ritorno in Portogallo [Portugal 2.1] – bortoblog 18 – 173

domani ritorno in Portogallo, dopo il primo viaggio l’anno scorso, spinto dal solito regalo di compleanno dei miei figli: un bonus di 100 euro per volare con la Ryanair.

è ancora quello del 2018, e sarebbe curioso raccontare come me lo sono giocato.

ma, temendo di annoiare con peripezie informatiche che alla fine sono soltanto mie, metterò questo resoconto un poco surreale alla fine di questo post, dopo  avere riportato anche qui i miei commenti sui blog altrui degli ultimi giorni e, immagino, fino al mio ritorno. 

intanto prometto che quest’anno ce la metterò tutta per pubblicare numerose foto e più resoconti di quanto non abbia fatto nel 2018, visto che uno strano guasto alla scheda su cui avevo salvato le mie foto ha quasi completamente azzerato la possibilità di completarli in seguito.

questo dovrebbe aiutarmi a mantenere un ritmo da viaggiatore un poco più consono a quell’età che ancora non mi sono rassegnato ad avere…

a presto, speriamo.

IMG_20180417_183354 a

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ringalluzzito da una descrizione di come mi porgo io nei rapporti con gli altri, che ho raccolto a seguito di una cena di classe di reduci ginnasiali ultrasettantenni (rimbombante – per via della sordità – e non solo -, che mi fa parlare a voce molto alta, simpatico ed empatico; e io ho riassunto, mi pare efficacemente, con trombone), 

IMG-20190410-WA0015

eccomi a raccogliere ancora i miei commenti su altri blog dagli ultimi giorni fino al mio rientro (se ce ne saranno altri durante il viaggio).

sono disposti come sempre in ordine inverso.

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Il Cammino di Dante: sui passi del poeta

BORTOCAL15 Aprile 12, 2019 @ 6:58 am
le bellezze illustrate nelle splendide foto sono in un certo senso poco dantesche, perché non sono per niente aspre, ma neppure paradisiache.
sarebbe curioso un itinerario dantesco invece che facesse visitare i luoghi che lui nomina e sinteticamente descrive.
mi viene in mente, ad esempio, perché non troppo lontano da casa mia, “la ruina che nel fianco / di qua da Trento l’Adice percosse”, gli slavini di Marco, luogo davvero dantesco:
Slavini-di-Marco-Monte-Zugna-Trento
certo, però, sarebbe difficile collegarli in un cammino.
buon weekend, veronica! – ti scrivo da un ostello di Lisbona!

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fuori sacco e fuori ordine cronologico un commento arrivato adesso ad un mio vecchio e particolare video sul mio canale You Tube:

siju thankachan Thankachan 16 ore fa
These sounds are only frogs and crickets
Questi sono soltanto 
versi di rospi e grilli 

bortocal 1 secondo fa
really? thank You 🙂

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Situazione in Libya

corpus05 11 aprile 2019 alle 08:13
per fortuna, direi che Haftar di errori ne sta facendo parecchi, anzi questa levata di capo è tutta un errore, pare a me.
https://corpus15.wordpress.com/2019/04/09/la-guerra-interna-europea-per-interposta-libia-170/
mi pare che nella sostanza anche tu sia dello stesso parere, senza dirlo troppo apertamente, dato che la guerra è pur sempre il regno dell’imprevisto, entro certi limiti.

Anghessa 11 aprile 2019 alle 23:08
Per rispondere o comunque “dibattere“ ci vogliono una settimana e molti documenti da compulsare.
Questo tipo di “guerre“ non sono dei filmetti americani con Indiana Jones che digrigna i dentini, i protagonisti sono molti, efficaci e tutti “cattivi“!
ma poiché la “guerra” sarà lunga e faticosa accadranno talmente tante cose dove potrai trovare molte risposte
Non usare termini “dispregiativi“ contro la Heimat Europa!!! Non lo accetto…!!

corpus05 12 aprile 2019 alle 08:43
dispregiativo verso l’Europa, io? quando mai.
ma spero che resti una differenza fra dispregiativo e critico (in questo caso), vero?
tale sono stato nel post di cui ti ho mandato il link, niente di più.
– siccome ti considero ben più esperto di me in questo campo, mi spiace sentire che prevedi una guerra lunga e faticosa: mi ero fatto l’idea di un colpo avventato di Haftar che si sarebbe dissolto abbastanza in fretta.
piuttosto, vedi un legame tra quello che è successo in Sudan e la guerra di Libia?
neo-imperialismo egizio?

corpus05 12 aprile 2019 alle 08:46
certo che se poi mi chiami Heimat l’Europa, è difficile non diventare non solo critici, ma anche aggressivamente critici…
ma intendo che scherzavi (spero): in questo caso è una battuta infelice.

