l’affonda-Roma e quota 5,34% – 193

Veltroni fu sindaco di Roma dal 2001 al 2007 e in questo periodo, ma non so dirvi l’anno esatto perché le notizie veramente importanti sono invisibili, anzi no, l’ho trovato: fra il 2=03 e il 2004, stipulò un prestito obbligazionario di 1,48 miliardi di euro, con scadenza 2048 al tasso, fisso, del 5,34 per cento, costo cioè di 79 milioni all’anno: sono circa 2 miliardi e 800 milioni di costi meramente finanziari caricati da lui sui cittadini romani.

piacerebbe anche sapere chi incassa questo sproposito di interessi, ma questo non sono riuscito a scovarlo.

e questo per quel che riguarda quel genio finanziario e politico di Veltroni, che dio lo perdoni: chiaramente dopo un delitto simile uno dovrebbe davvero fuggire in Africa, oppure essere perseguito dalla Corte dei Conti, con la confisca di tutti i suoi beni.

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ma a Veltroni seguì come sindaco Alemanno, eletto da Berlusconi e dalla Lega, il quale ne combinò un’altra: creò un ente chiamato gestione commissariale del debito di Roma e glielo trasferì, in maniera che non fosse più il Comune a gestirlo: all’epoca era arrivato a 12 miliardi; a questo ente poi attribuì un contributo statale annuale perenne, del Ministero del Tesoro, pari a 300 milioni di euro; altri 200 milioni li pagano invece i cittadini romani con un’addizionale IRPEF del 9%; la somma, come si vede, è molto superiore agli interessi del maledetto prestito di Veltroni.

e questa somma, per una parte importante, come si vede, fu effettivamente caricata su tutti gli italiani.

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ora il Comune di Roma guidato dai 5Stelle ha escogitato una soluzione a questa condizione grottesca, che costituisce il vero cappio al collo della città: trasferire allo stato direttamente e anche nominalmente il maledetto prestito di Veltroni, per rinegoziarne gli interessi, e ridurre di un importo corrispondente il contributo statale alla gestione commissariale.

al momento attuale il commissario si trova già a dover pagare 12 milioni l’anno più dei 500 che riceve dallo stato e dai cittadini romani e pertanto è in vista la bancarotta di questa gestione; se la manovra dovesse consentire la riduzione di 12 milioni almeno degli interessi sul prestito, la bancarotta sarebbe evitata; se la riduzione fosse più grande, si potrebbe addirittura pensare di cominciare a ridurre i debiti del Comune.

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per una volta i 5Stelle l’hanno pensata giusta: perché non dirlo?

non mi risulta che ci avesse pensato neppure il sindaco del PD Marino, defenestrato da Renzi, ma ammetto di essere poco informato.

ai cittadini italiani questa risistemazione finanziaria non costerà nulla, visto che stiamo già pagando tutti 300 milioni l’anno al Comune di Roma – e questa cosa l’ha decisa la destra, e anche la Lega, e non i 5Stelle -, e questa cifra non aumenterà.

qualcuno saprebbe spiegare perché Salvini si oppone e un’intera campagna di stampa si muove rapida da alcune settimane per chiedere le dimissioni della sindaca Raggi?

perché Salvini fa della demagogia contro Roma e vuole affondarla?

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io una risposta semplice e chiara ce l’ho: stanno difendendo, Salvini e certa stampa, gli interessi di chi ha stipulato con Veltroni quell’incredibile prestito capestro: e qui parlo di interessi non solo nel senso psicologico del termine, ma anche in quello finanziario.

è una battaglia per non mollare quota 5,34.

RV3610534

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la fonte, almeno in parte, di queste informazioni sta anche in questo articolo del settimanale online Linkiesta, duramente critico con i 5Stelle, ma intellettualmente abbastanza onesto da difendere il decreto Salva-Roma.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/04/23/salva-roma-virginia-raggi-matteo-salvini/41907/

 

L’Inkiesta a me pare che graviti, almeno a grandi linee, attorno all’ex ministro Calenda.

c’è dunque da sperare, a questo punto, che nel parlamento si formi una maggioranza trasversale a favore di questo provvedimento: sarà interessante vedere il Partito Democratico di Zingaretti a questa piccola prova decisiva.

