due o tre cose che so delle elezioni europee – 216

chi vuole capire qualcosa di più delle elezioni più importanti della storia europea, si faccia coraggio: qui sotto troverà che cosa ne ho  capito io.

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il Parlamento europeo (750, deputati più il presidente, con gli inglesi; 705, quando saranno usciti) viene eletto a suffragio universale dai cittadini europei, con sistemi elettorali definiti da ogni singolo stato; in poche parole i trattati prevedono quanti deputati toccano ad ogni stato e ogni stato decide il metodo elettorale col quale eleggerseli; il numero dei deputati del successivo parlamento è deciso di volta in volta dal parlamento stesso, e dal Consiglio Europeo prima delle elezioni.

in Italia il sistema è proporzionale con sbarramento al 4%, il che significa che ogni lista che prenderà meno del 4% dei voti non avrà nessun deputato e quindi votarla significa disperdere il voto: operazione che può anche essere nobile, basta saperlo; questo sistema elettorale è perfettamente costituzionale (a differenza di quello che abbiamo per l’elezione del parlamento nazionale: quindi  non esistono motivi di legittimità per contestare queste elezioni astenendosi, come invece, a mio parere, ne esistono per rifiutare il voto alle elezioni politiche italiane).

dal 2014 è stato concordato anche che i partiti politici devono indicare prima delle elezioni europee chi è il loro candidato o la loro candidata alla presidenza della Commissione europea, l’incarico politico più importante nell’Unione Europea, in pratica il capo del governo europeo: è il metodo dello Spitzenkandidat, o candidato capolista.

mi tolgo un sassolino dalla scarpa: chi parla di scarsa democrazia delle istituzioni europee parla veramente a vanvera, soprattutto se lo fa in Italia: elezioni pienamente democratiche anziché elezioni di costituzionalità dubbia, e poi scelta diretta del capo del governo europeo da parte dei cittadini: ci piacerebbe che le elezioni politiche italiane fossero almeno altrettanto trasparenti di quelle europee!

certo che, se nessuno spiega agli elettori italiani queste cose molto semplici e gli elettori sono indotti a votare alla cieca, il sistema, astrattamente democratico, diventa poi di fatto oligarchico e castale: ma questo dipende dal controllo che i partiti politici italiani hanno sull’opinione pubblica interna, e non dalle istituzioni europee.

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è infatti evidente che i nostri partiti politici fanno di tutto per far credere che queste elezioni sono una semplice ripetizione informale e su scala locale delle elezioni politiche e collegano, in maniera totalmente idiota, il futuro stesso del governo all’esito di queste elezioni che col governo c’entrano come i cavoli a merenda; in altre parole cercano di trasformare le elezioni politiche europee per la parte che riguarda l’Italia in una specie di grande sondaggio interno sulle intenzioni di voto degli elettori PER LORO, che neppure si candidano, oltretutto.

il vizio iniziò con Renzi nel 2014, che fece passare per chissà quale successo politico interno il 40% di voti preso dal suo Pd, si diceva, alle elezioni europee, e chi controllava l’opinione pubblica italiana volle far credere che con questo lui, mai eletto e neppure deputato, fosse stato legittimato a governare; lo stesso si ripete oggi, con insistenza: se i due partiti finti opposti, 5Stelle e Lega, prenderanno la maggioranza dei voti alle elezioni europee, ecco che tutti li riterranno legittimati a governare, e lo saranno soltanto per i gonzi che ascoltano queste cavolate propagandistiche.

non è così: non stiamo votando per il governo nazionale e quasi neppure per i nostri partiti nazionali, anche se loro si presentano per indirizzare il nostro voto; stiamo votando per qualcos’altro: per il governo europeo e per il capo del governo europeo dei prossimi 5 anni.

questa scelta è ancora più importante perché nel Parlamento Europeo soltanto la Commissione Europea ha il potere di proporre le deliberazioni; i parlamentari europei esercitano il potere deliberativo, cioè approvano o respingono le proposte che vengono loro fatte (assieme al Consiglio dell’Unione Europea, che di fatto funziona come una seconda Camera), ma, a differenza che in parlamenti come il nostro, i parlamentari non hanno il potere di proporre alcunché: il potere di proposta spetta unicamente alla Commissione (come in quello inglese al governo).

