due secoli di guerre e non guerre d’Europa – 222

lasciamo perdere Napoleone che condusse guerre in Europa per quasi vent’anni di fila, dal 1796 al 1814, e le guerre legate alla Rivoluzione francese, che erano iniziate anche prima;

dimentichiamo le guerre continue del Medioevo europeo, quelle sanguinosissime di religione, che durarono quasi un secolo e mezzo, dall’inizio della Riforma protestante fino alla fine della guerra dei Trent’anni,

e poi le guerre di successione del Settecento;

dimentichiamo, più indietro nella storia, le innumerevoli guerre locali, gli arabi, i normanni, i barbari e i bizantini;

dimentichiamo che la guerra era un momento tragicamente ricorrente nella vita quotidiana dei secoli passati e comportava saccheggi, morti e ricostruzioni.

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da Goya, I disastri della guerra

limitiamoci alla storia degli ultimi due secoli e alle guerre combattute sul terreno europeo, trascurando le guerre coloniali e quelle che le potenze europee si facevano negli altri continenti, oppure gli interventi militari europei di altro genere, fuori del continente, altrimenti l’elenco sarebbe praticamente ingestibile.

e facciamo anche soltanto un riepilogo a mente, che trascurerà tante guerre minori…; e se qualcosa dimentico, forse qualche commentatore mi aiuterà.

. . .

qui definisco guerre anche le occupazioni e gli interventi militari contro governi legittimi oppure operazioni militari circoscritte, che normalmente non sono chiamate così.

. . .

1820 Francia contro Spagna, per abolire la Costituzione spagnola

1827-29  Francia, Inghilterra, Russia contro l’Impero Ottomano per l’indipendenza greca

1831 guerra civile belgo-olandese, per l’indipendenza del Belgio

1847 guerra civile svizzera

1848-49 prima guerra di indipendenza italiana: Piemonte contro Impero Asburgico

1853-56 guerra di Crimea di Francia, Inghilterra, Impero Ottomano, poi Piemonte, contro Russia 

1859 seconda guerra di indipendenza italiana: Piemonte e Francia contro Impero Asburgico e stati minori dell’Italia centro-settentrionale

1860 Piemonte contro Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio

1864 Prussia contro Danimarca

1866 Italia e Prussia contro Impero Asburgico

1870 Regno d’Italia contro Stato Pontificio e Francia

1870-71 Prussia contro Francia

1877-78 Russia contro Impero Ottomano

1904 guerra tra Russia e Giappone

1911 Italia contro Impero Ottomano, con conquista italiana della Tripolitania, poi ribattezzata Libia, e del Dodecanneso

1912-13 prima guerra balcanica, tra Montenegro, Grecia, Bulgaria, Serbia (Lega balcanica) e Impero Ottomano

1913  seconda guerra balcanica, tra Bulgaria e Montenegro, Grecia, Serbia e Impero Ottomano

1914-18 prima guerra mondiale: Serbia, Francia, Inghilterra, Russia e poi Belgio, Lussemburgo, Italia, Portogallo, Romania e Stati Uniti contro Germania, Austria-Ungheria e poi Bulgaria e Impero Ottomano

1919-23 Stati Uniti, Francia e Inghilterra contro URSS

1919-22 Turchia contro Grecia

1936-1939 Germania e Italia contro Spagna (intervento nella guerra civile spagnola)

1938 Germania contro Austria (Anschluss)

1938 Germania contro Cecoslovacchia

1938 Italia contro Albania

1939 Germania e Ungheria contro Cecoslovacchia

1939-45  seconda guerra mondiale: coinvolge tutti i paesi europei praticamente, secondo varie alleanze, tranne la Spagna e la Svizzera

1956 URSS contro Ungheria 

1959 Turchia contro Cipro e occupazione da allora della sua parte nord

1968 URSS contro Cecoslovacchia

1999 NATO contro la Serbia

2014 guerra tra Russia e Ucraina per la Crimea

ma questo è soltanto un pallidissimo e generico promemoria della situazione di generale instabilità del continente, che si espresse in centinaia di avvenimenti minori sui più vari scenari.

. . .

l’Unione Europea ha garantito che dalla seconda guerra mondiale, cioè da 74 anni, non si sono quasi più combattute sul suo territorio guerre, così come lo ho definite qui, cioè non sono quasi più avvenute azioni militari di altri stati in territorio straniero, anche se ci sono le ferite ancora aperta del Kosovo e dell’Ucraina.

quasi tutte quelle avvenute si sono svolte fuori dal suo territorio di allora.

se si eccettua la guerra di Serbia del 1999, i paesi dell’Unione Europea non sono stati coinvolti da nessun’altra azione militare nel continente.

