a dieci anni dal mio viaggio in Cambogia – 233 – Cambogia 2009 2

dieci anni fa, in questi giorni di metà maggio, ero in Cambogia: quando si dice quanto sono lunghi in realtà dieci anni, vero?

un viaggio che avevo cominciato a raccontare con grande entusiasmo sul blog (in fondo i link ai primi post sulla preparazione e sull’inizio del viaggio, con lo scalo a Seul).

ma il racconto poi si arenò per diverse difficoltà tecniche e operative, proprio al momento di entrare nel vivo, e rimase sospeso.

al rientro riuscii a montare alcuni video, con il mio gusto di allora e le poche competenze tecniche di chi era ai primi passi del suo canale You Tube.

ma si aggiunse un ulteriore segnale negativo del destino: nel 2011 – mi viene in mente ora – persi tutte le riprese di quell’anno e dei successivi (comprese quelle dei viaggi in Eritrea e in India di poche settimane dopo): fu mio nipote, che viveva allora a casa mia, a far cadere l’hard disk esterno che conteneva tutte le mie riprese di viaggio fino ad allora, distruggendole irreparabilmente.

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in mancanza di viaggi reali attuali, mi piacerebbe rifare quel viaggio almeno mentalmente, ma è una esperienza dolorosa costatare che un decennio è un setaccio implacabile per la memoria che, anche col supporto delle immagini, rimane ampiamente sfuocata.

vorrei rivivere per raccontare, ma forse condivido il destino di Marquez, senza le sue capacità narrative di grande fabuloso bugiardo.

non rinuncio comunque alla maniacale ricomposizione di quanto rimasto (alcune riprese si sono salvate in quanto già utilizzate per i video che feci e pubblicai sul mio canale You Tube nel 2009), e, scontento dei montaggi del 2008, passo ad una nuova organizzazione del materiale, sicuro che proprio non può interessare nessun altro che me.

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la natura frammentaria di quel che è rimasto si può superare con una redistribuzione meno diaristica e più tematica, come dimostra questo nuovo primo montaggio dedicato al mercato di Siem Reap, dove mi sono recato a due riprese, il 17 e il 21 maggio, e qui ho fuso le foto del primo giorno con quelle del secondo.

il mercato era proprio vicino alla gesthouse dove soggiornavo a Siem Reap, la città da dove iniziò la mia breve esplorazione cambogiana, e dove mi fermai molto di più di quel che consigliava una concezione turistica del viaggio.

arrivai a quella sistemazione la sera del 17 maggio e la mattina dopo, quasi appena uscito, ritrovai questo concentrato di profumi, colori, suoni e visi da esplorare.

quella città, pur se ampiamente condizionata già allora dal turismo internazionale, era il mio primo approccio al mondo cambogiano, che cercavo di interpretare anche alla luce della esperienza thailandese dell’anno prima.

e i mercati di una città li ho sempre considerati la chiave interpretativa migliore della sua cultura, dei suoi valori profondi, del suo modo di vivere.

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amo i mercati, in nessun viaggio rinuncio ad esplorarli, direi ad assaporarli e gustarli: piacere degli occhi e piacere immaginato del cibo.

il mio amore per i mercati, mi rendo conto adesso pensandoci, ha molto a che fare col mio amore per l’orto, per la coltivazione personale, per l’allevamento diretto degli animali, a cui sto dedicandomi in questo tramonto della vita, come riscoprendo una passione sempre rimasta inespressa, ed è un modo anche per me di celebrare l’agricoltura e l’economia preindustriale.

qui si incontrano il mio amore per l’esplorazione delle culture altre e quello per l’illusione di una vita naturale: viaggiare, ma come modo di radicarsi meglio alla terra.

i visi sorridenti di questi cambogiani che vendono i prodotti del loro lavoro o della pesca sono il simbolo vivente del buon tempo antico, di una economia funzionale alla vita e non all’accumulazione del denaro.

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salute mentale e salute anche fisica, su cui io (e probabilmente soltanto io) mi incanto ascoltando una canzone tradizionale locale, così estranea ai riti del consumismo musicale globalizzato.

ma la globalizzazione incombe anche sulla Cambogia (o forse dovevo dire incombeva dieci anni, perché oggi probabilmente è in uno stato di realizzazione già avanzata).

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ed ecco i link a quel poco che scrissi di quel viaggio allora:

https://corpus0blog.wordpress.com/2019/04/29/linizio-del-mio-viaggio-in-cambogia-in-chat-bortolindie-5-xii-1-27-aprile-2009-489/

https://corpus0blog.wordpress.com/2019/05/01/nicola-bortolindie-6-xii-2-29-aprile-2009-500/

https://corpus0blog.wordpress.com/2019/05/18/partire-e-un-po-tornare-bortolindie-8-xii-3-16-maggio-2009-592/

https://corpus0blog.wordpress.com/2019/05/18/la-difficile-arte-del-distacco-bortolindie-9-xii-4-16-maggio-2009-593/

https://corpus0blog.wordpress.com/2019/05/18/coreani-bortolindie-10-xii-5-16-maggio-2009-594/

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qui invece i link ai primi due video dedicati a questo viaggio del mio canale YouTube:

e infine un primo rifacimento di un paio di giorni fa, da considerarsi oramai superato:

infatti quel montaggio video è stato sostituito da quest’altro:

