facebook, l’agente mondiale del nuovo fascismo – 211

come si spiega la svolta a destra in atto contemporaneamente in tutto il mondo da una quindicina d’anni? con la parziale eccezione delle Cina…

c’è qualche fenomeno altrettanto universale che attraversa il mondo?

si fa fatica a pensarlo, dato che le condizioni dei diversi paesi sono incredibilmente disomogenee fra loro, eppure in qualunque area del mondo di verificano gli stessi fenomeni: l’arroccamento attorno al recupero delle identità tradizionali, la fobia dell’immigrazione alimentata da campagne di demonizzazione parossistica, il moralismo gretto e il trionfo di una censura bacchettona, la pubblicizzazione del privato a fini di repressione e controllo, il potenziamento dell’integralismo religioso, la superstizione incontrollata e, in sostanza, lo sfacelo di ogni forma di pensiero razionale a favore di ondate emotive facilmente dirette e orientate a favore delle forze politiche più tradizionali.

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ma allora se ci guardiamo attorno e ci chiediamo quale è il fenomeno che in questi 15 anni ha attraversato in maniera omogenea tutto il mondo, ne troviamo uno che riguarda tutti i paesi (esclusa la Cina), più forte della crisi economica che in alcuni paesi ha colpito di più e in altri di meno, dell’immigrazione reale, molto più significativa in aree del mondo dove questa è meno centrale nel dibattito politico (paesi del terzo mondo), degli orientamenti del pensiero collettivo:

sono i social media; e qui parlerò di Facebook, come di quello che ha caratterizzato il quindicennio in questione, anche se oggi appare relativamente in declino.

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Carole Cadwalladr, giornalista dell’Observer, è stata l’ autrice dell’inchiesta che ha sollevato lo scandalo Cambridge Analytica e non ha dubbi che Facebook ha messo in crisi le democrazie occidentali:

«La nostra democrazia è in crisi, le nostre leggi non funzionano più, e non sono io a dirlo, è un report del nostro parlamento. Questa tecnologia che avete inventato è meravigliosa. Ma ora è diventata la scena di un delitto».

Cadwalladr ha scritto un reportage dopo il voto sulla Brexit nella sua cittadina natale, in Galles, in una delle circoscrizioni elettorali con la più alta percentuale di voti per il Leave.

provava una «strana sensazione di irrealtà» camminando per le strade della città, piena di infrastrutture (college, centri sportivi, strade, stazioni e progetti di rigenerazione urbana) finanziati dall’Unione Europea, ma chi li usava continuava a dirle che l’Ue «non aveva fatto nulla» per loro.

«In tutta la città mi dicevano che non ne potevano più di immigranti e rifugiati. Erano stufi. Il che era abbastanza strano. Perché camminando per la città, non ho incontrato un solo immigrato o rifugiato».

la gente stava reagendo non alla realtà, ma «a tutta quella roba che aveva visto su Facebook durante la campagna elettorale».

disinformazione a sfondo politico (le «fake news») pagata con fondi illegali, che sfugge a qualsiasi controllo, visto che «quello che accade su Facebook resta su Facebook. Perché soltanto tu sai cosa c’era sul tuo news feed, e poi sparisce per sempre».

«Il nostro Parlamento ha chiesto numerose volte a Mark Zuckerberg di venire nel Regno Unito e darci le risposte che cerchiamo. Ed ogni volta, lui si è rifiutato. Dovete chiedervi perché.

Perché io e altri giornalisti abbiamo scoperto che molti reati sono stati compiuti durante il referendum».

Il voto sulla Brexit «è stata la più grande frode elettorale del Regno Unito degli ultimi cento anni». Ed è solo l’assaggio dell’«esperimento globale e di massa che stiamo tutti vivendo con i social network»: il referendum sulla Brexit «dimostra che la democrazia liberale non funziona più. E voi l’avete messa fuori uso.

Questa non è più democrazia: diffondere bugie anonime, pagate con denaro illegale, dio sa proveniente da dove.

Questa si chiama “sovversione”, e voi ne siete gli strumenti».

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mi sono accontentato di citare, perché meglio di così non avrei saputo dirlo.

di mio aggiungo soltanto che tutto questo non è nato per qualche diabolico disegno strutturato da qualche mente superiore: Zuckerberg non è mai andato oltre il livello di quando da ragazzotto ha rubato a compagni di università l’idea di questo social, che poi gli si è sviluppato quasi per forza propria, come scende a valle un fiume che non trova argini.

le conseguenze drammatiche dell’uso dei social, che stanno devastando in maniera irreparabile la nostra vita sociale, nascono infatti soltanto da un piccolo insignificante dettaglio, ma decisivo: che si è contemporaneamente potenziata in maniera incredibile la capacità comunicativa di ciascuno di noi e si è tolta alla comunicazione ogni forma di controllo e di possibilità di verifica.

se, come diceva McLuhan, il mezzo che si usa per comunicare è il principale messaggio che si trasmette, allora il messaggio dei social è questo: l’irresponsabilità come valore.