Anghessa 12 aprile 2019 alle 10:22
Figurarsi se non “coglievi“… gli aspetti critici etc etc…

corpus05 12 aprile 2019 alle 22:50
be’, intanto, quanto meno, sei passato al tu…

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A mio figlio

Stefano 9 APRILE 2019 ALLE 11:38
Grazie a tutti per i commenti, mi ricordo che mi ci sono svegliato di notte e non sono riuscito più ad andare a dormire fino che non l’ho completata. Non è niente di speciale, penso che qualunque genitore, non psicopatico, provi gli stessi sentimenti.

bortocal15 10 APRILE 2019 ALLE 20:57
certamente, stefano, ma un conto è provare questi sentimenti, un conto saperli esprimere in modo così efficace.
grazie.

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https://zariele.wordpress.com/2019/04/09/il-dito-piu-veloce-del-west/

bortocal15 aprile 10, 2019 alle 8:22 am
capita anche a me! e siccome ho pochi like, potrei anche fare nomi e cognomi, di blog si intende!
non ci rimane che fare qualche post sincopato per cancellare – almeno dal punto di vista soggettivo – questa sgradevole sensazione di piacere senza essere visti né ascoltati. 😉

zariele aprile 10, 2019 alle 8:51 am
Infatti, da un po’ sto sincopando. In ogni caso va bene anche un mi piace inconsapevole. Di getto. Magari dell’algoritmo. Purché, anche se improvviso, venga dal cuore.

bortocal15 aprile 10, 2019 alle 6:43 pm
ah, dici che hanno già inventato anche gli algoritmi col cuore? 😉

zariele aprile 10, 2019 alle 8:26 pm
Non mi stupirei. Soprattutto dopo che ho letto “Essere macchina”.

bortocal15 aprile 10, 2019 alle 9:41 pm
credo che stiamo giusto per arrivarci.
peccato che la lettura che indichi mi manca.
certo comunque che a breve sarà molto difficile capire se avremo come interlocutore virtuale uno stronzo umano che ragiona come una macchina, o una macchina che riproduce esattamente il modo di interagire di uno stronzo umano standard.
ma questo sarà soltanto all’inizio, con i primi modelli: più avanti potremo scegliere da catalogo il tipo della persona-macchina con cui interagire di preferenza e magari fare anche sesso, perché no?, secondo esigenze personalizzate. 😉

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https://suprasaturalanx.wordpress.com/2019/04/09/quel-che-e-rimasto-fuori-da-e-esistito-un-tempo/

(questo post è addirittura Dedicato a bortocal, che in un certo senso ha ispirato queste note.)