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ma l’appetito vien mangiando e, dopo il mercato e una carrellata sulle prime impressioni che fa la città moderna, eccomi al Wat Dam Nak, cioè al tempio del palazzo, ricavato infatti dall’antico palazzo reale, che appare oggi come una versione in formato ridotto e molto casereccia dell’incredibile palazzo reale di Bangkok.

nel tempio diverse persone dormono dolcemente abbandonate per terra, come mi è capitato di vedere a volte anche nei paesi islamici, e come è assolutamente impensabile da noi: ci rifletto, forse dipende semplicemente dal clima.

ma sono belle le religioni che santificano il sonno, si fidano di dio; chi non accetta che in una chiesa si possa anche dormire sdraiati sul pavimento ha un rapporto complicato col proprio corpo e con la propria natura di essere fisico, infatti.

qualche frammento della musica tradizionale che veniva eseguito sotto il portico sono fortunosamente sopravvissuti alla perdita di altre riprese e costituiscono la base musicale di questo terzo video dedicato a Siem Reap.

 


8 risposte a "a dieci anni dal mio viaggio in Cambogia – 233 – Cambogia 2009 2"

    1. eh già, dieci anni tra poco, da quando ci siamo conosciuti, e proprio all’Asmara: la vita è strana, no?

      intanto una buona notizia; dell’Asmara ci sono resoconti molto dettagliati, anche se sempre piuttosto vaghi sull’esperienza lavorativa concreta che stavamo facendo, per ovvi motivi; le riprese sono pure andate perdute, ma 4 video col viaggio in treno verso Massaua per fortuna e con l’esperienza più interessante erano stati già montati e pubblicati: le foto sono tantissime e mai organizzate in questi montaggi video, e credo che lo farò, ma dopo avere finito questi cambogiani, che mi stanno rilassando molto.

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        1. tra 15 giorni (due in più, per via del fatto che ripubblico i post di dieci anni fa nello stesso giorno della settimana in cui furono scritti), ma sull’altro blog, quello del decennale.

          il primo post della serie dedicata all’Eritrea, peraltro, è già stato pubblicato:
          https://corpus0blog.wordpress.com/2019/05/02/linizio-del-mio-viaggio-in-eritrea-in-mail-bortolindie-7-xiii-1-30-aprile-2009-509/

          è bello essere attesi con tanta impazienza: si trasmette anche a me! 😉

          ma, mi viene in mente, i resoconti di Andrea G., di due anni prima, li hai già visti, vero?

          https://corpus0blog.wordpress.com/2017/07/27/il-diario-di-andrea-1-frankfurt-asmara-9-10-giugno-26-luglio-2007-cor-pus-256-err-261-615/

          https://corpus0blog.wordpress.com/2017/07/28/il-diario-di-andrea-2-asmara-12-15-giugno-27-luglio-2007-cor-pus-258-err-262-618/

          https://corpus0blog.wordpress.com/2017/07/31/il-diario-di-andrea-3-massaua-e-oltre-15-17-giugno-30-luglio-2007-cor-pus-267-err-273-630/

          https://corpus0blog.wordpress.com/2017/08/03/il-diario-di-andrea-filfil-18-22-giugno-2-agosto-2007-cor-pus-271-err-277-634/

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          1. Ma che meraviglia questo diario di Andrea. No, non lo avevo letto. Mi ha fatto ripensare ad alcune persone, come la parrucchiera Gina e il factotum Yob o Eyob, come credo si scriva. Ha una grande capacità di osservazione ed è stato un piacere ricordarmi di alcuni aspetti della vita all’ Asmara. A volte mi sembra impossibile che io abbia vissuto sul serio quell’ esperienza, eppure…tu nei testimone

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            1. peccato solo che sia rimasto interrotto e senza foto originali.

              poi, rileggendolo mi disturba un poco la punteggiatura “bortocaliana” che ho voluto dargli, con i troppo rinvii a capo.

              comunque sono rilievi minori rispetto all’idea della pubblicazione: avrebbe meritato di più, di diventare un agile libretto di viaggio.

              – questo senso di irrealtà rispetto a momenti della propria vita a volte prende anche me, e a volte riguarda la mia vita intera: mi pare troppo piena per essere vera, e ritorna ogni volta che dalla memoria sommaria naturale si passa ad una memoria più approfondita e dettagliata, che restituisce una infinità di dati che il tempo ha cancellato.

              mi sta capitando giusto con la ripubblicazione delle foto del viaggio in Cambogia di dieci anni fa: mi chiedo se davvero sono stato io a farle, dato che ho cancellato dalla mente il 99% di quel che ho vissuto: la memoria conserva solo quello che l’identità ritiene funzionale alla vita che si sta vivendo adesso.

              probabilmente il tuo io ha già deciso che non tornerai mai in Eritrea, e dunque ricordare troppi dettagli è inutile; ma il diario di Andrea te li risveglia, messi probabilmente nel cestino virtuale del nostro windows interiore, e li estrae di nuovo e te li rimette sul desktop.

              piacevole, comunque…

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              1. Sì, mi ritrovo in quello che dici. Del resto la memoria non può contenere tutto, ma a me piace tantissimo ricordare, soprattutto ora che non ho i disagi quotidiani.
                Cambiando discorso, sto leggendo un libro sulle persone ipersensibili di cui ti parlerò con whatsapp per ora. Poi forse un giorno a voce. Mi sto spostando da un bar di Panicale a uno di Castiglione del Lago, perciò non ti chiamo al telefono.

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