Abruzzo, Sardegna: i paradossi non detti di un voto contro il governo (sì, leggete bene i risultati) – 97

allora su come stanno andando davvero le elezioni regionali 2019 devo dirvi l’amara verità, ma tanto la sapete già, no?

Abruzzo: centro-destra 48%, centro-sinistra 31%, 5Stelle 20%, parliamo dei votanti.

Sardegna: centro-destra 48%, centro-sinistra 33%, 5Stelle 11%, smpre in percentuali di voto.

due risultanti molto simili nella tendenza generale.

ma se siete di sinistra e vi state strappando i capelli o medicando le ferite dell’anima, ci sono qua io per aiutarvi a digerire il risultato, e il migliore digestivo, come è noto, è un amaro.

amaro come il mio post.

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chi si dispera perché ha vinto la destra sembra che si sia dimenticato che l’Italia è SEMPRE stata un paese di destra, e queste elezioni non fanno la differenza.

Prodi vinse le elezioni nel 1996 solo per il sistema elettorale, come Trump nel 2016, ma Berlusconi aveva preso più voti.

nel 2006 Prodi rivinse di  nuovo, più per sfiga sua e nostra che per fortuna, ma solo di 25.000 voti, il che permise al grande Bauscia di farneticare per anni di brogli e al giornalista Deaglio di brogli contrari; in ogni caso, in entrambi i casi, ci pensarono i suoi a fargli le scarpe.

quanto all’altro tentativo di governo di sinistra, andando a ritroso nel tempo, quello voluto da Moro nel 1978 con le grandi intese fra DC e PCI, ci pensarono gli americani a farlo rapire dalle Brigate Rosse il giorno stesso che il governo si presentava al Parlamento, dopo che Kissinger, il segretario di stato USA, gli aveva detto chiaramente che quel governo non si doveva fare e lo aveva esplicitamente minacciato;

quanto al primo centro-sinistra del 1963-64, ci aveva pensato il presidente della repubblica Segni a farlo rientrare nei ranghi con la minaccia di un colpo di stato dei carabinieri nel luglio del 1964.

e il governo Parri, espresso dalla Resistenza, non arrivò alla fine del 1945.

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la destra italiana è sempre stata al governo, salve queste piccole parentesi: di volta in volta democristiana, craxiana, berlusconiana, renzina, ed ora è salvina, perché anche loro si vergognano quando si accorgono di essere stati presi per il naso (per questo ai sondaggi mentono, per non arrossire), e quindi bisogna cambiargli l’uomo di riferimento ogni tanto, perché non ce la fanno più a votare quello vecchio.

ma alla destra italiana basta che il leader sia anti-comunista, poi votano chiunque e comunque chi gli passa, letteralmente, il convento, o anche no: basta la televisione ad orientarli.

quindi, chi si lamenta del voto 2019 non conosce la storia o non se la ricorda.

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secondo punto: quando ero giovane e mi occupavo attivamente di politica, si insegnava come valutare i risultati delle elezioni scientificamente: Celso Ghini si chiamava l’esperto, ben più serio dei manipolatori dei sondaggi di oggi.

e la prima regola era che le elezioni vanno valutate, per capirle davvero, per classi omogenee: regionali con regionali, politiche con politiche, ecc. ecc., perché la gente vota con criteri diversi in elezioni diverse, e i criteri si somigliano soltanto se il tipo delle elezioni è lo stesso.

la seconda regola è che, per capire che cosa succede davvero, non bisogna guardare le percentuali tra chi è andato a votare, ma sull’insieme del corpo elettorale.

proverò allora ad applicare quei vetusti insegnamenti, che vedo dimenticati, a queste elezioni, e adesso  vediamo che cosa succede.

