flat tax, non flatus vocis – 169

flat in inglese vuol dire piatto, non ci piove.  

e la flat tax, la tassa piatta, è nel Contratto di governo sottoscritto da lui e da Di Maio l’anno scorso: anche questo è certo.

quindi ha ragione Salvini quando pretende che adesso sia realizzata dal governo? sì.

e quando apre la sua campagna elettorale per le europee dicendo che “è unica e non prevede progressività”? “L’idea rivoluzionaria della flat tax è che è piatta, unica e uguale. Non esiste la flat tax progressiva”.

no, qui il discorso è più complesso, e Salvini ha firmato il contratto senza leggerlo, e non lo ha letto neppure nei dieci mesi passati da quando lo ha firmato: che la flat tax vada applicata in modo da garantire la progressività dell’imposta sta scritto proprio lì.

sarà anche un flatus vocis, ma questo hanno scritto:
Il concetto chiave è “flat tax”, ovvero una riforma fiscale caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse – al plurale!!! ?? –, con un sistema di deduzioni per garantire la progressività dell’imposta, in armonia con i principi costituzionali.
In particolare, il nuovo regime fiscale si caratterizza come segue: due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie; per le famiglie è prevista una deduzione fissa di 3.000,00 euro sulla base del reddito familiare.
La finalità è quella di non arrecare alcun svantaggio – ortografia a parte! – alle classi a basso reddito, per le quali resta confermato il principio della “no tax area”, nonché in generale di non arrecare alcun trattamento fiscale penalizzante rispetto all’attuale regime fiscale. Una maggiore equità fiscale, dunque, a favore di tutti i contribuenti: famiglie e imprese.
Gli effetti che ne conseguono sono: maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile tassabile, grazie anche al recupero dell’elusione, dell’evasione e del fenomeno del mancato pagamento delle imposte.

. . .

se la flat tax del Contratto non prevedesse progressività, come pretende Salvini, sarebbe anticostituzionale e il presidente della repubblica non potrebbe firmarla (sempre che…) e, se la firmasse, la Corte Costituzionale dovrebbe successivamente annullarla (sempre che…).

in base all’Art. 53 della Costituzione:
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

ma se la tassazione è piatta, cioè uguale per tutti, come può contemporaneamente essere progressiva, cioè far pagare più tasse a chi guadagna di più, come vuole la Costituzione?

. . .

non a caso la flat tax è la bandiera della destra da sempre e si risolve in un colossale vantaggio per i più ricchi, dato che oggi le loro aliquote sono più alte di quelle che avrebbero con la flat tax.

le aliquote fiscali oggi in Italia sono 5:
sui primi 15.000 euro lordi guadagnati l’anno si paga il 23%; da 15.001 a 28.000 il 27%; da 28.001 a 55.000 il 38%; da 55.001 a 75.000 il 41%; oltre, il 43%.

dal 1983, anno in cui fu introdotta, la storia dell’IRPEF è quella di una progressiva riduzione delle aliquote per i redditi più alti: l’aliquota massima, che era del 65% nel 1983 per i redditi superiori a 500.000 lire annue, nel 1986 fu portata al 62% per i redditi superiori a 600 milioni di lire annue, nel 1989 al 50% per i redditi superiori a 300 milioni di lire annue, e nel 1990 superiori a 318.300.000 lire, a 337.700 nel 1991, poi al 51% per i redditi superiori a 300.000.000 nel 1992; nel 1998 l’aliquota più alta divenne quella del 45,5% per i redditi superiori a 135.000.000 lire annue, e quell’anno le aliquote, che in origine erano state 32 ed erano state poi via ridotte, furono definite in 5 livelli; nel 2001 l’aliquota venne portata al 45%, con arrotondamento a 70.000 euro nel 2003; nel 2005 l’aliquota massima divenne del 43% per redditi superiori a 100.000 euro e riduzione delle aliquote a 4 e nel 2008 il reddito sottoposto a questa imposta divenne quello superiore a 75.000 euro; nel 2010 le aliquote tornarono ad essere 5; da allora non ci sono state più modifiche.

Berlusconi per ultimo impersonò questa tendenza; quindi non meraviglia che si intenda procedere lungo questa strada, portandola addirittura al 20% o al 15%, da contratto: meraviglia piuttosto la portata dei cambiamenti previsti, e più ancora che si dica di volere mantenere il principio della progressività dell’imposta.

come? la progressività sarebbe conservata per la presenza di due aliquote, del 15% e del 20%, e poi con un fumoso accenno ad un sistema di deduzioni.