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postilla: da qualche parte mi si suggerisce di lasciar perdere questi tediosi post politici, e di limitarmi a raccontare viaggi e altre esperienze, dove risulto un poco più divertente, anche perché effettivamente mi diverto di più sia a fare quelle esperienze sia a raccontarle.

sono stato educato alla militare e ad un senso del dovere forse anche troppo spiccato; resterebbe soltanto da spiegare perché io sento che fa parte dei miei doveri chiarire le idee a me stesso sul mondo che mi circonda, e quando mi pare di esserci riuscito, farlo sapere anche agli altri.

credo che il tempo e il silenzio degli innocenti intorno a me riusciranno a ridurmi al tacere in tempi ragionevoli, e tuttavia l’esercizio del senso critico, se non abbellisce la vita, almeno allontana la morte.


12 risposte a "l’affonda-Roma e quota 5,34% – 193"

    1. grazie, Raimondoi, della segnalazione.

      aggiunge indubbiamente elementi di valutazione importanti, in particolare sulla scelta assurda di Berlusconi, Fratelli d’Italia e Lega di garantire un enorme contributo fisso al Comune di Roma a carico del bilancio dello stato: mossa chiaramente volta a favorire Alemanno, ma tutt’altro che risolutiva, anzi fondamento di molti guai successivi.

      interessante anche il riferimento alle cause dei dissesti dei bilanci comunali attuali: l’abolizione dell’ICI sulle prime case voluta da Berlusconi e grazie alla quale oggi in Italia chi ha il privilegio di possedere una casa, se ne fa pagare le spese di manutenzione pubblica, di strade, illuminazione pubblica, ecc., dalle tasse comuni dei cittadini: doppio privilegio, dunque

      però trovo sconcertante il silenzio sul tragico prestito obbligazionario di Veltroni: sarebbe stato interessante sentire una versione sulle cause che lo determinarono, ma un silenzio totale mi sembra o colpa o disinformazione grave; propendo per la prima ipotesi.

