Lisbona, viverla o raccontarla (tre giorni fa) [Portugal 2.6] – 180

TGma come diavolo facevo sei anni fa, durante il giro del mondo, a fare quasi ogni giorno il mio post, di solito lunghissimo, su quello che era accaduto durante la giornata? e a volte a scriverne anche qualcuno di recupero?

forse dipende dal fatto, come dice qualcuno, che ora la pubblicazione contestuale delle foto, che allora non c’era, spinge ad una descrizione troppo analitica?

qui mi trovo di fronte all’alternativa di scrivere oppure vivere, e il clima di pioggerelle alternate a schiarite non è sufficiente a tenermi in ostello, impigrito e grigio come il cielo, a scrivere e selezionare le foto; non mi resta che sperare nella vescica sotto il piede destro che mi sono procurato col tanto camminare di ieri e dell’altroieri.

. . .

proverò allora a dare un ritmo diverso al mio racconto, che ritorna a venerdì pomeriggio, quando mi riscuoto sulla panchina dopo due ore intere di abbiocco e per prima cosa vedo un barbone fratello su una panchina poco distante; non mi resta che ricompormi, darmi una ravvivata ai capelli, uscire dal parco e attraversare la piazza: la grande basilica della Estrella, costruita da non so quale regina o infanta del Portogallo per ringraziare della nascita del figlio la Madonna, che di parti miracolosi e quasi contro natura deve intendersene parecchio.

la solita gelida magniloquenza sia fuori che dentro, eppure siamo nel Settecento e il razionalismo imperversava in Europa, ma non mi pare in Portogallo.

la chiesa non avrebbe niente di speciale, tranne le dimensione decisamente esagerate per celebrare un neonato, se non ci fosse da qualche parte un presepio di cartapesta pure lui decisamente esagerato, con 480 figure, parte di terracotta, parte di cartapesta.

e prendo atto di qualche lettore che mi dice che preferisce i post senza fotografie, e – per il momento – ve lo lascio soltanto immaginare: tanto, che cosa può avere di particolare un presepio?

be’, questo qualcosa ce l’ha: il gusto della rappresentazione del popolo, ad esempio; era una abitudine che apparteneva al genere, ma qui la curiosità per gli atteggiamenti e la simpatia sembrano più forti; e poi, cosa più inconsueta ancora è che in un angolino in alto a destra, così da non disturbare troppo, è anche rappresentata la strage degli innocenti, tema ben poco adatto al clima natalizio, ma siccome questa avviene a Gerusalemme, una prospettiva immaginaria vuole che le figurine siano piccole quel che basta da risultare quasi soltanto decorative.

poi, la cosa più particolare della basilica grandiosa è che, pagando un piccolo supplemento, ti puoi arrampicare con un po’ di fiatone da settantenne su per una scaletta a chiocciola ricavate nello spessore di una parete per uscire sul tetto della basilica, trasformato in una splendida spettacolare terrazza sulla città, sulla quale passano a volo gli aerei che arrivano da ogni parte del mondo e dove si sprecano i selfie degli avventurosi che sono venuti fino a quassù per farseli.

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ma ancora più emozionane (non userò mai l’espressione mozzafiato e propongo l’esilio immediato, quantomeno dal blog, per chiunque la usa) è l’affaccio sulla chiesa interna dalla base della cupola.

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e adesso nessuno mi dica che preferiva immaginarselo soltanto e che la foto ha tolto le ali alla sua fantasia…

. . .

è qui, mentre discendo, che mi accorgo di avere perso il copriobiettivo della reflex, che è una specie di mantra senza parole di ogni mio viaggio, anche ieri, nel monastero de los Jeronimos di Belem è stata una gentile ragazza indiana a portarmelo.

qui mi dico che non può che essere rimasto nella panchina del mio abbiocco, e infatti è lì ancora che mi aspetta: non sono passati altri vagabondi nella mezzora della mia assenza, su quella panchina, o se lo hanno fatto non l’hanno mosso da lì.

la mia nuova meta è il Giardino Botanico (dimentico, per smemoratezza, di passare davanti alla casa di Amàlia Rodrigues, la cantante regina del fado portoghese, che pure volevo veder almeno dall’esterno, così come mi rimane il cruccio di dimenticarmi della casa di Saramago, l’altro grande portoghese, il polo opposto a Pessoa, come scrittura, e tra questi due modelli antagonisti sta l’anima lacerata del Portogallo, secondo me).

. . .

capisco da solo che venire a Lisbona per andare al giardino botanico può sembrare una stranezza e forse lo è, ma se con questo intendete dire che è una scelta sciocca, vi sbagliate, almeno secondo me.

prima di tutto, perché io adoro camminare nel verde e dopo un bel po’ di città e monumenti questo indolente aggirarsi tra i cactus e le palme e altre inverosimili deliri vegetali mi ritempra e mi rilassa; dovete considerare anche il piacere di avere cambiato improvvisamente continente e di ritrovarmi a sorpresa ai tropici; aggiungerò che, a riprova, la massa delle foto che faccio è sterminata, ma, tranquilli, qui ne posto una soltanto, che possa suggerire la curiosità piuttosto che soddisfarla.