. . .

a Salvini risponde Di Maio secondo il copione che prevede lo scambio delle parti per fare l’en plein dei voti: il primo difende i ricchi (a parole), il secondo il ceto medio (a parole):
“La flat tax si deve fare e deve entrare nel Def, ne sarò il garante, ma deve aiutare le famiglie, il ceto medio, non i ricchi”.

sotto il ceto medio, nella strana matematica giallo-verde-nera, non deve esserci nessuno, visto che nessuno si preoccupa degli ultimi.

il miracolo di abbassare le tasse sui ricchi, ma anche sul ceto medio, è molto facile nel Campo dei Miracoli del Gatto e della Volpe: basta abbassarle a tutti.

ce la faranno i nostri eroi? sarà tutta la vedere la quadratura del circolo applicando una formula fatta di parole: sì, il flatus vocis.

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. . .

naturalmente il trucco starebbe nella parolina magica deduzioni: toccherà a loro garantire la progressività di una tassa piatta, molto piatta, su sue soli livelli molto vicini fra loro, ma no, anzi, su uno solo, come vuole Salvini…

e fare rientrare dalla finestra, per alcuni, i soldi che usciranno dalla porta, per altri: resta da vedere chi.

ma quali deduzioni verranno davvero toccate? se le parole non sono fumo negli occhi, si dovrebbe pensare che siano quelle che vanno a favore dei privilegiati; qualcuno parla di una revoca degli 80 euro di infausta renziana memoria; e in questo caso applaudirei; già che ci sono, potevano anche cancellare quota 100, per dire, e la flat tax sarebbe subito fatta.

ma, se questi baluardi del nuovo stato assistenziale neo-democristiano non si toccano, allora tasseranno di più i consumi lasciando entrare in azione le clausole di salvaguardia, come vorrebbe il ministro delle Finanze?

potrebbe essere una buona idea, a mio modesto parere, ma non se ne parla nemmeno, dice Salvini, che per ora promette tutto a tutti come se la botte non avesse un fondo e la moglie non fosse già ubriaca.

sarà tutta da vedere, questa bella partita contro la realtà.

per ora sembra che verrà tutto messo a debito, tanto anche l’Unione Europea adesso è rassegnata.

. . .

onestà intellettuale da parte mia vuole che a questo punto dica qualcosa su quello che è avvenuto negli ultimi anni in Portogallo, qui ad opera di un governo basato sull’alleanza tra il partito socialista, liberale in economia, e la sinistra radicale, comunisti e verdi: quella che non si è realizzata l’anno scorso da noi e che neppure ora si profila, grazie ai vari Renzi e Calenda.

in Portogallo la manovra economica per l’anno 2016 segnava un punto di rottura rispetto alla linea dell’austerità seguita dal precedente Governo di centro-destra col taglio agli stipendi pubblici e la sovrattassa sui redditi delle persone fisiche, e andava contro le richieste dell’Unione Europea:

quelle misure erano abrogate, si reintroducevano alcuni giorni di festa nazionale e la tredicesima e gli scatti d’anzianità per i dipendenti pubblici, oltre al reddito di inserimento sociale destinato alle fasce più deboli della popolazione, si diminuiva dal 23% al 13% l’IVA sui ristoranti, la si portava al 13% per molti prodotti alimentari, si aumentava il salario minimo, prima a 530 euro e poi a 580, si riducevano le imposte per le imprese al 21%; però si riduceva anche  la spesa pubblica per i consumi intermedi e si aumentavano le tasse sui prodotti petroliferi. 

si prevedeva dunque sia l’aumento della spesa corrente che la riduzione delle imposte e lo spread passò da circa 200 di fine 2015 a circa 350 alla metà del 2016; però la ricetta, al momento, almeno, ha funzionato: le spese sono state inferiori di 0,5 punti di Pil rispetto a quanto programmato (in sostanza il taglio alle spese pubbliche improduttive c’è stato davvero), le entrate dello 0,1 superiori e i risultati positivi sono proseguiti anche l’anno successivo: il minore gettito da imposte dirette è compensato dall’aumento di gettito da imposte indirette e contribuzione sociale e anche lo spread si è abbassato a 120 punti.

tutto positivo, dunque? non proprio, il debito pubblico resta ancora altissimo e tutto questo è avvenuto a prezzo di una forte riduzione degli investimenti, e grazie al traino particolare assicurato dal settore turistico: il che rende tutto sommato fragile, ma non meno reale, questa ripresa: che è fondata anche su un particolare ritardo globale passato dell’economia portoghese, che sta conoscendo ora il suo sviluppo, e non è un’economia, invece, matura come la nostra.

l’esperienza portoghese, dunque, non è così facilmente esportabile come potrebbero far credere i venditori di formulette magiche; e tuttavia dà da pensare.