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irresponsabilità significa eliminare ogni forma di repressione e dunque lasciare via libera al dominio del più forte.

irresponsabilità è già in se stessa fascismo: quando facebook ha rifiutato per anni di censurare i messaggi fascisti e nazisti, questo era già il suo messaggio; l’anarchia della violenza, lo scatenamento degli istinti, la legge della giungla digitale, l’arroganza del dominio del più aggressivo e del più violento; e solo di recente qualche occasionale e tardivo ripensamento non cambia questa situazione di fondo.

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per questo occorre guardare con grande rispetto alla Cina, per questo aspetto: o rimettiamo sotto un controllo sociale i social, oppure bisogna pensare a come sia possibile eliminarli dalle nostre vite; per questo è tempo di pensare una loro radicale riforma, oppure di dire addio alla democrazia come l’abbiamo conosciuta.

 


4 risposte a "facebook, l’agente mondiale del nuovo fascismo – 211"

  1. Facebook ha fatto numerose porcate, ma non credo sia la causa delle porcate stesse: ho sempre sostenuto che esisteva un ampio “bacino” di persone che aveva idee riprovevoli, e che attendeva che qualcuno le legittimasse e desse loro un mezzo per esprimerle. Facebook, cinicamente, ha fatto proprio questo, mettendo il proprio tornaconto davanti a qualunque altra cosa, come sempre fanno le grandi imprese. Le conseguenze sono quelle che la Cadwalladr descrive.

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    1. è il secondo ragionato dissenso su questo post, che non ha avuto consensi, e a cui però tengo molto, come ultimo passaggio di una battaglia personale e di una denuncia di Facebook che dura da più di dieci anni (e che i fatti stanno confermando in analisi e motivazioni).

      preciso che ho usato Facebook come nome specchietto per le allodole per i social media in genere, e dunque la critica riguarda anche twitter, youtube (nella quale tuttavia sono attivo), instagram, e oggi persino whatsapp; del resto rimane ancora il social più importante.

      sto attento alle critiche per capire dove sbaglio, eventualmente, ma la tua critica è speciale: infatti, per criticarmi, ribadisci quel che nel post volevo dire anche io (ma evidentemente, allora, non ho detto chiaramente).

      il nucleo del problema dei social media è proprio quello che dici tu: esiste(va) un ampio “bacino” di persone che (aveva) ha idee riprovevoli, e che attende(va) che qualcuno le legittimi e dia loro un mezzo per esprimerle. Facebook, cinicamente, ha fatto proprio questo, mettendo il proprio tornaconto davanti a qualunque altra cosa.

      è la feccia, il sottoproletariato di Marx (concetto molto parziale), la plebaglia di Platone, ecc. ecc.

      ma effettivamente nel post ho dato questo concetto per scontato, quindi rimedio qui: “l’anarchia della violenza, lo scatenamento degli istinti, la legge della giungla digitale, l’arroganza del dominio del più aggressivo e del più violento” non li ha inventati Facebook, sono caratteristiche intrinseche del terzo scimpanzé, il pan sapiens.

      il vero problema è che qualcuno di nome Montagna di zucchero (Zuckerberg, nome degno del libro di Pinocchio! l’equivalente dell’Omino di Burro lì dentro) ha deciso di guadagnarci su, senza neppure immaginare a che cosa dava origine.

      il problema di fondo, dunque, è un altro: che la civiltà umana è contro natura (giusto per riprendere una discussione lasciata in sospeso), anche e sopratutto contro la natura umana: siamo una delle specie più fetenti della Terra, se non la più fetente in assoluto, e forse abbiamo tanto successo, per ora, proprio per questo.

      dunque la civiltà si mantiene soltanto se la specie è capace di reprimersi, se la specie è lasciata a se stessa rivela quello che è davvero: un branco di scimmie urlanti solo geneticamente un poco modificata da una selezione che procede per prova e (molto) errore.

      irresponsabilità significa eliminare ogni forma di repressione, avevo scritto: su questo mi scontrai nel blog di allora con altri blogger, che sostenevano, più che altro per pigrizia mentale ed etica, la bontà primigenia del genere umano e la capacità della rete di autocorreggersi.

      io invece non dimentico mai la lezione esemplare del Signore delle mosche, un film filosofico che ci mette brutalmente di fronte a quel che siamo.

      per questo bisogna ELIMINARE IL MERCATO dal mondo della comunicazione; se accettiamo che la comunicazione diventi merce in maniera incontrollata, il trionfo del fascismo o della mafia sono inevitabili.

      a questo concetto credo ancora.

