una chioccia che prevede il brutto tempo che farà: perché? – bortoblog 23

come pretesto per introdurre la solita raccolta di commenti miei sui blog altrui, parlerò oggi della saggezza preveggente della mia chioccia, una gallina molto pettoruta (a volte dire che sotto le piume nasconda delle vistose tette, ma chiaramente è solo immaginazione malata), che l’anno scorso covò fino all’estenuazione decine di uova rivelatesi drammaticamente sterili:

vi era allora un solo galletto nel mio pollaio, lo Spennacchietto rasta, ma in realtà di razza padovana nonostante l’aspetto così poco leghista, e pare poco interessato al sesso.

un galletto asessuale e platonico è un vero dramma nel pollaio, e infatti quest’anno, che sono subentrati altri due galli uno più spettacolare dell’altro, per lui la vita si è fatta difficile:

gli altri, due maniaci sessuali in combriccola fra loro (li ho visti mentre uno montava una gallina e l’altro la teneva ferma col becco, prima di prendere il suo posto), hanno cominciato a perseguitarlo, come diverso: beccate sulla schiena, fino ad aprire una larga ferita sanguinolenta, Spennacchietto quasi in fin di vita e alla fine salvato relegandolo in un recinto diverso.

dove poi sono arrivate delle faraone, con cui lui adesso fa il gradasso, rivendicando il diritto di beccare per primo: i nuovi immigrati, di origine africana, erano prima una coppia, subito scoppiata, per la fuga del maschio, in volo giù per i prati della vallata, poi ho aggiunto altre due faraoncine piccole, e speriamo che una delle due sia maschio e cominci a fare il suo dovere fecondatore, una volta cresciuto: per ora il trio depone un ovetto ogni due giorni e basta.

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quest’anno dunque le uova delle galline del pollaio base dovrebbero essere state fecondate per bene, anche se il manuale per aspiranti allevatori consiglia – al passo con lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi – solo fecondazioni tra razze omogenee, ma come si può ben immaginare il mio pollaio è plurietnico, e mi terrò i pulcini variopinti lo stesso, se ne verranno;

non ho perfino una specie di gallinella dinosauro col collo tutto nudo? qualche uovo fecondato sarà pure il suo e sarà curioso vedere che pulcino verrà fuori…

il problema di quest’anno è però che la chioccia non vuole proprio covare; ho provato a metterla in un locale a parte, su consiglio scritto del blogger Roberto e orale di un altro cultore dei pollai del posto, per vedere se era disturbata dai troppi attacchi dei maschi, ma non è servito a nulla.

inutilmente il manuale dice che è una covatrice seriale questo tipo di gallina, bianca e grigia, tozza e con le piume fin sulle dita delle zampe, che la fanno sembrare sempre con indosso dei calzettoni di lana; quest’anno non le va.

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ho poi capito perché questa gallina è così renitente: non c’entra la violenza seriale dei maschi, né l’adesione eventuale ad un movimento mondiale me-too di giovani pollastre.

mi è arrivata l’intuizione solo adesso, che mi sono deciso a mettere le uova in una incubatrice e mi sono reso conto che razza di temperatura occorre mantenergli per 21 giorni se si vuole che le uova schiudano: la chioccia mancata sapeva già un mese fa che ci sarebbe stato un maggio molto freddo che avrebbe reso la sua fatica inutile…

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possibile? di che capacità intuitive dispone allora una semplice chioccia?

io un’ipotesi ce l’ho, ma non è semplice da esporre, ed è il momento per me di mettermi in movimento nella giornata: pubblico quindi il post appena abbozzato e senza neppure nessun commento estero ancora, e lo riprenderò stasera, sperando di avere suscitato un minimo di curiosità in chi se lo sarà guardato, dando appuntamento a più tardi.

altrimenti pazienza, non si scrive sempre per gli altri: solo quando si commenta.

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Alessandro De Giuli 21 maggio 2019 alle 13:54
L’aspettativa è alta a questo punto : attendiamo con ansia di conoscere i super poteri della chioccia! 

giomag59 21 maggio 2019 alle 14:24
Le galline sanno qualcosa che noi non sappiamo?
Non sarà come il polipo nonricordocomesichiamava che prevedeva i risultati del campionato del mondo?
Però non è assurdo, e non vedo l’ora di leggere la tua ipotesi: del resto le piante, quando sanno che non ce la faranno, non lasciano cadere i frutti?
(comunque non so niente né di piante né di galline, perciò per me qualsiasi spiegazione può andar bene!)