bortocal15 April 9, 2019 at 12:10 pm
grazie della dedica, immeritata.
la prima parte sulle Signorie mafiose nella storia d’Italia la trovo assolutamente illuminante, ma mi vengono in mente alcuni passaggi da approfondire:
1. le Signorie sono un fenomeno dell’Italia centro-settentrionale e non del Meridione, dove storicamente la mafia si sviluppa.
2. qui la creazione di istituzioni completamente nuove non avviene soltanto “in qualche caso”, ma è la regola: i signori si fanno riconoscere, spesso pagando moltissimo, dalle istituzioni storiche (imperatore e papato), assumono vecchi titoli nobiliari, ecc. ecc.
2 bis: forse la differenza tra Nord e Sud d’Italia sta appunto in questo: che al nord le mafie diventano nuovo potere formale e riconosciuto, al Sud restano appunto mafie?
e il motivo sarebbe chiaro: al Sud, con Federico II, poi i francesi, poi gli Aragona, ecc. ecc., esiste sempre dal Duecento in poi, uno stato centrale forte, che non consente la creazione di nuovi poteri formali; al Nord l’autorità imperiale è solo apparente; quindi sarebbe la maggiore modernità del Meridione, già arrivato ad uno stato accentrato moderno, a spiegare l’arretratezza civile della mafia.
3. a differenza della mafia moderna, che si crogiola in un Kitsch volgarissimo e senza spessore estetico, l’esibizione sfacciata e arrogante della ricchezza signorile delle corti del Rinascimento produce un gusto artistico di solito raffinato, che diventa il nuovo paradigma estetico in Europa: non sempre; sfatando certe idolatrie, a volte anche il nostro Rinascimento sconfina nel kitsch, ma non abbiamo il coraggio di dirlo per non essere emarginati, ma, per esempio, il Palazzo del Té dei Gonzaga a Mantova è molto vicino esteticamente ad un baraccone da lunapark.
seconda parte: la prima fa da sfondo, ma potrebbero benissimo stare a sé entrambe, anche quella sulla dialettica naturale – innaturale; qui mi riservo una riflessione ed una risposta che richiederà parecchio tempo.
terza osservazione, questa davvero critica, su un punto che hai accennato soltanto in via marginale: “il principio di maggioranza è alla base della democrazia (al momento attuale, il miglior sistema di governo che possiamo permetterci)”: no, la base della democrazia non è il principio della maggioranza, ma il principio del consenso.
possiamo definire democratico uno stato che vive sul consenso dei suoi cittadini; fra l’altro è la situazione normale degli stati; stati che vivono senza consenso sono situazioni eccezionali e di solito transitorie.
di solito peraltro il consenso è passivo, il che permette anche a certe forme di potere autoritario di poter essere considerate in qualche modo democratiche, almeno da questo punto di vista.
il principio delle elezioni parlamentari cerca di rendere questo consenso attivo, almeno per una parte della popolazione, e crea delle maggioranze quasi sempre soltanto apparenti, dato che parti importanti dei cittadini non partecipano al voto.
è più che altro una ostentazione di forza del potere che può AFFERMARE, senza che questo sia quasi mai vero, di godere dell’appoggio popolare, documentato dalle votazioni; e invece gode del consenso provvisorio e manipolato di un gruppo di cittadini votanti, a volte neppure maggioritario neppure lì, dato che a correggerlo subentrano anche le leggi elettorali, quando occorre far risultare maggioranza un gruppo di sostenitori che neppure lo è tra i votanti (Macron!).
è solo un sistema di governo fra i tanti, non è per nulla il migliore, anzi: ha pesanti difetti: altre forme di costruzione del consenso della maggioranza sono altrettanto efficaci e in ultima analisi a volte persino più democratiche, cioè più rappresentative: vedi il modello politico cinese, che ha alle spalle una diversa cultura dei diritti individuali e identifica la democrazia col villaggio, fin dall’ideogramma che si usa per scrivere la parola “ragione”.

gaberricci April 10, 2019 at 6:16 am
Interessante critica. Forse il mio errore è stato considerare il modello “ideale” della democrazia, e non le sue applicazioni concrete.

Marco April 9, 2019 at 2:50 pm
Concordo sull’ultima parte del commento di bortocal15. Che la democrazia sia il miglior sistema che possiamo permetterci è una storiella che ci siamo inventati noi occidentali per darci quella superiorità che ci consentisse di sentirci migliori degli altri in modo da poter “esportare” la nostra democrazia (soprattutto con le bombe).
Un mio insegnante che ha vissuto molti anni in Cina mi ha raccontato che quelli che a noi sembrano diritti individuali incedibili per i cinesi sono diritti a cui le persone rinunciano (o limitano fortemente) per il bene di tutta la comunità. E chi in Occidente sbandiera queste cose come divieti imposti dal comunismo, ignora (o fa finta di ignorare), che sono millenni che la società cinese si gestisce in questo modo. Il mio insegnante si sentiva più rappresentato nella Cina del Partito Unico che nelle nostre democrazie rappresentative.
Nella mia piccola esperienza personale, quando facevo parte dei Gruppi d’Acquisto Solidali, ho partecipato a gruppi e riunioni dove le decisioni, invece di essere prese a maggioranza, venivano prese col cosiddetto “metodo del consenso”. Nonostante la buona volontà di tutti e la presenza di facilitatori formati appositamente, era una fatica immensa. Un po’ perchè un metodo che cerca di mediare e rappresentare sia le posizioni di maggioranza e minoranza richiede più impegno, ma soprattutto perchè le persone non accettano mentalmente che ci siano dei metodi differenti dalla conta numerica maggioranza contro minoranza…

bortocal15 April 10, 2019 at 8:20 pm
un consenso fa sempre piacere, a maggior ragione quando è argomentato e introduce nuovi elementi di giudizio e informazioni.
hai spiegato nel modo più efficace e anche allargato quel che volevo dire.

