il tempo di Rossana Rossanda, di Agostino e il mio – 215

https://www.lastampa.it/2019/05/06/societa/rossana-rossanda-la-mia-battaglia-contro-la-femminilit-e-la-stupidit-che-gli-uomini-ci-vogliono-incollare-addosso-vnATJYeoWD1RTeGYSySYAI/pagina.html

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una ripresa, quella alla quale si accede attraverso il link qui sopra, che stringe terribilmente il mio cuore, mentre ancora sollecita la mia mente e mi induce a pensare.

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Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so.
(Agostino, Le confessioni, XI, 14)

ovviamente neppure io so che cosa è il tempo, non so che cosa da un punto di vista fisico (la quarta dimensione della realtà? ma che cosa significa?) oppure da punto di vista filosofico o metafisico (una categoria della mente umana? qualcosa che esiste soltanto per chi lo percepisce e per chi ne parla?).

però, se guardo questi video su Rossana Rossanda non dico di capire che cosa è il tempo, ma almeno arrivo a sentirlo, nella sua dimensione esistenziale, umana.

il tempo è quella forza malvagia che ha stravolto il suo viso segnato dalla nobiltà del pensiero, ridotto la voce ad un sussurro un po’ roco, il tempo che me la rende quasi completamente irriconoscibile perché ha tolto alla sua immagine la forza e l’orgoglio dell’attesa, e l’ha piegata ad assumere la forma di un pupazzetto dolorosamente di cartapesta, anche se non ha cancellato la lucidità del pensiero.

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il tempo da questo punto di vista e di sofferenza è questo schema della nostra esistenza, questa imbragatura entro il quale ci muoviamo, il canovaccio della parte che recitiamo davanti a noi stessi prima ancora che davanti al mondo, e come abbiamo due gambe e due braccia, come schema corporeo, e un naso e una bocca, fin da prima che arriviamo a saperlo, da bambini, così abbiamo un’infanzia, un’adolescenza, una vecchiaia e finiamo decrepiti, se seguiamo in tutti i passaggi le parti che la nostra struttura temporale di base prevede, e non ci sono imprevisti.

e così come siamo neonati fragili e bambini che addolciscono il cuore, così è previsto, nella nostra struttura a quattro dimensioni, che possiamo diventare dei vecchi altrettanto fragili che stringono il cuore.

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mi è difficile riconoscere nella Rossanda, fragilissima e trasparente 95enne, la lontanissima amica dalla quale mi dividono 24 anni esatti e un giorno di TEMPO, quello trascorso tra la sua nascita e la mia.

se ne sono già andati gli altri amici di quella stagione oramai lontanissima da sembrare irreale, quasi un film visto qualche decennio fa, i cui particolari si fanno sfuocati: Lucio Magri, che scelse di morire in una clinica svizzera, vinto dal dolore della perdita della donna che amava; Valentino Parlato, il più ironico e trasgressivo, che ospitai anche a casa mia; Luigi Pintor, del quale condivido il moralismo rigoroso e pieno anche di spigoli, il maestro della scrittura, e l’unico che non conobbi né frequentai personalmente.

quella stagione è finita, i grandi maestri sono scomparsi, con i quali ho attraversato il Sessantotto, e che ho abbandonato un decennio dopo, per rifiuto delle perifrastiche politiche in cui alcuni di loro avevano deciso di affondare i loro giorni, oppure la loro voce è ridotta ad un sussurro in cui galleggiano ancora, ma sparsi, i guizzi dell’intelligenza creativa di una volta.

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viviamo, cioè moriamo: ci esploriamo, in quel che siamo nel tempo, scivolando lungo una china che a poco a poco ci svuota.

e la danzante / scende una china da cui nessun risale, scriveva insuperabile il Foscolo.

non abbiamo alternative diverse, in questa giostra che ci ha illuso per così lungo tempo: finire ancora abbastanza lucidi e forti, pieni ancora di curiosità e desideri, oppure lasciarci svuotare dal tempo che farà di noi dei fantasmi, prima ancora di relegarci effettivamente al ruolo di semplici provvisori ricordi di chi ci ha conosciuto e prima che il tempo cancelli anche loro.

