da Siem Reap ad Angkor Wat – 243 – Cambogia 2009 6

non chiedetemi dieci anni dopo troppi dettagli quotidiani; riesco a ricostruire il mio viaggio in Cambogia di allora soltanto col sussidio faticoso delle foto.

e quindi posso dirvi soltanto che il 18 maggio era lunedì, e che dalla guesthouse vicino al fiume presi un tuctuc.

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ecco finalmente arrivato il momento di farmi portare ad Angkor Wat, una delle meraviglie dell’Asia, anzi del mondo: credo che sia l’edificio sacro più grande del mondo; e si trova a qualche chilometro dalla città; anche la città, formata da insediamenti sparsi alternati a risaie, occupava circa 1.000 km quadrati (una volta e mezza l’attuale Lussemburgo, o più di un terzo della provincia di Brescia, per dare dei termini di confronto; qualcosa forse come Berlino oggi) e fu la città più grande al mondo dell’epoca pre-industriale.

chiunque ci si sarebbe precipitato subito, per paura di perderselo, un posto così; io invece rifiuto il turismo narcisista usa e getta, il cui scopo unico è il selfie che dimostra “io ci sono stato” e voi no, e, come avete visto, ho impiegato la mia prima giornata a girellare per Siem Reap, per entrare, senza fretta, nel clima locale, e ora spiego ancora meglio perché.

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Angkor fu costruita e sopravvisse alcuni secoli in un impero, quello Khmer, che al momento della sua massima potenza comprendeva gli attuali Laos, Cambogia e buona parte della Thailandia: e crollò a partire dal XV secolo, per una crisi ecologica, quando il sistema di rifornimento idrico collassò: la giungla riprese il suo posto.

ma soprattutto questo fugace esperimento storico lo trovo interessante perché Angkor, costruita da una dinastia induista e originariamente dedicato al dio Bishnu, è anche la massima espressione della tolleranza originaria di questa religione verso il buddismo che si stava diffondendo nel paese:

vale la pena di ricordarla, questa tolleranza, nelle ore in cui Modi, il leader della destra indiana, trionfa alle elezioni di quel paese utilizzando l’induismo in chiave identitaria e trasforma l’India culturalmente in qualcosa che non è mai stata (tornarci ancora? a rischio di quali delusioni?).

Angkor Wat è dunque non solo il più grande edificio religioso del mondo, ma anche il monumento ad una tolleranza religiosa che vede in esso mescolati inestricabilmente induismo e buddismo (come ancora oggi in Nepal, altra meta del cuore anche per questo).

e se non giri prima per la città a respirare l’aria che tira oggi (e che nella gente comune a me è sembrata molto tollerante anche adesso) rischi di vedere Angkor Wat soltanto come uno strabiliante mucchio di pietre, una disneyland formato gigante, il set non ancora smantellato di un film di Indiana Jones, come fa la maggioranza di quelli che ci passano: turisti usa e getta!

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la tolleranza del politeismo induista non fu ben ripagata: successe qui ai khmer col buddismo quel che capitò al tollerante politeismo romano antico nel suo rapporto col cristianesimo.

(a proposito, non credete troppo alle amplificate storie delle persecuzioni anti-cristiane dell’impero romano: si perseguitavano i fanatici del cristianesimo primitivo per la loro opposizione politica all’impero, non i cristiani in quanto tali; poi i cristiani fecero passare per lotta alla loro religione quelle che erano invece misure contro il suo uso politico; come se oggi gli islamisti volessero far passare la lotta contro i terroristi islamisti per aggressione all’islam in quanto tale).

ma dal XIII secolo, quindi due secoli prima dell’inizio del declino di Angkor, anche il buddismo riuscì a farsi riconoscere come religione di stato in Cambogia, proprio come il cristianesimo nell’impero romano, e dunque questa convivenza multiculturale cessò, ma molto gradualmente in Cambogia, mentre da noi diede luogo a feroci persecuzioni anti-pagane e a crude lotte intestine tra correnti diverse che sanguinosamente si rinfacciavano di essere ereticali.

il buddismo birmano affermatosi in Cambogia è quello della scuola Theravada, il più rigido e tradizionalista; e fu proprio questo a diventare religione di stato, espellendo anche altre forme di buddismo.

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nessuno cada nell’errore ingenuo di ritenere che il buddismo sia di fatto una religione particolarmente pacifica, anche se predica il pacifismo: lo è solo in teoria, così come il cristianesimo, sempre in teoria, è amore universale.

di fatto in Sri Lanka, in Myanmar, e anche qui in Cambogia solo pochi decenni fa, le pacifiche popolazioni buddiste che inorridiscono se calpesti una formica o peggio più d’una, poi sono capaci di atrocità inaudite contro le minoranze di altre religioni:
in Sri Lanka contro i Tamil induisti e ora, presumibilmente anche contro gli islamici,
in Myanmar contro la minoranza contro i Rohingya musulmani, oggetto di progrom e persecuzioni proprio in questo periodo;
e in Cambogia si è svolto il peggiore genocidio della storia dopo la shoah, e neppure contro qualche minoranza particolare: si sono massacrati fra loro: un quarto della popolazione.

prova evidente che nessuna, proprio nessuna religione si salva dai rischi mortali del suo successo – e neppure l’ultima delle religioni e in apparenza la più libera: l’ateismo.

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il primo dei montaggi video che pubblico oggi, dopo un inizio scanzonato, ci porta brutalmente a questa realtà.

infatti, sulla strada per Angkor faccio fermare il tuctuc a Wat Thmei, un piccolo tempio ancora attivo (ci sono dei giovani monaci che ai miei occhi stranieri sembrano semplici sosia di quelli del giorno prima), interessante soprattutto per me perché è la prima testimonianza diretta che incontro della tragedia del genocidio cambogiano.

ben rappresentata da una edicola chiusa da vetri che contiene diverse centinaia di teschi, e ha, vicine, alcune toccanti testimonianze fotografiche.

