incubatrice? incubo? un fallimento a metà – 264

domenica sera tardi: ho aperto l’incubatrice dove venivano riscaldate a tepore lento le dodici uova destinate, nelle intenzioni, a rimpolpare il mio pollaio e a ristabilire il giusto equilibrio fra maschi e femmine, che prevederebbe un gallo ogni otto o nove galline e non ogni due, come adesso nel mio.

be’, vedere quel batuffolino bagnato di traverso tra due nicchie di plastica gialla è stato un vero colpo al cuore, un’emozione; di fianco, in un’altra nicchia, il guscio dell’uovo spaccato in due, da cui quell’esserino apparentemente senza forze era riuscito a trascinarsi via.

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naturalmente lo sapevo che era il momento in cui doveva nascere qualcosa, eravamo al ventunesimo giorno, e fino a un paio d’ore prima avevo sperato che la nascita avvenisse mentre i miei due nipotini erano ancora qui da me, per farli assistere al miracolo della vita che si rinnova; invece whatsapp e basta, e di sicuro l’avranno visto il giorno dopo, se il papà gliel’ha mostrato; del resto non era poi così bello da vedere quel mezzo aborto che si trascinava senza forze, ancora intriso dei liquidi di quell’utero esterno in cui era cresciuto e in attesa che il calore dell’incubatrice lo asciugasse, e la fotografia falsifica sempre un poco la realtà che riproduce, quindi i lati peggiori scompaiono.

le altre undici uova, invece, ancora nulla.

. . .

ma la mattina dopo, ieri, al primo incuriosito controllo, ecco delle novità.

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a inizio mattina altri due pulcini erano andati ad aggiungersi, prima uno e poi un altro.

e dovevano essere nati all’inizio della notte, dato che erano un poco più asciutti ed attraenti; anche il primo oramai appariva ricoperto di quella specie di pelame che hanno appena nati, e pigolava vigorosamente, risvegliando in me una specie di istinto da chioccia, che certamente si nasconde anche da qualche parte del mio io maschile.

. . .

un quarto uovo appariva lievemente incrinato in un punto: seguendo le istruzioni, che dicono di aiutare i pulcini evidentemente in difficoltà a farsi strada verso il mondo, l’ho intaccato usando la lametta del tagliaunghie (l’incubatrice era stata messa nel bagno principale della casa, come ambiente più facilmente riscaldabile): sono apparsi i liquidi nerastri avvolti in una membrana bianca, ma lì dentro c’era qualcosa che si muoveva.

ho proceduto, ho rotto il guscio e forse ho fatto male; ne è uscito un pulcino molto più piccolo degli altri due che lo avevano preceduto, che sembravano oramai grandi il doppio di un uovo, e in effetti nell’uovo stanno avvolti su stessi in una posizione fetale quasi inverosimile (mi chiedo come facciano a respirare, con la testa, che si riconosce a fatica soltanto dal becco, immersa in una specie di liquido amniotico che è poi semplicemente l’albume dell’uovo) e quando si dipanano sembra quasi che crescano nelle dimensioni: ecco le zampette fragili che si distendono, di ali non si può ancora parlare, neppure pensare che riescano subito a stare in piedi, sembrano piuttosto vermiciattoli che strisciano; ma le cellette di plastica dell’incubatrice potrebbero quasi ferirli, tanto sono mollicci e indifesi.

. . .

ma non era soltanto più piccolo, questo ultimo arrivato, di cui forse avevo anticipato troppo la venuta al mondo: aveva il collo completamente senza piume, e con questo indicava chiaramente chi fosse la madre: una gallinella piccolina e particolarmente isterica, appunto priva di piumaggio tra la testa e il corpo, in modo da sembrare un aborto di dinosauro fuggito dal set di Jurassic Park.

ma poi quel collo già ributtante di suo, era gonfio in una maniera innaturale e rosso come un segnale d’allarme; in fondo al corpo, verso la cloaca, stava ancora attaccato un piccolo residuo del tuorlo non ancora assimilato: insomma, un parto prematuro in piena regola, se si può chiamarlo così: piume o peli ancora meno accennati, debolezza ancora più evidente: questo scampa poco, mi sono detto fra me.

