Noa: non è eutanasia il diritto al suicidio – 268

il più importante dei diritti umani non è riconosciuto come tale; chi ha lottato per secoli contro ogni passo avanti sulla strada dei diritti umani sta abbarbicato a quest’ultima casamatta della reazione, facilitato dal fatto che questo diritto FA PAURA all’umanità comune, perché fa paura la morte.

alla Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo manca un articolo, che probabilmente non verrà inserito mai, per l’opposizione della chiesa cattolica:

Ogni essere umano ha il diritto di porre termine consapevolmente ai suoi giorni e di essere aiutato a realizzare senza inutili sofferenze la sua scelta, se non è occasionale.

. . .

«Noi, genitori di Noa Pothoven, siamo profondamente rattristati dalla morte di nostra figlia.
Noa aveva scelto di non mangiare e di non bere più.
Vorremmo sottolineare che questa è stata la causa della sua morte.
È morta in nostra presenza domenica scorsa.
Chiediamo gentilmente a tutti di rispettare la nostra privacy  per piangere il nostro lutto, come famiglia».

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ma ci sono sciacalli, tonacati o no, che vorrebbero che una povera ragazza che ha fatto questa scelta, debba pagarla morendo tra le massime sofferenze possibili, solo perché a loro non piace, li disturba.

no, secondo loro non doveva essere sedata, ma godersi l’amaro sapore della morte fino in fondo.

. . .

e basta! non c’è altro da dire…

capisco che dovete distrarci, ma non potete almeno cercare altri modi per farlo?


15 risposte a "Noa: non è eutanasia il diritto al suicidio – 268"

  1. Ecco provo a dirlo in punta di penna, penso a Noa come a mia figlia. Può una ragazza poco più che bambina avere tanta determinazione di volere morire e magari, costretta a vivere, a 30 anni si guarderebbe indietro sorridendo della sua follia?
    E l’anoressia che colpisce tanti giovanissimi non è forse un cammino verso la propria distruzione?
    Lungi da me il pensiero che un grandissimo dolore non possa equivalere a una piaga profonda Ma ripeto penso a Lucio Magri ottantenne e ho accettato senza un attimo di sospensione la sua decisione.
    Per quel che mi riguarda non mi fa paura la mia morte né vorrò prolungare una vita non vita e dunque farò come mia madre: mi sono già organizzata se così si può dire con l’associazione Luca Coscioni; mio figlio anche lui sa quando sarà il momento di lasciarmi andare ed io non sarò in grado di chiederglielo…

    Dignità nella morte, libera scelta. Certamente entro regole che non permettano abusi, quindi serve una legge troppo a lungo accantonata.

    Ciao Noa 🌹

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    1. cara Shera, come dicevo anche a giomag, la tua affermazione (Può una ragazza poco più che bambina a bere tanta determinazione di volere morire e magari costretta a vivere a 30 anni si guarderebbe indietro sorridendo della sua follia?) nasce secondo me da una mancanza di conoscenza, proprio tecnica, precisa, professionale, di casi simili, che come preside di liceo mi sono trovato varie volte a dover gestire, sia pure da lontano, lottando assieme ai genitori, e a volte invano.

      l’anoressia, su cui giustamente concentri l’attenzione, visto che Noa era anche anoressica, è certamente un cammino di autodistruzione, a volte non si sa quanto consapevole, in questo caso sì; ma una volta che l’abbiamo detto, che cosa cambia, visto che difficilmente sappiamo gestirlo e che, anche quando ci riusciamo, e non è detto che sia poi merito nostro, lascia comunque aperti problemi immensi.

      insomma, il tutto per dire che la vita è un problema aperto e chi pensa di avere le formulette per risolverlo, come avviene nel caso della chiesa cattolica, è soltanto ridicolo.

      d’accordo poi con te su tutto il resto, per fortuna… 🙂

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      1. ops partito… la mattina si va veloci!
        Dimenticavo che tu parli da un osservatorio privilegiato.
        So bene che non si può avere un’unica soluzione e soprattutto è difficile quando perdipiù non si conoscono, se non di rimbalzo, le situazioni.

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        1. privilegiato, per modo di dire; se è un privilegio assistere a volte ad una lotta disperata e vana della famiglia, altra volta…

          fu il mio primo caso, quando se ne sapeva ancora poco, ed era una ragazza dell’ultimo anno, ridotta a 28 chili di peso con le estremità che avevano cominciato ad andare in cancrena: fui allertato dal docente di educazione fisica, costretto a non farle fare esercizi fisici in palestra come lei avrebbe voluto, per evitare che svenisse; e la famiglia negava completamente il problema, si rifiutava di vederlo.

          fui costretto a giocare sporco, per imporre che la portassero da un medico: mi inventai che non l’avremmo ammessa agli esami perché non era in grado di farli e riuscii a far iniziare una terapia di emergenza; la ragazza fece l’esame e lo superò con ottimi voti, naturalmente; poi uscì dal mio possibile campo di osservazione, e non ho più saputo che cosa possa essere successo di lei.

          sono esperienze come queste che ti plasmano, questo è vero; e dunque fare queste esperienze è un piccolo privilegio, è vero, ma molto doloroso.