gaberricci April 10, 2019 at 6:20 am
Ciao Marco, sono felice che tu sia tornato:-).
Ripeto quanto detto a bortocal: il mio errore è stato, probabilmente, scambiare il modello ideale con l’applicazione reale. 

bortocal15 April 10, 2019 at 8:20 pm
a gaber direi che non è solo differenza fra modello astratto e realizzazione, ma che proprio il modello astratto è discutibile: concepisce infatti la scelta collettiva come bilanciamento di interessi individuali contrapposti, e usa il criterio del numero per bilanciarli.
in questo modo mette in secondo piano proprio l’interesse collettivo che si dovrebbe proseguire.
il modello della democrazia parlamentare è la proiezione operativa di una concezione individualistica ed egoistica della vita di gruppo.

gaberricci April 11, 2019 at 9:46 am
Ma infatti io non sono un sostenitore ad oltranza della democrazia parlamentare. In questo momento, tuttavia, è credo il “meglio” tra quanto ottenibile, tutto lì.
Una curiosità: secondo voi, le vostre considerazioni sono estendibili anche ai sistemi di democrazia diretta?

bortocal15 April 11, 2019 at 11:35 am
la democrazia parlamentare è il meglio per la cultura egoistica ed individualistica anglosassone; già funziona male trasferita nel sistema di relazioni politiche clientelari di ascendenza romana classica e poi ecclesiastica della cultura italiana; non è neppure concepibile nella cultura collettivistica cinese; nell’islam è addirittura contraria allo spirito e ai dettati morale di quella religione che, come dice la sua stessa autodefinizione, è “sottomissione”, anche al potere concreto, che – secondo loro – viene sempre da Dio e non va contrastato.
dobbiamo smettere di pensare che esistano modelli di relazioni politiche universalmente validi e “fondati sulla ragione”.
in occidente la democrazia è nata nella Grecia antica in forma assembleare ed esisteva anche nella Roma pre-imperiale come democrazia diretta.
la democrazia diretta, rigorosamente intesa, è una forma opposta alla democrazia parlamentare; e ovviamente non ha niente a che fare col voto online di individui atomizzati e manipolabili informaticamente nelle loro opinioni e orientamenti di cui farneticano gli approssimativi a 5Stelle.
la democrazia assembleare è stato uno dei feticci del Sessantotto, che si richiamava all’esperienza dei consigli rivoluzionari russi (i soviet) e degli anni Venti.
per i motivi detti sopra non è da mitizzare, ma neppure da demonizzare: occorrerebbe un’analisi di dettaglio dei pro, dei contro, dei possibili correttivi alle degenerazioni.
a quanto so i candidati del partito unico cinese si scelgono nelle assemblee popolari di zona e poi in altre assemblee di delegati per livelli crescenti; personalmente è una forma di democrazia che mi convince di più, anche se ha a sua volta limiti evidenti.
ma il potere, i qualunque forma, ha sempre dei lati oscuri e malati; motivo per cui ritengo che la democrazia si esprima lungo due linee di tendenza fondamentali: 1. come si fonda il potere politico 2. come si limita il potere politico, e il secondo piano è forse ancora più importante del primo.