. . .

vogliamo ricordare la storia americana nello stesso periodo (limitandoci soltanto agli interventi militari più cospicui e tralasciando innumerevoli interventi minori?

1950-53 guerra di Corea

1963-1975 guerra del Vietnam

1990-91 prima guerra del Golfo contro l’Iraq

2001- in corso   guerra in Afghanistan

2003-2011 seconda guerra del Golfo contro l’Iraq

2011 guerra contro la Libia

2014-in corso   guerra contro l’ISIS, Iraq e Siria 

. . .

pur con questa eccezione, è il periodo di pace europea più lungo nella storia del continente, un bene prezioso che sarebbe sciocco dare per scontato.

 

 

 

 

 

 

 


14 risposte a "due secoli di guerre e non guerre d’Europa – 222"

  1. Ho sempre un inevitabile moto di fastidio quando sento parlare delle politiche di Italia, Europa, Cina etc. Perché implicitamente si sottintende siano del popolo italiano, europeo, cinese, etc, e ciò ritengo sia sostanzialmente fuorviante. Io, italiano non ho quasi mai, per non dire mai, punti di vista concordi con le azioni governative, tutt’altro…
    e sono certo che la cosa valga per la stragrande maggioranza degli italiani, degli europei e dei cinesi.
    Le scelte in campo economico, sociale, militare sono sostanzialmente effettuate da una ristretta elite che forma, manipola indirizza in continuità secondo i propri interessi l’opinione pubblica, arrivando, lo sappiamo bene, fino alla barbarie della guerra. E non tiriamo in ballo la democrazia rappresentativa perché sappiamo tutti che è una recita, una truffa imbellettata.
    Le istituzioni, dotate di leggi, media e fucile, sono la gabbia in cui il cittadino è obbligatoriamente chiuso e costretto alla volontà del ristretto potere. Le libertà democratiche sono libere solo per i dettagli.
    Che tutto ciò sia storicamente inevitabile posso anche concordare…. ma così è.

    Oltre 1700 mld di dollari in spese militari nel 2018 non sono i popoli che li hanno decisi ( e nemmeno la globalizzazione dei capitali).

    Il pastore ed suoi cani da guardia conducono il gregge inerme solo nei loro campi.

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    1. che le spese folli per armamenti sempre più complessi e costosi non rappresentino te (e neppure me) è pacifico, visto che siamo entrambi, da sempre, contrari alla corsa agli armamenti.

      sono molto meno sicuro invece che non rappresentino la volontà dei popoli: sono di nuovo d’accordo con te che questa volontà è manipolata,tanto nella democrazia parlamentare che in altre forme di governo, ma sempre volontà resta: noi pacifisti di principio non siamo il popolo: ce lo confermano ogni giorno le fortune politiche delle destre, in Italia, in Europa e in larga parte del mondo; e anche il fatto che nei pochi casi nei quali i pacifisti di principio vanno al governo, sono poi comunque costretti a difendersi militarmente.

      Il Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie, scritto probabilmente intorno al 1549 e pubblicato clandestinamente nel 1576 è ancora un punto di riferimento importante sul tema della liberà dei popoli: qualunque tiranno, lui dice – e fra i tiranni mettiamo pure la democrazia parlamentare -, detiene il potere perché i suoi sudditi glielo concedono; la società, corrotta dall’abitudine, preferisce la servitù alla condizione dell’uomo libero, che rifiuta di essere sottomesso e di obbedire.

      «Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!»

      l’unica risposta possibile, secondo lui, è la non collaborazione, una forma di opposizione non violenta: non sono interessato, dice, alle «congiure di gente ambiziosa» che vuole «far cadere una corona, non togliere il re, cacciare sì il despota, ma tenere in vita la tirannide».

      quel che de la Boetie non poteva vedere, nella cultura del suo tempo, + più chiaro a noi: questo gregarismo è un dato biologico della specie, ha perfino una funzione utile, non a caso il principio dell’obbedienza al potere attraversa tutte le religioni e anche la nostra, a partire dal quarto comandamento mosaico: risponde ad un principio di economia delle risorse biologiche del singolo che favoriva la conservazione della specie in tempi nei quali la sopravvivenza era, secondo natura, molto precaria e rischiosa.