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si deve partire dalla partecipazione al voto:

Abruzzo 53,1%, Sardegna 53,8%; di nuovo due risultati molto simili, anche se provengono da due storie diverse: vota poco più della metà degli aventi diritto e quasi metà degli italiani rifiutano di andare a votare alle regionali; o non gli interessano proprio oppure gli fa schifo votare per questo sistema politico.

in Abruzzo l’astensione è cresciuta dalle precedenti elezioni regionali dell’8,5%, ma nel 2014 le regionali furono tenute assieme alle europee, quindi votarono più persone.

in Sardegna, invece, la partecipazione al voto, di quasi il 54%, è stata leggermente più alta di cinque anni fa, ma solo un 1% in più.

ma allora dobbiamo riadattare la percentuale dei voti effettivamente raccolti dai partiti alla quota reale dei votanti.

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rispetto agli elettori, in Abruzzo per il centro-destra ha votato poco più di un quarto degli aventi diritto, e per la Lega, in particolare, il 14,6% degli elettori: uno su 7; ma anche se volete dimenticarvi degli astensionisti, siamo pur sempre ad un quarto soltanto dei votanti per Salvini.

nel 2014 per il centro- destra aveva votato effettivamente il 18% degli elettori, e la Lega non si era neppure presentata; dunque il centro-destra è cresciuto realmente del consenso di circa il 6,5% dei cittadini; invece il centro-sinistra ha perso l’8% dei voti.

evidentemente un travaso: i voti di destra che erano andati a Renzi cinque anni fa, sono tornati a casa oppure si sono astenuti.

i 5Stelle invece sono passati dal 13% dei voti reali al 10,7%: calo sì, ma non tracollo.

e le politiche? sono un’altra musica, ricordatevelo.

. . .

e in Sardegna? se paragoniamo regionali con regionali, i risultati sono ben diversi dalle geremiadi che sentiamo in giro.

nel 2014 il centro-sinistra aveva avuto il voto reale del 22% degli elettori e il centro-destra del 21% scarso e i 5Stelle non erano presenti;

nel 2019 il centro-sinistra ha avuto il voto del 18% dei votanti, cioè ha perso il 4% dei consensi; il centro-destra ha avuto il voto del 26% dei votanti, cioè è cresciuto del 5% circa:

il movimento dei voti è simile a quello abruzzese: sono elettori di destra che nel 2014 avevano votato per Renzi e sono tornati a casa;

interessante però è che in questo schieramento i voti per la Lega di Salvini sono il 6%: e non è un errore di stampa; dite pure l’11% se non volete tenere conto di chi si è astenuto; un flop mostruoso.

quanto ai 5Stelle han preso praticamente gli stessi voti di Salvini: il 6% dei voti reali e l’11% dei votanti.

insomma, l’adesione attiva dei sardi ai due partiti del governo giallo-verde-nero non supera il 12%, un sardo su otto, e meno di un quarto di quelli che vanno a votare.

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aggiungete il paradosso che in queste elezioni regionali gli schieramenti che si sono confrontati non sono direttamente quelli che governano: nelle due regioni ha vinto una destra che al governo non c’è.

Salvini dice di avere vinto, ma mente sapendo di mentire, mentre ripete che con la destra non ci torna.

insomma, queste elezioni sono state un voto contro il governo anche quando gli elettori hanno votato una destra che sta facendo l’opposizione assieme a quella che sta governando.

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insomma è da una analisi come questa, scusate la presunzione, che si vede il quadro reale degli orientamenti del paese, lontano da televisione, media e social frastornanti:

un italiano su due sta a guardare.

Lega e 5Stelle hanno il consenso attivo di circa un abruzzese su quattro, e di meno della metà dei votanti, se considerati da soli, in Abruzzo, e di un sardo su 8 e di meno del 25% dei votanti, in Sardegna.

mi potrete dire che il consenso per la sinistra è ancora più basso, e avete ragione, ed è calato, vero anche questo: ma rispetto al risultato di elezioni abbinate a quelle europee in cui, grazie all’astensionismo già allora, si ebbe il famoso 40% di Renzi: con un pieno di voti anche di destra, ora tornati a casa.