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ma non si tratta soltanto di teschi morti: un ragazzo porta ancora sulla sua fronte i segni di quegli orrori ancora recenti.

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ma poi la strada riprende e arriviamo alle porte di questo straordinario complesso monumentale: ma già quello che lo circonda sfiora l’incedibile.

Angkor Wat è circondata da ampi bacini artificiali; sorge su un’isola completamente circondata da un fossato largo 190 metri, che quindi definisce un bacino artificiale che ha lati di 1,5 km e 1,3 km, al centro del quale si trova il tempio: 820.000 metri quadrati; san Pietro, per dare un termine di confronto è di 23.000 metri quadrati, ci starebbe dentro circa 40 volte.

ma è indispensabile a questo punto una foto aerea, ovviamente non mia.

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come se questo non bastasse, nella foto si intravvede, in alto a sinistra un ulteriore bacino artificiale, oggi in parte interrato: è il Western Baray, lungo 8 km e largo più di due; un secondo bacino, di dimensioni simili, fuori dalla foto, è l’Eastern Baray.

e tutto questo e le decine degli altri templi dei dintorni in un raggio di qualche decina di chilometri fu realizzato, nel suo gigantismo quasi demenziale, da una società che tecnologicamente era assolutamente primitiva, e che scomparve in tempi piuttosto  brevi, quasi senza lasciare traccia.

la riscoperta stessa di questi templi soffocati dalla giungla è abbastanza recente e in parte sono stati ricostruiti, stravolti come erano dalla vegetazione.

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di tutte queste meraviglie il montaggio video che segue non si occupa ancora: si limita a presentare le immagini dell’avvicinamento all’entrata con diverse foto che colgono soltanto qualche aspetto di questi bacini e e fossati: Angkor Wat è ancora visto dall’esterno.

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avevo già fatto un video nel 2009, che dà una visione d’insieme di questa esperienza, e soprattutto cerca di sollevare la domanda: come ha fatto una civiltà così imponente a sparire in così poco tempo?


8 risposte a "da Siem Reap ad Angkor Wat – 243 – Cambogia 2009 6"

  1. Ne avrai da raccontare di viaggi dal 2009 ad oggi. C’è da scommettere che prima o poi cederai e ne farai un altro. Potresti a questo punto fare una raccolta e perché no fotografare la civiltà umana al principio del millennio.

    Risposta alla tua domanda. Quanto serve ad un incompetente per direzionare una nazione verso il baratro nei tempi moderni? Immagino che tra pochi anni avremmo le prove scientifiche per rispondere alla tua domanda finale 🙂

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    1. ne ho raccontati anche prima, ma all’inizio soprattutto a me stesso; prima ancora del blog, a cominciare almeno dal mio viaggio in Sri Lanka del 2004, ma mi pare di avere perso quegli scritti pre-blog che vennero raggruppati sotto il titolo bortolindie.

      l’idea di una raccolta c’era, ma l’ho abbandonata: non soltanto per il mio disordine cronico, ma ancora di più perché mi sono reso conto che il mio modo di viaggiare, che era tipico in fondo della mia generazione e di cui tanti hanno dato esempi ben più significativi dei miei, è oramai superato ed interessa a pochissimi.

      tra questi ci sei fortunatamente almeno tu e ti sono grato.

      comunque non sarebbe difficile raccogliere questi resoconti, almeno da quando li ho pubblicati sui blog, e alcuni si trovano qui: https://corpus0blog.wordpress.com/?s=bortolindie

      come puoi vedere, i primi resoconti, poi interrotti, del viaggio in Cambogia del 2009, che adesso ho ripreso e sto cercando di completare, rappresentavano addiritttura la 12esima sezione di questi racconti di viaggio.

      non so quanti altri ne sono seguiti ancora: certamente Eritrea (la ripubblicazione inizia il mese prossimo), India di nuovo, due volte, Myanmar, Indonesia, e poi il giro del mondo.

      da ultimo bisogna accontentarsi dei resoconti dei due viaggi portoghesi, 2018 e 2019; temo che il prosciugamento delle mie risorse finanziarie, assieme all’età che avanza, mi impedisca ancora viaggi più significativi, che tuttavia mi piacerebbe molto fare ancora…

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        1. fino a che i figli mi regalano il biglietto aereo per il compleanno! ma già quest’anno sono passati al libro, chiaro sottinteso invito a cominciare a tirare i remi in barca.

          per questo mi sto consolando con i (ri)-viaggi virtuali… 🙂

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          1. anche l’alternativa del libro ad un certo punto diventerà difficile da attuare. Immagino tu ne abbia letti parecchi per cui diventerà difficile trovarne altri che ti piacciano e che non hai letto. Prima o poi ti rigaleranno un altro viaggio 😀

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            1. be’, vedo che mi hai dato buoni argomenti per rafforzare le mie allusive proteste con loro…

              però i libri che mi sono arrivati finora devo dire che sono stati tutti avvincenti: il bello del mondo della scrittura è che usciranno sempre più libri di quanti se ne possano leggere: mentre leggi un libro se ne stampano centinaia di nuovi, e lì dentro è impossibile non trovarne qualcuno che non ti faccia sentire come tempo perso quello che impieghi a scrivere anziché a leggere.

              insomma, il buon libro è come la vita nel cosmo: impossibile che non ce ne sia, che non abbiamo scoperto ancora.

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