      quindi, non creiamoci, per favore, il mito del popolo puro, ribelle nel cuore e schiacciato; molto meglio fare i conti col fatto che la maggioranza degli esseri umani è geneticamente portata e culturalmente educata all’obbedienza, che la disobbedienza è di regola un fatto minoritario, che diventa maggioranza per breve tempo solo in certe situazioni storiche circoscritte, e non fa neppure molto bene alla salute.

      questo aiuterà noi dissidenti di natura a vivere in modo più adeguato e meno frustrato, esercitando il nostro dissenso nelle forme più adeguate.

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      1. Siamo sulle stesse posizioni…sintesi brutale:
        Il popolo è gregge e l’elite di potere ha sempre fatto i suoi interessi a scapito di quello generale, praticando sostanziale furto, deprivazione e guerre proprie con il sangue delle greggi.

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        1. sì, ma questo è soltanto un lato della medaglia.

          occorre pur dire che abbiamo due secoli alle spalle abbastanza strani, perché in questo periodo gli interessi dell’elite, chissà perché, prevedevano che le condizioni di vita del popolo comunque migliorassero, e questo ha coinciso con la democrazia.

          ora la parentesi si sta chiudendo, almeno in Occidente, e questo segna anche la fine di quella che abbiamo chiamato democrazia: si ritorna al feudalesimo e ad elites che fanno i loro interessi peggiorando le condizioni di vita del popolo.

          non la vedo bene: per ora non manca qualche Nerone che prova a convincere il popolo che è proprio lui, l’imperatore, che potrà guidare la sua protesta: ma per quando potrà durare questo giochetto?

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          1. Il maschio nella specie homo sapiens (??) è aggressivo naturalmente, biologicamente, perché deve combattere con altri maschi per imporre il suo DNA; il maschio alfa possiede la giusta aggressività fisica e psicologica per perpetuare caratteristiche utili per difendere e dirigere . Questa dotazione, dal momento dell’invenzione dell’agricoltura in poi ( come ben dice il biologo Cavalli Sforza) si è tradotta nella possibilità di controllo ed appropriazione indebita del surplus socialmente prodotto, si è tradotta da fatto individuale sostanzialmente positivo per la specie in una disgrazia sociale che ha scardinato ogni possibilità di uguaglianza (il furto è stato è legalizzato).
            E questo istinto ha avuto via via modo di ampliare il suo affermarsi fino allo storico dominio dei re, delle aristocrazie, dei conquistatori e che oggi si esplica negli ipercapitalisti che posseggono tre quarti della ricchezza mondiale e che determinano la direzione distruttiva globale. Il potere per il potere, a mio avviso, ha profonde radici istintive che nulla hanno di razionale.
            Questa genetica storicamente è diventata socialmente distruttiva con il progredire via via di scienza e tecnologia, sta ora alla base del capitalismo individualista.
            Certo negli umani è presente anche il lato istintivo di collaborazione e mutuo sostegno, propri di ogni specie gregaria, ma nel conflitto con quello di dominio sono sempre risultati perdenti e subordinati a forza in strutture statuali di dominio sociale.

            1497
            FRAGILE RESPIRO

            Il male quotidiano
            non vuol sparire,
            le mani sempre rosse di ferite.

            Mi accarezza però il respiro caldo
            di chi vicino,
            indomito, agisce ostinata speranza.

            Nel grigio uniforme che copre il cielo,
            inaspettati, emergono brevi lampi che contagiano di luce.
            Aprono illusioni nella vana attesa.

            Indignato, mi rivolterò
            a scoperchiare la scatola
            fino al mio ultimo fragile respiro.

            1515
            ILLUSIONE

            Si ondeggia, gracili bolle,
            dentro un uragano che,
            da sempre trascina.

            Solida, l’illusione del controllo,
            fragile la pelle che ci avvolge,
            ogni spina la frantuma.

            Non è nostra la direzione,
            mutevole il vento, prima solleva alla speranza,
            poi, impietoso, abbandona al fato.