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un secondo aspetto da chiarire è che, di fatto, se non di principio, l’architettura costituzionale europea funziona come un sistema bicamerale, nel senso che ogni decisione deve essere approvata sia dal Parlamento Europeo eletto dai cittadini, sia da una seconda istituzione, che è il Consiglio dell’Unione Europea, e che funziona, dicendolo  per semplificare le cose, come se fosse una specie di seconda Camera o Senato, ma è formato in un modo molto originale: infatti non lavora come un organo complessivo, ma è diviso in 10 commissioni, che funzionano ciascuna separatamente dalle altre, per tematiche, e comprendono i ministri di ciascun paese competenti per ciascuna tematica: tocca alle commissioni del Consiglio dell’Unione Europea approvare le delibere sui vari temi, assieme al Parlamento Europeo; questo Consiglio ha un Presidente che resta in carica per due anni e mezzo, cioè per metà legislatura.

per le decisioni procedurali e amministrative basta la maggioranza semplice, ma la maggior parte delle decisioni sono prese a maggioranza qualificata: serve almeno il 55% dei paesi (almeno 16 Stati membri sugli attuali 28, o su 27, quando sarà uscito il Regno Unito) e questi devono rappresentare almeno il 65% della popolazione totale dell’Unione Europea; per bloccare una decisione, occorrono almeno 4 paesi (che rappresentino almeno il 35% della popolazione totale dell’UE); ma su questioni come la politica estera o la fiscalità serve l’unanimità addirittura.

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vi è poi anche il Consiglio Europeo, che ha un nome solo leggermente diverso, ma è formato dai capi di governo o di stato (dove questo esercita il potere esecutivo, come in Francia), dal suo Presidente (che spetta a rotazione ogni sei mesi a un paese diverso) e dal Presidente della Commissione Europea: questo Consiglio ha poteri soltanto di indirizzo, si riunisce soltanto 4 volte l’anno e indica di volta in volta al Presidente della Commissione i temi centrali su cui lavorare per il periodo successivo, definendo degli orientamenti comuni fra gli stati che compongono l’Unione.

pertanto tutti coloro che attribuiscono chissà quale valore epocale alle elezioni europee mentono sapendo di mentire (o almeno lo spero), dato che il sistema europeo è molto stabile e le decisioni fondamentali vengono prese ANCHE dal Parlamento  Europeo, ma serve comunque sempre il consenso del Consiglio dell’Unione Europea e gli orientamenti fondamentali sono definiti dal Consiglio Europeo, ed entrambi non vengono eletti, e quindi non cambiano, al momento delle votazioni del parlamento, ma dipendono dai governi e dai loro tempi di avvicendamento.

quindi in nessun caso le elezioni del Parlamento possono modificare di colpo gli orientamenti politici europei, dato che questi dipendono anche dalla formazione dei governi dei diversi paesi, che hanno tempi e modalità loro proprie.

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e, sia chiaro anche questo: nelle elezioni europee stiamo votando per i partiti politici europei, non per quelli nazionali.

infatti nel parlamento europeo si costituiscono, come in ogni parlamento, i gruppi parlamentari, dove si concordano le decisioni da prendere in aula e le altre decisioni sui lavori: naturalmente, come in ogni parlamento (salvo quello immaginato dai 5Stelle), i singoli parlamentari hanno libertà di coscienza e quindi anche i parlamentari di un singolo paese possono differenziarsi, anche assieme, dalle scelte del gruppo al quale appartengono, ma evidentemente si tratta di scelte occasionali e senza grande rilievo…

i gruppi nel parlamento europeo si costituiscono a  due condizioni: devono avere almeno 25 deputati e questi devono appartenere ad almeno in un quarto degli stati, cioè in almeno 7, al momento; in sostanza sono gruppi parlamentari trans-nazionali.

