Democratici per Salvini: almeno 3 milioni – 250

nessuno me lo chiede, salvo io a me stesso, però, per uscire dal pressapoco, e capire davvero come sono andate le elezioni europee nel nostro paese, serve un’analisi rigorosa e attenta, di quelle che non si usano più e anzi danno un poco fastidio, visto che a tutti piace restare nella corrente del pensiero comune, alcuni agitandosi un po’ di più a dire che non sono d’accordo, ma più che altro per farsi notare.

ma, insomma, da dove vengono tutti questi voti di Salvini?

per rispondere seriamente a questa domanda occorre passare per un lungo percorso analitico, che risulterà facilmente stomachevole.

chi non regge i numeri passi direttamente in coda al post; del resto nel titolo ho messo le conclusioni, ovvie forse, ma non per questo meno sconvolgenti: l’ovvio è sempre sconvolgente quando rivela qualcosa che ci dà profondamente fastidio.

va da sé, però, che per capire le conclusioni occorre sobbarcarsi anche l’analisi dettagliata…

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la mia premessa è che le elezioni si devono confrontare per classi omogenee, per fare analisi rigorose; certamente elezioni di un tipo possono fornire indizi sulle tendenze generali dell’elettorato, ma nessuna indicazione precisa di come si comporterebbe esattamente nel caso di elezioni diverse: è interessante dire che a Brescia la Lega ha superato il Partito Democratico, che ha il sindaco e la maggioranza in comune; comunque questo non ci dice che in nuove elezioni la Lega certamente conquisterebbe anche il sindaco; né tantomeno giustifica una richiesta di dimissioni.

vedo che praticamente nessuno lo fa: ma questo non è casuale e occulta il dato paurosamente sgradevole del titolo, permette di girare gli occhi da un’altra parte e di non vedere di che pasta siamo fatti.

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dunque l’unico raffronto serio per capire le trasformazioni nell’elettorato è di confrontare le elezioni europee del 2019 con quelle del 2014, anche se l’evoluzione politica di questi cinque anni è stata così tumultuosa che sembra che diverse epoche siano passate.

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il primo dato è il calo, leggero, della partecipazione; hanno votato quasi 27 milioni e 800mila elettori, il 54,5% sui quasi 51 milioni di aventi diritto al voto, mentre nel 2014 i votanti erano stati quasi 29 milioni, sui quasi 50 milioni e 700mila, e l’affluenza del 57,22%: un calo della partecipazione quasi del 3%: un milione e 200mila votanti in meno, indice preciso che vi è più disincanto e disaffezione verso la politica che cinque anni fa.

schede bianche passate da poco più di un milione e mezzo del 2014 al quasi milione del 2019: mezzo milione di persone non sono neppure passate a mettere la scheda bianca nell’urna e hanno preferito stare direttamente a casa.

questo calo è tanto più sorprendente in quanto in controtendenza nel resto dell’Europa: queste sono state le prime europee vere, nel senso che per la prima volta vi ha partecipato globalmente, un po’ più del 50% dei cittadini europei, con una partecipazione in crescita del 6%.

turnouts

l’Italia resta comunque uno dei paesi dove la partecipazione è più alta e la tendenza ad una lieve flessione della percentuale dei votanti la condivide con altri paesi nei quali questa era più alta, mentre in genere è nei paesi dove la partecipazione era bassa, che questa è cresciuta di più.

quindi questo calo leggero, anche se mi ha sorpreso assai, non è particolarmente significativo: dice soltanto che le elezioni 2014 furono condizionate dall’effetto Renzi, effimero, ma consistente, e un po’ più consistente, effettivamente, dell’effetto Salvini che si è manifestato in queste.

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noticina a margine: personalmente ritengo che sarebbe bene applicare anche alle elezioni europee un criterio generale per responsabilizzare gli elettori, cioè proporzionare i seggi di un paese alla partecipazione elettorale; ad esempio, se gli toccano 24 seggi e al voto partecipa il 50%, i seggi da assegnare dovrebbero essere 12, mentre elezioni a cui partecipa meno del 50% degli elettori non dovrebbero essere considerate valide, e quei paesi dovrebbero restare del tutto privi di rappresentanti nel parlamento; sarebbero rappresentati soltanto dai loro rappresentanti governativi nel Consiglio Europeo (la riunione di tutti i capi di governo degli Stati dell’Unione) e nel Consiglio dell’Unione Europea (le diverse commissioni formate dai ministri competenti, per ciascuna, degli Stati dell’Unione).