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      1. Morassut ha pensato bene di focalizzare l’attenzione su pochi punti per essere più incisivo. D’altra parte il prestito obbligazionario contratto da Veltroni sarebbe circa un ventesimo del totale di debito di cui si sta parlando. Nel tuo intervento come in quelli del Fatto quotidiano sembra che il prestito di Veltroni sia l’origine della voragine e sembra che la determinazione del tasso di interesse sia stata una scelta improvvida o addirittura fraudolenta. Sono andato a vedere i tassi di interesse medi sui mutui in quegli anni. Veltroni riconobbe all’epoca il tasso corrente per un mutuo a lunga scadenza nel tentativo di ristrutturare un insieme di debiti contratti nel tempo e che in quegli anni successivi allo sconquasso delle torri gemelle rischiavano di far fallire molti comuni. Cito a memoria e quindi potrò essere molto impreciso. All’epoca ad esempio molti comuni scelsero di riconvertire i propri debiti con strumenti finanziari più pericolosi come i tassi variabili o addirittura i future. Chi poteva all’epoca immaginare che, dopo la crisi finanziaria dei subprime del 2008 e la recessione mondiale, i tassi di sconto sarebbero andati a zero per molti anni. Quindi la battuta iniziale del tuo post sulla figura di Veltroni mi sembra ingenerosa e poco documentata.
        Ma perché fu fatto negli anni questo debito mastodontico? Roma è un disastro e siamo incazzati ma con quali soldi è stata fatta la metropolitana, la galleria Giovanni XXIII, la città della musica, il sottopasso del Vaticano, il sottopasso tiburtino, l’urbanizzazione di interi quartieri, l’indennizzo di intere aree, le scuole …
        Berlusconi fece mancare alle casse del comune l’IMU sulla prima casa, il Vaticano continua a godere dell’esenzione e con tutti questo giubilei ha monopolizzato in esenzione parte dell’attività più lucrosa della città, il turismo.
        I cinque stelle e la Raggi in particolare hanno pensato di cavalcare elettoralmente il debito promettendo una ricontrattazione degli interessi che doveva fruttare risparmi e nuove risorse per le spese del comune. Questa massa di incompetenti non conosceva una regola molto semplice secondo la quale si può ricontrattare un debito solo in due condizioni estreme: sei in una posizione di forza e di sviluppo per cui contrai nuovi debiti per investimenti a un tasso migliore di quelli in essere e puoi mediare i tassi oppure sei vicino al fallimento e ricatti il creditori dicendo che l’alternativa è perdere tutto. A bocce ferme nessuno rinuncia ad un introito su cui ha contato e ha impostato il proprio equilibrio finanziario.
        Peraltro all’epoca, se non ricordo male, furono autorizzati molti comuni ad emettere obbligazioni che erano proposte al mercato privato e a quello istituzionale. Questo vuol dire che i detentori del debito della capitale non sono delle banche ben identificate ma potrebbero essere privati, fondi comuni e banche estere, una pluralità di soggetti con cui non è possibile contrattare direttamente. Quindi la Raggi e quel cretino di Fassina promisero qualcosa che non poteva essere realizzato. Ma durante la campagna elettorale nessuno avvertì gli elettori della ‘truffa’ di una promessa irrealizzabile.
        Berlusconi riconobbe con la legge Roma Capitale che lo stato doveva contribuire al mantenimento alla gestione e all’abbellimento della propria capitale con un contributo che andava a finanziare nel tempo costi di un patrimonio che sarebbe rimasto utile per tutti nel tempo. I romani erano gravati di una sovrattassa che serviva a ammortizzare direttamente quasi la metà di quel debito.
        Cosa è successo ora? La città è in una fase di stallo economico, i reddito pro capito è diminuito, intere attività economiche sono scomparse o sono state dirottate altrove, la recessione colpisce duro anche perché la nuova amministrazione ha bloccato quei lavori e quelle imprese che potevano generare reddito e quindi introiti (Olimpiadi, stadio, licenze edilizie). Il commissario che amministra le rate per rimborsare il debito fa due conti verifica che in pochi anni il piano di rientro potrebbe non funzionare perché la base imponibile sul reddito dei romani si è ridotta eccessivamente e quindi ci sarebbe una carenza di liquidità per la parte spettante ai romani. A questo punto la Castelli ha una pensata geniale: intestiamo il debito allo Stato e lasciamo a lui il compito di ricontrattare il debito visto che lo stato è un debitore più affidabile del comune di Roma e riduciamo così l’onere per i cittadini romani riuscendo a fare una sconto sulle addizionali proprio alla fine del mandato della Raggi.
        A parte che non si capisce come potrebbe Tria fare ciò che non si può con un debito così strutturato rimane il fatto che situazioni molto simili, equilibri finanziari precari a carico dei cittadini contribuenti sono diffuse in molti comuni, un favore da fare ai romani è cosa sgradita agli altri italiani che può essere cavalcato dall’avvoltoio Salvini senza molto sforzo.
        Ma questa è la cronaca di queste ore.

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        1. grazie Raimondo, di questo commento che, con poche modifiche marginali, potrebbe diventare un post, di quelli che nessuno, salvo noi, leggono, ma che è molto utile analizzare con attenzione anche discutere.

          mi è molto utile per mettere a fuoco le idee o anche precisare false impressioni che ho dato; scusami se schematizzerò per punti.

          1. no, non credo che chi mi legge possa pensare che il prestito obbligazionario contratto da Veltroni nel 2003-04 per quasi 1,5 miliardi sia all’origine del dissesto del Comune di Roma, visto che a quel momento esisteva già un debito di portata tale; ma certamente lo ha aggravato pesantemente, dato che col peso aggiuntivo di 2,8 miliardi di interessi, sia pure spalmati in 35 anni, lo ha portato – a considerare soltanto questi dati – a 4,3 miliardi in tutto.