. . .

ma eccomi alle cronache noiose, per quanto sintetiche, della preparazione di questo secondo viaggio in Portogallo.

ancora a gennaio avevo organizzato la base, che consiste ovviamente nei voli: avevo dunque a disposizione due voucher da 50 euro e allora avevo concepito l’idea un po’ folle di arrivare a Malaga, in Spagna, di passare a rivedere Granada dopo tanti anni, e poi di risalire a Lisbona, attraverso il Portogallo meridionale, il tutto in nove giorni.

ho fatto online i miei due biglietti, a Malaga e da Lisbona, pensavo, e a un prezzo molto basso che è rimasto all’interno del primo voucher; mi restavano ancora 50 euro e allora avevo pensato a un breve soggiorno a Cracovia ai primi di maggio: ma, fatto il relativo biglietto di andata, ogni informazione relativa è sparita nel nulla; quindi avevo lasciato perdere il biglietto di ritorno da una città vicina, dicendomi che ci avrei pensato più avanti.

inizio mese: occorre stamparsi il biglietto e fare il check-in online, e qui scopro il primo inghippo: i due biglietti sono entrambi di andata: uno a Malaga il 3 e uno a Lisbona l’11; dove ho sbagliato?

intanto però ho anche scoperto che la patente stava per scadermi proprio in aprile e che dovevo fare le visite mediche relative: non era più il caso di partire lasciando la questione in sospeso; ma, miracolosamente, data l’alta efficienza dei servizi della Val Sabbia, ho concluso il tutto abbastanza in fretta, ed ecco che l’errore del biglietto di andata a Lisbona è diventato un’opportunità; si trattava allora soltanto di trovare un biglietto di ritorno nella settimana di Pasqua: ed ecco, magicamente, il mio biglietto di ritorno, l’ultimo disponibile, il sabato santo, da Faro, nell’Algarve, a un prezzo molto contenuto,.

e il resto dei voucher, perché non andare in Croazia a maggio, lasciando perdere la Polonia? con traghetto su Bari e poi volo di rientro da lì: quando ci fui, anni fa, la basilica di san Nicola non ero riuscito a vederla.

ma quando ho cercato di fare il biglietto, ecco che mi dicono che il voucher è già stato consumato! dunque il biglietto per Cracovia era stato davvero fatto! già, ed ecco scoperto il busillis: digitando l’indirizzo mail a cui ricevere il biglietto, google me l’ha memorizzato sbagliato e scaricato in automatico nel modulo; dunque il materiale relativo mi è stato mandato a una mail inesistente.

. . .

mi metto il cuore in pace, dopotutto era un regalo e il pensiero conta lo stesso; devo soltanto ritrovare il trolley, risistemato da qualche parte nella riorganizzazione della casa di fine ottobre.

finalmente eccolo! ma come mai non ha più le ruote? certo, non ti ricordi? si era rotto l’anno scorso sulle scalinate di Coimbra, e io non ho pensato di sostituirlo subito…

ma c’è un negozio cinese nel fondovalle; ci vado oggi pomeriggio, il trolley non ce l’hanno, ma me lo portano domattina; perfetto: caricherò le mie quattro scarabattole nel trolley senza ruote, e poi, comperato quello nuovo, farò il trasbordo, prima di partire per l’aeroporto di Bergamo…

. . .

partirò sereno? non proprio. ma da domani è comunque scommessa di cavarsela e di non fare altri troppi errori; è una bella scommessa e non ci sarà tempo per i pensieri negativi, vero?


15 risposte a "ritorno in Portogallo [Portugal 2.1] – bortoblog 18 – 173"

  1. Secondo me questo è il più bel modo di viaggiare… forse l’unico in cui si viaggia davvero, e non si è semplicemente turisti.

    P.S.: se non riesci a caricare le foto… sai che forse sono più contento?

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    1. certo, il primo elemento base del viaggio è l’imprevedibilità e l’avventura e io, nel piccolo, non me ne faccio mancare nessuna…

      però questa cosa delle foto mi dispiace: per me sono essenziali per dare concretezza all’esperienza; e sei anche il secondo che mi dice la stessa cosa…

      spero che i post successivi riescano a farti cambiare idea: io non riuscirei neppure a concepirli senza, e intendo proprio che nascono in un preciso rapporto con le foto che ho fatto durante la giornata.

      deformazione mentale? può essere, ma oso pensare che il mio modo di fotografare sia almeno altrettanto poco turistico del mio modo di viaggiare. 🙂

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      1. Ammetto un mio limite: non amo (perché non la capisco, o forse viceversa) la fotografia. Però credo che quella di viaggio dovremmo proprio rifiutarci di accettarla! (E non perché la tua sia brutta)

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        1. e pensa, invece, caro Gabriele, che per me viaggiare e fotografare sono una cosa sola: le fotografie, dopo, potrei anche buttarle, se fossi egoista (oppure non fossi sadico, a seconda dei punti di vista), ma io clicco non sulla scheda, ma nella mente: temo di dover dire che ricordo quasi soltanto quel che ho fotografato.

          la fotografia ben riuscita (non dico quindi le mie) è un modo di interpretare il mondo.

