un voto antropologico, ve ne siete accorti? – 256

antropologia-politica-degli-italiani a

vorrei chiudere con questo post le mie considerazioni sul voto europeo in Italia, su cui ho già provato a riflettere

qui: https://corpus15.wordpress.com/2019/05/26/londata-verde-europea-247/

qui: https://corpus15.wordpress.com/2019/05/27/tutti-a-leccarsi-le-ferite-eh-bortoblog-24/

e qui: https://corpus15.wordpress.com/2019/05/28/democratici-per-salvini-almeno-3-milioni-250/

ma qui proverò a guardare al problema da un punto di vista ancora più generale.

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parto da una nuova premessa fondamentale di metodo, su cui mi ha aperto gli occhi la scelta fatta cinque anni fa, all’inizio della pensione, di venire a vivere in montagna in un piccolo centro, dove sono tornato a contatto con gente molto diversa da quel giro borghese in cui mi confinava la mia professione e sono definitivamente uscito da quei condizionamenti mediatici che avevo rifiutato da tempo, ma mai così a fondo.

la premessa è questa: che soltanto in parte, e in molto piccola parte, l’esito globale delle elezioni è determinato dalla propaganda mediatica: lo scopo di questa propaganda infatti non è tanto di indicarci CHI dobbiamo votare, ma COME dobbiamo concepire il voto.

chi manovra l’opinione pubblica sa bene che non può cambiare le identità profonde che ciascuno ha assunto nel corso della sua vita, ma può invece condizionarle nelle scelte.

per essere più chiaro: la propaganda non potrà mai fare in modo che chi si considera un borghese illuminato diventi un populista sfegatato; però se riesce a convincerlo che il problema principale che l’Italia ha è come rapportarsi agli immigrati, allora sarà facile che lui voti per la Bonino invece che per Cacciari, ad esempio.

non è importante cercare di convincere a votare per Salvini, qualcuno non lo farà mai e qualcuno lo farà sempre, per partito preso; è importante convincere che si sta votando SU Salvini, e non per le politiche europee, piuttosto.

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ma comunque una parte importante della popolazione vota secondo criteri completamente diversi e in fondo più sani, anche se gli vengono rimproverati da chi si ritiene illuminato.

coloro che si fanno manovrare senza opporre resistenza dalla propaganda sono alla fine una quota limitata dell’elettorato; empiricamente, cioè ad orecchio, la collocherei fra il 20 e il 25% dei votanti, il che significa che non supera mai il 15% della popolazione, al massimo una persona su sei:

certo, queste masse, spostandosi fra un’elezione e l’altra, determinano variazioni imponenti dei risultati: ma sono sempre e soltanto loro che si spostano e le vittorie che determinano sono apparenti, in quanto poco stabili.

la maggioranza dei votanti sceglie, invece, sulla base degli interessi, gli interessi profondi determinati dalla propria condizione sociale.

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e nessuno dica che in questo modo rivelano scarso amore per la democrazia, perché il sistema parlamentare, col suo voto segreto ed individuale, è costruito esattamente per produrre questo risultato: che ciascuno voti per se stesso, cercando il suo vantaggio particolare ed individuale, senza nessuna logica di gruppo.

piaccia o non piaccia, questa è l’essenza della democrazia parlamentare: un sistema che non è costruito per cambiare le regole universali storiche del potere che una minoranza attiva esercita sulla maggioranza passiva, ma per evitare che i cambiamenti del potere dentro le elites si svolgano nella tradizionale forma violenta del passato.

questo, l’avvicendamento al potere senza lo spargimento di sangue costato per secoli nella storia, è il merito indiscutibile, e neppure troppo piccolo, del regime democratico parlamentare.

ma è l’unico, e non è neppure sempre garantito: i casi di Kennedy o di Palme dimostrano che l’omicidio politico come forma per sostituire un potere si svolgono anche dentro il sistema parlamentare;

per non parlare dei colonnelli greci del 1965 oppure di Allende o di altri colpi di stato militari, che dimostrano come sempre è possibile una regressione a forme di violenza politica generalizzata con dure violenze di massa, per realizzare cambiamenti drastici di linea politica, anche se in questi casi si esce addirittura dalla democrazia: rischio sempre presente.