ma questi gruppi, o almeno alcuni, si costituiscono DOPO che sono avvenute le elezioni, e questo è indubbiamente un punto debole dell’architettura costituzionale europea, ma il sistema dello Spitzenkandidat, o candidato guida, è certamente un correttivo che agisce nel senso della trasparenza.

in realtà il Presidente della Commissione Europea lo sceglie il Consiglio Europeo, cioè i rappresentanti dei governi, e questi non si sentono vincolati a seguire questo sistema, però di fatto la cosa funziona così: il candidato naturale a Presidente è il candidato guida del partito europeo che avrà riportato il maggior numero di voti alle elezioni, e tocca lui per primo verificare, una volta confermato dal Consiglio, se è in grado di conseguire una maggioranza nel Parlamento Europeo; se non ci riesce tocca al secondo, e così via; nessuno può essere Presidente della Commissione Europea se non è stato indicato alle elezioni da qualche partito come Spitzenkandidat; Macron ha provato di recente a contestare il sistema, ma i suoi rilievi non sono stati accettati.

non è una cosa regolata dai Trattati Europei, è una prassi che ha finora soltanto il precedente del 2014.

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e allora vediamo meglio chi sono gli Spitzenkandidaten, i candidati a Presidente della Commissione Europea, e con l’occasione facciamo anche una carrellata dei diversi gruppi parlamentari europei del Parlamento uscente, in ordine di consistenza nel Parlamento attuale.

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per primo vediamo quello del Partito Popolare Europeo, il partito sinora più votato in Europa: è Manfred Weber, un membro della CSU, l’Unione Cristiano-Sociale bavarese, a destra della Merkel.

il gruppo aveva 217 parlamentari col 32% dei voti; in Italia ne fa parte Forza Italia; è previsto in netto calo, e potrebbe avere circa 180 parlamentari nel nuovo parlamento; un problema particolare è rappresentato dalla delegazione ungherese che fa capo ad Orbàn, ed era parte di questo schieramento: Orbàn ha dichiarato recentemente che non intende votare per Weber dopo che questi ha dichiarato che non intende essere nominato Presidente con i voti determinanti di Orbàn; quindi a questo partito potrebbero venire ulteriormente a mancare almeno 10 seggi, e quindi la sua rappresentanza scendere a circa 165-170 deputati.

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il secondo gruppo nel Parlamento Europeo uscente è rappresentato dai Socialisti e Democratici, che avevano 169 deputati, col 25% circa dei voti, e sono pure previsti in calo (soprattutto per il crollo del Partito Democratico che con Renzi nel 2014 era il gruppo nazionale più forte di questo schieramento e ora dovrebbe più che dimezzare i deputati); è previsto attorno ai 170 deputati.

notate bene questo numero, perché, con la defezione di Orbàn si profila lo scenario quasi incredibile di una possibile conquista del primo posto tra i gruppi parlamentari, proprio di questo schieramento.

il suo candidato guida è Frans Timmermans, politico olandese del Partito del Lavoro di quel paese.

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Jan Zahradil, del Partito Civico Democratico ceco,  è lo Spitzenkandidat dei Conservatori e riformisti europei (Acre), il terzo gruppo politico del Parlamento Europeo attuale, con 74 deputati, di cui però 20 del Partito Conservatore Inglese; in Italia ne fa parte Fratelli d’Italia.

anche se ora sappiamo che il Regno Unito, alla fine, a seguito della gestione suicida della brexit da parte della May, parteciperà alle elezioni del parlamento europeo, non avendo ancora abbandonato l’Unione, è impensabile (ma non per questo impossibile) che i deputati inglesi eletti partecipino ai lavori del futuro parlamento e decidano la composizione futura della Commissione Europea per i prossimi 5 anni; le proiezioni elettorali del grafico di lì sopra riguardano i 705 seggi che si sarebbero assegnati a brexit conclusa.

in questo caso per questo schieramento si prevedevano una cinquantina di deputati o poco più.

