evviva il maltempo! la COLDIRETTI e il suicidio climatico – 163

il mio post di oggi – chi l’avrebbe mai detto? – me lo scrive la Coldiretti, cioè la Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti, fondata nel 1944 come sindacato di piccoli imprenditori agricoli, e diventata uno dei pilastri del potere democristiano, come principale associazione agricola italiana.

l’effetto serra, evidente, incalzante, fa anche di questi miracoli: che Bortocal ripubblichi, pieno di consenso, l’ultimo articolo preso dal loro sito: https://www.coldiretti.it/economia/maltempo-salva-le-semine-deficit-idrico-del-73

voi, abitanti delle città distratte ve ne accorgete appena, ma chi vive coltivando sente queste cose ogni giorno di persona.

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Il maltempo salva le semine dopo deficit idrico del 73%

L’arrivo del maltempo salva le semine primaverili a rischio dopo un mese di marzo che ha fatto registrare il record negativo del 73% di precipitazioni in meno in Piemonte, ma la situazione è grave per la siccità nelle campagne di tutto il centro nord.
[…] Sulla base dei dati dell’Arpa in occasione dell’avviso di condizioni meteorologiche avverse emesso dalla protezione civile per il maltempo che porta di nuovo la neve sulle Alpi […] il mese di marzo, straordinariamente caldo e siccitoso, ha aggravato la situazione di grave deficit idrico dell’Italia, dove durante l’inverno sono mancati ben 15 miliardi di metri cubi di acqua […] sui dati Meteoexpert.
Lungo la penisola l’area maggiormente penalizzata dalla mancanza di acqua è il Nord-Ovest per l’anomalia climatica di quest’anno [che] ha lasciato senza neve le montagne ed a secco invasi, fiumi, laghi e compromesso le riserve nei terreni necessarie per le semine primaverili di granoturco, soia, girasole, barbabietole, riso, pomodoro; ma a preoccupare sono anche gli ortaggi e le piante da frutto fiorite in anticipo per le alte temperature.
Se da un lato infatti il “bel tempo” ha permesso agli agricoltori di fare le lavorazioni per preparare il terreno alla semina in modo ottimale, non si può dire la stessa cosa per la germinazione dei semi, che può avvenire solo se in presenza di buona umidità del terreno.
In queste condizioni il maltempo è manna per gli agricoltori, ma per essere di sollievo la pioggia deve durare a lungo, cadere in maniera costante e non troppo intensa, mentre i forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente provocano danni.
In particolare a preoccupare è la grandine, l’evento più temuti dagli agricoltori in questo momento perché i chicchi si abbattono sulle verdure e sui frutteti in fiore e spogliano le piante compromettendo la produzione successiva.
Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia, dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi, con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

climate_suffering_climate_change

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un articolo delle Scienze di questo mese osserva, come punto fermo oramai, che la politica mondiale di contrasto al riscaldamento globale è consistita sinora nella PROMESSA (neppure mantenuta) di RIDURRE le emissioni di C02 e di altri gas serra, ma che questo è assolutamente insufficiente.

sono (quasi) contento: è quel che predico anche io da qualche anno: l’accordo di Parigi sul clima è una presa in giro per tenerci buoni; i cambiamenti climatici sono oramai irreversibili e fuori controllo; molti dei criminali politici al governo lo sanno benissimo, ma non gliene importa niente, sono interessati soltanto al loro personale successo attuale e confondono le masse con una propaganda irresponsabile per garantirselo.

sono concetti troppo semplici, vero?

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in altre parole, la riduzione delle emissioni non basta, perfino senza tenere conto che si sono dei criminali al potere che la sabotano, ponendo le premesse per l’estinzione della specie umana: sì, chiamiamo le cose col loro nome, dobbiamo avere questo coraggio!

occorre individuare una o più strategie per ESTRARRE dall’atmosfera almeno in parte la CO2 in eccesso.