      – ovviamente, questo scambio di commenti dovrebbe diventare parte integrante del post…

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  2. Non sono d accordo; i social saranno pure un mezzo per generare confusione e disinformazione ma … credo altro il movente.
    La perdita di dignità e democrazia in tutti i popoli, governi e stati risiede nel potere economico smisurato a capo di pochi che schiavizzano l umanità. L ingiustizia sociale ed economica sistemica di questa società del potere finanziario è la chiave ed il motore che genera sofferenza e ribellione, in tutte le possibili forme; legali ed illegali, se per illegali riteniamo le forme di opposizione pacifica o militare a questo sistema. Di democratico questo sistema ha poco o nulla, di etico nulla proprio, di equo nulla proprio, di giusto nulla proprio. Dunque come ritenere questo un sistema da ‘salvare’? Da difendere dai populismi reali o condizionati?
    Questa ns società è totalmente corrotta, una riforma strutturale è indispensabile ma il potere non accetterà mai il cambiamento … almeno fino a che gestisce le leve economiche politiche e militari che tutelano i loro interessi.
    Una guerra fratricida è all orizzonte, mondiale più delle due precedenti, i potenti lo sanno bene, attendono l evento sperando salvarsi a scapito degli altri poteri forti; nessuno è disposto a cambiare, nessuno è disposto a discutere e resettare il sistema sulla base del diritto di dignità per ogni singolo uomo e per madre natura. ci inducono all olocausto senza capire che stavolta, scampo non sarà che per gli eletti … e questi pochi, non sono tra loro!!
    La vita è un ciclo ed un ciclone; tutto è eterno cambiamento ma anche eterna immobilità.
    Le leggi universali restano, l energia e gli elementi restano, solo i loro effetti si modificano eternamente.
    L uomo è una eccellenza biologica ma … cosa mai vale nell universo se la sua inconsapevolezza lo porta ad odiare se stesso, i suoi simili e la natura che lo ha generato?
    I social, in confronto, sono farfalle nel vento!

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    1. non sono d’accordo neppure io, ovviamente, con te, ma è il bello del blog se diventa strumento di discussione e di approfondimento.

      il mio dissenso non riguarda l’analisi globale, sulla quale concordiamo a grandi linee, ma si concentra sull’affermazione finale della insignificanza dei media nella situazione politica mondiale attuale: bella comunque l’immagine dei social come farfalle nel vento.

      come è possibile che siano insignificanti strumenti che hanno cambiato così profondamente e rapidamente la vita quotidiana stessa di miliardi di uomini, assorbendo ore intere della loro vita e una quota decisiva del loro tempo libero, che sono entrati a fondo nelle relazioni familiari, amicali, personali e perfino nella vita sessuale delle persone?

      tutto questo mi pare ben poco marxista, dato che ogni analisi della situazione dovrebbe muovere dalle condizioni materiali di vita delle persone, e i social media le hanno palesemente stravolte.

      si dovrebbe poi aggiungere qualche riflessione ulteriore su che cosa significa che funzioni molto importanti del pensiero si siano trasformate in comunicazione digitale, e in qualche modo esteriorizzate e materializzate, fino a diventare informazioni mercificabili e vendibili.

      non parlo infine dell’incredibile controllo sociale che fa impallidire ogni fantasticheria romanzesca sul Grande Fratello.

      considerando che siamo ancora animali feroci malamente tenuti a freno dalla paura della legge (freni peraltro sempre più deboli) la situazione è rischiosissima e tragicamente pericolosa.

      – non credo a nessuna guerra mondiale futura di tipo tradizionale, sarebbe troppo devastante per gli interessi delle elites; è molto più probabile una guerra civile diffusa e uno sprofondo nella violenza di massa incontrollabile; tutti i precedenti storici di crollo dei grandi imperi, vedi quello romano, ci indicano scenari simili, di saccheggi e massacri fuori controllo, quelle che noi chiamiamo invasioni barbariche, ma erano anche altro, perché spesso i barbari erano già all’interno dell’impero: il nostro futuro è più Gaza e la Palestina che Hiroshima – almeno spero.

      è quello che del resto sta già accadendo in molte parti del mondo, senza che noi ce ne preoccupiamo troppo fino a che non va a rischio il NOSTRO petrolio, dallo Yemen al Pakistan, dall’Iraq all’Africa subsahariana e lì qualcuno ci sta provando – forse anche prossimamente in Venezuela o in Iran.

      e i media saranno strumenti preziosissimi per localizzare stanare e massacrare tutti coloro che avranno aizzato ad odiare il diverso; dove il processo è già in atto, si vedono i primi segni di questo utilizzo.

      ma se non sono i social media lo strumento con cui le elites trasformano il disagio sociale che nasce dalla loro incredibile ascesa economica che impoverisce il mondo, in quale altro modo si spiega che l’dio naturale contro di loro diventi odio per il vicino di casa soltanto perché ha un altro colore di pelle, segue un’altra religione oppure fa scelte sessuali diverse dalle nostre?

      indubbiamente l’intolleranza è una componente irrazionale più o meno occulta della mente facilmente paranoica della specie umana, ma chi alimenta paure e odii di massa per difendere il proprio potere oramai quasi assoluto sul mondo? chi ha deciso di scatenare i demoni dell’intolleranza e la sta diffondendo come modo comune di pensare preparando massacri di massa futuri?

      ripeto: occorre riportare sotto controllo i social oppure spegnerli o almeno ridimensionarli radicalmente; è una parte insostituibile di una battaglia democratica, a mio parere.

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