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il Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, con 68 deputati, era il quarto per consistenza nel Parlamento Europeo; l’Italia non aveva deputati per questo schieramento nell’ultima legislatura; in passato ne avevano fatto parte i Radicali della Bonino e l’Italia dei Valori di Di Pietro; la proposta dei 5Stelle di ingresso nel gruppo in questa legislatura era stata rifiutata; non è prevedibile che abbia un rappresentante italiano nella prossima legislatura visto che +Europa non pare possa superare lo sbarramento del 4% dei voti.

è previsto in crescita in queste elezioni e dovrebbe superare i 90 deputati: assieme a Popolari e Democratici e Socialisti dovrebbe garantire una netta maggioranza anche nel prossimo Parlamento Europeo con  435 deputati almeno: e sarebbe certamente determinante in un ulteriore spostamento a destra della prossima Commissione Europea.

non presentano un candidato guida unico, ma una rosa di sette: oltre alla Bonino, la danese Vestager, il belga Verhofstadt, Garicano (spagnolo, di Ciudadanos), il tedesco Nicola Beer, la slovena Violea Bulc e l’ungherese Katalin Cseh. 

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la Sinistra Unitaria Europea, con 72 eurodeputati, poi scesi a 52 per varie defezioni interne, è prevista in un leggero aumento di voti, e accreditata di un po’ più di 60 deputati; per l’Italia ne facevano parte in origine i 4 eletti della Lista per Tsipras, poi in parte sciamati altrove; e non c’è nessuna possibilità di rielezione sa noi vista la frantumazione della sinistra tra liste diverse.

ha due candidati guida: la politica slovena Violeta Tomič e il sindacalista belga Nico Cué.

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Il gruppo dei Verdi aveva 46 deputati, è prevista una rappresentanza stabile nel nuovo parlamento; la tedesca Ska Keller e l’olandese Bas Eickout sono i suoi candidati di punta; non vi sono chances per l’elezione di qualche deputato europeo in Italia neppure per questa lista.

da un punto di vista puramente teorico e numerico i Verdi potrebbero sostituire i liberali in una futura maggioranza del Parlamento Europeo prossimo venturo?

sì: ci sarebbe una maggioranza di circa 390 voti su 705, senza i britannici, e perfino su 750, con i britannici: ma è molto difficile che la destra del PPE accetti uno scenario simile.

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restano da esaminare altri due schieramenti di destra:

l’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, di cui facevano parte sostanzialmente i brexiter di Farage e i 5Stelle, con 42 eurodeputati, difficilmente si ricostituirà neppure, dato il venir meno del gruppo più consistente, quello inglese; è comunque accreditata una crescita dei partiti che lo componevano, alquanto eterogenei, ad oltre 55 eurodeputati, se dovesse ricostituirsi.

in ogni caso è evidente che l’alleanza con i brexiter è stato un tragico errore politico dei 5Stelle che ha cancellato ogni loro possibile ruolo credibile nell’Europa del futuro.

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il gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà, con 40 eurodeputati, raccoglie l’estrema destra europea, ed è a  sua volta previsto in forte crescita, sempre relativamente parlando, a oltre 60 eurodeputati: oltre alla Le Penne faceva e ne farà parte la Lega,  salvo sorprese; non hanno ancora definito il loro candidato di punta, e del resto vi è una notevole confusione in questo campo, con prospettive di politica economica chiaramente opposte fra loro.

del resto è molto naturale che movimenti che rivendicano autonomia e/o primato per il loro stato, poi non concordino tra loro.

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immaginiamo, per chiudere, che queste divisioni nel campo della destra europea si superino miracolosamente e che tutte le forze della destra europea, aggiungendovi alla fine anche Orbàn, riescano a fare fronte comune e a presentare un loro candidato a Presidente della Commissione Europea: che possa essere Salvini appartiene più al mondo dei devoti di Padre Pio che alla realtà; facciamo che sia la Le Pen piuttosto; ma come potrà essere possibile che uno dei due venga scelto se non sono stati neppure indicati PRIMA delle elezioni?

ma immaginiamo il miracolo, comunque, di un gruppo parlamentare unico di destra nel prossimo europarlamento: arriveremmo a 175 eurodeputati, come ordine di grandezza, una massa di poco superiore a quella del Partito Popolare Europeo: un bel problema, direte voi.

