ritorno a casa [Portugal 2.18] – 203

deve esserci un legame tra la capacità di viaggiare e la capacità di raccontare: grandi narratori, come Jack London o Stevenson, sono stati anche grandi narratori e le due capacità sembrano semplicemente due sfaccettature diverse della stessa disposizione mentale.

dev’essere per questo che, via via che il mio secondo viaggio portoghese scivola verso una dimensione banalmente turistica (che del resto io non riesco neppure a vivere bene fino in fondo), anche i miei resoconti si appannano, perdendo l’entusiasmo dello spirito di osservazione.

comunque il mio viaggio è arrivato alla fine, anche se mi resta più viva che in ogni altro una insoddisfazione: il progetto originario prevedeva la partenza da Malaga e l’attraversamento dell’Andalusia: Siviglia, Cordoba, Granada, forse di nuovo la favolosa Guadix…; ecco, sarebbe stato bello se, giunto a Tavira, fossi stato solo a metà, se avessi avuto una frontiera da varcare, e poi spingermi fino a Gibilterra, ogni volta sfiorata ma mai esplorata.

. . .

invece, eccomi a prenotare il taxi la mattina per l’aeroporto di Faro che mi riporterà, via Ryanair, a Orio al Serio.

l’operazione, in realtà l’ho già fatta la mattina, di nuovo in dialogo con la ragazza un poco urtante che ha preso il posto del guardiano di notte più accogliente: l’aereo è previsto per le 7, l’imbarco alle 6,30: lo facciamo arrivare per le 6?

veramente mi pare tardi, dice lei: ci sarà il check-in da fare…

sì, ma l’ho già fatto online: proprio con lei, appena arrivato; un euro per la stampa del biglietto…

e poi, guardando come volano bassi gli aerei, l’aeroporto è davvero molto vicino…

contrattiamo e alla fine, poco convinto, accetto che il taxi arrivi alle 6, e metto la sveglia alle 5:40.

non ce ne sarà bisogno: mi sveglio all’una, e ho dormito un’ora soltanto.

l’elefantessa del piano di sopra del mio letto a castello sta esplorando ogni dove della camerata col faretto del telefonino e quasi mi sfiora, poi arriva uno che deve essere il suo ragazzo di bocca buona a cercare anche lui, dire che bisbigliano sarebbe un complimento: parlano, e anche abbastanza forte.

la camerata per il resto giace inconsapevole: devono essere arrivati da poco dalle discoteche, chi è già qui; io mi rotolo e sospiro; adesso mi rimane molto tempo per pensare…

. . .

alle sei sono dabasso: il tassista arriva alle sei e dieci; ho già pagato i 15 euro la mattina di ieri; basta solo caricare e scaricare il trolley; e peggio per il cappuccio della fotocamera che rimarrà all’ostello.

l’aeroporto non è lontano, effettivamente, ma ci pensano gli svincoli a rendere il percorso lungo lo stesso, e quando arrivo al check-in Ryanair c’è una coda lunghissima: come mai? a Orio ero passato in un attimo.

per fortuna c’è giusto lo sportello informazioni a due passi, ma non faccio quasi a tempo a fare la domanda che la stronza mi dice che devo pagare 20 euro perché la mia borse è troppo grande; ma non è vero! protesto.

lei è irremovibile e sarebbe sufficiente mandarla affankulo semplicemente girando i tacchi e rimettendomi in fila: e invece pago, coglione!, che predico tanto contro il principio di autorità in astratto, e poi mi sottometto in pratica…

ma quel che mi manda fuori di testa è che quando controllo la ricevuta per andare a protestare da qualche parte vedo che mi hanno fatto firmare I agree.

e il peggio è che, arrivato a metà fila, ben nascosto dietro la fila stessa, appare un cartello che dice che chi ha fatto il check-in online può andare direttamente all’imbarco…

certo, 25 euro per un volto dal Portogallo a qui sono un’inezia, ma l’idea di arrotondare beccando a caso gli imbecilli come me, mi rovina la mattina.

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mi imbarco malmostoso, sono nel seggiolino centrale, ma la signora credo romena che sta vicino al finestrino à gentilissima e si sposta sorridendo ogni volta che può per farmi riprendere: ma all’inizio c’è nebbia fitta, e poi quando compaiono libere le Alpi e la Val Padana, mi è un po’ passata la voglia.

. . .

ma eccoci a Orio al Serio.

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il bus, le code in autostrada del sabato prima di Pasqua, poi il metrò dalla stazione di Brescia, poi la macchina che mi ha aspettata paziente per 10 giorni al parcheggio del capolinea, gli ultimi 35 km di strada tra due valli, la Trompia e la Sabbia, con un poco di tornanti per arrivare a casa.

la faraona acquistata prima di partire in coppia, e poi rimasta sola per la fuga del maschio, è ancora che lì che piange pigolando a gran voce da prima che partissi, ma le galline mi accolgono facendo festa.

ma soprattutto c’è un party di mio figlio ed di amici suoi nel mio prato: il barbecue, il pollo rosolato sulle braci, il cielo, l’erba quasi alta, l’orto che cresce da sé senza avere quasi seminato, i bambini sugli alberi di ciliegio.

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poi loro trovano i gattini nati ancora prima del viaggio: vorrebbero portarseli via, peccato solo che sono ancora troppo piccoli.

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a casa, a casa: che cosa cerchi nelle tue avventure, bortocal? non può essere un’avventura anche la casa?


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