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iniziando da sinistra, alle elezioni del 2014 L’altra Europa con Tsipras, ebbe il 4,04% dei voti, con poco più di 1 milione e 100mila voti, superando il quorum per il rotto della cuffia, ed ottenne 3 eurodeputati.

a queste elezioni si presentavano La sinistra e il Partito Comunista; hanno avuto percentuali dell’1,75% e dello 0,88%; e anche assieme avrebbero superato di poco il 2,5%.

Europa Verde ha avuto il 2,32% dei voti, poco più di 600mila voti; grande progresso rispetto ai 250mila e allo 0,91% del 2014, non c’è che dire, con tutto il sarcasmo che merita; ma anche questi sono stati voti dispersi.

dovevano, chiaramente, fare una lista comune, non era poi così difficile, e avrebbero raggiunto il quorum quasi certamente; sono liste che rispondono a logiche di pura bandiera, non esprimono interesse per il risultato vero delle elezioni, e disperdono irresponsabilmente voti: tenerne conto per il futuro; chi si presenta in questo modo inganna i propri elettori e perde ogni credibilità.

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il Partito Democratico ebbe nel 2014 il 40,81% con 11 milioni e 200mila voti.

ha avuto quest’anno poco più di 6 milioni di voti e il 22,74% dei voti: ha di fatto quasi dimezzato i consensi; il che permette di toccare con mano il guasto enorme provocato al partito dalla linea politica di Renzi e di chi ha preso il suo posto.

poi si discuta pure se le poche settimane di grigia gestione di Zingaretti hanno potuto far risalire un poco la china di un disastro annunciato; ma misurando la situazione a lustri, questa catastrofe è epocale.

e ci si divida pure a dire, alcuni, che si paga l’adesione ai valori costituzionali e la difesa dei diritti umani di profughi e migranti, e dunque che è suicida difendere i valori per cui partito è nato, ed altri a dire che si paga, viceversa, la scarsa caratterizzazione.

certo, se consideriamo che ha votato poco più della metà degli aventi diritto, questo significa che oggi si riconoscono in quei valori poco più di un italiano su 10 e forse ad uno su 5, se aggiungiamo tutte le altre forze su posizioni analoghe.

e questo valga di lezione a tutti coloro che, come me, non si rassegnano ad una simile regressione civile e si rifiutano di crederci.

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+Europa, che rappresentava l’ALDE, ha avuto poco più di 800mila voti e il 3,1%.

in Europa faceva riferimeno all’ALDE, come nel 2014 Scelta Europea e Italia dei Valori, che non avevano preso, presentandosi separatamente, il 2% dei voti.

vale anche per la Bonino e Pizzarotti l’anatema politico lanciato sopra contro le liste di sinistra: hanno perso ogni credibilità politica.

comunque, se qualcuno vuole parlare invece di un leggero rafforzamento di quest’area politica, si accomodi pure.

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il Partito Popolare Europeo era rappresentato in queste elezioni da Forza Italia, che non è arrivata a 2 milioni e 400mila voti, e ha preso l’8,78% dei voti, perdendone rispetto al 2014 più o meno la metà e passa da 13 a 7 deputati.

ma aggiungiamo che per questo schieramento europeo si presentavano nel 2014 assieme in una loro lista anche Nuovo Centro Destra e Unione di Centro, che avevano avuto 1 milione e 200mila voti, il 4,38%, con 3 eurodeputati e quest’anno non si sono presentati.

la disfatta di quest’area politica è quasi completa: del resto rimandano nell’europarlamento Berlusconi reduce dei servizi sociali, di nuovo sotto processo assieme anche ad un’altra eletta, e sono stati dichiarati ufficialmente impresentabili, il giorno prima del voto: ma chi se ne frega.

ah la Suedtirolervolkspartei, in quest’area, ha sempre i suoi voti e il suo eurodeputato.

