Sintra, dintorni di Lisbona: un lunapark UNESCO [Portugal 2.12] – 194

ed eccoci a martedì della settimana scorsa: una giornata turistica tira l’altra, a Lisbona, ma di fermarmi un giorno in più ho già pensato due sere prima, e la mattina di sabato avevo già verificato col gestore che ci fosse posto nell’ostello anche la notte successiva; tutto ok, quindi ero uscito a prolungamento già deciso, per cui nessuno stress.

del resto viaggio affidandomi all’improvvisazione: l’unica cosa certa è l’aereo alle 7 di mattina di sabato e la prenotazione per due notti ad un ostello di Faro, tutto il resto è flessibile, e il viaggio non l’ho neppure programmato nei dettagli: certo, vorrei visitare l’Alentejo, di cui mi ha parlato molto bene lilly, la blogger italiana di Lisbona, e mi rendo conto che lo sto sacrificandolo.

ma anche i dintorni di Lisbona meritano: ho puntato gli occhi su Sintra e Cascais, addirittura nella folle idea di vedere la prima la mattina e la seconda il pomeriggio: all’inizio pensavo addirittura che si potesse andare a piedi dall’una all’altra, ma poi ho capito di avere semplicemente letto in maniera affrettata la guida; e quindi la scelta è caduta su Sintra, in base al semplice motivo che Cascais è sul mare e oggi preferisco un po’ di montagne (ma il mare lo vedrò anche da Sintra, sia pure da lontano).

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la partenza non è troppo facile, né troppo rapida, comunque: abbondante colazione, così che più tardi, per arrivare a sera, basterà un gelato, del resto proibito per me e quindi reso doppiamente gradito dal piacere della trasgressione; e poi affronto il problema della grossa dolorante vescica sotto il piede sinistro: cambio scarpe e passo a quelle slabbrate e decisamente da barbone che mi sono portato dietro, perché sono le sole dove i piedi si allargano a piacere e non soffrono troppo.

e insomma si fa già mezza mattina prima che si parta: aggiungete il fatto che io vado deciso alla stazione vicino all’ostello, ma non si deve partire da quella (Lisbona non ha neppure una vera e propria stazione centrale), ma da un’altra, a una fermata di metrò, se voglio, ma io ci vado a piedi, risalendo per la strada che porta al quartiere di Roxio.

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a Sintra, altro patrimonio dell’umanità della lista UNESCO, si arriva in infatti con una linea ferroviaria che però è già metrò, in quasi un’ora, traversando una periferia lisbonese piuttosto desolante, che solo quando ci avviciniamo alla meta comincia a mostrare del verde.

all’arrivo faccio fatica inizialmente ad orientarmi, c’è un bel via via turistico, ma vanno tutti in direzioni diverse e non è facile scegliere dove seguire la massa.

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ma poi mi ritrovo su una strada che si avvia tra vecchie ville che si affacciano sui boschi dall’alto.

curiosa una, azzurra, che ha davanti, in giardino, il suo modellino in formato ridotto.

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Sintra è presentato dalla guida in toni entusiasti, ed ecco che ben presto sulla strada compaiono le prime bancarelle per i turisti e i pinnacoli del municipio e poi la strana sagoma di un edificio bizzarro, con due coni bianchi allungati che sovrastano il tetto: cominciamo con l’andare lì.

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tra le scarabattole in mostra sulla strada che fa una larga curva tra gli alberi adocchio i regalini da quattro soldi che bisognerà portare indietro per dimostrare di non avere dimenticato familiari e amici, ma siamo in tempo di whatsapp e alcune delle foto che completano in modo molto più efficace le mie chiacchiere qui hanno già attraversato il mondo istantaneamente come cartoline virtuali; un modo davvero nuovo di viaggiare, sempre in linea diretta con i luoghi mentali da cui sei partito e senza staccare mai del tutto dalla quotidianità, che ti insegue fino a che c’è campo.

cartolina per cartolina, eccovi una veduta della piazza davanti al Palácio Nacional di Sintra, con tanto di raggio di sole appositamente pervenuto per l’occasione della foto.