. . .

ed ora che fare? come mai le altre uova non si schiudevano? ho provato ad aprirne una ed è uscito un nauseabondo liquido giallastro, un tuorlo disfatto; davvero la vita è fatta di liquami, e poi da questo miscuglio, da una poltiglia, esce un miracolo di equilibrio provvisorio, per quel tanto che dura, fino a rientrare nella norma di uno sfacelo di umori disgustosi.

lasciamo in pace le altre uova, mi sono detto, e preoccupiamoci dei quattro provvisoriamente vivi.

. . .

nella mia inesperta inettitudine ho accertato dal libretto delle istruzioni della incubatrice che per il primo giorno i pulcini devono stare nell’incubatrice, non importa se senza mangiare né bere; io comunque sono andato a prendere una chioccia, perché si occupasse di loro: sì proprio l’inetta che quest’anno si era rifiutata di covare,.

catturata tra molte grida di aiuto e di terrore di morte, in linguaggio rigorosamente gallinaceo, che hanno messo in visibile allarme tutto il resto del pollaio, e, portata davanti a neonati, la pennuta ha guardato con sufficienza i pulcini che le consegnavo, come a dire: mi hai preso per una polli-sitter non pagata? ha cagato subito ovunque ha potuto e ha cominciato a svolazzare a caso ogni volta che mi vedeva, mettendo a rischio gli implumi.

dopo un paio d’ore mi sono arreso e l’ho riportata nel pollaio, dove non aveva ancora finito di entrare che già uno dei due galli le si era buttato addosso di furia violentandola immediatamente: le sue nuove altissime strida non permettono di decifrare a noi umani se fossero di compiacimento e consenso, per non dire di orgasmo, perché non so se le galline lo provino, oppure rinnovate invocazioni di aiuto; so solo che questa volta lasciavano decisamente indifferenti le altre.

. . .

intanto la giornata avanzava e mi sono deciso ad andare a vedere che cosa stava succedendo nelle altre uova, o meglio se stava succedendo qualcosa, aprendole una ad una.

in tre c’erano dei pulcini quasi completamente formati, uno aveva ancora la sacca residua del tuorlo attaccata al fondo della pancia, ma erano visibilmente morti: certamente il terzultimo giorno, quando le istruzioni dell’incubatrice dicono che si deve sospendere il meccanismo di rotazione delle uova e raddoppiare la quantità d’acqua che deve evaporare per mantenere l’umidità necessaria, e io invece, per errore, avevo sospeso il riscaldamento e lasciato in funzione il rigira-uova automatico, condannando a morte la metà dei pulcini che stavano per nascere, e mi è andata ancora bene.

nelle ultime quattro o l’embrione non si era formato oppure era morto in qualche stadio precedente.

. . .

occorre infatti dire che, per uno inesperto come me, l’operazione incubatrice, che io credevo una routine meccanica di nessuna difficoltà, si è rivelata invece un compito delicato (evidentemente assolto abbastanza male da me): è veramente incredibile quante operazioni complesse riesca a svolgere istintivamente e senza nessuna programmazione una chioccia, come il mantenimento per tre settimane esatte di una temperatura costante di 37 gradi e mezzo, il rigiramento bi-giornaliero delle uova per distribuire il calore in modo omogeneo, il mantenimento di un tasso di umidità adeguato, che però deve alzarsi quando si prepara la schiusa…, e andatemi a spiegare come farà la gallina ad ottenere questo? bevendo il doppio?

ed è qui che certamente sono morti alcuni pulcini, il giorno nel quale ho lasciato esaurire l’acqua per dimenticanza.

. . .

insomma, se la vita è un miracolo, qui lo si tocca con mano, tali e tante sono le condizioni necessarie anche soltanto perché si riproduca.

qui il tasso di riuscita è stato del 33%, e se la percentuale vi ricorda qualcosa non è colpa mia; mi adeguo al clima dominante e lo considero uno straordinario successo; del resto l’anno scorso tre tentativi consecutivi erano andati tutti a vuoto e dunque preferisco vedere il bicchiere in parte pieno, che considerare che questa durissima selezione dei più adatti mi ha fatto perdere per strada i due terzi dei concorrenti.

però che spettacolo i sopravvissuti!

