un decreto senza famiglia – 162

il Ministro dell’Interno ha disposto che d’ora in poi tutti coloro che legalmente sono figli delle coppie omosessuali non potranno avere i documenti, dato che per averli occorrerà dichiarare di avere un padre e una madre.

in fondo a questo post chi vuole può leggere il Decreto.

vedrà che esso è stato sottoscritto anche dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e da quello delle Finanze.

come la Bongiorno e Tria abbiano potuto mettere la sua firma sotto un simile obbrobrio giuridico non mi è chiaro.

come il Presidente della Repubblica lo abbia convalidato, neppure.

. . .

il Ministro dell’Interno si è riferito al decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, «Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali», che palesemente attribuisce a lui (con l’accordo degli altri due ministeri appena visti) una competenza meramente tecnica sulle modalità di realizzazione della carta di identità elettronica e non certo una competenza sui diritti dei cittadini, che NON POSSONO essere alterati attraverso un semplice decreto ministeriale.

il ministro deve soltanto definire le caratteristiche tecniche, le modalita’ di produzione, di emissione, di rilascio della carta d’identita’ elettronica, nonche’ di tenuta del relativo archivio informatizzato, come dice la norma.

e deve farlo dopo avere sentito l’Agenzia per l’Italia digitale, il Garante per la protezione dei dati personali e la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, che tutti hanno detto no al suo decreto: parere non vincolante, ma vorrà pur dire qualcosa.

. . .

siamo di fronte ad un arbitrio totale, degno di un signore feudale e non di una moderna democrazia fondata sullo stato di diritto. 

sono norme che non sopravviveranno un momento alle contestazioni in Tribunale o al giudizio della Corte Costituzionale; ma vengono emanate adesso, come se non ci fosse un domani, e soltanto per carpire qualche voto in più alle elezioni fine del mondo del mese prossimo…

. . .

prima del 2014 i bambini che si trovavano in questa situazione risultavano all’anagrafe figli di un solo genitore, quello biologico, qualunque cosa questo voglia dire esattamente in tempi di enorme sviluppo delle tecniche procreative più varie e, verrebbe da dire, più creative.

oggi con questo decreto che dovrebbe soltanto stabilire come è fatta la carta di identità elettronica, i bambini che non sono figli di una famiglia definita naturale non hanno diritto a una famiglia, ma al massimo a un genitore soltanto: ad una madre oppure a un padre, ma non a due genitori, se sono dello stesso sesso.

22060004710

torneremo a quella situazione, allora?

no, di certo: ci penseranno i tribunali, in pratica, ma con aggravio di costi e di disagio per i malcapitati che non rientrano nelle grazie del Capitone.

il quale non perde occasione di dimostrare quanto sia inadeguato a qualunque ruolo ministeriale e di preparare la sua caduta, che oramai appare imminente.

. . .

approfondisco:

Legge 19 febbraio 2004, n. 40 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”
ART. 8. (Stato giuridico del nato).
1. I nati a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime ai sensi dell’articolo 6.

ma il ricorso a tali tecniche in Italia è consentito solamente a coppie di persone di sesso diverso.

ART. 5. (Requisiti soggettivi).
1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

e l’Italia è paese profondamente cattolico, cioè ipocrita, e stabilisce anche che:

ART. 4. (Accesso alle tecniche).
[…] 3. È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

non è vietato, perché nessuno potrebbe farlo, tradire il coniuge e mettere al mondo dei figli con qualcun altro e il figlio sarà considerato del coniuge legale fino a prova contraria, e ci sono perfino casi in cui questo avviene consensualmente nella coppia sposata, ma è vietato ricorrere all’inseminazione artificiale con un donatore, ad esempio, o alla fecondazione di un’altra donna.

. . .

tuttavia non in tutti i paesi del mondo vigono leggi così morbosamente attente al comportamento sessuale della coppia e altrove si ammette una libertà maggiore; ed ecco dunque che vivono in Italia alcune centinaia di bambini nati da coppie omosessuali che sono andate all’estero per metterli al mondo.

giusti o sbagliati che siano questi comportamenti e la nostra legge, rimane il fatto che questi bambini ESISTONO, piaccia la cosa, oppure no.

per inciso, va anche ricordato che la Corte Costituzionale fin dal 2010 ha rivolto al Parlamento un monito rafforzato a individuare “nell’esercizio della sua piena discrezionalità”, “le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni omossessuali” e che con la legge Cirinnà del 2016 il parlamento ha legiferato sulle unioni civili, e in questo quadro anche sulle unioni omosessuali; ha anche escluso che nel quadro di queste unioni si possa procedere all’adozione e nulla infine ha detto su situazioni di fatto come quelle di cui ci stiamo occupando.

conferma anche a posteriori del mio giudizio su una legge fatta male:  https://corpus15.wordpress.com/?s=Cirinn%C3%A0

. . .

ed ecco il decreto per gli amanti del farsi male che vorranno leggerselo.