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i 5Stelle nel 2014 avevano avuto, a sorpresa, 5 milioni e 800mila voti, risultando il secondo partito col 21,16% dei voti e 17 eurodeputati; ne hanno avuto quest’anno poco più di 4 milioni e mezzo, col 17,06% e 14 eurodeputati.

gli elettori 5Stelle chiaramente alle europee votano meno, non vedono sottomano il voto di scambio; ma anche restando ad un confronto fra elezioni europee omogenee, il ridimensionamento è netto e hanno perso un milione e 300mila voti, cinque anni dopo.

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Fratelli d’Italia, che fa parte dell’ECR, in Europa, e dunque dei conservatori, e dunque è MENO a destra, in Europa, di Salvini, nel 2014 aveva mancato il quorum, con un milione di voti e il 3,67%; quest’anno è salita a più di un milione e 700mila voti e al 6,44% con 6 eurodeputati.

dunque, una vittoria consistente.

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e, chiudendo con la Lega per Salvini, ha fatto il risultato più strabiliante, è indubbio: dal 6% e un milione e 700mila voti scarsi con 5 eurodeputati, a quasi 9 milioni e 200mila voti, col 34,26% e 29 seggi.

incredibile davvero: ma la domanda che nessuno si fa, è da dove vengono questi voti…, 7 milioni e mezzo di voti in più.

non sono certo nati come funghi.

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diamo per scontato che Forza Italia e accoliti hanno perso 3 milioni e 600mila voti dal 2014 e che questi siano passati per 700mila a Fratelli d’Italia e per 2 milioni e 900mila a Salvini.

ne restano ancora 4 milioni e 600mila da scovare…

va be’, c’è anche il milione e 300mila voti persi dai Cinque Stelle che sembrano abbiano fatto campagna elettorale per aiutare Salvini: dopo aver fatto passare per un anno le sue peggiori porcherie, loro che non sono né di destra né di sinistra, dicono, l’ultimo mese si sono riscoperti l’anima di sinistra, così hanno perso i loro voti più di destra e li hanno regalati a lui.

occhei, siamo arrivati a 4 milioni e 200mila voti che erano già variamente di destra (tali considero anche i 5Stelle) e che ora si sono raggrumati attorno a Salvini.

ma mancano ancora 3 milioni e 300mila voti!

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e allora abbiamo soltanto due ipotesi:

prima ipotesi: erano elettori astenuti nel 2014, ma non ne caviamo che altri 500mila, oppure non erano andati a votare, ma sarebbe possibile soltanto se questa volta, invece, non fossero andati a votare degli altri, e questo scambio è molto difficile da immaginare.

e allora non resta che la seconda ipotesi: erano elettori del Partito Democratico, che infatti ha perso 5 milioni e 200mila voti dal 2014, e di questi almeno almeno 2 milioni e 800mila voti sono finiti da Salvini.

non li ha fermati né il rosario della madonna pellegrina, né il devono marcire in galera, né il rispetto della Costituzione, né nessun’altra considerazione politica, e non è che ne mancassero.

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ma che democratici erano? 

piange il cuore a dirlo, ma il voto a Salvini è eminentemente operaio, ad esempio.

e perché hanno scelto Salvini? 

probabilmente per lo stesso motivo per cui avevano scelto Renzi nel 2014: voto di scambio; votavano Renzi per gli 80 euro e votano Salvini per la flat tax o per la pensione anticipata, senza avere capito neppure che a loro non toccherà.

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quindi, lettori cari, guardiamoci bene attorno per renderci conto: la metà o quasi di quelli che cinque anni fa nel segreto dell’urna si definivano Democratici, quest’anno sono diventati salviniani.

i salviniani non sono degli alieni catapultati sulla terra e neppure degli alieni mutanti travestiti: sono semplicemente anche gli elettori standard, per una volta democratici: i nostri fratelli opportunisti che girano col vento che tira e soprattutto con quello che spira negli studi della tv.

