la zuppa, il commercialista, la flat tax e il pan bagnato – 174

dunque la flat tax sarà presumibilmente opzionale: se vuoi, mantieni il regime attuale, altrimenti passi alla tassa fissa al 15%, sempre se guadagni fino a 50.000 euro lordi l’anno.

bene, così dovrai andare dal commercialista, per sapere che cosa ti conviene, se già non ci vai per districarti dal delirio fiscale italiano.

o forse ti manderanno le simulazioni online dall’Ufficio delle Entrate?

. . .

no, perché se scegli la flat tax dovrai rinunciare alle detrazioni che adesso hai: e qui capite che il calcolo si complica, visto che le detrazioni le devi indicare tu.

se hai fatto mutui, ristrutturato casa, o hai grosse spese sanitarie o per l’educazione dei figli, di sicuro la flat tax non ti conviene.

conviene agli altri, che sono o pigri o tutti sani in casa e che piglieranno un trattamento fiscale più favorevole senza merito di iniziative per guadagnarselo o senza problemi per cui debbano essere aiutati.

se poi, come prevedibile, per avere la flat tax dovrai rinunciare anche agli 80 euro maledetti di Renzi (quelli che magari hai anche dovuto restituire), allora la flat tax non ti conviene di sicuro, se sei un lavoratore dipendente a medio reddito.

per te se non sarà zuppa, sarà pan bagnato.

. . .

quindi la flat tax sarà soltanto, in pratica, per i lavoratori autonomi e i professionisti, cioè per l’elettorato della destra, e converrà di più a chi guadagna un poco di più.

inoltre sarà un incentivo straordinario a non dichiarare redditi sopra i 50.000 euro e ad evadere le tasse da quella soglia in più.

per inciso, pare che converrà anche divorziare, come per il reddito di cittadinanza.

sarà contento Pillon per la sua famiglia naturale…

 . . .

ma questi sono i conti della serva, bortocal.

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ditelo pure, ditelo: avete ragione.

ma la serva chi è?


5 risposte a "la zuppa, il commercialista, la flat tax e il pan bagnato – 174"

  1. Negli obiettivi della flat tax c’era quello di semplificare le cose. Se questo regime non sostituisce l’esistente ma lo affianca semplicemente la semplificazione diventa complicazione e ne vanifica l’obiettivo.

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    1. lo affianca, perché – propaganda a parte – qualcuno evidentemente ci rimette, e dunque cercano di diminuire lo scontento.

      per chi ha un reddito basso, con le detrazioni, le tasse sono di fatto già IN MEDIA attorno al 15%, quindi per qualcuno ancora più basse…

      bisognerà stare molto attenti a quello che fanno, visto che abbastanza spesso si infilano nelle leggi anche degli strafalcioni.

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      1. A riprova del fatto che questa storia del “cuneo fiscale troppo oneroso” è appunto una storia, in cui si è fatta una precisa scelta di cosa raccontare e cosa no: e cioè, che il cuneo fiscale è più oneroso per chi guadagna di più. Così come vuole la costituzione, per altro.

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        1. il prelievo fiscale in Italia è tutto sommato in linea con quello di altri paesi simili, anche se appartiene indubbiamente alla fascia di quelli che hanno il carico fiscale più elevato: secondo l’OCSE noi paghiamo – in media – il 42,6 del PIL rispetto ad una media europea del 41,1, ma pagano più tasse di noi Danimarca, Francia, Belgio e Finlandia. alcuni contestano questi dati.

          ma aldilà del dibattito sulla percentuale esatta, il vero problema è che il nostro prelievo fiscale viene destinato, per 70-80 miliardi l’anno al pagamento degli interessi sul debito pubblico e non si traduce in corrispondenti servizi dello stato.

          questo aiuta la propensione individualistica già tipica della nostra cultura nazionale, che non dà importanza ai servizi sociali collettivi, anche perché una parte importante del prelievo fiscale, in effetti se ne va senza produrre effetti e appare dunque come un prelievo esoso: rimane sempre in ombra a vantaggio di chi, visto che alla fine il nostro stato svolge il ruolo di percettore attivo di capitali che gira ad altri, ai creditori, per due terzi oggi rappresentati da italiani, e sopratutto banche nazionali, e per un terzo da finanza straniera.

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