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quindi, si diceva, la maggior parte degli elettori vota per scelta di identità e non per le politiche del momento.

si è leghisti perché si è un certo tipo di persona, che vive in determinati modi, che sono stati riconosciuti, apprezzati e difesi dal leghismo classico: per esempio, se la sinistra di città disprezza per spirito aristocratico i valori positivi della caccia (ci sono anche quelli, non inorridiscano i lettori) o lo spirito degli alpini, perché mai chi si sente prima di tutto cacciatore o alpino dovrebbe negare se stesso e votare per la borghesia cittadina?

sarebbe masochismo puro; e l’andamento generale delle elezioni recenti, non solo in Italia, dimostra prima di tutto una lacerazione quasi insanabile fra le città, che sono aperte e democratiche, e i piccoli centri della provincia, chiusi e conservatori, spesso anche reazionari.

non è soltanto una distinzione che affonda nella storia: si riacutizza più forte ai giorni nostri;

gli abitanti di città difendono la globalizzazione democratica e del mercato, da cui dipendono le loro vite; gli abitanti delle campagne sono più sensibili alla difesa del loro mondo e delle loro abitudini, che sono molto diverse; sentono meno il bisogno di un mercato mondiale alle spalle, se non per alcuni prodotti, ma pensano alla loro sopravvivenza principalmente in termini di DIFESA dalle ingerenze della burocrazia e dello stato.

destra e sinistra sono scelte già definite in linea generale da questi problemi, cioè dalla struttura economica della vita delle persone.

chi insegue nei dettagli i giochi della propaganda centralizzata per capire gli esiti di un voto, sbaglia in partenza: usa il traduttore automatico italiano-inglese per tradurre un testo tedesco.

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quindi potrei chiudere la mia analisi così: l’Italia, paese strutturalmente legato alla piccola produzione manifatturiera locale e ad una attività economica fortemente decentrata, vede nella destra l’area politica che difende i piccoli produttori; come si distribuiscano questi voti all’interno dei partiti di destra varia col tempo e non è neppure troppo importante…; l’orientamento prevalente di destra resta solido, almeno da quarant’anni in qua.

alla maggior parte di chi vota in questo modo non interessa nello specifico quale è la proposta politica immediata di chi risulta il leader del momento: interessa che da quell’area si sente globalmente protetto.

quanto alle proposte specifiche, spesso non sono neppure conosciute, oppure soltanto per vaghi slogan, e basta che siano accattivanti; non si è in grado di scendere nei dettagli e neppure di distinguere un falso ragionamento da uno fondato, una bufala detta spregiudicatamente per acquistare consenso da un dato obiettivo.

il declino cognitivo provocato da una scuola arcaica e dal dilagare dei media che abbrutiscono progressivamente l’intelligenza, garantisce bene che non può esserci neppure nessuna tentazione di formarsi qualche idea personale; del resto costa molta, troppa fatica.

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quindi, oggi sbaglia, secondo me, chi si dispera perché sostanzialmente pare che una fetta importante dei nostri vicini di casa abbiano votato per lasciare annegare in mare i profughi che fuggono dai bombardamenti che martoriano le loro città o gli immigrati clandestini che scappano dalle siccità provocate dal riscaldamento globale:

una minoranza cinica e trucemente egoista che la pensa così è sempre esistita, in passato era più riservata, oggi sente dalla sua la forza del numero e si esprime più apertamente, certamente trascinando dalla propria parte la palude senza identità che ripete per sentito dire, e diventando più numerosa.

questo definisce il quadro di un paese via più intollerante e meno respirabile? in un parola più fascisteggiante? 

indubbiamente, e questo semi-fascismo esprime per ora un suo volto quasi bonario, bacioni e Nutella, con rosario e vangelo; ma poi potrebbe diventare violento…

non credo: non ne ha neppure bisogno? dov’è un’opposizione vera?

ma chi vota da questa parte non sta esprimendo proprio un attivo e convinto consenso per quelle proposte, o almeno non sempre.

. . .

nel voto identitario un grosso ruolo lo giocano i movimenti degli elettori che si spostano dentro e fuori l’astensione.

ad esempio, se si confrontano fra loro i voti delle europee 2014 con quelle 2019 si può notare che i 5Stelle hanno perso un milione e 300mila voti; questi corrispondono quasi esattamente al milione e 200mila votanti che non sono andati a votare in più rispetto alle europee precedenti; credo che non sia avventato dire che si tratta di elettori 5Stelle che si sono messi in area parcheggio: delusi dal loro movimento, ma non convinti da nessun altro, e fanno sempre parte dello zoccolo duro a 5Stelle: potrebbero tornare e cambiare di nuovo la geografia politica.

infatti non sono passati ad altri partiti, semplicemente perché, in termini antropologici prima che politici, non si sentono rappresentati.

se questo è vero le analisi che parlano di flussi elettorali dai 5Stelle alla Lega sono sbagliate, o meglio si riferiscono soltanto ai nuovi elettori a 5Stelle conquistati in modo effimero nel 2018.