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la mia analisi dei flussi elettorali è completamente diversa da quelle che girano, ad esempio  da quella della Fondazione Nenni, riassunta in un grafico che ho pubblicato anche ieri e che rimetto qui:

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la spiegazione è semplice: loro hanno esaminato i flussi elettorali paragonando le europee di quest’anno con le politiche dell’anno scorso; io invece sono risalito per il confronto alle europee del 2014.

siccome nella loro analisi l’elettorato PD risulta stabile sostanzialmente rispetto alle politiche, questo significa che la grande fuga di metà dell’elettorato renzino del PD era già avvenuta nel 2018, e va tutta attribuita alla gestione politica sua e del partito.

in poche parole, Renzi ha conquistato nel 2014 con promesse e soldi un elettorato che, però è avido, e incassato da lui quel che gli aveva promesso, oggi è passato a qualcun altro che gli promette altro ancora.

 


12 risposte a "Democratici per Salvini: almeno 3 milioni – 250"

  1. Tu dici: “sono semplicemente anche gli elettori democratici standard….”
    Non direi proprio.
    Da D’Alema – Veltroni in poi il PD si è dilaniato internamente a piacere, ma ritengo che il “voto democratico standard” sia costituito soprattutto da “fedeli al PD”.
    Sono invece quella dozzina di punti vaganti, che a seconda di chi gliela canta “meglio” (un markettaro direbbe “chi meglio sa creare ed interpretare le loro attese in quel momento”) una volta si sono sommati ai PD standard votando Renzi e portandolo al 40%, una volta ai 5 stelle portandoli al 34% e stavolta a Salvini (idem).
    Insomma non sono gli elettori democratici standard.

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    1. accidenti, hai di nuovo ragione, Roberto! (buon sangue non mente…) – mi sono espresso molto male, nella fretta, e quasi quasi mi scuso: ho corretto il testo, volevo dire quello che risulta adesso: gli elettori standard, per una volta democratici. – è il bello del blog il suo carattere interattivo.

      e colgo anche l’occasione per precisare un’altra cosa, vista la mia analisi anche troppo cinica dell’esito elettorale: non credo affatto che tutto l’elettorato sia standard; parlo di elettorato standard solo nel senso che questo è l’elettorato che il potere reale vorrebbe che fosse standard mentre lavora per renderlo tale.

      se continuo a dire e a pensare che il potere di Salvini è di tweet, è perché il 34% del 57% indica ancora un controllo alquanto fragile dell’opinione pubblica, e proprio perché alla fine l’elettorato standardizzato – che è quello che diede la vittoria a Renzi alle europee del 2014 e l’ha data a Salvini a queste – è soltanto quel 20% circa dei votanti che nel 2018, oltretutto, votava in parte per i 5Stelle e in parte già per Salvini, sempre alla ricerca di benefici concreti.

      quindi la penso esattamente come te, infelici espressioni a parte: l’elettorato standard del Partito Democratico è quello che la stampa ostile affettuosamente chiama lo zoccolo duro, ed è abbastanza idealista.

      detto questo sulla fragilità di Salvini come leader della destra, occorre però anche aggiungere che, dopo 40 anni di media berlusconizzati, questo paese è solidamente di destra, e forse perfino indistruttibilmente di destra; ad esempio e per inciso, continuo a meravigliarmi infatti come non ci renda conto che la critica politica alla Crozza è fondativa di questa identità popolare di destra… e perfino dell’elettorato standard nel senso detto sopra.

      però dobbiamo fare attenzione di nuovo, noi della nostra generazione, perché il PD è oramai ampiamente formato anche da elettori più giovani che vengono da altre esperienze e valori.

      leggo poco fa che Calenda vuole fare un partito nuovo, ispirandosi a Macron, che potrà poi allearsi col Partito Democratico: mi sembra una scelta molto saggia, sistema elettorale a parte…; aiuterà a distinguere le scelte politiche incompatibili fra loro oggi compresenti nel PD e nello stesso tempo a non regalare il paese alla destra senza combattere.