          è possibile che tu abbia un’intelligenza di tipo prevalentemente uditivo; però la cosa strana è che anche la mia risulta tale, dai test, eppure questo non mi impedisce di fare delle foto che vorrebbero essere parlanti.

          tu qui naturalmente hai accennato in tre righe la traccia di un post intero sull’argomento; lo leggerei volentieri (se solo non metti all’inizio che te l’ho suggerito io… 🙂 )

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          1. Sai che credo che quel post credo di averlo pure scritto?:-) E forse quello che dici ha un senso, per uno che continua a dire che la musica è lo strumento attraverso cui interpreta il mondo…

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            1. sai che quel post che dici di avere scritto credo pure di averlo anche letto?

              indubbiamente l’ipotesi che la tua sia una intelligenza spiccatamente ed esclusivamente uditiva si rafforza: l’amore per la scrittura indubbiamente è tipico in questi casi, dato che la parola che mettiamo per iscritto prima l’abbiamo sentita RISUONARE nella nostra testa.

              la mia intelligenza, pur se prevalentemente uditiva, non deve, invece, deve essere altrettanto esclusiva, dato che ho sempre avuto interesse anche per le forme di espressione visiva.

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              1. Penso che sia una questione di dinamica: riesco ad interessarmi solo alle cose che “si muovono”. Ed infatti, oltre che per la fotografia (che fissa un istante), non riesco a comprendere e ad amare neppure l’architettura, mentre invece mi piacciono la pittura (che può raccontare una storia, e che comunque richiede il movimento) ed il cinema.

                Vero. Uno dei più bei complimenti che mi abbiano fatto per la mia scrittura è stato: quando leggo qualcosa che hai scritto, è come se ti sentissi parlare.

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                1. a me l’hanno fatta come critica, ma ho trovato l’osservazione azzeccata lo stesso.

                  non capisco però come mai non riesci a vedere la fotografia come un quadro: il concetto di base è lo stesso, cambia soltanto la tecnica di rappresentazione, e anche la fotografia può raccontare una storia, anzi, in fondo lo fa sempre, perché racconta la storia di come chi fotografa si è posto di fronte alla realtà per trasformarla in immagine.

                  è vero però che la pittura esige del tempo nella realizzazione, mentre il clic fotografico sembra istantaneo: ma questa è soltanto un’apparenza: la fotografia riduce i tempi di realizzazione, ma non quelli di ideazione: occorre studiare l’inquadratura, a volte modificarla, spesso attendere che si realizzi un attimo speciale che disponga gli oggetti in una particolare conformazione dello spazio-tempo.

                  "Mi piace"

  2. Giusto in tempo per dire
    Rimpatriata piacevole senza nostalgia canaglia con il piacere di scambiarsi ciascuno un po’ con l’altro.
    Buon senso, affidabilità, rispetto e cultura ben interiorizzato e una buona comunicazione fanno la differenza
    Ascolto e voi vi ascoltate😘
    Complimenti a tutti✌️
    Ho l’appuntamento dall’otorino con esame audiometrico 👂aia😆
    Ti auguro un viaggio programmato a grandi linee, il resto in itinere…
    Ti auguro di camminare con il tuo passo d’oggi
    Ti auguro di godere dell’opportunità che un buon viaggio consente
    Mauro mi dicono che il mondo muta velocemente, occhio e allegria
    Di solito chiedo a me stessa di essere vigile serena, triste quando è impossibile non esserlo e gioiosa finché esisto presente a me stessa e agli altri.
    I pensieri negativi in fondo sono paure ostili
    per andare avanti🐞🌻

    Fai il reportage che ti riesce 📸
    Almeno riposi un po’ per farlo 🔍
    Grazie Mauro, buon viaggio
    Un abbraccio ciao a dopo
    Cuccubambu

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