          2. che sia stata una scelta fraudolenta in senso proprio non credo, né ho voluto farlo credere, ma certamente è andata a vantaggio di qualcuno; che sia stata una scelta improvvida non c’è nessun dubbio, considerando che i tassi di interesse in seguito sono crollati: certamente era difficile prevederlo in quegli anni e addirittura un tasso fisso poteva sembrare una tutela, ma che sia stato un grossissimo errore finanziario come dubitarne?

          3. ovviamente i, discorso qui si allarga: Veltroni ha in poche parole rappresentato anche nella gestione del Comune di Roma la variante di sinistra del berlusconismo, così come lo è stato in politica (anticipando Renzi), e se tu ed io, caro Raimondo, siamo stati e siamo tra i pochi montiani d’Italia a sostenere che una politica dell’indebitamento progressivo non paga (a meno di non pensare senza dirlo che non c’è più futuro), non possiamo applicare questi criteri soltanto a Berlusconi o a Renzi perché sono volgari, e non applicarli a Veltroni, solo perché fa il fine, anche se io personalmente lo trovo altrettanto volgare, ma soltanto in modo più ipocrita e subdolo; e quindi lasciami essere coerente e criticare la politica del debito sia che la facciano Berlusconi, Renzi, i 5Stelle, Salvini o Veltroni.

          4. ma, tu dici, questo debito romano fu fatto a fin di bene.
          permettimi di dissentire: questi sono il panem et circenses dati a una plebe disabituata al senso di responsabilità, e le conseguenze le stiamo vedendo tutti: il fin di bene non smentisce l’altro proverbio che dice di fare il passo lungo come la gamba.

          5. sono totalmente d’accordo con te, invece, sulle responsabilità di Berlusconi (e della Lega, aggiungo sempre) in questo dissesto dei comuni d’Italia per avere eliminato tutte le tasse sulla prima casa (tranne la più assurda di tutte: l’IRPEF, che punisce il risparmio di chi se la acquista, facendogliela figurare come reddito!!! – criterio addirittura contrario alla Costituzione, che dice di favorire il risparmio e non di punirlo!), e del resto lo avevo già scritto.

          6. e d’accordo anche con te che una parte di questo dissesto è dovuto ai favori fatti al Vaticano; ricordo che di recente c’è stata una sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha intimato all’Italia di recuperare l’IVA da cui sono esentati gli enti ecclesiastici per le loro attività commerciali: valore 5 miliardi, e che questa sentenza non viene attuata ed è stata fatta cadere nel dimenticatoio.
          quindi, se vogliamo ricordare chi veramente ha liquidato il sindaco Marino e chi trae profitto dal dissesto del Comune di Roma e dello stato italiano dobbiamo guardare alla Chiesa Cattolica, rileggendoci Dante e Machiavelli.

          7. “Olimpiadi, stadio, licenze edilizie” sarebbero, secondo te, Raimondo,”quei lavori e quelle imprese che potevano generare reddito e quindi introiti”? non ti offenderai, spero, se farò ricorso, come spesso mi avviene, ad un linguaggio diretto e duro: questi sono vaneggiamenti.
          queste sono altre spese totalmente improduttive, altro panem et circenses, questa volta anche letteralmente: gli investimenti di cui il paese ha bisogno non sono affatto questi: occorre investire sul recupero ambientale, sulla sicurezza antisismica, sulla valorizzazione del territorio e dei beni artistici, sulla mobilità sostenibile, e prima di fare un nuovo stadio occorrerebbe riparare le buche nelle strade; del resto i progetti per lo stadio che si conoscono sono definiti in modo da aggravare i problemi cronici della città.