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            1. che noi umani siamo una specie, dal punto di vista biologico, è indubbio, una specie che ha fatto fuori molte altre specie simili; ma che siamo anche un genere distinto dal genere pan, in cui abbiamo classificato scimpanzé e bonobo, è invece dubbio.

              io sto con Diamond che ci ricomprende nel genere Pan e preferisco parlare di Pan sapiens; dicono sapiens sapiens, ma anche qui sarebbe meglio forse scrivere sapientem sedicens.

              per il resto del tuo commento l’interpretazione storico-biologica è la stessa fra noi due: tu l’hai soltanto articolata meglio e più in dettaglio.

              dico di mio in più soltanto che dovremmo prendere atto che la vita sulle superfici planetarie è un’eccezione quasi contronatura e che la sua sede più congrua nel cosmo è all’interno di oceani planetari ben protetti da croste di ghiaccio; lì forse la vita può svolgersi in modi molto più tranquilli, in un ambiente stabile e ricco di risorse, e forse neppure conoscere l’evoluzione.

              l’evoluzione infatti è la risposta biologica ad un ambiente ostile e molto instabile, così come il movimento e anche l’intelligenza: dovremmo riuscire a capire che il progresso di cui andiamo fieri è la risposta disperata per sopravvivere in un ambiente sempre meno adatto.

              del resto biologicamente sulla Terra la vita è al suo tramonto, se è vero che entro un milione di anni la fascia di abitabilità del sistema solare ci abbandonerà per spostarsi verso Marte che vi entrerà però tra diversi altri milioni di anni ancora…

              in poche parole entro un milione di anni le temperature sulla superficie del nostro pianeta – se sono giuste le revisioni ultime dei calcoli – non permetteranno più che vi si mantenga acqua allo stato liquido…

              può sembrare molto in un’ottica individuale, invece è molto meno della durata complessiva della vita umana sulla Terra sinora: direi che almeno i 4/5 del nostro tempo come specie sul pianeta è già passato…

              credo, come scrivevo in un post recente, che l’effetto serra sia anche una delle manifestazioni – nella sua espressione antropica – dell’apparente miglioramento ambientale dato da una fase climatica più calda del normale e, sempre in apparenza, più favorevole alla moltiplicazione del Pan sapientem sedicens.

              non ci resta che sperare in un provvisorio ritorno di una glaciazione di migliaia di anni, anche se – sempre a stare ai climatologi – l’effetto serra è tale che anche una glaciazione oramai ci farebbe un baffo.

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    1. certo, e occorre sottolinearlo.

      paesi dell’Unione Europea hanno fatto non soltanto la guerra in >Serbia (che non ne fa parte), ma anche la seconda guerra di Libia; e vedremo che cosa sarà della terza.

      alcune guerre l’Europa le conduce fuori dal suo territorio sotto forma di “missioni di pace”, a volte giustificate, in effetti, a volte no; e molte azioni militari sono oggi segrete alle stesse opinioni pubbliche nazionali e condotte con truppe mercenarie; e tutto questo sa molto di neo-colonialismo.

      insomma, non sono rose e fiori.

      ma quello che hanno passato i miei nonni e i miei genitori sulla loro pelle, i 700.000 morti della prima guerra mondiale e i 400.000 della seconda, non ci sono più stati.

      lo diamo per scontato, o meglio lo danno per scontato coloro che non hanno memoria storica; ma non sono dettagli; per fortuna molti lo tengono presente.

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      1. Il costo della nostra pace, tuttavia, è appunto questo neocolonialismo. Che di morti ne fa, e tanti, e sono quelli su cui il ministro dell’interno ha costruito la sua (effimera, come dicevi e come voglio sperare) fortuna.

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        1. non mi pare che la fortuna di Salvini sia da collegare al neo-colonialismo, anzi; ma mi è difficile interpretare il personaggio con categorie politiche; mi pare appartenga più al mondo dello spettacolo, sinceramente; e non a caso lo chiamo guitto; è una prosecuzione dei film di Pierino degli anni Ottanta…

          invece, parliamo di cose serie, cioè del neo-colonialismo europeo, che oggi ha soprattutto un protagonista, la Francia, e un teatro, l’Africa; qualcosa di simile si potrebbe dire del rapporto fra l’Italia, ma soprattutto l’ENI, e la Libia, ma sono fenomeni al tramonto, mi pare.

          se prescindiamo da questi scenari particolari, ho qualche difficoltà a parlare di neo-colonialismo europeo in senso stretto; mi pare che ci muoviamo negli scenari più consueti planetari della lotta per il potere e il controllo economico delle risorse, che vede protagonisti tanto USA, quanto Cina e Russia, per non dire degli altri, senza differenze sostanziali.

