fascisti di sinistra. bortoblog 12: 25 febbraio – 3 marzo 2019 – 98

non conta dire adesso distintamente chi considero un fascista di sinistra nel blog: persone vicinissime alle mie analisi su molte questioni essenziali, ma che si discostano da me per due aspetti centrali:

il primo è la chiusura umana, il sentore di egoismo, la preoccupazione limitata al destino del proprio benessere.

il secondo è il disprezzo della storia recente, a volte direi perfino inconsapevole e nato dalla mancanza di conoscenze storiche, e quindi da una visione senza spessore:

fascista di sinistra è chi ripropone in qualunque forma il sovranismo, dimenticando che la lotta degli oppressi è nata ed è stata internazionale, fondata su una solidarietà umana universale; che il rifiuto dei sovranismi nazionali è inseparabile dal rifiuto delle guerre a che a loro inevitabilmente si collegano; che l’integrazione europea, per quanto male possa essere gestita e realizzata, è il frutto migliore della rinascita democratica seguita alla seconda guerra mondiale.

noi non siamo soli e abbiamo un passato di cui andare orgogliosi, le nostre idee sono cresciute nei secoli e li hanno attraversati, nutrite delle lacrime e del sangue provocati dai nazionalismi del passato.

il fascista di sinistra si agita, dice, per il popolo, ma il suo popolo è senza storia, così come la sua proposta politica.

ma vale la pena di discutere con i fascisti di sinistra?

. . .

ma ecco, al solito in questa serie di bortoblog, i miei dialoghi su altri blog di questa settimana, ma non con i moderni fascisti di sinistra: il post verrà aggiornato fino a domenica prossima.

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https://zariele.wordpress.com/2019/03/02/scherzi-dellabitudine-limiti-della-memoria-e-quotidiana-assenza/#comment-240
bortocal15 marzo 2, 2019 alle 9:28 am
manca solo una cosa a questo bellissimo post: la data. quando lo hai scritto?
per quel che vale, io invece – nella tua generazione – ho sempre sentito non tanto il rischio della guerra, ma la guerra stessa, ben presente e viva: fra quante guerre siamo passati in questi sessant’anni? da quella di Suez, a quella del Vietnam, a quella dei sei giorni, e poi l’Afghanistan, l’Iraq, la Serbia, la seconda guerra del Golfo, tutte quelle di Israele, e oggi ancora le guerre non finite della Libia, della Siria, la guerra taciuto dello Yemen, quella che alcuni vorrebbero e preparano del Venezuela…
nessuna è mai diventata guerra globale, è vero: ma quante volte la guerra globale l’abbiamo sfiorata per semplice errore.
e la corsa agli armamenti? le bombe atomiche nell’atmosfera? la gara degli anni Cinquanta e Sessanta a chi faceva scoppiare la bomba nucleare più potente? la disputa sui missili?
e io ricordo bene perfino la piccola guerra terrorista locale nel nostro Sued Tirol dove vivevo e i sacchetti di sabbia alle finestre della casa di mio padre ufficiale dove abitavamo: forse è questo che ha fatto per me personalmente la differenza rispetto al resto della mia generazione? i colpi sentiti sparare di notte fuori da quelle finestre chiuse e sbarrate…

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https://suprasaturalanx.wordpress.com/2019/02/27/considerazioni-paradossali/

bortocal15   February 27, 2019 at 7:04 pm
pezzo di filosofia pura, meraviglioso (mi vergogno a dirlo, perché i complimenti esagerati sono un poco osceni): in particolare il punto 2.
forse dovrei cercare di riprendermi prima di procedere, ma credo di avere un’idea del paradosso un poco diversa dalla tua: tu identifichi il paradosso col controsenso, ma io ho l’impressione che siano invece due concetti diversi.
e vedo che anche la cara sherazade, che recita sempre la parte di quella che non ci arriva, la pensa esattamente alla stessa maniera.
per me il paradosso si costituisce non in se stesso, come lo hai descritto tu, ma nel rapporto con la realtà: il paradosso non è illogico, è perfettamente logico, anzi: è la realtà che lo definisce paradossale, perché il vero paradosso è la realtà che rifiuta di riconoscersi tale e dunque cerca di espellere il pensiero che la smaschera definendolo paradosso o contro senso.
come forse sai anche io amo i paradossi al punto tale da cercare di scovarne alcuni e di metterli per iscritto: da una decina d’anni lo faccio anche nel blog: https://corpus15.wordpress.com/borforismi-in-itinere/
è lì che ho messo a punto la mia idea del paradosso.
5. sappilo: hai parafrasato uno dei più celebri “racconti” di Borges.
il paradosso di Borges va al cuore della contraddizione che cogli anche tu: OGNI rappresentazione è una falsificazione. il che in pratica ci dice che ogni forma di pensiero è parziale e dunque esposta all’errore, e con questo siamo già nel cuore di Popper.
ma questo non è affatto un controsenso: è la verità della parzialità del pensiero, e per questo lo si considera un paradosso: perché si rifiuta di accettarlo.

