pubblic(izz)are Salvini? quando l’antifascismo è ridicolo – 218

sta a vedere che il fascismo in Italia non è nel razzismo contro i rom, nelle minacce a chi riceve una casa secondo la legge ma non è di razza italiana, negli insulti agli extracomunitari in autobus e per la strada, nella polizia che ferma illegalmente gli oppositori del governo, ma sta tutto al Salone del Libro e nella pubblicazione di una intervista a Salvini.

sta a vedere che l’antifascismo si esaurisce tutto nell’individuare qualche falso obiettivo e assumere la veste della repressione dell’ovvio.

. . .

l’editore si dichiara fascista? sono fatti suoi, personali, se non c’è altro; e chiaramente lo fa apposta, per provocare; dichiararsi fascisti non è un reato in Italia, né mai dovrebbe esserlo, fino a che si limita a questo.

è un reato, invece, organizzare concretamente azioni fasciste o fare aperta apologia di questa dottrina politica fondata sulla violenza contro le minoranze e contro gli oppositori.

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non mi risulta che una intervista a Salvini rientri in nessuna di queste casistiche: invece la demonizzazione di questo personaggetto oramai a fine corsa è soltanto un favore che gli si fa, della serie: ti indico un falso obiettivo, così tu ti agiti e ci sputtani tutti.

della serie: un antifascismo piuttosto fascisteggiante…

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antifascisti? ma chi li paga per essere così idioti e al servizio del nemico?

oppure non se ne rendono neppure conto?

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ps. fuori tempo massimo aggiungo questo link, per sentirmi meno solo, e per suggerire ai miei lettori un post meno improvvisato del mio:
http://www.pangea.news/altaforte-salone-del-libro-intervista-a-mario-guaraldi/


11 risposte a "pubblic(izz)are Salvini? quando l’antifascismo è ridicolo – 218"

  1. Il fatto che ci sia opposti all’idea che, in un’iniziativa pubblica che porta i loghi di comune, provincia e regione, si offrisse spazio ad un editore (e non al ministro… benché avrei anche parecchie riserve sul fatto che il libro di e su un ministro della repubblica venga pubblicato da un editore del genere) che si è apertamente dichiarato fascista, e che pubblica libri apologetici su quel periodo, mi sembra sacrosanto. E non vedo perché questo dovrebbe escludere che ci si opponga ANCHE alle manifestazioni più virulente del fascismo: mi sembra, anzi, che quelli che non si siano fatti problemi col fatto che la casa editrice di CasaPound, con un direttore che deve andare a processo per un pestaggio, fosse presente al Salone, sono coerentemente quelli che (e non parlo di te, sia chiaro) coi fascisti ci dialogano da tempo.

    Trovo poi ridicola tutta la questione della “pubblicità”: quel libro vende perché parla di Salvini, non perché l’ha pubblicato AltaForte, che si gioverà di questa storia per due settimane e che si sarebbe giovata assai di più della partecipazione al Salone, visto che per altro avrebbe creato un pericoloso precedente che le avrebbe concesso di presenziare ad eventi simili.

    In ultimo, poi: cosa c’entra Salvini, in tutta questa storia? Il problema, mi pare, non è mai stato che venisse presentato un libro su Salvini al Salone del libro, ma CHI lo presentava.

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    1. come vedi, caro gaber, mi sono informato sulla questione (appena un pochino, veramente il minimo, lo ammetto), anche su tua sollecitazione, ma le mie prime impressioni di pelle si sono molto consolidate.

      vorrei vedere la stessa furia antifascista sulla sostanza degli episodi che fanno soffrire migliaia di persone e non su un episodio veramente minore, patetico sussulto di una intellighentsia allo sbando.