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Così, in buona fede, posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente.
Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall’altra, ancora non è?
In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità.
Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere?
(Agostino, Le confessioni, XI, 14-18)


10 risposte a "il tempo di Rossana Rossanda, di Agostino e il mio – 215"

  1. Quanta straziante poesia Caro Mauro in questo tuo ripercorrere i tempi e il tempo di ognuno di noi abbastanza in là negli anni percepire anche un senso di spaesamento nelle tue riflessioni.

    “…quella stagione è finita, i grandi maestri sono scomparsi”.

    Una nota tenera mio figlio e la figlia di Valentino Parlato sono stati il primo amore l’uno dell’altra mentre noi adulti Sì discuteva di politica.

    Penso tu abbia letto l’autobiografia di Rossana Una ragazza del 900.

    Ecco, adesso il mio tempo si misura nella facilità con cui mi commuovo.

    Shera 🌹

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    1. quanti sono i gradi di separazione? pochissimi, per noi…

      ci si incontra su un blog, si direbbe per caso, e poi si scopre di avere una vita condotta in parallelo con amici, e tu quasi parenti ;-), in comune…

      un bell’abbraccio forte, di quelli che piacciono a te. 🙂

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        1. avevo visto questa intervista, cercando i materiali per il post, ma poi l’ho scartata per l’odiosità del cosiddetto intervistatore ed ho smesso di guardarla al punto in cui, senza parere troppo, lui cerca di prenderla in giro.

          a questi livelli di incultura e maleducazione si sono ridotti i media in Italia; e poi ci sorprende Salvini, dopo 25 anni che l’incultura, la rozzezza, la volgarità e la mancanza di rispetto sono tambureggiati in tutti i modi come modelli di comportamento ed hanno prodotto lo stravolgimento antropologico del popolo italiano, diventato ampiamente odioso nel mondo, se non fosse per qualche ricordo che resta dell’Italia come era fino a trent’anni fa.

          mi giudicherai esagerato ed estremista, lo so: manifestardo o peggio giacobino, come mi ha definito pochi giorni fa un commentatore…

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        2. 2:51, poi 3:00; poi ho smesso.

          lo spettacolo di una vecchia signora di 94 anni, allora, trattata senza rispetto e con ironica sufficienza da un buzzurro mi era e mi è intollerabile, indipendentemente dal fatto che perdipiù si trattava anche della Rossanda.

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          1. Propaganda live è l’unica trasmissione politica, di politica che seguo assolutamente autonoma da ogni pressione che affronta chirurgicamente temi Intoccabili. Certamente un linguaggio proprio del web e che comunque arriva a chi deve arrivare certamente non a te che non segui né la televisione né ancor meno gli autori altrimenti sapresti che Diego bianchi non è l’ultimo sprovveduto.
            Certamente per te che lo hai visto per la prima volta ti può essere sembrato irriverente e zotico lo capisco Ma questa intervista questo modo burlesco e ironico dell’approccio sarebbe piaciuto moltissimo anche a mia mamma che era contraria è insospettita da troppi paludamenti.
            Vado a cena Un bacione e grazie per questo tuo bellissimo scritto.

            ps. nn correggo

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            1. grazie per questo commento, ma non ti meraviglierai se non ti seguo: sono troppo sudtirolese di formazione infantile e troppo tedesco per adozione e residue abitudini mentali adulte per condividere il tuo punto di vista.

              chiunque sia Diego Bianchi, non è che mi può essere sembrato irriverente e zotico: non solo mi è proprio sembrato tale, ma lo è certamente se adottiamo un punto di vista extra-Italia del terzo millennio; in qualunque altro paese del mondo un personaggio simile non avrebbe accesso ai media.

              con buona pace di tua mamma, che avrebbe forse apprezzato il tipo umano nella vita quotidiana, così come avrei fatto forse anche io incontrandolo per cinque minuti; ma averlo in tv è ben altra cosa e io non lo sopporto proprio non a dare lo stile comunicativo ad un pubblico che oramai ha introiettato la maleducazione televisiva italica come modo comune di comportamento: non esisterebbero neppure Salvini o la Meloni, se non esistesse questo modo cafonale di stare al mondo: guarda la Le Pen, per dirne una: sembra una nobildonna rispetto alle sguattere che girano per le nostra TV.

              fammi finire con un sorriso: non accetto bacioni di questi tempi, ma solo baci; se avessi un bavaglino ci vorrei scritto su: non bacionatemi. 😉 😉 😉

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