. . .

ma quanto detto sinora indica anche la strada su cui lavorare per un cambiamento della situazione politica.

ci dice che è stata sbagliata sia la nascita del Partito Democratico a vocazione maggioritaria, come lo definì, in modo ben poco democratico, il suo primo segretario Veltroni: questo lo ha privato di una identità sociale e antropologica propria che non fosse il vago e acritico progressismo di una borghesia garantita.

è la mancata rappresentanza della disoccupazione giovanile di massa, della povertà crescente, della classe operaia tradizionale, che oggi vota in prevalenza leghista, che condanna il Partito Democratico al declino.

per evitare che la crisi inevitabile di questo partito diventi anche la crisi generale del campo democratico, l’unica praticabile è la strada, peraltro europea, di formazioni politiche diverse, che poi si alleano in un unico schieramento in vista delle elezioni, e che, se risultassero vincenti, dopo, dovrebbero fare un programma di compromesso.

. . .

ma allora bisogna anche dire che occorre cambiare la legge elettorale vigente, per la sua parte maggioritaria, visto che questa è fatta apposta per dare la maggioranza alla minoranza più forte, cioè per portare al potere la destra.

il resto sono vane ciance, e spiace vedere intelligenze acute perdersi in distinguo senza costrutto alcuno, semplicemente perché hanno dimenticato, oppure a volte vogliono far dimenticare, la vita reale delle persone.

quella che le spinge a votare per proteggere se stesse, per come si sentono e sanno di essere, e non come suggeriscono i media.


7 risposte a "un voto antropologico, ve ne siete accorti? – 256"

  1. Se gli italiani sarebbfossero fascisti per motivi identitari, come si spiega che Forza Nuova e Casapound messi insieme hanno preso addirittura meno voti del Partito Comunista o del Partito Animalista considerati singolarmente?

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    1. be’, caro andrea, e quando mai ho detto o scritto che “gli italiani sarebbero fascisti per motivi identitari”?

      ho scritto ed è facile verificarlo che, a differenza dei tedeschi col nazismo, gli italiani non hanno mai fatto davvero i conti col fascismo e che l’Italia è un paese con una coscienza democratica debole: abbiamo avuto il suffragio universale, ma soltanto maschile, nel 1913 e nel 1925 il parlamento era già stato sciolto dal partito fascista.

      poi, non pretendo di essere letto sistematicamente, ma è un anno intero che predico che Salvini, personaggetto mediocre, non va demonizzato come fascista, tanto più che non lo è: è soltanto un semi-fascista, e di semi- fascismo, non di fascismo, ho parlato anche nel post.

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      1. Ok, in effetti anche nel post hai scritto “semi-fascismo”.
        Io piuttosto parlerei di localismo (localismo fortemente caldeggiato anche dal sistema mediatico, tanto da aver trasformato un’elezione europea in un voto sul governo italiano, omettendo completamente qualsiasi informazione di rilevanza europea), e credo che un elemento che ha reso Salvini amato da molti italiani, sia proprio il suo continuo girare di piazza in piazza, senza trascurare neanche il più piccolo dei paeselli, facendosi carico (più a parole che nei fatti) dei problemi del posto.

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        1. tu parli di localismo, ma secondo me metti assieme due concetti diversi.

          nel primo caso si dovrebbe parlare di chiusura provincialistica: il sistema dei media italiano ha ridotto le elezioni europee ad un sondaggio su due partiti, Lega e 5Stelle, perché impegnato allo spasimo a ridimensionare i secondi a favore del primo; il nostro sistema mediatico è fortemente filo-salviniano, dato che nel suo complesso anche oggi nasconde la totale irrilevanza di Salvini sul piano europeo e continua a farlo passare per un protagonista di chissà che cosa…

          cinicamente i poteri reali hanno deciso che è meglio tenersi Salvini che quegli altri sgarrupati, visto che il primo funziona… e riesce a distrarre le masse dai problemi veri.

          nel secondo caso il riferimento al localismo è più appropriato.