      è un problema di misura e di senso delle proporzioni, e forse un pochino di astuzia della ragione non avrebbe fatto male, in questa occasione: perché si sono presi davvero due piccioni con una fava, portando il libro al primo posto tra quelli di saggistica venduti in questi giorni e facendo propaganda gratis per un ministro fortunatamente alle corde.

      insomma, vorrei vedere dell’antifascismo vero, e non dell’antifascismo da Salone.

      ma questo per fortuna esiste, solo che i nostri antifascisti non solo non ne parlano, ma si guardano bene dall’avervi parte:
      https://www.linkiesta.it/it/article/2019/05/08/casa-popolare-rom-roma-torrenova/42056/

      qui, insomma, l’unica che ha fatto antifascismo vero è stata, a Roma, la sindaca Raggi, isolata dal suo stesso partito: sono dalla sua parte (e non mi interessa la sua etichetta politica, anzi un poco mi dà fastidio, sia chiaro), non dalla parte dei borghesucci isterici che si commuovono soltanto per i libri.

      con questo rispetto del tutto le posizioni come la tua, ci mancherebbe, ma che cosa devo dirti? non mi prendono dentro, non le sento mie.

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      1. Ad ogni modo, gli stessi antifascisti che protestavano contro la presenza di AltaForte al Salone del libro sono, poi, andati anche a “fare muro” fisicamente a Casal Bruciato. Una cosa non esclude l’altra, come vedi. Sui “fatti che fanno soffrire le persone”… è molto difficile organizzare qualcosa contro gli insulti sugli autobus o per strada, lo riconoscerai anche tu. Per quanto riguarda le case popolari, a Roma esiste da anni un movimento (presente per altro a Casal Bruciato nei momenti di tensione di cui parliamo) per il diritto all’abitare, osteggiato da praticamente ogni governo locale e nazionale.

        Ho l’impressione che Salvini stia monopolizzando ogni questione, un po’ come il Berlusconi dei “tempi d’oro”: si può fare un esercizio di antifascismo, senza pensare a cosa porterà o meno a Salvini? Mi ricorda mio padre che, ai tempi in cui c’era il referendum sull’orrida riforma costituzionale di Renzi, si struggeva perché sarebbe andato a votare “la stessa cosa che vota Berlusconi”… e chi se ne frega, a un certo punto!

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        1. se Salvini monopolizza, il merito è anche degli idioti che non hanno ancora capito i meccanismi della comunicazione di massa e demonizzano gli avversari, anziché smontarli con calma: eppure Berlusconi dovrebbe averci insegnato qualcosa; non ancora agli americani che con Trump stanno ripetendo i nostri stessi errori nostri di vent’anni e lavorano per farlo rieleggere, contro ogni verosimiglianza; e questo è tutt’altro che inessenziale, cazzo!

          sulla demonizzazione di Salvini alcuni sguazzano dentro, vuoi per tornaconto direttamente personale, come i vari Saviano e simili, vuoi per interessi politici, perché chi mai voterebbe un insulso Zingaretti se non ci fosse il mostro neofascista da fermare?

          e in ogni caso, ci vuole poco a capire che il confronto sul piano dell’emotività è perso in partenza e che le tecniche di condizionamento emotivo di massa si sono perfezionate in maniera praticamente insuperabile: la destra vive da vent’anni ormai degli effetti delle torri gemelle e delle esecuzioni ISIS (filmati distribuiti nel mondo da una agenzia specializzata USA).

          e siccome la gente vive più tempo davanti alla tv ipnotica o sui telefonini che a contatto con la vita reale, che è oramai un residuo e un cascame del passato, è dagli schermi che si condizionano le menti; chi non si stacca da loro è del tutto perduto, e chi si stacca si difende almeno un pochino.

          per il resto su moltissimo che dici non siamo affatto in disaccordo: ma direi che Salvini a un certo punto c’entra poco e non merita di essere causa del nostro circoscritto dissenso; è che io sono abbastanza contrario all’antifascismo libresco, cioè esercitato sui libri a suon di richieste di messa al bando (esattamente come facevano i fascisti che i libri dissidenti li bruciavano in piazza): ecco, trovo che bruciare un libro, anche solo metaforicamente, è quasi peggio che bruciare una persona, perché si brucia quello che di sé quella persona considera il meglio; è molto difficile che dei libri facciano male, a parte casi davvero isolati (dal Corano al Mein Kampf, passando per le regole dei Gesuiti o per larga parte della Bibbia ebraica); però la censura della parola scritta, salvo casi davvero eccezionalissimi, non mi sembra comunque la strada giusta per gestire il problema, neppure in questi casi.

