sessuofobia, portami via – 229

sessuofobia,  da dove deriva?

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capisco che un millennial non può rendersene conto, e forse neppure chi è nato dopo gli anni Ottanta, ma una ondata di perbenismo sessuofobico sta attraversando il mondo.

da libertario impenitente condivido le battaglie contro alcuni evidenti abusi sessuali consumati da posizioni sociali di forza contro chi è indifeso, ma contemporaneamente mi indigna l’ondata bigotta che trasforma in una molestia ripugnante perfino un commento ad alta voce sulle belle gambe di una ragazza, fino a che limitato nei confini del rispetto personale.

e mi pare che al centro di questo secolo che si profila oscuro ci sia in particolare quasi un progetto di demonizzazione della sessualità maschile, entro un quadro più generale di intolleranza perbenista di ogni concreta sessualità considerata trasgressiva.

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ricordavo ieri parlando con un’amica, che fu insegnante come me in quegli anni appunto, come allora nel liceo classico di Brescia dove insegnavo facesse uno scandalo tutto sommato moderato rispetto all’oggi una collega di filosofia che si separò dal marito per convivere con un allievo diciassettenne, e come un altro stimatissimo docente di greco riuscì a sfangarla dalle accuse di due giovani allievi di ricatti a sfondo sessuale semplicemente passando all’università, ovviamente Cattolica.

sul primo caso il collegio docenti si spaccò, il secondo non venne neppure mai a saperlo: l’ala democratica difendeva la collega e il suo giovane amante, che del resto la mollò dopo qualche mese: che si sarebbe dovuto dire, allora, di quella docente dell’ITIS, oltretutto per niente attraente a differenza della prima, che si era fatta SPOSARE da un allievo, ovviamente più giovane di lei di vent’anni?

ma non avevamo noi stessi in classe un docente di scienze, brutto come la fame, che si era fatto sposare da un’allieva diciassettenne? matrimonio peraltro felice e allietato da figli…

prima ancora, negli anni Cinquanta, il moralismo ufficiale, posso testimoniarlo, era accompagnato da uno spirito trasgressivo molto più aperto nella vita quotidiana, lontana dai riflettori, esattamente come avviene oggi nei paesi islamici.

così che mi sento di dire che tanto più rigorosa è la morale imposta dal potere, tanto più liberi sono i comportamenti dietro la facciata.

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insomma, si conferma che il moralismo sessuofobico è soltanto l’altra parte dell’ipocrisia pubblica: sessuofobia e ipocrisia sono strettamente correlati fra loro.

ed oggi avviene in qualche modo il contrario che in passato: dato che il potere non impone più, a forza di leggi, una morale sessuale precisa, anzi difende la tolleranza assoluta, ci pensa la società civile (a chiamarla così), ad imporre di fatto un moralismo degno della Restaurazione, della Controriforma, dell’avvento del cristianesimo o dell’Israele del grande ritorno della classe dirigente dopo il confino a Babilonia.

e il moralismo sessuale passa oggi come strumento attraverso quegli stessi social che sono il regno dello scatenamento degli istinti peggiori in ogni altro campo, cioè di ogni altro istinto peggiore.

è anche attraverso il moralismo sessuale che i grandi poteri di internet si stanno affermando di fatto come alternativi al potere statale, portatori di mentalità differenti che diventano così forte da farsi quasi legge.

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e questa è una prima chiave di lettura: ancora enigmatica, però.

ma suscita parallelismi strani.

sentite questo strano abbinamento.

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l’altra sera a Salò al Salotto della cultura, ma in realtà in una sala particolarmente affollata da una sessantina di persone almeno, è stata presentata una avvincente carrellata storica sulla situazione nei secoli degli ebrei nella Riviera occidentale del Garda e in Val Sabbia: una ricostruzione per molti aspetti sconcertante, per non dire sconvolgente, di antisemitismo radicato, ostinato, che ebbe nella città di Salò il suo centro più duro:

se qui venne fondata la Repubblica Sociale e Pasolini vi ambientò il suo ultimo lugubre film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, non pare un caso, a guardare quanto è stata inseparabile nella storia questa città dalla persecuzione degli ebrei e dall’antisemitismo.

mentre il resto della Riviera del lago di Garda era più indulgente e disposto ad integrare gli ebrei, la città si batté con ferocia e determinazione per decenni, per non dire per secoli, per espellerli, marchiarli, perseguitarli in ogni forma; e la chiesa cattolica, in particolare con i francescani, fu al centro di una battaglia culturale feroce contro di loro, aizzando periodicamente gli istinti peggiori della belva umana.