gaberricci February 27, 2019 at 10:55 pm
(Mi sembrava di ricordare un racconto di Borges su quell’argomento, ma non ero sicuro ed ho voluto mettere le mani avanti).

gaberricci February 27, 2019 at 10:54 pm
Avrei voluto inserire un chiarimento sul fatto che so che quelli che chiamo paradossi sono, piuttosto, antinomie: ma mi avrebbe rovinato il finale :-).

bortocal15 February 28, 2019 at 10:22 am
che cosa non si fa per non rovinare una bella battuta!

sherazade February 28, 2019 at 2:52 pm
Grazie Bortocal per aver fatto per avermi fatto da gost writer.
sherabientot

bortocal15 February 28, 2019 at 5:32 pm
🙂 figurati: da giovane l’ho anche fatto davvero il ghostwriter, per un deputato…. 😉
farlo per te è soltanto un piacere, ahah.

sherazade February 28, 2019 at 7:25 pm
… anche io per un parlamentare ex presidente… da lui ho tentato di imparare ” l’arte” della sintesi.
Saluti

gaberricci February 28, 2019 at 8:12 pm
Ecco perché non ho mai fatto il ghost writer (cosa che mi piacerebbe).

sherazade February 28, 2019 at 8:47 pm
nn ho capito il tuo ‘ecco perché’

gaberricci February 28, 2019 at 8:57 pm
Perché, come abbiamo detto più volte, non ho il dono della sintesi.

sherazade February 28, 2019 at 9:20 pm
manno’ tu fai come ti senti e ti riesce benissimo io ‘questiono’ con te benevolmente e spero a te arrivi tale.

bortocal15 March 1, 2019 at 7:33 am
ma vuoi mettere lavorare per Ingrao invece che per un oscuro deputato socialista di provincia?
neppure io, come gaber, ho avuto quello che chiamano il dono della sintesi, ma oltre certi limiti diventa un difetto.
ricordo un anno di esami di maturità a Trieste con una profe di italiano bravissima che aveva lavorato sulla sintesi con gli allievi per un triennio, e le avevano fatto fare perfino una trasmissione su RAI 3, tanto era brava: temi di italiano di tre mezze colonne scritte larghe: un disastro argomentativo.
sulla sintesi lavorano molto nella scuola francese: il mandato, ad esempio, è di scrivere in 600 parole: sarei stato bocciato, assieme a gaber, però.
eppure mi pare di ricordare che Ingrao non fosse particolarmente sintetico.
non parliamo poi dei mostri storici del movimento operaio…
oso una generalizzazione, confermata dai fatti recenti: la troppa sintesi è di destra.
– e nota bene il paradosso: che nel dirlo sono stato molto sintetico, alla fine; basta cancellare tutte le chiacchiere inutili di sopra e anche il mio commento diventa un tweet).
che effetto farebbe il mio commento se avessi scritto soltanto: la troppa sintesi è di destra?
non sarebbe un commento dal tono e anche dal contenuto vagamente fascista?

