la crisi climatica mondiale del populismo – 158

in Italia gli scontri ripetuti tra gialli e verdi nel governo hanno tutta l’aria delle solite baruffe dei burattini per raccogliere più voti possibili alle europee: facile vincere a man bassa se reciti assieme la parte del governo e dell’opposizione, sia quella di destra alla sinistra, sia quella della sinistra alla destra.

ma, come a volte succede i fatti possono prendere la mano alle intenzioni, e dunque ci potrebbe essere l’azzardo di una caduta del governo.

in questo caso, a qualcuno forse conviene piuttosto farle prima che dopo, le elezioni…

seguirebbero nuove elezioni politiche per portare al potere Salvini, la nuova tigre di carta appoggiata da mesi da tutta la classe dirigente di questo paese.

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ma, sicuri poi di vincerle davvero?

un governo Salvini sarebbe un azzardo grave; e se si apre la crisi, io vedo molto più probabile il tentativo di un governo tecnico di unità nazionale antipopulista, alla fine…

ma lasciate che la crisi economica avanzi ancora un po’: e allora perfino frettolose elezioni per incoronare il Capitone sarebbero un tale salto nel buio da essere seguite rapidamente da nuovi sconquassi nel potere.

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dunque l’ipotesi più probabile resta quella di un gioco delle parti, con due partiti fermamente alleati che giocano a radicalizzarsi a destra e a sinistra per fare l’en plein più ampio possibile dei voti alle europee, ma giocando pur sempre in coppia attorno al 50% dei VOTANTI a quelle elezioni, che saranno abbastanza pochi e non garantiscono il pieno successo alle politiche, dove gli elettori sono un po’ più numerosi.

del resto, il peso di queste elezioni europee è grandemente sopravvalutato, visto che il loro risultato è già scritto: un ulteriore spostamento a destra del prossimo parlamento, ma non in una misura tale da portare i populisti al governo dell’Unione Europea: per farlo dovrebbero governare col Partito Popolare Europeo, ma questo rischia di implodere, se lo facesse.

del resto, populisti per chi, in Europa? per i nemici dell’Europa?

e allearsi con un populismo già in crisi nel mondo?

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il populismo nel mondo ha molti padri: Trump, Putin, Erdogan, la brexit, le giubbe gialle in Francia, per non parlare di Brasile, India e perfino, in qualche modo, del nuovo nazionalismo cinese, e qualche padrino minore, come Orbàn.

nessuno, nessuno di questi se la sta passando molto bene; solo qualcuno un po’ meno peggio, qua e là.

ma la crisi mondiale del populismo è già evidente:

la brexit inapplicabile che copre di ridicolo e travolge i populisti inglesi che l’hanno voluta,

le giubbe gialle francesi, che dovevano essere il nuovo Sessantotto della destra mondiale sono un flop mai visto e danneggeranno alle europee soprattutto la Le Pen,

la perdita di consensi di Erdogan alle elezioni di ieri,

i movimenti di protesta popolare in Ungheria contro Orbàn e gli effetti della sua politica di chiusura dell’immigrazione, che si sono tradotti in una legge per rendere obbligatori straordinari che verranno pagati fra tre anni,

l’elezione di una presidente europeista in Slovacchia,

la crisi del populismo induista di Modi in India, che va pure verso elezioni molto difficili.

ma, soprattutto, i problemi economici e politici di Trump, che per il momento ha ricevuto una provvisoria boccata d’aria dalla pubblicazione parziale del rapporto che non ha trovato prove di un suo accordo organico con la Russia per condizionare le elezioni che lo hanno portato al potere, ma ha lasciato aperte altre questioni, come quella dell’ostruzione alla giustizia, ed è naturale chiedersi che interesse potesse avere Trump a ostacolare, eventualmente, chi indagava su di lui, se non avesse avuto qualcosa da nascondere.

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ho già scritto in tempi non sospetti che anche il destino del populismo italiano, come di quello nel resto del mondo, è legato a Trump.

e Trump sta affondando proprio nei punti cruciali del suo programma: il mese scorso dal confine del Messico sono entrati negli USA 100.000 migranti irregolari.

100.000 in un mese! avete letto bene: con un presidente che ha vinto le elezioni promettendo di stroncare l’immigrazione illegale.

tanto è vero che Trump sta pensando di chiudere del tutto la frontiera: mossa inefficace per arginare l’immigrazione illegale, che certamente non passa dalle dogane, ma pesantissima dal punto di vista economico, visto che bloccherebbe il commercio col Messico.

ma forse Trump ha bisogno di un alibi di questo tipo, visto che la sua politica economica non sta dando affatto i frutti sperati, e nello stesso tempo ingigantisce il debito pubblico americano, fino a far sembrare gli USA la vecchia URSS alla vigilia del crollo.

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sì, la crisi mondiale che avanza è troppo grave perché il populismo stesso possa arginarla.

la catastrofe  climatica è in atto, ovunque nel mondo, e ci vuole ben altro che il populismo per arginarla.

lasciate pure che i populisti neghino il riscaldamento globale e pompino in tutti i modi un modello suicida di sprechi consumistici a base di debiti: le migrazioni determinate dal collasso climatico di intere regioni sono destinate a moltiplicarsi.

hanno scommesso sulla fine del mondo inevitabile, ma un poco più in là; gli servirà a ben poco, comunque: in questi giorni in Alaska le temperature sono 20 gradi più alte del solito…

la fine del mondo è già qui, invece; questo non fermerà la loro crisi e aprirà le porte a un futuro ancora più incerto.

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fortunata l’Europa che ha almeno un mare intero fra sé e il Sud del mondo…

 

 


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