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centrale fu ad esempio, in un certo periodo, il culto di san Simonino, un bambino di tre anni di Trento, scomparso da casa il giovedì santo del 1475 e trovato morto annegato in una roggia davanti alla casa degli unici ebrei della città il giorno di Pasqua.

i quindici ebrei furono torturati per mesi per strappare loro la confessione di questo presunto omicidio rituale e alla fine tutti giustiziati con ulteriori atrocità; una donna morì sotto tortura, ma confessando all’ultimo momento, il che le permise di essere sepolta in terra consacrata. 

il papa di allora, Sisto IV, cercò in un primo momento di resistere, opponendosi anche al processo e rifiutando la beatificazione, ma la pressione dei frati francescani fu tale che alla fine dovette piegarsi; oltre un secolo dopo, nel 1588, Simonino fu dichiarato santo e ammesso al culto locale (con revoca della santificazione solo nel 1965, per la vergogna); ma si trovano le sue immagini affrescate nelle chiese della zona già da un secolo prima (ad esempio a Gavardo a san Rocco, costruita per la peste del 1478, pure attribuita agli ebrei).

insomma il bambino veniva raffigurato nelle chiese e venerato come santo per istigare all’odio contro gli ebrei, anche se la Chiesa ufficiale non lo aveva ancora dichiarato tale: un culto di massa fuori dall’ufficialità, come ai tempi nostri prima quello di padre Pio o oggi quello di Medjugorje.

gran cosa la storia, eh? e varrebbe la pena di studiarla, e di firmare appelli per difenderla, se solo nelle scuole si studiasse questa storia qui: solo che io non ne ho mai sentito parlare nelle aule…

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ma – eccoci al punto – l’antisemitismo diffuso, che vietava in questa zona agli ebrei lo svolgimento di ogni altra attività, non impediva affatto di ricorrere a loro per i prestiti, visto che oltretutto praticavano tassi più favorevoli di quelli dei Monti di Pietà istituiti dai francescani stessi su impulso di san Bernardino da Siena, e in nome della povertà originaria, immagino.

insomma anche l’antisemitismo, come ogni altra forma di razzismo, è un esempio particolarmente illuminate dell’ipocrisia che lo sostiene, assieme alle sue solide radici economiche…:

anche oggi i razzisti più feroci non sono coloro che USANO il razzismo per pagare poco gli immigrati?

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torno dunque al tema centrale del post, e cioè alla domanda sulle origini del perbenismo sessuale dilagante come una cappa oppressiva sui nostri giorni.

e parlo prima di tutto di un attuale generale trionfo dell’ipocrisia per spiegarlo.

l’ipocrisia nega la natura umana, rifiuta di riconoscerci come esseri animali, governati da impulsi che abbelliscono e tormentano assieme la nostra esistenza, rifiuta quella grande liberazione della verità su quel che siamo che Freud iniziò più di un secolo fa.

per me è evidente il grande motore immobile che muove questa ostinata negazione: avere persone più confuse sul sesso, meno consapevoli, più manipolabili, più conquistabili sessualmente con la violenza dell’autorità, del potere, del denaro.

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ma anche, come per l’antisemitismo, non mi accontento di questo e cerco dietro l’ipocrisia un evidente occulto interesse economico:

internet che guida queste crociate puritane malsane è la stessa che si arricchisce attraverso il dilagare della pornografia in rete, ed è evidente che quanto più si vuol rendere peccaminosa e odiosa la sessualità umana naturale, nei suoi eccessi un poco ruspanti, tanto più si vuole confinare l’istinto sessuale entro le cerchia del sesso compulsivo di massa mercificato.

è il grande bordello sessuale della rete e dei media che agiscono in modo coordinato per riservarsi il monopolio del sesso artificiale da supermercato.

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il sesso post-moderno deve essere gestito dai centri del potere economico ed ogni libera gestione autonoma è colpevolizzata come tale…

il sesso è sempre più libero e scatenato nei media, ma sempre più soffocato nella vita reale:

è in atto un trasferimento forzato della libertà connessa al sesso che viene confinata nel mondo virtuale che sta cercando di prendere il posto di quello vero nel nostro immaginario.

insomma la sessuofobia è soltanto un’altra manifestazione del controllo che il mercato ha gradualmente preso delle nostre vite, ma sfrutta evidentemente un istinto di base alla discriminazione e all’ipocrisia, che si manifesta sia in campo sessuale che in altri comportamenti.

infine è pure abbastanza evidente che la battaglia contro la libera manifestazione della sessualità è una delle forme che prende la lotta in corso contro la vita umana, contro la sua capacità di riprodursi autonomamente, ed è diventata una lotta in forma distorta e inconsapevole, per contenere non solo la popolazione, ma la riproduzione stessa.

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sessuofobia, razzismo, omofobia, violenza, discriminazione delle minoranze, antisemitismo, odio per gli zingari e gli immigrati attraversano i secoli maledetti della storia umana come marchi di fabbrica della specie che si autodefinisce homo sapiens sapiens, ma che è soltanto una variante diversamente aggressiva del genere Pan, formato da scimpanzè, bonobo, umani.

umani nel controllo delle tecnologie, scimmieschi nel modo di farne uso.

umani nella gestione economica degli istinti, scimmieschi negli istinti.

ma solo l’epoca in cui viviamo vede i centri del potere oscuramente impegnati a cancellare la vitalità stessa della nostra specie, che in altri modi viene del resto condannata a scomparire al più presto dalla faccia della Terra.


2 risposte a "sessuofobia, portami via – 229"

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