sherazade March 1, 2019 at 9:06 am
Concordo con quanto hai detto, un conto è l’espressività di chi imparando deve dimostrare le proprie conoscenze, altro conto è partire dal presupposto che certa sintesi soprattutto in politica deve fornire messaggi chiari facilmente estrapolabili.
Il mio ingrato compito ingraiano era di estrapolare e connettere i concetti chiave in interventi, che comunque diventavano lunghi per le questioni trattate.
Tornando a noi e soprattutto all’amico Gaber che sinceramente mi piace, in questo spazio scritto che ognuno di noi gestisce è giusto che si utilizzi e si sperimenti il proprio metodo di scrittura.
Altra cosa però è la comunicazione e tu lo sai.
Taglio e chiudo causa carenza tempo ed in effetti il tempo a torto o a ragione in questo spazio è marginale e subalterno a incombenze di vario genere e spesso pressanti.
sheramentresi fa una certa

bortocal15 March 1, 2019 at 2:06 pm
cara shera, siamo entrati in una discussione sulla comunicazione che rischia di travolgerci: ma alla fine penso che chi sa argomentare debba farlo ogni volta che è necessario, tanto coloro che non arrivano a reggere l’argomentazione, difficilmente li raggiungi comunque con un messaggio ragionato.

gaberricci March 1, 2019 at 8:26 am
Ora che ci penso la sinistra non ha sfornato molti grandi aforisti.
Ad ogni modo, non avrei voluto fare il ghost writer per dei politici, ma tipo per qualche scrittore “popolare” di successo. Ammetto che uno dei miei sogni è scrivere uno di quei libracci da stazione stampati sulla carta igienica :-).

gaberricci March 1, 2019 at 8:26 am
Ma probabilmente nessuno comprerebbe un Harmony spesso quanto la Bibbia.

bortocal15 March 1, 2019 at 1:51 pm
veramente mi pare che appartengono all’area culturale democratica i principali autori di paradossi critici, almeno nella storia letteraria: da Karl Kraus, considerato in assoluto il maestro del genere, a Oscar Wilde e Mark Twain.
quindi non mi pare che a sinistra non ci siano aforisti, ma piuttosto che la sinistra politica sia molto ingessata e non gradisca il fiorire dei paradossi, anzi consideri il paradosso una forma di pensiero minore e di scarso rilievo.
faccio più fatica a trovare degli autori di paradossi a destra: il pensiero paradossale mi pare per sua natura incompatibile col pensiero di destra: a destra il paradosso degenera volentieri nella semplice barzelletta, usata come arma contro gli avversari politici.

gaberricci March 2, 2019 at 11:57 am
Mmm, in effetti forse paradosso ed aforisma sono più propri di quel pensiero liberale e cosmopolita, e meno della tradizione che posso chiamare per semplicità “socialista”; il che tutto sommato è anche sensato, visto che tape tradizione pretendeva di essere analitica e “scientifica”.
P.S.: uno dei motivi per cui mi chiamo Gaber Ricci (oltre a quelli tricologici 🙂) è perché Google Translate mi disse che in italiano Kraus significa, appunto, ricci.

bortocal15 March 2, 2019 at 12:46 pm
utile la riflessione sulla distinzione fra sinistra liberale e sinistra “scientifica”: e di nuovo anche qui si apre un abisso di riflessioni problematiche dal quale mi ritraggo.
sorprendente e anche piacevole la rivelazione che Ricci non è il tuo cognome vero, ma ha una ascendenza cripticamente tedesca… 😉

. . .

RussiaGate

bortocal15 27 febbraio 2019 alle 16:41
completamente d’accordo con te!
audizione pubblica!
campane a morto per Trump…

. . .

Popolo disperso

corpus05, 26 febbraio 2019 at 8:44 pm
in contemporanea, praticamente, e dunque senza rischi di plagio, abbiamo fatto una analisi sostanzialmente identica del voto.
questo mi conforta molto, anzi moltissimo, perché la mia – ma ora posso dire: la nostra – lettura è talmente stridente col coro della propaganda che ci appesta che avere trovato un’altra voce lucida e onesta che fa la stessa analisi mi conforta a pensare di non essere uscito io di senno.
un caro saluto, Raimondo.

corpus05, 26 febbraio 2019 at 8:54 pm
commento scritto prima di vedere il link al mio post, che hai aggiunto all’ultimo momento…
(per la cronaca, il post lo avevo già scritto ieri sui risultati provvisori, e oggi ho dovuto solo aggiornare le percentuali… 😉 )

corpus05, 26 febbraio 2019 at 8:54 pm
uffa, troppa fretta di chiudere ho avuto. devo aggiungere un grazie per la citazione e parole di apprezzamento per il tuo post, che ho trovato più ispirato del mio e che apre prospettive di riflessione più ampie; ma l’erba del vicino è sempre più verde…, ops, anzi: meno giallo-verde 🙂


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