          è molto più utile, secondo me, analizzare e smontare questi testi sul loro stesso terreno (il che spiega anche i miei ricorrenti accessi di critica biblica, di cui tra poco dovrei dare un ultimo esempio).

          buona domenica, gaber.

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          1. Infatti direi che siamo d’accordo: a Salvini ed ai neofascisti vanno tolti gli spazi da cui pontificano. Che è proprio quello che si è fatto a Torino.

            Ma perché continui a parlare di censura? È stata chiusa AltaForte? No: le è stato vietato l’ingresso ad una manifestazione dove, per coerenza, non avrebbe dovuto neppure provare ad entrare, visto che è sostenuta da istituzioni democratiche che un fascista dovrebbe avversare, e non cercare di sfruttare.

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            1. veramente io ho scritto e penso esattamente il contrario di quello che hai scritto qui sopra tu; i punti di consenso erano altri, ma avrò sbagliato a credere di coglierli.

              1. Salvini è razzista e fascistoide, ma non è fascista; non ci sono gli estremi per una messa fuori legge per questo motivo, mentre la Lega dovrebbe invece essere stata sciolta da anni come associazione politica a delinquere, parlo dei 49 milioni e degli scandali precedenti, per essere chiaro.

              2. la Lega parteciperà alle elezioni europee assieme a forze simili a lei rappresentate in tutta Europa e avrà un discreto risultato elettorale: pensare di metterla fuorilegge è demenziale.

              3. per contrastarla, urgeva molto di più fare una battaglia contro Facebook e i siti di fake news che avevano libero spazio in quel cesso, altro che Salone del Libro; il libro è un prodotto di nicchia, facebook di massa

              4. ma gli antfascisti da Salone su Facebook ci hanno scritto e ci scrivono tuttora per anni: ogni invito al boicottaggio è stato vano.

              5. non mi risulta che per partecipare ad un Salone del Libro occorra la tessera anti-fascista.

              6. mi preoccupa e mi intristisce davvero vedere quanto cripto-fascismo circoli in realtà proprio fra chi si definisce anti-fascista. i reazionari vanno sopportati a sinistra, fino a che non delinquono, fanno parte del nostro paesaggio umano, così come zingari e migranti andrebbero rispettati a destra; ma vedo che non sappiamo più convivere con chi non ci somiglia: l’intolleranza è la stessa, cambiano le tifoserie.

              a questo punto il dissenso, come vedi, si sta allargando piuttosto che circoscriversi e supera il problema della semplice opportunità per diventare più sostanziale.

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              1. Penso che il punto centrale del dissenso sia che per te il punto centrale è infrangere la legge, e per me, invece, è essere pappa e ciccia con chi si definisce fascista (ed è un violento perché è fascista). Inoltre, a me in questo caso della Lega e di Salvini non interessava parlare, visto che ritengo che il problema di cui si parla sia un altro.
                Pace, non si può andare d’accordo su tutto.

                P.S.: il Salone no, ma il comune di Torino (che alla fine si è dissociato da questa schifezza) prevede che si firmi una dichiarazione di antifascismo, prima di concedere i suoi spazi a qualcuno. È un proforma, ma è sensato.

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                1. non andare d’accordo su tutto è anche una bella fortuna, a volte: altrimenti come si farebbe a discutere?

                  hai colto acutamente che il punto centrale per me nella discussione è il rispetto della legge e la definizione esatta dei suoi ambiti di intervento, dando per scontato che anche l’antifascismo deve muoversi entro questi limiti.

                  credo che la coda dei commenti sia giunta alla fine e non voglio lasciare una replica a cui tu non potresti rispondere: del resto mi pare che abbiamo chiarito bene entrambi tutto quel che si poteva chiarire delle nostre diverse valutazioni.

                  buona settimana.

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                    1. be’ vedo che ho calcolato male, e lo spazio per una replica c’era ancora.

                      ma meglio così: evidentemente invecchio se sto cominciando a chiudere le polemiche lasciando l’ultima parola, ahha

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