Lisbona dalle 9 alle 10 [Portugal 2.3] – 176

la notte non è passata troppo liscia, perché questo ostello è un posticino sfizioso, dal tocco giovanilistico – come potete vedere dalla foto che ora ho aggiunto al post precedente -,e dunque abbastanza alla moda; risulta frequentato da addicted della movida, che rientrano a notte fonda, decisamente su di giri, e dunque le risate ad alta voce si sprecano.

ma io per fortuna mi sento stanchino come Forrest Gump, e questo non basta ad impedirmi di dormire.

e al risveglio, appena finita l’abbondante colazione, mi precipito sulla terrazza: è una giornata stupenda e la vista di giorno, ovviamente, è ancora più spettacolare che di notte; penso ai miei amici di blog e di whatsapp e accumulo qualche immagine.

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non sono certo però di fare una buona azione, anche se sono abbastanza sicuro che non sto esibendo me stesso e la mia fortuna, ma desidero sinceramente farli partecipare.

qui poi, documentando nei dettagli il mio viaggiare, credo alla fine di tracciare piuttosto l’immagine un poco patetica delle mie ansie e delle mie nevrosi; racconto infatti soprattutto di problemi, contrattempi, angosce che mi prendono.

senza dire che poi abbastanza anomalo è anche il mio modo di esplorare per rendermi conto e senza dare la priorità agli obiettivi turistici da raccontare ed esibire una volta tornati a casa: lo so bene che, astrattamente parlando sembra che io stia facendo qualcosa di straordinario e un poco invidiabile per chi è restato a casa, ma so altrettanto bene che nel concreto nessuno si sobbarcherebbe dei simili tour de force, che sembrano più un tiro di espiazione che un modo di godersi la vita.

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al momento, infatti, è la mancanza di riduzione che ha steso il mio netbook che mi angoscia, e non solo e non tanto per i resoconti che verranno a mancare a caldo – e più tardi so già che mi dimenticherò quasi tutto, ma per le prenotazioni che devo fare online da lunedì a giovedì sera, su località che non ho ancora deciso, mentre – con un brivido di orrore – mi rendo conto che siamo nella settimana di Pasqua e che potrei avere qualche problema.

all’ostello sono piuttosto gentili nell’impegnarsi per trovarmi una riduzione, ma insomma pare che in Portogallo sia abbastanza normale avere le prese a 220 volt senza messa a terra e dunque senza il terzo buco indispensabile al mio caricabatterie, e anche l’indicazione finale e vaga di un negozio giù in piazza dove posso provare a cercare la riduzione non mi tranquillizza affatto.

ma come mai l’anno scorso non ho avuto qui questi problemi? la risposta che avevo un altro caricabatteria con una presa diversa non mi viene in mente, per fortuna, perché mi getterebbe ancora più nel panico, mentre già fantastico di notti all’adiaccio, a fare la fine di una delle piccole faraone appena comperate, di cui mi arriva dal paesello una foto di rimprovero: morta di freddo, e io devo ammettere che, sì, non sono un buon padrone di faraone africane.

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ma poi, di che freddo stanno parlando su quei monti oramai lontani?

il passaggio da un piccolo borgo di 16 abitanti ad una metropoli più grande di un centinaio di migliaia di volte o due è una cesura della realtà troppo violenta: aggiungete questo sole cristallino, il mare blu, gli accenti strascicati portoghesi, e potete capire bene che io ho fatto un salto in un’altra dimensione.

per un po’ girello alla ricerca del fantomatico megastore di articoli elettrici, poi mi rendo conto che di grandi centri commerciali come i nostri per ora a Lisbona non vedo traccia, e la città mi prende e mi incuriosisce:

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e poi viene la seduzione dei colori che dal mare salgono come un riverbero e si trasformano negli azzurri delle ceramiche che raccontano di tutto dalle facciate delle case e dai muri.

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ve la sto raccontando quasi foto per foto questa giornata, e siamo soltanto alla prima ora di camminata della giornata, ma non posso andare avanti così; non sono neppure sicuro che sia molto interessante.

dovrei poter postare qualche piccola ripresa, come quelle che ho mandato a casa.

ma qui devo introdurre una considerazione sulla morte del viaggiare ad opera di internert, così simile alla morte del silenzio, pure ammazzato da internet.

ma per farlo mi serve una mente fresca e riposata, e quindi rinvio il tutto ad un nuovo post di domattina, forse, sicuro di avere già annoiato abbastanza.

e mi limito ad un anticipo visivo del nuovo racconto.

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