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      1. In relazione anche al grande rispetto che ho per te, sono lieto che le analisi coincidono.
        Forse dovremmo trovare una definizione più pregnante rispetto a “elettorato standard”, che potrebbe risultare intrinsecamente una dicitura ambigua, visto che “standard” può significare “tipico”, ma può anche significare “massa informe”.
        Forse potremmo chiamarlo “elettorato tweet”, termine che chiarisce subito da dove tragga ispirazione questo ampio segmento, non solo italiano, visto che ha votato anche Trump, Brexit, etc..
        La mia sorpresa (rammarico) è che anche persone che stimavo abbastanza stanno scivolando in questo gruppo.
        A me sembra un caso di pigrizia intellettuale, visto che per documentarsi e ragionare un po’ si deve consumare della energia psichica… Hanno deciso di non consumarla, forse per frenare l’aumento della entropia dell’universo…
        Concordo sulla utilità di un partito Calenda, soprattutto se saprà scrivere tweet seducenti, in grado di intercettare “l’elettorato tweet”, togliendone almeno un po’ a Salvini ed ai 5 Stelle.

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        1. l’elettorato tweet lascia in ombra i corposi interessi personali immediati che muovono questo elettorale mobile, a caccia di vantaggi immediati, come fossero merci esposte sul bancone di un supermarket; anche la proposta di elettorato social enfatizza troppo il ruolo dei media, che pure c’è.

          io direi elettorato supermarket, appunto, nel senso che cerca un prodotto elettorale appetibile, senza rendersi conto che il vero prodotto in vendita è lui.

          indubbiamente è in atto un degrado di massa delle capacità critiche, e indubbiamente perché l’intelligenza è faticosa: occorre una grande energia sia per diventare sia per continuare ad essere intelligenti; alcuni non hanno fatto l’investimento energetico iniziale, ad altri costa troppa fatica continuare anche il dispendio minimo per mantenere il motore dell’energia in esercizio.

          purtroppo a me pare che questo sia particolarmente evidente nelle giovani generazioni, anche se come preside, devo dire che riuscivo a riconoscere in una parte importante di studenti ancora il demone socratico della voglia di conoscere.

          oggi è passato più di un lustro, che in termini scolastici è una generazione, e non so più; non sono molto ottimista; anche i movimenti ecologisti giovanili mi sembrano molto superficiali, molto di più di quanto l’improvvisazione adolescenziale preveda necessariamente.

          certo, nel blog una decina d’anni fa qualche adolescente per sbaglio passava; oggi direi che ci stanno soprattutto i maturi come noi; la generazione di mezzo è migrata su facebook, e l’unico strumento che accomuna le generazioni è il bamboleggiamento di whatsapp e social più recenti.

          anche questo processo mi pare irreversibile, peraltro: chi sceglie di sgobbare a pensare quando può avere in apparenza lo stesso prodotto, cioè un’opinione, senza fatica, visto che la trova a disposizione già confezionata?

          ma è come la verdura dell’orto, in rapporto a quella del supermercato…, per restare alle mie scelte di vita più recenti. 😉

          – sui successi di Calenda non sono ottimista per lui: è un modo intelligente di riproporre la politica di Renzi, secondo me, ma non vedo la merce da supermarket…; in ogni caso, è giusto che il PD si sdoppi tra filo-sistema e riformatori sociali, visto che non è riuscito a trovare una sintesi unitaria, e che poi faccia liste comuni con i “calendari” (ahaha), i radicali e i verdi (e persino, se ci fosse, in Italia, con la sinistra sociale) per gestire questo sistema elettorale bastardo e a me pare anche incostituzionale visto che non consente la scelta dei rappresentanti.

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    1. eh, proprio così, sembra che manchi il buonsenso di capire che queste promesse continue ci stanno ammazzando: ha cominciato Berlusconi, ha continuato Renzi, poi i grillini, adesso tocca a Salvini: chi resterà col cerino acceso in mano?

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  2. Bella analisi, certo raffrontando con le europee la prospettiva e’ diversa… certo che pensare a quando nella vecchia repubblica si considerava un successo un avanzamento di un punto e viceversa, questi spostamenti sono impressionanti… destra o sinistra pari son, franza o spagna basta che se magna e via andare… sei sicuro che non siano alieni? Per me lo sono, eccome…

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    1. certo che sono alieni, o se non proprio alieni, alienati ad opera dei media.

      mi sono giunti i risultati del voto degli italiani all’estero: l’Italia normale (che nostalgia):
      PD 35, 36%
      Lega 15,54%
      5Stelle 11,04%
      EuropaVerde 10,97
      +Europa 9,88

      e un bella battuta: ma allora la fuga dei cervelli all’estero è vera…

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