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  2. Ciao, intervengo a fatica perché questa vicenda mi ha provocato una profonda pena.
    Diritto di porre fine alla propria vita, in una ragazzina di diciassette anni… no, non ce la faccio proprio ad accettarlo.
    Lo so, le persone muoiono s tutte le età; gli adolescenti si suicidano e per i motivi più stupidi, un brutto voto, una sgridata… i genitori che perdono un figlio così giovane rimangono straziati.
    Anche in Olanda e negli altri paesi dove l’eutanasia e’ ammessa ci sono precisi limiti: in genere quando si è molto malati, e non si può guarire.
    Il dolore di questa ragazzina era forte, la malattia psichica, ma escludere a quell’età la possibilità di guarire, perlomeno di migliorare, a me sembra più disumano che concedere la morte.
    Non è un fatto di religione (solo): non accetto che si sia chiusa la porta alla speranza, della scienza se non altro, in una cura, un sostegno, qualcosa.
    Ho letto che i genitori ne hanno provate tante, hanno trovato anche delle porte chiuse; non giudico, non posso immaginare lo strazio di vedersi morire una figlia a poco a poco; mi chiedo: piuttosto, a quel padre non e’ venuto l’impulso di accelerare in qualche modo quell’agonia?
    Mi sembra un’accettazione non umana, oltre l’istinto di conservazione della specie, molto “nordico”… rispettiamo la scelta…
    certo, penso a quei ragazzi che pur non decidendo di farla finita si perdono, e rendono la vita dei genitori un inferno: forse e dico forse in quei casi una scomparsa arreca anche un sollievo, e non voglio pensare che anche questo abbia influito nella scelta di “accettare la scelta”…
    Io ho già lasciato detto che se dovesse succedermi qualcosa per cui non sarò più in grado di decidere, non mi stiano a tenere in vita; ho patito per Eluana, che è stata costretta, lei si, a vivere… ma qui sono solo sconcertato.
    E’ una sconfitta per tutti, ha ragione il Papa (se era a quello che ti riferivi) non è affatto la vittoria o l’affermazione di un diritto.

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    1. non mi ritrovo, stavolta, e mi sembra di avere scritto il post per niente; ma tu hai scelto un approccio emotivo al problema, e secondo me questo fa fare soltanto confusione.

      provo a ribadire il mio punto di vista, senza pretendere che sia la verità assoluta, ma cercando di ragionare sulla questione e non di farci manovrare dallo sconforto che viene usato per far passare tesi palesemente reazionarie.

      1. che cosa c’entra un suicidio con l’eutanasia?

      2. questo è un suicidio assistito, questo è il punto: la persona che ha deciso, fermamente, consapevolmente, instancabilmente, di porre termine ai suoi giorni, ha il diritto di essere aiutata e assistita in questo percorso, risparmiandole inutili sofferenze? questo secondo me è il problema.

      3. la chiesa cattolica ha considerato il suicidio un peccato, cioè un crimine (contro Dio), vietava di seppellire i suicidi in terra consacrata e li metteva in un posto a parte nei cimiteri, quasi come gli ebrei; l’atteggiamento mentale continua: il suicidio è il male assoluto e fa contrastato anche a prezzo delle sofferenze ulteriori di chi arriva a questo punto e certo non perché sta bene ed è felice.

      4. ma, dici tu, la ragazza aveva solo diciassette anni: dolorosissimo, indubbiamente; immagino per i genitori.
      però vorrei dire qualcosa da un punto di vista professionale; non conosco la legislazione olandese su questo punto, ma in Italia la legge riconosce dai 14 anni un diritto di decisione del minore e pone come unica limitazione provvisoria, fino ai 18 anni, il consenso dei genitori per le scelte più importanti, per proteggerlo dai rischi legati alla maturazione ancora parziale delle connessioni cerebrali tipico dell’adolescenza nella sua prima fase; per prudenza questo limite è spostato fino a 18 anni, cioè al limite estremo nel quale limitare la piena autonomia decisionale, tenendo conto che per alcuni le fasi di maturazione psicologica hanno tempi maggiori.
      in questo caso, il consenso dei genitori c’è stato: un consenso informato in una situazione sotto controllo; e ogni discussione sul merito delle loro decisioni è impietosa ed è un gettarli in pasto ad un’opinione pubblica avida di emozioni e avida anche di essere manovrata a suon di emozioni.

      5. un ultimo dettaglio: Noa soffriva anche di anoressia; per motivi professionali legati alla mia attività passata, mi sono dovuto occupare diverse volte di adolescenti anoressiche; l’anoressia sconvolge tutte le nostre certezze sulla mente umana e viverla, anche solo indirettamente, come capitava a me, è semplicemente atroce, perché mette di fronte all’enigma di una mente che giudichiamo malata perché ha una percezione di sé che ci appare gravemente distorta e con la quale non riusciamo in alcun modo a comunicare; però corre l’obbligo di dire che tra le anoressiche la decisione di farsi morire di fame è abbastanza comune; in altre parole, il caso di Noa, in questo gruppo, è tutt’altro che eccezionale.
      ci si trova di fronte a volontà granitiche, ingestibili, non comunicanti, e ci si rassegna con tutte le lacrime del caso, perché la vita è anche queste assurdità.
      vogliamo allora maledire le ragazzine anoressiche che scelgono di morire perché preferiscono la morte alle imperfezioni della vita?

      6. tutto questo mi conferma l’uso politico spregiudicato, violento, mistificatore, di questa vicenda per ribadire il controllo cattolico della nostra opinione pubblica…

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  3. Noa ha dimostrato che in barba agli articoli di legge, ai codici e codicilli, se uno vuole riesce ad esercitare il suo ultimo diritto:
    ammiro molto i suoi genitori che pur nel dolore immenso di veder “morire” (dal terribile giorno della violenza subita) giorno dopo giorno la loro figlia, pur avendo tentato altre strade, l’hanno poi lasciata andare…
    chiedendo di rispettare ora il dolore della loro famiglia.
    Ma si sono buttati a corpo morto media, opinionisti, ecc. ad additare, giudicare, interpretare.
    Che nausea!

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