          8. e vengo al punto, invece, del più radicale e storico dissenso fra noi, e parlo della ricontrattazione del debito; siccome mi leggi con una certa ammirevole costanza, sai bene che penso che, se qualcuno ha contrattato 2,8 miliardi di interessi in 35 anni per un debito di 1,4 miliardi è semplicemente un delinquente che andrebbe messo in galera, e se ha impostato i suoi conti su questo guadagno usuraio peggio per lui.
          qui non c’entra neppure l’economia, c’entra la morale.
          e non c’è neppure bisogno di troppe dimostrazioni: il Comune è al dissesto.
          così come è al dissesto l’Italia per lo stesso motivo: in quarant’anni di debito pubblico abbiamo restituito il doppio del prestito che abbiamo ricevuto.
          basta! abbiamo già dato.
          vorrei citare i sovrani antichi che sapevano bene come gestire questi problemi ai loro tempi: il debito non lo ricontrattavano neppure: mandavano i creditori alla forca.
          non è quello che ripropongo letteralmente anche oggi, ovviamente, ma economicamente non possiamo continuare a lasciare strangolare l’umanità e distruggere il pianeta dalla speculazione.

          9. lasciando un momento sullo sfondo queste considerazioni estreme, nel merito la proposta dei 5Stelle è molto sensata, come dice lo stesso quotidiano online che, se non sbaglio è vicino a Calenda, perché sostituire obbligazioni al 5,34% con obbligazioni al valore di mercato attuale è facilmente fattibile, visto che l’alternativa, per chi le possiede, è perdere tutto, visto l’imminente tracollo dell’ente che le gestisce e il processo può essere facilmente realizzato addirittura in forma volontaria.

          10. sono tuttora a bocca aperta per le tue considerazioni finali e faccio fatica a credere a quello che leggo: quindi, secondo te, il problema non è la Lega che con Berlusconi ha caricato tutti gli italiani di 300 milioni l’anno da regalare al Comune di Roma.
          se anche l’elettore medio del Partito Democratico crede come te alle sparate di Salvini, davvero per questo paese non c’è nessuna speranza.
          avevo una briciolina di speranza ancora che con Zingaretti il Partito Democratico avesse il guizzo d’ingegno di appoggiare la sensatissima proposta 5Stelle in Parlamento e di dare un colpo a Salvini che sarebbe stato mortale per lui, ma tu me l’hai tolta.
          mi mordo la lingua e taccio quel che vorrei dire ancora, limitandomi all’essenziale: da tempo mi vado convincendo, caro Raimondo e scusa se te lo dico con tutta la mia simpatia personale, che il vero problema della politica italiana sono gli elettori come te, terribilmente chiusi nei luoghi comuni, totalmente sotto il controllo della propaganda dei poteri forti e incapaci di affrontare le sfide del nuovo: siete voi che avete costruito il successo dei 5Stelle e di Salvini e non lo capite ancora.

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            1. purtroppo la mia aggressività eccessiva è comprovata e non ha neppure senso che me ne scusi, dato che sono sicuro di ricascarci; mi dispiace di ferire.

              non intendevo comunque offenderti, col punto 10, anche se probabilmente l’ho fatto senza volerlo, e quel giudizio è certamente sproporzionato rispetto alla discussione sui punti precedenti, ma quel giudizio nasce dalle tante discussioni, pure belle e positive, che abbiamo avuto nei nostri oramai non brevi anni di frequentazione da blog, e per le tue posizioni su una serie di punti: dal reddito (che io avrei voluto salario) di cittadinanza, alla ricontrattazione del debito.

              non so come dirlo, per non risultare aggressivo di nuovo, ma il salario di cittadinanza, cioè il lavoro per tutti, è né più né meno l’obiettivo del socialismo per Marx, l’obiettivo storico sul quale è nato il movimento operaio quasi due secoli fa, e mi pare incredibile che si possa dirsi democratici senza condividerne l’esigenza, ma discutendone semmai la realizzazione.

              anche in questo caso specifico e più ristretto, che riguarda poi un possibile tentativo di ridiscutere il debito del Comune di Roma, le tue opinioni mi paiono quelle di un ragionevolissimo benestante che però vive lontano dai drammi sociali che vedono un terzo dei nostri giovani privi di lavoro e centinaia di migliaia in fuga dal paese, e la città in cui vivi schiacciata dal peso eccessivo di un debito, peso che mi pare ti resti estraneo psicologicamente.