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. . .

non restava, adesso, che cercare di provvedere al riscaldamento dei pulcini neonati: dovrebbero stare a 32 gradi i primi giorni, ma non ho la lampada che occorre a questo scopo.

uno scatolone di cartone dentro il quale vanno tenuti invece l’ho recuperato e ho sparso le granaglie specifiche per pulcini che avevo acquistato già settimana scorsa, in uno strano momento di previdenza responsabile.

una vaschettina molto bassa per l’acqua, un piccolo sottovaso, e il pannello riscaldante dell’incubatrice come piccolo sostituto della lampada: ma i pulcini hanno visibilmente freddo, stanno tutti addossati fra loro, sono molto contenti se li prendi in mano, perché, anche se noi non ce ne accorgiamo, siamo delle stufette viventi che bruciano di tutto e producono anidride carbonica, attribuendo poi l’effetto serra a tutt’altro che al fiato di sette miliardi e passa di respiri ogni non so quanto al minuto.

la vicina che mi ha prestato l’incubatrice la lampada ce l’ha, ma manca il supporto e dunque non sono andato a prenderla; preferisco vedere se i pulcini se la cavano anche così, e dopotutto nel bagno ci sono 26 gradi; capisco che sei gradi in meno sono tanti, ma possibile che muoiano per così poco?

. . .

stamattina, però, andando a controllare, ho trovato la prima vittima: è il pulcino dal collo spennato, quello destinato a sopravvivere poco, secondo le mie profezie.

annegato in un centimetro scarso di acqua nel sottovaso…

così la natura senza coscienza realizza i suoi scopi, che la ragione incauta non sa riconoscere e tenta di realizzarli in modo grossolano soltanto dopo che ha provato invano a contrastarli.

quanto agli altri pulcini, non paiono in troppo buona salute; e sembrano anche tre maschi, maledizione!

ovvio che ho già deciso che ci sarà una seconda puntata e ho chiesto alla vicina una proroga del prestito dell’incubatrice; tra ieri ed oggi ho già raccolto sei uova…


30 risposte a "incubatrice? incubo? un fallimento a metà – 264"

  1. @ gaberricci

    ho messo un mi piace anche io al tuo commento, e con la stessa motivazione.

    la coda dei commenti è finita, ma mi spiacerebbe chiudere, non mi pare ancora giunto il momento.

    “la struttura reale che sottosta a quelle diverse interpretazioni è pur sempre la stessa”: diciamo che questa frase può essere accettata soltanto come prima approssimazione ed è certamente valida a livello di esperienza comune.

    ma la fisica quantistica ci pone di fronte al problema che, almeno ad un certo livello molto sottile, la realtà viene modificata dalla osservazione (e dunque anche dalla interpretazione, in qualche misura, se questa è connessa alla interpretazione).

    la fisica quantistica ci dimostra che quella che a noi si manifesta come materia e/o energia è in ultima analisi informazione.

    l’osservazione, che costituisce la realtà, come la chiamiamo noi, è informazione, e dunque la realtà stessa è informazione: informazione quantistica.

    questo non rende l’osservazione e la realtà totalmente soggettiva e dunque arbitraria, questo è certo.

    ma è altrettanto certo che non la rende neppure rigida e indiscutibile: la realtà non è meccanica, è probabilistica: in un modo rigorosamente regolato, ma non per questo rigidamente prevedibile, salvo che nei grandi aggregati, per legge statistica.

    potremmo riferirci ai materialisti della Grecia antica e alla loro idea del clinamen, cioè della variazione limitata e casuale che è alla base del movimento di aggregazione degli atomi che genera la vita.

    qui ci siamo; e occorre aggiungere, per completare il quadro, che il tempo in cui tutta la nostra realtà è immersa si costituisce soltanto nell’osservatore (come già aveva capito Kant e ribadisce oggi Rovelli su base sperimentale); forse persino l’esistere è una categoria del pensiero umano soltanto che interpreta come può l’universo del probabile senza tempo.

    se togliamo alla biologia il tempo, che non è della struttura profonda della natura, ma si forma nell’osservazione e per le caratteristiche dell’osservatore, che cosa rimane della nostra biologia, così come ne parliamo a livello di senso comune?