ma neppure portando TUTTO il Partito Popolare Europeo dalla loro parte riuscirebbero ad avere la maggioranza nel nuovo Parlamento, e resterebbe il problema che sarebbero minoranza nelle Commissioni del Consiglio dell’Unione Europea e nel Consiglio Europeo, al quale ultimo spetta in ultima analisi il diritto di proporre al Parlamento il Presidente: in altre parole dov’è la maggioranza dei governi europei che proporrà mai la Le Pen o peggio il ridicolo Salvini come Presidente della Commissione Europea? siamo in Europa, non in Italia.

insomma, che i sovranisti possano spostare a destra l’asse della politica europea è nell’ordine delle cose, che possano governarla no.

però per paradosso, non è neppure escluso che, se indeboliscono troppo la destra del Partito Popolare Europeo possano portare al vertice dell’Unione Europea qualche esponente un poco più spostato addirittura a sinistra, per dir così, del gruppo dei Democratici e Socialisti Europei, e decisivi in questo senso potrebbero essere i Verdi europei, più che la Sinistra Europea.

paradossi di elezioni che vedranno un indebolimento complessivo del centro, che ha finora guidato l’Unione Europea, e un rafforzamento delle opposizioni, forte per quelle di destra, più debole per quelle di sinistra.

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in ogni caso e comunque vadano le cose, una cosa è certa: queste elezioni per la prima volta saranno partecipate e sentite, e da questa prova difficile forse nascerà un’Europa più sentita dai propri cittadini come cosa propria, e questo è un fatto talmente positivo da compensare comunque lo spostamento a destra nel Parlamento Europeo.

insomma, un momento storico importante al quale partecipare, se non altro per portare il proprio sassolino insignificante alla deriva nazionalistica.

più difficile invece che ne nasca davvero una maggiore integrazione politica, come sarebbe necessario; più probabile, invece, la nascita di un nucleo europeo più ristretto e determinato a procedere in questa direzione, del quale l’Italia non farà parte, per fortuna dell’Europa stessa.

 


5 risposte a "due o tre cose che so delle elezioni europee – 216"

  1. Chiaro e utile questo articolo…
    un paio di pensieri:
    e’ vero che le elezioni sono europee e non nazionali, ma senz’altro avranno valenze nazionali e non solo per i “sovranisti”… specialmente le ripercussioni in Francia e Germania potrebbero essere forti, se le forze al governo dovessero avere un risultato troppo negativo…
    poi gli inglesi: concordo con il tuo dubbio (a pensar male si fa peccato ma…) chi ci dice che gli inglesi una volta eletti siano davvero disposti a fare le comparse, quanto invece a rompere le scatole ancora di più di quanto hanno sempre fatto, proprio nell’ottica del sabotaggio dall’interno?
    Sui 5S invece che vadano pure dove vogliono, dopo l’uscita di ieri di DiMaio (la sindaca dovrebbe occuparsi prima dei romani, a proposito dell’aggressione squadrista di CasaPound a seguito della vicenda della casa popolare alla famiglia Rom) mi sono caduti così in basso da farmi rimpiangere persino Cirino Pomicino. Li metteranno nella commissione che controlla gli scontrini…
    sarà dura votare stavolta…

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    1. è proprio dura scegliere chi votare, e solo una specie di imperativo categorico kantiano può costringerci a farlo, considerando che poi in Italia le uniche liste che arriveranno all’Europarlamento saranno le quattro liste di destra dei 5Stelle, Fratelli d’Italia ACRE, Lega ENF e Berlusconi PPE, oltre al Partito Democratico SD, che non si riesce a chiamare sinistra, tantomeno in Italia.

      ti rispondo solo sul primo punto: mi basta guardare la stampa tedesca di questi giorni per darti torto: non che le elezioni europee non abbiano alla fine ripercussioni anche lì sull’azione delle forze politiche, questo è ovvio; ma in un modo molto diverso che da noi, dato che lì si dà per scontato che il parlamento eletto per 4 anni duri 4 anni; naturalmente può anche succedere che venga sciolto prima, per implosione del governo, ma questo non è l’obiettivo delle opposizioni. lo stesso ovviamente succede anche negli USA o in Freancia: é ovvio che il Presidente è eletto per la durata del suo mandato, e salvo il caso davvero eccezionale di impeachment, finirà il suo mandato.

