depuriamoci (la mente) sul Garda – 224

racconterò qualcosa della serata, piuttosto partecipata, di ieri sera a Gavardo, bassa Val Sabbia, di GAIA, cioè del comitato Gavardo Ambiente Informazione Attiva: purtroppo anche loro usano una pagina Facebook come loro sito, e dunque non ve ne do il link – io continuo nel mio personale boicottaggio di questo social.

so bene di avere ben pochi lettori in Val Sabbia, tra i pochi comunque che mi leggono abitualmente (e devo ringraziarli per la pazienza), ma, secondo me, anche chi vive altrove potrebbe ricavare qualcosa di buono da questo post, perché affronterò due temi di portata generale, anche se visti nell’ottica locale: la difesa dell’ambiente e come si può realizzare una democrazia dal basso.

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gli argomenti della serata erano sostanzialmente due: 

1. gli sviluppi politici sul tema della gestione integralmente pubblica dell’acqua dopo il referendum consultivo tenuto in provincia di Brescia nel novembre scorso, con la partecipazione di oltre 200.000 elettori che si sono espressi per questa scelta; 

2. il progetto del collettore fognario della riva bresciana del lago di Garda, che nella sua ultima versione prevede che gli scarichi dei comuni della sponda occidentale della parte superiore del lago vengano sollevati oltre le colline moreniche che lo chiudono a ovest, verso un depuratore da costruire a Gavardo, e per la parte occidentale inferiore portati fino a Visano, nella bassa bresciana, circa 35 km a sud del lago; dunque tutti scaricati nel fiume Chiese che scende dalla Val Sabbia.

l’impianto di depurazione avrebbe però una portata tale, e quella del fiume è così ridotta per l’abbondante uso delle sue acque a fini agricoli, che questa scelta è palesemente scellerata, dato che occorre che il corso d’acqua dove si scaricano alla fine le acque di decantazione abbia una portata almeno doppia di queste; e le foto esibite lasciavano ben pochi dubbi: del resto il fiume in secca e l’acqua stagnante sono stati considerati tra le cause dell’epidemia di polmonite batterica della scorsa estate nella parte della pianura bagnata (si fa per dire) dal fiume, con più di mille casi e una decina di morti.

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la foto indica una situazione certamente eccezionale, legata alla siccità di questo inverno stranamente caldo, ora riequilibrata da pioggia e freddo che sembrano non voler finire mai, e tuttavia la tendenza climatica è quella alla riduzione della portata del fiume, data la diminuzione drammatica dei ghiacciai dell’Adamello, da cui il Chiese discende, e la tendenziale diminuzione delle  precipitazioni: in poche parole l’inaridimento progressivo della zona, comune del resto a tutta la Val Padana.

scaricare qui dentro le fogne depurate di mezzo Garda? (anche della parte sud-occidentale, con un altro canale collettore).

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la serata ha demolito alcuni mantra della propaganda politica in corso: in particolare non è affatto così drammatica come si vorrebbe far credere la situazione attuale della tubatura di 7 km che attraversa il lago da Maderno alla sponda veronese, convogliando gli scarichi dell’Alto Garda bresciano a Peschiera, per versarli nel Mincio che esce dal lago: le grida politiche di allarme su una imminente catastrofe ecologica sono smentite da altre dichiarazioni dei tecnici che invece rassicurano sulle capacità di tenuta.

la spesa di costruzione dei nuovi impianti previsti è molto alta, oltre 220 milioni, per ora genericamente previsti, e graverà sulle tariffe dell’acqua di tutta la provincia negli anni a venire, nonostante un contributo di 100 milioni del governo; ma soprattutto saranno ingenti le spese di manutenzione di un impianto così concepito, che avrà un fortissimo bisogno di energia per il sollevamento degli scarichi di oltre un centinaio di metri: il lago di Garda è più basso di tutto il territorio bresciano: si trova a 65 metri sul mare, mentre Gavardo, per esempio, dove dovrebbe essere costruito il depuratore, invece, è a 199 metri di altitudine.