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  2. Leggerò questa bellissima favola di vita che nasce ai miei due nipotini e poi ti farò sapere.
    Inutile dirti quanto mi piace leggerti quando non parli di politica lo fai con una cu’mme particolare molto profondo.

    Bnotte…bgiorno

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    1. grazie dell’apprezzamento!

      terrò conto, del resto scrivo già molto meno di politica direttamente, tra cronache di viaggio o di quell’altro viaggio che è la mia vita di campagna o post sulla ricostruzione delle origini cristiane (molto pallosi, però).

      questo post però non so quanto sia adatto ai bambini: ha anche dei passaggi molto crudi e molto adulti, per dir così, che potrebbero anche turbarli; personalmente non sono contrario alle storie che turbano i bambini, come facevano una volta le favole, ma non tutti condividono.

      però una volta una favola – anche lei più per adulti bambini che per bambini semplici – ho provato anche a scriverla davvero:
      https://corpus0blog.wordpress.com/2016/04/05/252-06-la-favola-della-vecchia-cipolla-5-aprile-2006-cor-pus-159-err-178/

      sarò molto contento se l’una o l’altra di queste favole strapperanno qualche sorriso o anche soltanto qualche emozione ai due nipotini tuoi che conosco per fotografia… 😉

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      1. Conosci per caso una storia più terrificante dell’incendio della foresta e del piccolo Bambi e la mamma uccisa da una fucilata?
        Leggerò e soprattutto Claudio di quasi 9 anni riuscirà a prendere il racconto, con qualche piccolo taglio, certo, per il verso migliore: la nascita avventurosa non priva di incognite di una piccola vita.
        Bnotte

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    1. ma che strano: non me lo dà come termine tecnico, come sembra a prima vista, ma come espressione inventata da un tale su facebook.

      be’, da un certo punto di vista, effettivamente, ogni vita è un miracolo termodinamico, una combinazione di possibilità così estrema ed improbabile da apparire un miracolo, anche se in realtà non viola nessuna legge fisica.

      è lo stesso motivo er cui credo alla irripetibilità della vita umana nell’universo: è una combinazione da miracolo termodinamico, non può avvenire due volte, anzi se calcoliamo il tasso di probabilità non dovrebbe avvenire neppure una volta sola.

      naturalmente c’è un modo solo per togliere al miracolo termodinamico il suo carattere miracoloso, ed è di ammettere che il miracolo termodinamico è il mdo naturale di funzionare della natura.

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      1. Secondo me il vero modo per togliere il suo carattere miracoloso al miracolo termodinamico (che so essere un termine assai “vecchio”, io personalmente ne sono venuto a conoscenza grazie ad un capolavoro del fumetto pubblicato negli anni ’80) è eliminare la visione teleologica della natura: ci sembra miracoloso questo piano di realtà perché ha condotto alla nostra esistenza; se però consideriamo tutti i miliardi di miliardi di miliardi… di modi in cui sarebbe potuta andare, è chiaro che, almeno in un modo, doveva andare, ed è un caso (fortunato per le nostre esistenze) che sia stato proprio questo. Ma, ahimé, la teleologia (come dimostrato da quel capolavoro della divulgazione scientifica che è “Il caso e la necessità” di Jacques Monod) è insita nell’essere umano e, in fin dei conti, è una delle cose che l’ha resa la specie egemone sulla Terra.

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        1. molto acuta tutta la prima parte.

          sull’ultima osservazione vorrei dire che la teleologia ci sembra così ovvia perché siamo occidentali e figli della cultura ebraico-cristiana che sulla teleologia si è proprio costruita e l’ha lasciata in eredità anche a certi usi rozzi della scienza.

          ma in Oriente la teleologia non è possibile, perché trova un antidoto poderoso che si chiama Buddha.

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                1. ho l’impressione che ci sia un dissenso molto profondo, ma non riesco a metterlo a fuoco, quindi me la caverei con un giudizio salomonico: la biologia è tanto filosofia, almeno quando la filosofia è biologia.