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allora, mi sono inguaiato da solo, creando delle aspettative che andranno deluse; ma il fatto tragico è che l’aspettativa più forte era la mia, fondata su un vaghissimo abbozzo di pensiero.

per fortuna giomag mi incoraggia con una specie di via libero preventivo.

comunque provo a svilupparlo, e mi si perdoni per il farnetico.

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la mia ipotesi ha a che fare col tempo, che noi umani consideriamo una caratteristica della natura, ma che da Kant in poi dobbiamo invece considerare una caratteristica del modo di funzionare della nostra mente.

non è nella natura il nostro tempo lineare e sequenziale, è nell’organizzazione della nostra mente, nelle famose idee chiare e distinte di cartesiana memoria.

l’idea del tempo lineare come fatto meramente mentale è confermata anche da Rovelli, il fisico che studia il tempo e ha scritto libri poderosi sull’argomento, osservando che nelle equazioni ultime che descrivono il mondo a livello sub-atomico il fattore tempo scompare.

dunque vi è una struttura profonda della realtà in cui aveva ragione Nietsche e tutto è eternamente presente.

il tempo, dice Rovelli, si forma a partire dalla coscienza, che dissipa energia funzionando e dunque si trova sottoposta a leggi probabilistiche che selezionano solo alcune delle diverse possibilità compresenti; i suoi limiti le inducono a disporle in un ordine sequenziale, che a noi appare rigido perché per la legge dell’entropia è estremamente improbabile che le cose di dispongano in un certo altro modo (anche se non assolutamente impossibile in via eccezionale).

(leggete Rovelli per capire meglio: qui so da solo di non essere chiaro).

ma, dove non si sviluppa una coscienza individuale che attraverso il processo della memoria distinta crea l’ordine del tempo, può esistere una percezione del mondo dove il tempo non compare?

be’, certamente sì, e basterebbe guardare un neonato per vederlo: in lui la categoria mentale del tempo non si è ancora sviluppata e il neonato vive effettivamente in un tempo senza tempo: tempo per noi che lo osserviamo, ma non per lui.

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la percezione degli animali è sicuramente di questo tipo: non conoscono il tempo lineare perché non hanno una memoria individuale dei fatti, o forse ce l’hanno solo occasionalmente: quindi è possibile che quello che noi umani vediamo distintamente, e per riuscirci lo disponiamo in un ordine, gli animali lo percepiscano indistintamente, sì, senza i limiti dell’ordinazione temporale, cioè globalmente e aldilà del tempo.

questo permette l’ipotesi estrema che una gallina o una pianta non vedano che tempo fa distintamente adesso perché percepiscono il tempo che fa, che farà e che faceva come un tutto indistinto, di cui non hanno coscienza, ma che comunque ne guida i comportamenti in modo inconsapevole.

insomma, siccome non hanno sviluppato in particolare il processo della localizzazione spazio-temporale di fatti distinti, percepiscono meglio di noi un indistinto globale, non organizzato temporalmente, ma comunque efficace.

per questo, a noi che viviamo nel tempo, sembrano a volte in grado di prevedere il tempo: ma la cosa non ha senso, ovviamente, perché per prevedere in senso proprio occorrerebbe avere una coscienza organizzata temporalmente.

ecco, ad esempio, un caso simile: quello degli animali che presagiscono i terremoti, e potrebbe forse essere spiegato anche in questo modo…

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se questa fosse una ipotesi seria, noi umani potremmo cercare di utilizzare nel nostro mondo consapevole l’inconsapevole percezione che loro animali hanno e che trapassa il velo di Maya del tempo, che rende il nostro operato più efficace, indubbiamente, ma nello stesso ci separa dal grande respiro del tutto.

ecco, l’ho detto; che ve ne pare? se solo si riuscisse a capire che cosa voglio dire!