. . .

l’economia è una strana bestia probabilistica e non dà ricette fisse: chi le spaccia è un ciarlatano; inoltre il mondo intero si è abituato a vivere a debito come se non ci fosse un domani, e forse un domani non c’è davvero, e per questo è sempre meno importante che ci sia qualcuno davvero in grado di restituirli questi debiti…


6 risposte a "flat tax, non flatus vocis – 169"

  1. Aggiungo come chiosa che, proprio per la sua natura probabilistica, non esiste la decisione “corretta” in economia: ogni decisione economica è una decisione politica.

    E mi e ti faccio anche una domanda: ma questi signori sono davvero sicuri che, abbassando in maniera così drastica le tasse, magicamente i contribuenti inizieranno a pagarle? In un paese in cui l’idea prevalente pare essere quella che pagare le tasse, quali che esse siano, sia un’ingiustizia, ed in cui vale ancora la convinzione che il meglio che un politico possa proporre, in termini di finanza, sia “Meno tasse per tutti”?

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    1. completamente d’accordo sulla prima osservazione, alla quale si ancorano le mie considerazioni finali: non esistono ricette che possano essere meccanicamente trasferite da un paese all’altro, proprio per la natura meramente probabilistica dell’economia, il fenomeno che meglio assomiglia alle previsioni del tempo, con alcune costanti generiche sicuramente valide, ma una variabilità climatica locale difficilmente prevedibile – come, ad esempio, la nevicata a Roma del 5 agosto nel quarto secolo, il “miracolo” al quale fu dedicata la basilica di Santa Maria Maggiore.

      questa premessa rende soltanto retorica la tua domanda successiva: no, non abbiamo alcuna certezza che l’abbassamento delle tasse induca in Italia a pagarle i moltissimi disonesti e anche i diversi onesti per tutto il resto che appena possono le evadono.

      ne abbiamo una controprova certa: i numerosi condoni edilizi o fiscali, a prezzi totalmente stracciati che sono un insulto a chi ne ha pagate la misura fissata, ben più alta: nonostante queste opportunità ripetute, il numero degli abusi non sanati resta altissimo, per il semplice motivo che tra una tassa bassa e nessuna tassa resta sempre conveniente la seconda scelta.

      anzi, siamo arrivati, con questo governo, a ricostruire a spese pubbliche gli immobili abusivi distrutti da un terremoto

      l’unico modo di indurre (forse) qualcuno in più a pagarle sarebbe una politica molto dura, che preveda il carcere anche per quote di evasione più basse dell’attuale (magari in proporzione al reddito più che in cifra assoluta), la perdita per periodi di tempo altrettanto proporzionati dei diritti politici per l’evasore, assieme all’obbligo di pagarsi di tasca propria sanità, istruzione e gli altri servizi sociali che le tasse garantiscono ad una comunità che l’evasore ha tradito, e la confisca delle proprietà su cui si sono evase le tasse.

      stiamo parlando di fantasie, ovviamente: misure simili potrebbero essere imposte soltanto da una dittatura odiosa ed antipopolare, in questo paese, dove l’evasione è quasi la più alta d’Europa (ci supera soltanto la Grecia, ma se consideriamo soltanto il Mezzogiorno, noi la battiamo di sicuro) e tra le più alte del mondo.

      cambiare questa mentalità è altrettanto difficile.

      certo, questo governo se credesse davvero a quel che dice, dovrebbe abbinare alla riduzione così drastica delle tasse – ma soltanto per i ceti più bassi! – misure del tipo di quelle appena dette, se non proprio quelle.

      visto che si parla di oltre 100 miliardi di evasione l’anno, sarebbe possibile trovare un punto di equilibrio ragionevole e non dissestante delle finanze statali fra riduzione dell’evasione e nuovi introiti e riduzione delle imposte: anzi, la cosa potrebbe perfino essere formalizzata nella legge, con percentuali variabili in base ai risultati e conguagli successivi.

      sarebbe un’occasione unica per farlo, e forse potrebbe dare qualche maggiore probabilità all’obiettivo di vedere una riduzione dell’evasione di massa.

      non succederà: ricordo che fine hanno fatto i voucher per il lavoro occasionale, modestissima ma efficace misura circoscritta per regolamentare l’inevitabile lavoro occasionale: travolti dal sindacato – dalla sinistra! – che ha fatto la sua battaglia a favore del lavoro nero totalmente deregolamentato e l’ha facilmente vinta solo minacciando un referendum che avrebbe sicuramente stravinto, e nessuno si sogna di riproporli.

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    1. cara marta, l’art. 47 della Costituzione è superato. sta ancora scritto: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme.

      ma si deve leggere: La Repubblica incoraggia e tutela il debito in tutte le sue forme.

      abbiamo costruito un’economia mondiale del debito illimitato per distruggere meglio il pianeta…

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