          e tuttavia si deve aggiungere un terzo elemento, secondo me: questo localismo è inseparabile da una strategia mondiale di chiusura localistica, strettamente collegata all’enfatizzazione artificiosa del problema dell’immigrazione.

          in diverse occasioni giornalisti indipendenti hanno osservato che la paura degli immigrati domina persino in sperduti paeselli dove non se ne è neppure visto uno.

          tutto questo mi ricorda irresistibilmente la tragedia del genocidio cambogiano di quarant’anni fa: lì il regime dei khmer rossi, con un sistema mediatico primordiale consistente soltanto negli altoparlanti installati nei villaggi, riuscì a creare una paranoia di massa fondata sulla paura dei traditori: il risultato furono denunce reciproche di massa di spionaggio (spesso si salvava chi denunciava per primo il vicino che stava per denunciare lui) e dei massacri inenarrabili in cui fu sterminato un quarto della popolazione.

          ci fu un vero e proprio impazzimento generale, un delirio di massa e un’orgia di sangue.

          e, non so bene perché, ma queste operazioni riescono meglio nei piccoli centri: forse perché la gente è più isolata e ha meno possibilità di conservare il senso critico confrontandosi con altri.

          per ora in Italia siamo al primo passaggio, e per fortuna con un successo molto parziale: i salviniani reali non sono la maggioranza e nelle grandi città l’operazione non riesce; tuttavia la situazione è rischiosa, e ci sono altri esempi storici, come il nazismo o lo stalinismo, oppure altri genocidi recenti orribili, che ci dimostrano che manovrando i media si può mettere in crisi la salute mentale di un popolo intero.

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  2. Interessante analisi, ho letto anche altri che invitavano a leggere i risultati confrontandoli con le europee precedenti, in teoria sarebbe più giusto ma 5 anni sono un’era geologica…
    legge elettorale: non credo che la destra che sente ora di avere la maggioranza si metta a cambiarla, non sono mica matti come il PD…
    Provincia vs. Città: non è sempre stato così? Fin dalla Vandea, dai kulaki…
    C’era anche un nord vs. Sud, ora pare che Salvini metta tutti d’accordo invece.
    La composizione sociale è cambiata molto, il passaggio da attività primarie e secondarie in teoria avrebbe dovuto portare ad un voto più”di testa”, invece non sono capaci ne di usare la testa ne la pancia…
    Prepariamoci ad una lunga campagna elettorale..

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    1. be’, il primo punto del tuo commento andava meglio per il post precedente; la critica è giusta, e tuttavia il principio del paragone tra elezioni omogenee non si può discutere; il meglio è inserire i dati di politiche o amministrative come indicatori sussidiari, ma niente dice che alla prova dei fatti chi ha votato qualcuno alle europee lo voterà anche in altre elezioni, a meno che non si tratti appunto di quel tipo di voto strutturale, o antropologico di cui ho parlato qui.
      credo che sarebbe un buon metodo per capire provare a distinguere il voto strutturale antropologico da quello occasionale mediatico, se si può.
      si vedrebbe allora che il PD ha, all’incirca, preso il suo voto strutturale, che era variato nel 2014 per la confluenza di gran parte del voto occasionale mediatico.
      i 5Stelle hanno perso non solo il voto occasionale mediatico delle ultime politiche, ma anche una parte del loro voto strutturale, che non è andato a votare; in teoria possono recuperarlo.
      Salvini ha raccolto parte importante del voto strutturale antropologico della destra, che si sente orfana di Berlusconi, e anche tutto il voto occasionale mediatico; il che significa che, anche se dovesse perdere questo, conserverebbe ancora un consenso importante.

      sulla legge elettorale: d’accordo che la destra non si sogna affatto di cambiarla; ma prima o poi la Corte Costituzionale lumaca dovrà pure esprimersi sui ricorsi contrari, e mi pare difficile che possa non dichiarare di nuovo incostituzionali i punti già bocciati delle leggi precedenti.
      il dramma è che la Corte ha impiegato 8 anni e tre parlamenti per accorgersi che la legge precedente era incostituzionale, ed è stata più veloce solo per bocciare anche la prima legge elettorale voluta da Renzi; poi si è addormentata su questa…
      quindi, potrebbe arrivare una sentenza della Corte che costringa ad una modifica o a una nuova legge addirittura; in ogni caso, non sarebbe male avere una prospettiva chiara in merito.

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