarico era allora la prima edizione mondiale delle testimonianze su Diogene, che come Socrate non lasciò niente di scritto.

              Gadara, nella Decapoli grecizzante e al confine della Galilea, oggi nella Giordania nord-occidentale, fu un centro notevole di diffusione del pensiero cinico: vi era nato Menippo, attivoi nella prima metà del terzo secolo a.C., autore di libri di satira perduti, di cui dovresti sapere qualcosa, visto che ne derivarono per imitazione le Satire Menippee di Varrone, e Meleagro, altro autore di satire, oltre che poeta, vissuto tra la fine del secondo e la prima metà del primo secolo a.C.

              Gadara fu anche un centro di opposizione ad Erode il Grande e sede della cacciata e annegamento della “legione” dei porci ad opera di Jeshu, secondo quanto narra il vangelo secondo Matteo, ma respinse Jeshu; Marco e Luca, che ne deriva, collocano invece l’episodio a Gerasa, città tuttavia incompatibile con alcuni particolari della narrazione (troppo lontana dal Lago di Genesaret).

              ci sono studiosi che collegano Jeshu strettamente al cinismo; sarebbe stato una specie di filosofo cinico itinerante in ambiente ebraico, e il suo pensiero andrebbe collegato più a questa filosofia che alla religione ebraica: questa seconda interpretazione sarebbe stata una deformazione di alcuni suoi seguaci: tesi audace, ma utile a collocare meglio nel quadro storico del suo tempo gli insegnamenti che gli venivano attribuiti (anche se oramai sono convinto che la sua figura nasce dal collage narrativo tra diversi personaggi del tempo e non può essere identificata con un’unica persona realmente vissuta, come raccontato).

              in ogni caso primi cristiani e cinici apparivano quasi un fenomeno unico agli uomini del secondo secolo e certamente il modo di vita cinico influenzò il nascente ascetismo in ambiente cristiano.

              (non stuzzicarmi mai su questi argomenti: faccio fatica a trattenermi…).

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  1. Ah, ah, ma come ti e’ saltato in mente? Almeno fosse stato uno di quei bei peplum degli anni ’50!
    Ti consiglio, per rifarti il palato, Green Book. Non è in latino, e apparentemente parla di un mondo che non c’è più. Ma davvero non c’è più? 😉

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    1. be’, dai, almeno ho scritto un post di getto, era da parecchio che non mi capitava.

      in sala ho visto appunto il trailer di Green Book e mi ripromettevo di andarci e adesso poi che ha anche vinto l’Oscar: qui lo fanno fra due settimane.

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      1. Io non vado spesso al cinema, fino ad un paio di anni fa frequentavo un cinema gestito dall’Arci, vicino casa, ed al lunedì c’era una bella rassegna (c’è ancora) di film d’autore internazionali… a volte delle palle colossali… ma spesso tornavo a casa con qualche stereotipo in meno. Ricordo un film iraniano, Un divorzio mi pare si chiamasse… un divorzio chiesto da una donna! Allora, mi sono detto, non è proprio tutto come ce lo raccontano… adesso sono un po’ troppo impegnato, ed il lunedì rimango a casa, con Montalbano quando c’è…

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        1. ho trascorso dieci giorni a Tehran una decina d’anni fa, per lavoro. posso confermarti quel che tu hai dedotto dal film: viviamo tra stereotipi di propaganda inimmaginabili: le donne iraniane sono molto libere e ricordo ancora il mio stupore quando ad una cena di lavoro in un ristorante mi sono girato sentendomi osservato, ed era un transessuale. questo non significa che non ci sia un incredibile controllo sociale, io fui fermato dalla polizia per avere fotografato non intenzionalmente delle donne, mentre riprendevo una piazza, ma poi altre si facevano riprendere molto volentieri in primo piano…

          qualche resoconto qui: https://corpus0blog.wordpress.com/?s=Iran

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