Il MINISTRO DELL’INTERNO
di concerto con
IL MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
e con
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Visto l’art. 3 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, recante «Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza» ed il relativo regolamento di esecuzione di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635;
Vista la legge 24 dicembre 1954, n. 1228, recante «Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, recante «Approvazione del nuovo regolamento anagrafico popolazione residente»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, recante «Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’art. 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127»;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante «Codice per la protezione dei dati personali», come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, recante «Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del
regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE
(regolamento generale sulla protezione dei dati)»;
Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante «Codice dell’amministrazione digitale»;
Visto l’art. 10, comma 3, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante «Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali» convertito, con modificazioni, dalla legge del 6 agosto 2015, n. 125 che prevede che l’emissione della carta d’identita’ elettronica e’
riservata al Ministero dell’interno che vi provvede nel rispetto delle norme di sicurezza in materia di carte valori, di documenti di sicurezza della Repubblica e degli standard internazionali di sicurezza;
Visto il medesimo comma 3 dell’art. 10 che stabilisce che con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e il Ministro
dell’economia e delle finanze, sentita l’Agenzia per l’Italia digitale, il Garante per la protezione dei dati personali e la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, siano definite le caratteristiche tecniche, le modalita’ di produzione, di emissione,
di rilascio della carta d’identita’ elettronica, nonche’ di tenuta del relativo archivio informatizzato;
Visto il decreto del Ministro dell’interno 23 dicembre 2015, recante «Modalita’ tecniche di emissione della Carta d’identita’ elettronica», emanato in attuazione del citato comma 3 dell’art. 10 del decreto-legge n. 78, del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125, del 2015;
Ritenuto di dover modificare il citato decreto ministeriale al fine di adeguarlo alla normativa dello stato civile, in particolare per quanto attiene alla qualificazione dei soggetti legittimati a presentare agli ufficiali d’anagrafe la richiesta di emissione del
documento elettronico in favore di minori di eta’, in un contesto di complessiva coerenza nell’esercizio delle funzioni statali delegate;
Sentita l’Agenzia per l’Italia digitale che si e’ espressa con nota n. 15882, del 12 ottobre 2018;
Sentito il Garante per la protezione dei dati personali che si e’ espresso con parere n. 276, del 31 ottobre 2018;
Sentita la Conferenza Stato-citta’ e autonomie locali nella seduta del 15 novembre 2018;
Decreta:
Art. 1
Modifiche al decreto del Ministro dell’interno in data 23 dicembre 2015
1. Al decreto del Ministro dell’interno in data 23 dicembre 2015 sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’art. 4:
1) nel primo periodo, le parole «(o dai genitori o tutori in caso di minore)» sono sostituite dalle seguenti: «(o dal padre o dalla madre, disgiuntamente, o dai tutori, in caso di minore)»;
2) al comma 2, le parole «(o i genitori o i tutori in caso di minori)» sono sostituite dalle seguenti: «(o il padre o la madre, disgiuntamente, o i tutori in caso di minore);
3) dopo il comma 3 e’ inserito il seguente:
«3-bis. La richiesta di CIE valida per l’espatrio per il minore e’ presentata dal padre e dalla madre congiuntamente»;

b) nell’Allegato A, alla seconda pagina:
1) la parola «GENITORI» e’ sostituita dalle seguenti: «MADRE E PADRE»;
2) le parole «COGNOME E NOME DEI GENITORI» sono sostituite dalle seguenti: «COGNOME E NOME DEL PADRE E DELLA MADRE»;
3) la parola «PARENTS» e’ sostituita dalle seguenti: «FATHER AND MOTHER’S»
c) nell’Allegato B,
1) al paragrafo 4.1:
1.1) al primo comma, le parole «(o i genitori o i tutori in caso di minori)» sono sostituite dalle seguenti: «(o il padre o la madre, disgiuntamente, o i tutori, in caso di minore)»;
1.2) al terzo comma le parole «(o i genitori o i tutori in caso di minori)» sono sostituite dalle seguenti: «(o il padre o la madre, disgiuntamente, o i tutori, in caso di minore)»;
1.3) dopo l’ultimo capoverso e’ inserito il seguente: «La richiesta di CIE valida per l’espatrio per il minore e’ presentata dal padre e dalla madre congiuntamente, o dai tutori.»;
2) al paragrafo 4.4.3, il primo comma e’ sostituito dal seguente:
«L’emissione della CIE valida per l’espatrio per il minore e’ autorizzata in presenza delle condizioni di cui al comma 3-bis dell’art. 4 del presente decreto.».
Il presente decreto entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 31 gennaio 2019
Il Ministro dell’interno   Salvini
Il Ministro per la pubblica amministrazione   Bongiorno
Il Ministro dell’economia e delle finanze   Tria


Una risposta a "un decreto senza famiglia – 162"

  1. Scuoto la testa, non ho letto il decreto integrale, ho letto il resto dell’articolo e mi sono risparmiata la parte comma e paragrafi. I nomi dei ministri Tria e Bongiorno che lo hanno sottoscritto e il presidente Mattarella che lo ha convalidato.
    Non capisco perché sono fuori dai brutti “giochi”di potere
    Resta il fatto che questi bambini esistono e non è una questione di piacere ma di diritto e di dovere dello stato
    Resta il fatto che anche questo passerà attraverso il Potere giudiziario.
    Il nostro Paese si arrampica sugli specchi

    La Chiesa che non è affatto Pietra miliare vivente ma potere burocrate, tempio intoccabile di tanti sepolcri imbiancati oltre l’eden sfila gente di potere falsa razzista ed ignorante che decreta l’antidemocrazia.
    Serpeggia odore acre di barbarie reazionaria.
    Una società senza un buon “Padre” e con gente che pretende di imporre a tutti la propria morale. Gli ayatollah li abbiamo anche noi.
    Grazie Mauro buona notte

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