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                    1. ora ho riletto, ricevuta la spiegazione, e ho capito meglio.

                      certamente condivido che la nostra struttura fisica, biologica, ci condiziona in tutto e anche nel pensiero.

                      tuttavia vorrei fare presente che non esiste una biologia assoluta: cioè ogni struttura pensata è frutto di una interpretazione.

                      se pensiamo che il mondo biologico è guidato da una legge della selezione naturale che produce sempre il meglio, questa non è biologia, è filosofia, e anche molto scadente.

                      se pensiamo che il mondo biologico è guidato da una legge della selezione naturale che cerca di mantenere in vita gli organismi in un ambiente ostile e che alla fine dovrà comunque arrendersi, neppure questa è biologia, è soltanto un’altra filosofia, cioè un’altra interpretazione della natura, della vita e del mondo; a me pare migliore della precedente, ma ammetto la libertà di opinione al riguardo.

                      occorre dunque distinguere bene, anche nella biologia, i fatti dalle opinioni; il buddismo considera la vita un male, il cristianesimo un bene: ne conseguono due biologie, cioè due interpretazioni della biologia, molto differenti fra loro.

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                    2. Ma la struttura reale che sottosta a quelle diverse interpretazioni è pur sempre la stessa: è necessaria una certa biologia del cervello (che è la nostra) per consentire qualunque filosofia. Poi che verosimilmente non potremmo mai descrivere l’esatta natura di quella biologia, perché la scienza non produce verità, ma solo modelli via via più raffinati, è un altro discorso. Filosofico, appunto.

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  3. Hai dato delle dritte molto utili per chi si voglia creare un piccolo pollaio nel giardino.
    La chioccia antipatica è stata giustamente punita (o premiata, ce lo dirai quando sarai in grado di distinguere i coccodè: dolore o piacere?)
    Mi dispiace per i pulcini che non ce l’hanno fatta, cura bene i sopravvissuti, il meteo dovrebbe aiutarti dato che le temperature sono in rialzo.
    Facci sapere comunque, è molto più appassionante che la telenovela gialloverde!

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    1. 🙂 🙂 🙂

      quanto al crearsi un piccolo pollaio in giardino, in fondo è molto facile e anche divertente: le galline sono animali tutt’altro che stupidi, soltanto hanno una intelligenza molto diversa da quella non solo degli umani, ovviamente, ma dei mammiferi: sono proprio impostate diversamente; e sono anche animali molto emotivi: comunque osservarle è uno spasso.

      se stai agli esperti, ogni gallina dovrebbe avere a disposizione un bel pezzo di prato per raspare; il mio pollaio è di una sessantina di metri quadrati e ci stanno dentro sei polli in tutto; comunque non ci cresce dentro un filo d’erba: il problema è che annientano in breve tempo qualunque cosa verde vi nasca e se le fai uscire dal pollaio si dirigono con decisione verso l’orto più prossimo (preferibilmente quello dei vicini…)

      io cerco di gestire il problema con l’abbinata orto pollaio: ogni giorno diserbo un pezzo di orto (non cederò mai alle coperture di plastica) e le erbacce che strappo le butto nel pollaio: è evidentissimo che loro preferirebbero andare libere per i prati, a parte il problema dei falchi – l’anno scorso hanno cercato di rapirne una -, ma alla fine si contentano anche così, e io ho uova integralmente bio, senza antibiotici da allevamento industriale di mezzo; polli non ne ho ancora mangiati, ma se i nuovi nati sono di nuovo galletti, non resterà altra scelta che ucciderli…

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      1. Eh bè, del resto si sa che troppi galli in un pollaio non vanno bene… devi fare una apposita rubrica al tuo blog, perché i “cittadini” come me non sanno un cavolo di come si vive con gli animali! Infatto quando prendiamo i cani tendiamo a considerarli dei bambini, con errori clamorosi ed a volte tragici.

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        1. ma tu mi prendi per un contadino vero!

          e invece sono un attempato contadino apprendista anche io!

          per fortuna ho dei vicini pazienti che a volte mi spiegano le cose, e credo che passino metà del tempo che mi dedicano a ridermi giustamente dietro sotto i baffi…

          il fatto tragico è che anche io tendo ad umanizzare non solo i cani, che come specie animale mi sta antipatica, ma perfino le galline, che finisco per allevare in pura perdita…, ahaha.

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