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non ho neppure molta voglia di documentarmi sulla storia di questo palazzo, lo faccio solo ora, e pare che piacesse ad Andersen, uno degli innamorati ottocenteschi del luogo, assieme a Byron.

ma io ho soltanto voglia di passeggiare beandomi gli occhi: ho già capito che a Sintra bisognerebbe fermarsi più di un giorno mordi e getta per vedere tutto quello che merita, e ho già rinunciato per il dislivello che appare quasi minaccioso a salire, al Castelo dos Mouros, che domina il centro della città, e al Palácio da Pena, che del resto sta quasi altrettanto in alto e poco lontano, ed è quello multicolore che compare sulla copertina della Lonely Planet, come equivalente portoghese quasi del castello bavarese di Ludwig.

giro abbastanza a caso nell’ostinato tentativo di raggiungere un obiettivo minore, tutto sommato, il convento dos Capuchos, piuttosto particolare a quel che dice la guida, come luogo sperduto nei boschi e raggiungibile senza mezzi pubblici con una camminata di una decina di km, ma ci rinuncio per mancanza di indicazioni chiare sul luogo, e dato che è fuori carta.

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a questo punto, già che me lo trovo davanti, eccomi alla Quinta da Regaleira, un cervellotico insieme di edifici costruito nei primi anni del Novecento da un architetto italiano, ma meglio sarebbe dirlo quel che era davvero: uno scenografo, per un certo Carvalho Monteiro detto dos Milhões, cioè dei milioni, dalle somme favolose profuse qui dentro nel tentativo – che può essere definito estroso soltanto in modo eufemistico – di creare con la pietra una specie di percorso iniziatico verso qualche misteriosa illuminazione che, devo ammetterlo, non ha raggiunto la mia mente refrattaria.

qui infatti, in un confuso misticismo esoterico, si trova un po’ di simbologia massonica e qualche riferimento all’alchimia, ma tutto oramai fuori dal contesto culturale autentico, in cui queste ideologie erano davvero considerate vitali e ridotte ad effervescente scenario di invenzioni fantastiche.

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comunque una piantina guida in questo luogo labirintico dalla Terrazza delle chimere al Terrazzo dei Mondi Celesti, dal Pianerottolo degli Dei, che sono poi quelli classici, che forse avrebbero guardato con orrore a queste farneticazioni, al Pozzo Iniziatico, ispirato ai nove gironi della Divina Commedia; e qui lasciatemi scendere fino al fondo, per poi risalire.

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sono sceso senza senso del peccato, non ho lasciato nessuna colpa in fondo e neppure ho provato l’idea di avere espiato chissà che cosa, e ora di avere la mente aperta a ricevere la luce di qualche dio impersonale.

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direte che commento un poco acido, e avete ragione; ma che dire di chi, a forza di selfie, dimostra di avere capito benissimo che questo luogo altro non è che un gigantesco e costosissimo lunapark?

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non resta che l’approdo finale alla magione pretenziosa del magnate, che merita di essere vista se non altro per la finestra lussuosamente affacciata sulle ultime bellezze di Sintra che non vedrò.

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rientro: il ristorante a buffet è proprio qui al Roxio, dietro l’angolo, e dopo essermi abbuffato lo spirito di pietanze di bocca buona, ora tocca anche al corpo.

 

 


2 risposte a "Sintra, dintorni di Lisbona: un lunapark UNESCO [Portugal 2.12] – 194"

  1. Mentre leggo e mi gusto le tue immagini, ricordo me che giravo con gli occhi sbarrati per “bere” tutto il possibile di ciò che attraversavo, mentre i piedi doloranti e stanchi imploravano una sosta… Poi al rientro a casa, i ricordi si ripulivano della fatica, dimenticando il disorientamento, i giri a vuoto, la delusione di certi luoghi magnificati sulla guida… Sei un gran narratore e hai uno sguardo personale che mi affascina!

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    1. grazie dei complimenti, e ancor di più della testimonianza che permette di condividere certe reazioni ed emozioni; ho un po’ caricato la critica nel racconto: va da sé che Sintra merita comunque assolutamente di essere vista, anche se magari con un certo distacco critico. 🙂

      Piace a 1 persona

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