un criminale di nome Guaidò – 96

sembra avviarsi al fallimento la sceneggiata dei falsi aiuti umanitari in Venezuela, che dovevano servire da apripista all’infiltrazione di truppe speciali americane in una delle più sbugiardate operazioni di intelligence della storia.

chi contava su una rapida dissoluzione del regime di Maduro deve fare i conti con la prevedibile conseguenza che proprio questo tipo di intervento lo ha invece rafforzato, costringendo a schierarsi dalla sua parte anche forze critiche (pensate che capita perfino a me, che non c’entro niente); ma lo scontro  sta assumendo tutti i caratteri di una lotta per l’indipendenza del Venezuela.

non ci sono diserzioni significative tra i militari, Guaidò ha abbandonato il paese (segno evidente della sua debolezza), una parte importante della popolazione resta dalla parte del presidente, nonostante le durissime difficoltà economiche, e quegli stessi che le hanno provocate ora si coprono di ridicolo con l’invio di aiuti talmente umanitari da dover essere distribuiti da soldati stranieri armati, che intendono attaccare il governo legittimamente eletto.

bastasse il boicottaggio di una parte dell’opposizione a rendere nulle delle elezioni, sottolineo che anche nelle ultime elezioni del Senegal di pochi giorni fa uno dei partiti di opposizione ha boicottato il voto: non risultano al momento giacimenti petroliferi in quel paese, ma se ce ne fossero e il presidente eletto volesse considerarle una risorsa nazionale da impiegare per la lotta alla povertà, la CIA lo tenga presente…

. . .

così chi ha scatenato l’aggressione al Venezuela prima con l’embargo e lo strangolamento economico, poi col boicottaggio delle elezioni, comunque svoltesi, e infine col sostegno al golpista Guaidò, ora si trova nel momento delle decisioni difficili, visto che l’azione svolta sinora non ha ottenuto i risultati sperati.

alzare il livello dello scontro? imbastire qualche classica provocazione per passare alla guerra aperta? invadere il Venezuela con un pretesto?

sono tra i sostenitori del tentato colpo di stato, in questo momento, gli Stati Uniti, l’Unione Europea ed alcuni paesi sud-americani (non tutti): quelli del cosiddetto gruppo di Lima; tutti gli altri paesi del mondo riconoscono come legittimo il governo di Maduro; il Vaticano di Bergoglio si mantiene neutrale, come – saggiamente – il governo italiano (ci fossero al governo i demokrat saremmo dalla parte di Trump).

ma il golpe è evidentemente fallito, perché o riesce subito oppure non è più golpe, evidentemente e diventa qualcos’altro: 

e nelle consultazioni in corso tra i nemici di Maduro, tutti i paesi del Sud America, e a sorpresa in particolare il Brasile del fascista Bolsonaro, sono contrari ad un intervento militare: probabilmente si rendono conto che una guerra civile rischia di allargarsi all’intera America Latina; e con loro, a sconsigliare l’intervento, sta anche l’Unione Europea; solo gli Stati Uniti non hanno ancora preso posizione e si dichiarano pronti a qualunque opzione, ma comunque tergiversano.

e adesso chi sta soffiando sul fuoco? chi sollecita l’inizio della guerra civile? perché di questo si tratta…

il golpista Guaidò, in nome della libertà e, incredibile a dirsi, della “stabilità” del continente.

. . .

questo piccolo mediocre personaggio criminale, che intanto si è personalmente messo in salvo, sogna di rientrare in Venezuela sostenuto dalle baionette colombiane o yankee.

questo dice da solo la sua miseria morale e politica e il prevedibile fallimento dell’intera operazione: vi sembra possibile che milizie straniere portino al potere un uomo livido e mediocre, in fuga, e pronto a precipitare il suo paese in una guerra sanguinosa e incerta pur di diventare il capo del governo per conto d’altri?

sarò il solito illuso, ma a me pare di no.

bolivar-guaido

 


5 risposte a "un criminale di nome Guaidò – 96"

  1. La UE mi sembra abbia frenato parecchio, dopo essere intervenuta improvvidamente sostenendo gli “ultimatum”, tra cui quello della Spagna, con un governo agonizzante: con che faccia…
    sono convinto anch’io che se al governo fossero stati i democratici si sarebbero schierati, come a suo tempo con la Libia (sospinti da Napolitano) e la Siria: ad ulteriore riprova che da quelle parti le idee sono poche e confuse, e dico purtroppo perché non è che dalle altre parti stiano meglio.
    Guaidò rischia di perdere la faccia, la “spallata” si è dimostrata una scorreggina, la diserzione di massa non c’è stata ed i vicini, visto che l’esercito non ha defezionato, e visto che in casa propria non è che siano tutte rose e fiori, hanno ritenuto più opportuno per il momento di starsene “schisci”… ma la capacità di “persuasione” degli Usa è forte… c’è ancora da aspettarsi di tutto, secondo me.

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    1. c’è un grosso problema di democrazia in Europa, peggio che per l’Ungheria e la Polonia, segnate a dito, e si chiama Spagna, ma è la corda in casa dell’impiccato: 25 anni di carcere che si profilano per i dissidenti catalani per avere organizzato il referendum sull’indipendenza? in Venezuela cose simili non si sono mai viste e, fino a prova contraria, lì perfino i golpisti veri hanno libertà di movimento e di relativa azione politica; per chi vuol vedere…

      sui Democratici italiani, mi hanno colpito come una staffilata le urla di Martina contro Maduro, forse perché stupidamente ero tentato di dargli un poco di credito.

      nessun paragone è possibile di Maduro con Gheddafi, che fece bombardare dall’aviazione le città della Cirenaica in rivolta, legittimando in qualche modo l’intervento, peraltro approvato dall’Onu.

      la decisione che tocca agli americani è se cominciare a destabilizzare l’intera America Latina come hanno fatto col Medio Oriente: un gioco molto più pericoloso, perché le popolazioni coinvolte sono ancora più numerose del mondo arabo, e la partita si svolge molto vicina a casa, e con una parte della popolazione USA di origine latina così numerosa che si avvia ad essere addirittura la maggioranza.

      insomma la geopolitica dice chiaramente di non farlo, ma è anche vero che di geopolitica i governi americani sono ignorantissimi: gli manca proprio lo spessore culturale per capire il radicamento storico delle diverse identità nazionali, loro che non ne hanno davvero una…

      Piace a 1 persona

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