              se non prova partecipazione per i drammi sociali, che non sono soltanto quelli dei migranti, la sinistra perde, o meglio ha già perso, la sua stessa ragione di esistere; volevo dire solo questo, avrei fatto meglio a provare a dirlo in un modo più educato, come sto cercando di fare ora, ma la sostanza del mio giudizio non cambia.

              non cambiano comunque, caro Raimondo, né la mia stima per te come persona né la mia amicizia.

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  1. Non mi intendo o meglio non ci arrivo proprio a fare le pulci a queste questioni tecnico finanziarie
    perché Salvini vuole affossare la Raggi mi sembra ovvio: governare Roma sarebbe come chiudere il cerchio, ricordi? sottovalutando di molto i romani che quel “Roma ladrona” per quanto lo si voglia riferito (oggi) alle istituzioni ha dato molto fastidio e continua a darne.
    Che Virginia Raggi lei per i 5 stelle non siano in grado di governare la città e sotto gli occhi dei romani e di tutti ripeto ben oltre i massimi sistemi non funziona niente e la corruzione di mafia capitale non è assolutamente cancellata ma si è riproposta spudoratamente in molti rivoli.

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    1. cara shera,
      purtroppo, ma direi perfino per fortuna, se si vuole essere cittadini su queste questioni bisogna faticosamente ficcare il naso e sforzarsi di capirle; altrimenti seguiamo a caso a seconda delle simpatie di fondo, questa o quella versione dei fatti interessata e parziale,

      c’è chi cerca di parlarne per darsi un tono saccente, io cerco di spiegarle nel modo più semplice possibile, anche se non è detto che ci riesca.

      per quanto inadeguata possa essere la Raggi, direi che sopratutto Alemanno, ma anche Veltroni, come ho cercato di documentare qui, ci hanno degli esempi quasi senza confronti, e da buon abitante del nord, e di comuni dove non è affatto detto che tutto funzioni, però, direi che uno degli aspetti del problema è che la rissosità politica è un alibi perfetto per impedire ai romani di farsi un buon esame di coscienza.

      la pretesa della bacchetta magica, che ha travolto anche un ottimo sindaco come Marino, fa parte della irresponsabilità dei romani e delle loro ripetute scelte sbagliate: qualunque sindaco ha bisogno di tempo, di molto tempo, per raddrizzare anche solo un poco quel mostro che è diventato la vostra città, e non può farlo senza l’appoggio dei cittadini, che mi pare manchi, e lo dico cercando di non dare un tono troppo polemico alla mia affermazione.

      viviamo nel paese del tutto dovuto e dello sputare nel piatto dove si mangia e i romani non fanno eccezione, anzi danno l’esempio, e dopotutto cattivi amministratori come Veltroni o pessimi come Alemanno li hanno eletti loro; e vale persino per la povera Raggi, che non è piovuta dal cielo…

      quanto alla corruzione nasce dalla classe dirigente romana, trova un forte appoggio nella chiesa cattolica (che volle liberarsi di Marino) ed è sostenuta anche dai comportamenti diffusi dei cittadini comuni, che poi si lamentano se le cose non funzionano, quando sono loro per primi a remare contro una amministrazione corretta e responsabile.

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    1. ciao Roberto. del mio senso del dovere, che oggi giudico eccessivo, tu sai bene qualcosa, per averlo visto all’opera e anche condiviso negli anni del ginnasio e del liceo; e grazie dell’incoraggiamento.

      ho riletto il post e l’ho sistemato qua e là: è un mio tic, i post li scrivo e li pubblico di getto, senza rileggerli; lo faccio soltanto quando arriva il primo commento o il primo like, altrimenti penso che non ne valga la pena; questo purtroppo penalizza i primi lettori, a quali tocca un post non rifinito, con qualche errore di stampa o anche stilistico. 😉

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