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dunque chi rappresenta quasi ogni giorno un’Italia fanatica di questo governo e del suo razzismo mente, e spesso mente semplicemente per la pagnotta.

non è vero! smettiamola di aiutare questo miserabile e sconclusionato governo con una opposizione fuori dalle righe.

600px_Giallo_Verde_e_Nero

gli italiani stanno già guardandosi attorno per cercare chi possa prendere il posto di questi guitti allo sbaraglio:

e sanno soltanto, in maggioranza, poveretti loro, che non dovrà essere un comunista…

per poterli fregare meglio.


11 risposte a "Abruzzo, Sardegna: i paradossi non detti di un voto contro il governo (sì, leggete bene i risultati) – 97"

    1. non criticarti troppo: noi sessantottini abbiamo delirato per anni sostenendo che l’Italia era il paese politicamente più avanzato d’Europa: forse era anche vero in parte, in un breve momento storico, nel senso che allora l’Europa era più a destra dell’Italia (e non si faceva fatica, con le dittature che c’erano in Spagna, Portogallo, Grecia… e i gollisti in Francia).

      ma poi l’Europa è scivolata più a sinistra mentre l’Italia ha fatto riemergere il suo fondo fascista con cui non ha mai fatto davvero i conti.

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  1. Grazie Mauro per la tua lettura dei dati alle regionali, precisa e ben motivata. Nulla di nuovo da parte degli italiani. La farsa partitica continuerà su tutti i fronti. Credo che saremo presto richiamati da Bruxelles perché, oltre alle farse, non si attua altro, neppure i pastrocchi messi in cantiere.
    Eppoi sarà un anno bellissimo, la pacchia è tutta nostra.
    Buona serata

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    1. buona serata a te; dopo averci aspettato per 25 anni l’Europa si riorganizza lasciandoci ai margini: neo-colonizzazione europea dell’Italia, come nel Cinquecento, e anche allora l’abbiamo voluta noi, ma in fondo il male minore per noi.

      il problema è che allora l’Italia era il leader della nuova Europa, oggi è soltanto una appendice inconcludente.

      grazie dei bei giudizi per questo post.

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    1. sono assolutamente convinto che Salvini sia un animale politico molto semplice, per non dire semplicistico o sempliciotto: segue l’onda dei suoi istinti, che per ora coincidono con quelli di una quota importante, ma non certo maggioritaria, degli italiani; non ha strategia ragionata, ci metto la mano sul fuoco.

      con questo non dico che non sia un politico a suo modo efficace: si può fare anche la politica degli istinti, ma gli istinti delle masse sono mutevoli e difficilmente una politica degli istinti può durare in modo coerente per molto tempo: quindi o Salvini diventa incoerente ed è in grado di cambiare anche i suoi istinti o dura poco…

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      1. Credo che sceglierà la prima ipotesi: da tempo gli italiani non sono più capaci di riconoscere la coerenza.

        Facevo quella domanda, comunque, perché non so fare a meno di chiedermi se Salvini crede DAVVERO di poter andare alle elezioni da solo, o se questa manfrina col centrodestra ha l’obiettivo di “riposizionarlo”, come leader dell’intera coalizione.

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        1. il segreto di tutto credo stia nel fatto che i sondaggi dicono che se Salvini torna con Berlusconi perde l’8% dei voti, quelli che sta risucchiando alla Lega.

          Salvini quindi al momento NON CREDE davvero di poter andare alle elezioni politiche né da solo né con la destra, ed è inchiodato dov’è.

          certo che il resto della destra è pronto a prenderselo come leader, non aspettano l’altro, ma gli elettori non sono molto convinti.

          bisognerà vedere come si riposizionerà alle europee, che oramai sono le elezioni che contano di più: se uscirà una commissione europea popolari + sovranisti, voglio vederlo a riposizionarsi nello stesso gruppo di governo con la Merkel: ci sarà da divertirsi.

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