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mi resta da spiegare, e mi accorgo che in altro modo torno in tema, quanto è complicato far funzionare una incubatrice per le uova, per noi umani delle idee chiare e distinte, e come invece una banale chioccia forse addirittura senza pensiero consapevole di sé, riesce a fare benissimo delle operazioni di una complessità incredibile per noi.

occorre girarle periodicamente, quelle uova, che però devono essere disposte a punta in su al momento della schiusa; occorre garantirgli una temperatura stabile di 35 gradi e mezzo e una umidità adeguata, che noi otteniamo con versamenti periodici di acqua tiepida; ma l’umidità deve crescere nei tre giorni che precedono la schiusa, altrimenti i gusci rimangono troppo asciutti e secchi e il pulcino potrebbe morire nello sforzo di romperlo.

come fa la gallina a sapere tutte queste cose? che devono incastrarsi alla perfezione perché la schiusa riesca, mentre io devo appuntarmele, memorizzarle, sperare di non dimenticarmelo, come è già successo una volta, che devo aggiungere l’acqua perché l’embrione nell’uovo rimanga umido abbastanza…

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e dovrei anche osservare in trasparenza le uova contro una lampada forte per verificare se i capillari si sviluppano e tutto procede per il meglio, ma non lo faccio per una specie di scrupolo verso questo nuovo modo che ho acquistato di vedere un uovo, come una specie di utero sospeso dove germoglia quella cosa indicibile che è la vita.

(capite che finalmente ho capito il quadro famoso di Piero della Francesca, vero?

download (1)

sì, proprio questo: che cosa ci fa quell’uovo perfetto sopra la testa dalla Madonna?

sono sicuro che anche lui aveva delle galline 😉 e che gli è nato questo abbinamento in testa, fra uovo, utero e maternità, che è tanto più perfetta quanto più è inconsapevole).

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ma questo rischia di diventare un altro apologo della serie: siamo sicuri che il pensiero complicato sia un passo avanti nell’evoluzione?

certamente sì, da un certo punto di vista: ma da quale punto di vista?

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e a questo punto, ecco i miei commenti fuori blog dei prossimi giorni, come sempre in ordine cronologico inverso: ma tanto che importa? il tempo è soltanto nella nostra mente.

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https://mcc43.wordpress.com/2019/05/21/putin-il-mito-e-la-disinformazia
Riesce la macchina della disinformazia post sovietica a renderla forte in cabina elettorale quanto lo è nei media? Aspettiamo il 26 maggio.

bortocal15 21 maggio 2019 alle 9:24 pm
sulla domanda finale scommetto di no.

mcc43 21 maggio 2019 alle 9:26 pm
Sarà come la montagna che partorisce il topolino, dici?
Se è così, molto lo spero e un pò—- lo penso

bortocal15 21 maggio 2019 alle 9:29 pm
non sarà proprio un topolino, sarà pur sempre una pantegana o, per dirla con eleganza, un topo di fogna;
ma certamente, dopo un anno di propaganda mediatica a suo favore condotta soprattutto dai finti democratici e dagli oppositori isterici, vedremo finalmente le vere dimensioni del leone di carta…

mcc43 21 maggio 2019 alle 9:37 pm
Il “capitone” di carta, visto che Salvini si presenta ovunque capolista anche se non intende andare al Parlamento europeo.
Così vanno le cose oggi.

bortocal15 21 maggio 2019 alle 10:17 pm
stavo pensando che il leone non è neppure di carta, è virtuale, è di tweet… 🙂

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https://suprasaturalanx.wordpress.com/2019/05/20/quando-ce-chi-pranza-e-cena-e-chi-ha-il-pane-a-malapena/

bortocal15 May 20, 2019 at 8:58 am
eppure io continuo a pensare, gastronomia a parte, che la meritocrazia abbia un valore, visto che c’è gente che non capisce un cazzo, e che va anche a votare cristo! mettendo a rischio me, il paese e perfino il mondo, e che dopo avere votato Berlusconi e Renzi, oggi continua a votare presumibilmente Salvini, e invece bisognerebbe spiegargli con la massima delicatezza possibile che sono dei coglioni che fanno danno, e bisognerebbe trovare un modo trasparente, obiettivo e imparziale di togliergli il diritto di voto; e probabilmente c’è anche: basterebbe togliere, anche solo a tempo, il diritto di voto ad evasori fiscali, abusatori edilizi e condannati vari, e privare a vita dei diritti politici corruttori e corrompibili provati.
e, cristo, basta col buonismo! sono buonisti anche loro, solo lo sono soltanto verso se stessi, e noi dovremmo imparare a diventare più che cattivissimi, cattivisti!
e con chiedermi che cosa c’entra col tuo post; c’entra, eccome, e se non si vedesse il filo rosso, basterebbe dire che mi è venuto in mente per assonanza, pensando alla caponata.
buona settimana, comunque…

gaberricci May 20, 2019 at 4:31 pm
Dipende da cosa si intende per meritocrazia: io credo che debba giustamente avere un valore in ambito “professionale” (e se non lo credo io, col lavoro che faccio…), ma che non si può dire che un diritto debba essere garantito solo a chi “se lo merita”.
Anche perché questo è il discorso che fa Salvini, no?
La cittadinanza la do a Rami (ed in realtà non gliela do affatto…) non perché è giusto, ma perché ha fatto qualcosa per ottenerla.