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l’intervento dell’ing. Guarisco, del comitato Visano respira, ha provato ad indicare delle alternative in nuove recenti tecnologie di depurazione delle acque, più efficaci, anche se un poco più costose nelle spese di impianto, ma soprattutto facilmente decentrabili.

insomma, la proposta alternativa uscita è quella di depuratori sparsi nel territorio stesso dei comuni lacustri che producono i rifiuti, sul modello peraltro già realizzato dai comuni trentini del bacino del Sarca, l’immissario del lago di Garda, e dal comune di Limone e Tremosine che nel 2010 hanno costruito un loro impianto di depurazione consorziato:

https://www.gardauno.it/it/comunicazione/news/il-depuratore-di-limone-e-tremosine

se lo hanno fatto loro, non si capisce perché non possano farlo anche gli altri comuni della zona.

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detto così, sembra tutto così semplice che si fa fatica a capire per quale logica si intende invece costruire una specie di autostrada degli scarichi fognari che vada a buttare le acque di scarico di un megadepuratore in un fiume già ampiamente compromesso.

ma qui si arriva al punto cruciale della formazione delle decisioni politiche, in loco, ma non solo.

forse ci sono obiezioni tecniche che non conosco, ma mi è difficile credere alla malafede dei comitati e alla buonafede dei politici del posto: le loro dichiarazioni sulle televisioni locali, riproposte a campione nella serata, davano un quadro deprimente di incoerenza e impreparazione ed erano smentite già a livello regionale: ma da tempo in Italia buon politico è considerato chi sa inventare slogan semplificati per un’opinione pubblica rozza e facilmente manipolabile, non chi studia davvero i problemi e trova le soluzioni migliori.

ed ecco allora i temi più generali messi in evidenza dalla serata.

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1. il cattivo rapporto della politica in Italia con l’opinione pubblica informata: il rapporto che viene preferito è quello della manipolazione mediatica, non un confronto su scelte documentate.

ma la spiegazione di questo stato di cose è anche quella di una popolazione che ha un livello culturale medio piuttosto basso: le eccellenze culturali di punta, che in Italia certamente non mancano, le usiamo per nascondere che siamo in Europa fanalino di coda per titoli di studio per abitante.

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2. il tema più generale del consenso rispetto al potere anche in quella forma più avanzata della pura dittatura che è la democrazia parlamentare, cioè dei conformismi di massa che agevolano il controllo politico del consenso.

ma qui posso limitarmi a queste considerazioni che ho scritto poco fa, rispondendo a un commento:

il Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie, scritto probabilmente intorno al 1549 e pubblicato clandestinamente nel 1576 è ancora un punto di riferimento importante sul tema della liberà dei popoli: qualunque tiranno, lui dice – e fra i tiranni mettiamoci pure, a suo modo, la democrazia parlamentare –, detiene il potere perché i suoi sudditi glielo concedono; la società, corrotta dall’abitudine, preferisce la servitù alla condizione dell’uomo libero, che rifiuta di essere sottomesso e di obbedire.

«Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!»

l’unica risposta possibile, secondo lui, è la non collaborazione, una forma di opposizione non violenta: non sono interessato, dice, alle «congiure di gente ambiziosa» che vuole «far cadere una corona, non togliere il re, cacciare sì il despota, ma tenere in vita la tirannide».

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ma quel che de la Boetie non poteva vedere, nella cultura del suo tempo, è più chiaro a noi: questo gregarismo è un dato biologico della specie, ha perfino una funzione utile, non a caso il principio dell’obbedienza al potere attraversa tutte le religioni e anche la nostra, a partire dal quarto comandamento mosaico: risponde ad un principio di economia delle risorse biologiche del singolo che favoriva la conservazione della specie in tempi nei quali la sopravvivenza era, secondo natura, molto precaria e rischiosa.

quindi, non creiamoci, per favore, il mito del popolo puro, ribelle nel cuore e schiacciato; molto meglio fare i conti col fatto che la maggioranza degli esseri umani è geneticamente portata e culturalmente educata all’obbedienza, che la disobbedienza è di regola un fatto minoritario, che diventa maggioranza per breve tempo solo in certe situazioni storiche circoscritte, e non fa neppure molto bene alla salute.

questo aiuterà noi dissidenti di natura a vivere in modo più adeguato e meno frustrato, esercitando il nostro dissenso nelle forme più appropriate.

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quello che, del resto, mi pare stia facendo molto bene la rete dei comitati ambientalisti di Brescia, la nostra Terra dei Fuochi del Nord.

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6 risposte a "depuriamoci (la mente) sul Garda – 224"

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