Le Scienze fa una rassegna dei metodi che si profilano e un calcolo della quantità che dobbiamo estrarre per invertire il riscaldamento in atto, ma anche dei costi astronomici che questo comporta.

non è il momento di riassumere qui tutto questo: diciamo pure che l’alternativa è impoverirsi, cambiare tenore di vita, investire massicciamente almeno nella riforestazione – che alla fine è il metodo più semplice che abbiamo a disposizione (anche se da solo non basta più) – oppure continuare a vivere come stiamo facendo e UCCIDERE i nostri discendenti, ma come si dice: lontani dagli occhi, lontani dal cuore.

e c’è chi preferisce di smettere di farli, i figli, pur di non rinunciare al SUV.

convincerli non sarà facile, costringerli nemmeno: il suicidio climatico resta la prospettiva più RAGIONEVOLE in termini di previsioni…

. . .

del resto, il riscaldamento globale sta anche provocando un aumento dei suicidi individuali: altro fenomeno non detto.

le cause sono dirette e indirette; tra i suicidi del primo tipo mettiamo nel conto i 60.000 piccoli agricoltori indiani che si sono suicidati negli ultimi tempi perché la siccità ha ucciso i loro campi.

quanto dobbiamo aspettare perché la siccità uccida i campi anche dei piccoli coltivatori diretti d’Italia che ancora sopravvivono?

e lo lasceremo fare senza tentare neppure di reagire?


6 risposte a "evviva il maltempo! la COLDIRETTI e il suicidio climatico – 163"

  1. L’orchestra suona mentre il Titanic affonda… per fortuna i tempi del pianeta non sono i nostri. Dovremmo eliminare i combustibili fossili, ma finché ci sarà una goccia di petrolio non lo faremo. Aspirare co2 dall’atmosfera e magari pomparla su Marte è un’ottima soluzione, che ci consentirebbe di continuare a farci i cacchi nostri in eterno.
    Epidemia di suicidi, dici? Si, ma di poveracci, perché chi ha i soldi se ne impippa anche del riscaldamento globale, ha i condizionatori, costruisce le case più in alto… ma sai che ti dico: siamo 7 miliardi, tra poco saremo 9, una bella sfoltita non fa male.
    E verso i giovani mi sento di un po’ responsabile, ma che si muovano loro dato che noi siamo delle pippe: che prendano i bastoni e ce li scassino in testa…

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    1. ciao, concordo.

      solo una precisazione: i giovani si stanno muovendo in ampia parte del mondo; la Germania, ad esempio, è attraversata da una serie inedita per lei di scioperi studenteschi; i nostri media ignorano naturalmente questa mobilitazione mondiale, non sia mai che qualche idea bacata entri nella testa anche delle nostre nuove generazioni che SEMBRANO le uniche assenti dalle iniziative dei millennial.

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      1. Questo è interessante, e mi rendo conto di sottovalutare queste manifestazioni anch’io…
        da noi TUTTI i dibattiti sono asfittici, ci guardiamo solo l’ombelico…
        quello che volevo dire forse un pò confusamente l’altra volta è che anche questi argomenti, universali all’apparenza, dovranno essere affrontati in ottica di lotta di classe, perché si tratta ancora di lotta dei ricchi contro i poveri… l’ecologia si salda con la giustizia sociale, da sola non va da nessuna parte…
        e purtroppo in questa ottica noi “di qua” , cioè quelli che di più hanno contribuito al disastro, anche se con le migliori intenzioni siamo dalla parte sbagliata…
        in questo senso DEVONO bastonarci, prendere le distanze ma anche rendersi conto che le abitudini ed i comportamenti devono cambiare se vogliono essere coerenti… altrimenti è protesta fine a se stessa, fino alla maturità o alla vita “reale”…
        mi dispiace un pò dire queste cose perché penso siano un pò amare, ma difficilmente chi è parte del problema riesce a risolverlo…

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        1. sì, sono d’accordo, anche se poi l’idea della lotta di classe mi sembra abbastanza superata da una lotta molto meno ideologica e sempre più antica: quella per una sopravvivenza dignitosa.

          dove le vedi, del resto, le classi, oggi? anche per Marx la classe era prima di tutto un fatto di coscienza, ed è ben difficile che si senta classe il gruppo disperso e manipolato dei disoccupati, che dipenderanno del resto dalle elargizioni dello stato, come al tempo dei circenses dell’antica Roma.