bortocal15 May 20, 2019 at 4:55 pm
infatti, gaber: che cosa c’entra la meritocrazia con i diritti?
i diritti elementari vitali vanno garantiti a tutti, fino a che si può (e sarebbe ora che i democratici se lo ricordassero), ma ciò che va al di là di questo non è affatto un diritto.
mi pare che una delle catastrofi del mondo attuale è che si ritiene che anche il di più sia un diritto e che spetti a tutti in parti uguali.
mi pare che questo si chiami invidia, non socialismo.

gaberricci May 22, 2019 at 6:19 am
Be’, sei tu che hai parlato di diritto di voto (che capisco non sia un diritto vitale, ma ho sempre parecchi dubbi riguardo qualunque provvedimento che limiti il voto.
Mi pare crei un pericoloso precedente).

bortocal15 May 22, 2019 at 6:44 am
appunto, gaber, non è un diritto vitale: togliamo la patente a chi è alcoolizzato e poi gli lasciamo guidare uno stato? e lasciamo votare un evasore seriale che dimostra ampiamente con questo comportamento di non avere alcun interesse per il bene collettivo?
del resto la perdita dei diritti civili è già prevista oggi in via definitiva per i reati che comportano una condanna superiore a 5 anni e in via provvisoria per le condanne fino a tre anni; vi sono poi anche altri casi nei quali è prevista l’interdizione dai pubblici uffici, che porta con sé anche la perdita dei diritti politici: si tratta soltanto di ampliare questi casi in base al principio che non puoi partecipare al voto se hai dato prova inequivocabile di non avere il senso di responsabilità per farlo senza portare danno agli altri.
rendere il diritto di voto astrattamente universale lo banalizza e gli toglie quasi ogni valore; va invece sottolineata la sua importanza civile.
quanto ai rischi di estensioni eccessive, si affrontano nel merito, ma non si butta via il bambino solo perché sta nell’acqua sporca (citazione dal Libretto rosso? 🙂 )
capisco che la mia tesi va contro il pensiero corrente, ma ne resto convinto,
e con questo concludo la mia intrusione, ciao.

aggiungo ancora qualcosa che ho dimenticato nel commento a gaber:

circa il 50% dei detenuti in Italia ha conservato il diritto di voto, ma poi non riesce ad esercitarlo perché non vengono organizzati seggi in carcere: non sarebbe meglìo toglierlo, provvisoriamente, a chi è in carcere, come si fa in alcuni paesi, che lasciarglielo in astratto e poi inficiare la validità del voto perché ad alcuni elettori è impedito di votare?

del resto, limitazioni al diritto di voto sono esistite in Italia per lungo tempo; ad esempio, per votare occorreva essere alfabetizzati; la Costituzione ha considerato giustamente sbagliato e classista questo principio, perché la capacità di leggere e scrivere non è assolutamente indispensabile per formarsi una coscienza politica, ma non consideriamo per questo del tutto non democratici i parlamenti eletti con questa limitazione sotto la monarchia; quindi non mi pare antidemocratico che per poter votare si debba dimostrare di essere un buon cittadino: esercizio dei diritti e rispetto dei doveri sono inestricabilmente connessi tra loro.


2 risposte a "una chioccia che prevede il brutto tempo che farà: perché? – bortoblog 23"

  1. Le galline sanno qualcosa che noi non sappiamo? Non sarà come il polipo nonricordocomesichiamava che prevedeva i risultati del campionato del mondo? Però non è assurdo, e non vedo l’ora di leggere la tua ipotesi: del resto le piante quando sanno che non ce la faranno non lasciano cadere i frutti? (comunque non so niente ne di piante ne di galline, perciò per me qualsiasi spiegazione può andar bene!)

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