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e mi aiuta il fatto che questa è l’ultima foto fatta col cellulare, prima che si scaricasse esausto, e le altre sono state fatte con reflex, ed ora sarebbe macchinoso caricarle, anche volendo.

certo, è di conforto sapere che ogni giorno si scaricano le batterie del mio telefonino, prima che le mie – ma dipende soltanto dalla quantità di foto che faccio…

certo, anche le mie batterie danno gli ultimi guizzi di vitalità mentre per nuovi percorsi ritorno verso il centro, calo alla stessa trattoria di ierisera e mi dedico ad un piatto di baccalhau che mi risulta un piuttosto insipido per i miei gusti.

. . .

è l’ora che i ragazzi da ostello, tipici animali notturni, si scuotono dal loro letargo diurno per sciamare verso la movida, e rientrando ho scoperto che sono soltanto a duecento metri, ma forse meno, dal suo cuore lisbonese: è la strada rosa, una specie di vicolo largo che passa sotto l’arco su cui la via principale, di sopra, scende alla grande Piazza della stazione, quella dove vado a mangiare.

vedo i graffiti e le luminarie, non mi accorgo ancora che l’intera pavimentazione della strada pedonalizzata è dipinta di rosa, me ne accorgerò domani.

a me viene in mente la zona rosa di Città del Messico, ma nessuno dei miei lettori potrà ricordare come arrivai lì, e meglio così: honi soit qui mal y pense, sia svergognato chi ne pensa male, come traduce (quasi) la Treccani.

la strada rosa di Lisbona è tutto sommato molto più morigerata di quella messicana, oltre che molto più piccola, e anche questo fa parte della personalità della città.


10 risposte a "Lisbona, viverla o raccontarla (tre giorni fa) [Portugal 2.6] – 180"

  1. A me le foto piacciono moltissimo non le trovo affatto banali A meno che io consideri banale la persona che le ha scattate.
    Va bene mozzafiato no! Ma come altro definire quel senso di respiro sospeso che ti fa sentire in apnea😋 ?
    Welcome back!!!

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    1. ci pensavo ai tanti modi più definiti nei quali si può sfaccettare il mozzafiato troppo generico: sorprendente, affascinante, emozionante, sconvolgente, entusiasmante, lacerante, illuminante, mistico, sovrumano, frastornante, megagalattico, transumanante, iperuranio, metafisico, futuristico, surreale, e qui mi fermo per non strafare: mi era anche venuto in mente ultravioletto, ma non sono sicuro che c’entri… 😉

      sono tutti mozzafiato diversi l’uno dall’altro, no? ma se vogliamo restare nel vago perché non dire semplicemente che lascia a bocca aperta? :-O) :-O) :-O)

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      1. Ecco fermati perché moltissimi di questi aggettivi non corrispondono alla sensazione di mancanza di respiro certamente non sovrumano è una cosa mozzafiato non necessariamente è mistica metafisica o megagalattica
        Ma dai!
        Ecco che siamo di nuovo a
        a battibeccare ….dici tu che hai le galline che ti hanno insegnato!!!!

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        1. leggevo proprio ieri nella guida, a proposito delle fortificazioni del castello di Sintra, altissime sul paese, che da lassù si gode una vista fino all’oceano mozzafiato come la fatica che si fa per arrivarci.

          ecco, l’unica cosa davvero mozzafiato è la fatica di una salita durissima: nessuno resta davvero senza fiato davanti a una vista sorprendente, affascinante, emozionante, sconvolgente, entusiasmante, lacerante, illuminante, mistica, sovrumana, frastornante, megagalattica, transumanante, iperurania, metafisica, futuristica, surreale o anche soltanto bellissima.

          è sempre una metafora dal sapore vagamente di ghigliottina, per come suona, quindi il suo campo di applicazione è molto soggettivo; butta via tutti gli aggettivi alternativi che non ti vanno, ne resterà sempre qualcuno che potrai usare al suo posto, no?

          oppure continua pure ad usare mozzafiato, ma sappi che a me questa parola dà fastidio, e non lo dico certo per battibeccare con te! 🙂

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    1. giuro, letto il commento avevo giurato di dedicarci tutto il tempo necessario e di riportarmi in pari, anche perché domattina lascio Lisbona per Setubal.

      però la notizia dell’incendio di Parigi mi ha bloccato: non riesco a scrivere le mie sciocchezze mentre Notre Dame brucia e si dissolve.

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  2. Questa pianta è fantastica!!
    Pubblica pure le fotografie quando puoi …le guarderò molto volentieri.
    Bello scatto dall’altro della chiesa!
    Curioso che si possa scattare dall’esterno: una chiesa aperta alla sommità…affinchè lo spirito entri senza alcun ostacolo ….

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    1. si profila una discussione che sarà interessante su viaggi e fotografia, con gaberricci, e qualche spunto c’è già stato.

      io penso che nessuna parola, o almeno nessuna parola mia, sarebbe riuscita a trasmettere la stessa definita impressione emotiva che invece arriva direttamente attraverso questa foto anche molto difettosa tecnicamente: credo nella fotografia come potente sussidio della parola, in effetti…

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