          la vera sinistra avrebbe dovuto fare una battaglia per il SALARIO di cittadinanza, contro il REDDITO di cittadinanza: ma mi rendo conto io stesso di essere oramai fuori del mondo nel dirlo.

          quanto al rapporto con i giovani, spesso da nonni ci si riesce meglio che da genitori? non so: ho perso i contatti, oramai, con le nuove generazioni…

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  2. Condivisibile in pieno l’analisi della Coldiretti (meglio tardi che mai anche se obbligata),
    Ma ancora una volta la preoccupazione deriva dai mancati introiti e non da scelta di minino buon senso verso il futuro del pianeta.
    Metà (!!!!) della fertile (ex?) pianura padana è coltivata a mais, produzione destinata ai bovini da latte e da carne e non all’alimentazione umana (SPQR) quando importiamo percentuali altissime del fabbisogno alimentare da produzioni estere non controllate; ormai è più che noto che la produzione di carne è tra i principali fattori di consumo d’acqua e di inquinamento per Co2.
    Senza parlare degli allevamenti di maiali che inquinano le falde acquifere, senza parlare dei pesticidi e dei fertilizzanti chimici che …
    Alzare allarmi quando ormai il fuoco ti scotta le chiappe è inevitabile ma c’è da chiedersi perché l’hai appiccato…

    Detto questo, visto che ormai non c’è più soluzione, diciamo che la causa che fa mantenere la testa infilata nella sabbia è il capitalismo vorace; ormai il sistema dei consumi senza fine viaggia indipendente e senza correzioni sociali possibili vista la sudditanza dei politici di ogni colore.
    Una volta si parlava di rivoluzione, ora con le masse comprate dagli agi a basso prezzo il termine è stato tolto dal dizionario del possibile.
    Solo la decrescita incontrollata e sanguinosa toccherà ai nostri figli e nipoti persi nello smartphone, uno più uno fa ancora due.

    1527
    DI LINFA E DI NUVOLE

    Già da piccolo godevo delle foglie
    sia verdi lucenti che secche di trasparenza,

    seguivo con gli occhi e col dito
    le infinite vie delle vene convogliare al picciolo,

    annusavo l’odore vivo del legno,
    nelle assi resinose e nella corteccia spezzata,

    stupivo del mistero della gemma
    che guardavo aprirsi fino a farsi vanto di fronda.

    Ora vivo romito
    tra i boschi più alti.

    Dalle radici, salgo di ramo in ramo,
    su, su per i tronchi fino alla cima a catturare luce e speranza.

    Il fitto verde mi illude lontano
    dal brulicare a terra degli scarti mortali.

    Quassù mi nutro di linfa e respiro nuvole
    nell’inutile attesa di scorgere indizi di albe nuove.

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    1. condivisibile tutto dell’analisi, dalla Coldiretti al resto.

      con un unico dissenso, da parte mia: parlare di capitalismo come causa del suicidio climatico non ha più senso: l’analisi del capitalismo occidentale fatta da Marx si rivela come la critica geniale di un particolare percorso verso lo sviluppo senza limiti; ma da quando un percorso sostanzialmente simile viene fatto da un sistema socio-economico differente, prodotto di una cultura molto differente come quella cinese, secondo me vengono in luce le radici meramente biologiche di questo comportamento autodistruttivo, semplice variante locale del suicidio dei conigli, che brucano tutta l’erba di un’isola delle Canarie e poi muoiono tutti di fame: del resto suicidi climatici su scala più ridotta precedono di gran lunga la nascita del capitalismo, come nei famosi esempi di Petra o Rapa Nui.

      chiamarlo capitalismo non basta più: illude a pensare che si tratti di una escrescenza cattiva che possiamo estirpare quando vogliamo, mentre in realtà è qualcosa di profondamente insito nella nostra stessa natura di animali.

      questo rende l’analisi ben più pessimista sulle prospettive, in accordo peraltro con gli accenti finali della tua poesia.

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