          qui occorre guardare alla situazione con sguardo fermo e limpido: l’Europa sta perdendo il suo storico predominio, che era, e per quel che sopravvive via via riducendosi, soprattutto di tecnologie e qualità dei prodotti e ci attendono anni di crisi e di ridimensionamento del nostro benessere attuale; l’Europa è vissuta per decenni sotto l’ala protettrice americana, alla quale ha delegato di farsi carico della sua difesa, ponendosi come alleato fedele.

          questo scenario è in crisi: nel mondo non ti difendi per mano d’altri, e l’alleato di ieri oggi è piuttosto un concorrente malevolo.

          no, il neo-colonialismo europeo è finito, in realtà, la grandeur francese è in realtà un patetico residuo del passato, e l’Unione Europea non ha trovato ancora la sua chiara mission nel mondo attuale: certamente tende a qualificarsi su due temi di fondo: difesa dei diritti umani e difesa ecologica del pianeta; ma la crisi migratoria e il tramonto politico della Merkel hanno offuscato il primo punto; sul secondo c’è da augurarsi che il successo delle destre sia tale che porti ad inglobare almeno i Verdi nella nuova maggioranza europea, ma non tale da portare a quell’alleanza tra popolari e populisti a cui lavora il nuovo schieramento austro-ungarico: Orban e Kurtz.

          comunque queste forze si configurano oggi chiaramente più che altro come una quinta colonna nemica, filo-americana nell’Europa orientale e filo-russa in quella occidentale (con scarse possibilità di accordo interno, fra l’altro, salvo che per la comune lotta contro diritti umani e autodifesa climatica), e questo rende molto improbabile che possano svolgere un ruolo di direzione politica interna, se prima non avviene qualche grossa sconfitta europea.

          del resto la Russia lavora per una nuova espansione in Europa che ripristini l’ampio controllo che aveva almeno su una sua parte al tempo dell’URSS, mentre l’America preferirebbe soltanto un ridimensionamento politico dell’Europa che la riposrti al ruolo di colonia americana: come possono mettersi d’accordo salvo che nella pars destruens?

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  2. 74 anni di pace mal spesi direi … dato che oggi siamo comunque in guerra contro l umanita; più precisamente, una esigua minoranza di prepotenti impone all umanita il suo giogo economico-finanziario. Il dramma è che per competere tra loro, i prepotenti, impongono sofferenza, morte, privazione di dignità, libertà e serenità all umanità.
    Insomma, 74 anni di pseudo-pace, una quiete apparente, un lungo tempo servito a potenziare ed affinare le armi per la prossima guerra, quella della supremazia totale.
    Direi che l Europa, culla della cultura umanistica, non ha saputo dare un senso, tracciare una svolta significativa nell evoluzione del pensiero e della coscienza dell unanita; anzi, e colpevole di complicità con il sistema dei prepotenti, nonostante gli statuti successivi al dopoguerra mondiale ultimo scorso, erano i indirizzati al diritto alla dignità dell umanità, alla sua libertà e serenità.
    Vedo un fallimento colossale nella gestione politico ed etico-economica mondiale dal 1945 ad oggi.
    Credo altresì che l Europa possa e debba riacquisire il ruolo di riformatrice dell intero sistema economico schiavista, sul quale è fondata la società mondiale odierna.
    Un certo attivismo ambientalista serpeggia nel mondo, ma necessita di una evoluzione di consapevolezza più ampia per poter affrontare lo strapotere esistente.
    Ma un germoglio è nato …

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    1. è tutto relativo; credo che dobbiamo distinguere il ruolo dell’Europa in questo dopoguerra da quello degli USA: per decenni siamo stai soltanto una appendice passiva e obbediente, oggi non è più del tutto così.

      il quadro che tracci è quello che sappiamo, ma l’Europa lì dentro ha avuto un ruolo minore, ed ha abbastanza rotto col suo passato nel quale era la protagonista prima delle guerre mondiali; frutto anche di una perdita di potere, indubbiamente.

      ma come dici giustamente oggi l’unica realtà che può portare un mondo meno violento è l’Europa.

      dopotutto solo da noi c’è stato un filosofo, Kant, che ha scritto un libro Per la pace perpetua.

      sarà dura, ma non vedo chi altro possa farlo: non l’India preda del nazionalismo indù, non la Cina che ha un imperialismo diverso,m a non fondato certo sui diritti umani.

      non scoraggiamoci.

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