      questo cambia profondamente il modo di fare politica e costringe ad agire su tempi lunghi: ho quasi l’impressione che in Italia questo clima di incertezza permanente serva ad una mobilitazione continua dei pro-governativi attorno al governo che si sono scelti, anche quando palesemente fa schifo anche a loro (dare un’occhiata a Libero, per capire che funziona davvero così).

      ultimo punto sui 5Stelle: la cosa più tragica di questa esperienza politica è che ha rivelato fino in fondo la sua natura padronale: a chi li ha votati (non io!) credendo a quello che dicevano e oggi si trova deluso dall’improvviso emergere della loro natura fascistoide non è data nessuna possibilità di opposizione dall’interno per cambiare la linea politica, ma solo di andarsene: un esodo silenzioso.

      le sparate pre-elettorali per recuperare la finta identità democratica che hanno simulato lasciano il tempo che trovano e credo incantino al massimo qualche leghista che scopre in ritardo che il suo partito è una associazione a delinquere.

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  2. Chiaro ed utile, ma direi che non ho trovato dove andrebbero a finire i 5 stelle nella simulazione degli schieramenti del futuro parlamento. Nel grafico della “simulazione” sono finiti tra gli “altri” o altrove? Grazie.

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    1. ciao, Roberto.

      il grafico della simulazione è indipendente dalla mia analisi: chi lo ha disegnato parte dal presupposto che il gruppo in cui erano i 5stelle, EFDD, si costituirà e prevede che avrà 55 eurodeputati, e col 7,7% dei voti previsti dai sondaggi, senza Farage e senza Regno Unito…

      in realtà non mi risulta che questo gruppo abbia mai dato segno di vita in quanto tale in questa campagna elettorale (Salvini, almeno, qualche confusa iniziativa abborracciata l’ha presa per darsi una proiezione europea…) e non risulta neppure che abbiano scelto uno Spitzenkandidat, il che per un partito della democrazia diretta è alquanto paradossale.

      http://www.ansa.it/europa/notizie/europarlamento/approfondimenti/2019/02/21/gli-spitzenkandidaten-_d81ee598-91f6-46b5-b35f-190688c50baa.html

      di qui la mia previsione; su che cosa intendono fare i 5Stelle, occorre chiederlo a loro, quindi: forse il bis del pasticcio che fecero nel Parlamento scorso, quando chiesero di entrare nell’ALDE, furono respinti; anche i Verdi fecero capire che non li volevano perché non li consideravano ecologisti autentici, e finirono in un gruppo di destra razzista come quello fondato da Farage, con cui peraltro non andavano neppure tanto d’accordo, a onor del vero.

      insomma fu un anticipo infelice del contratto di governo con la Lega; quanto al futuro si vedrà.

      cero questa mancanza di chiarezza e questo dilettantismo è un ottimo motivo per non votarli, non bastasse il ridicolo programma di governo, che – anche questo è un elemento di valutazione che conferma la mia ipotesi – è esclusivamente nazionale:
      https://corpus15.wordpress.com/2019/05/04/5stelle-programma-politico-per-leuropa-scritto-in-osteria-212/

      c’è una ulteriore variabile, e scusa se mi dilungo, ma le questioni sono complesse: io non sono affatto sicuro che i numerosi eurodeputati di Farage, una volta eletti in Inghilterra, rinunceranno ai loro diritti legali fino alla formalizzazione della brexit; hanno una occasione insostituibile di sabotare l’Unione Europea dall’interno e credo che la sfrutteranno fino in fondo.

      questo rende ogni previsione un azzardo: il gruppo EFDD potrebbe anche ricostituirsi per cercare di far eleggere un Presidente di Commissione di suo gradimento e comunque cercare di condizionarlo fin che possono; poi gli inglesi potrebbero andarsene lasciando i 5Stelle col cerino in mano.

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