il Mebon orientale e Roluos, effettivamente: Bakong – 276 – Cambogia 2009 17

si va verso sera (20 maggio 2009, dintorni di Siem Reap, nel complesso immenso di Angkor, la città, la capitale dell’effimero impero khmer): il monsone arriva oscurando il cielo, e si trasforma presto in una pioggia violenta, ma ci sono ancora altri siti da visitare, e rieccomi sul tuctuc.

l’orario delle foto dice che c’è stata una sosta, probabilmente sotto la tettoria di un venditore, ad aspettare che il diluvio passasse.

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ma a quali siti appartengono le foto dell’ultima infornata? sono tranquillo, perché hanno una particolarità rappresentata, in entrambi, da diverse statue di elefanti, mai incontrate finora.

ho già letto nella guida un riferimento a sculture simili, ed ecco infatti che lo ritrovo a proposito del tempio di Bakong, il più grande e interessante del complesso di Roluos; ed è facile riconoscerlo anche perché è l’unico che ospita un monastero buddista tuttora attivo, come dimostrano le tuniche arancioni dei monaci che si incontrano sul sentiero acquitrinoso che porta al tempio.

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ma questo è chiaramente il tempio descritto dal secondo fotomontaggio.

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ma il primo? anche nel primo compaiono degli elefanti, e quindi questo è il tempio del Mebon orientale, induista, costruito attorno al 950 d.C.; si trovava su un isolotto al centro del Baray, dell’enorme bacino, indicato allo stesso modo, costruito attorno all’anno 900, cioè cinquant’anni prima; lo si raggiungeva soltanto in barca, mentre ora la zona risulta interrata; e non fa parte del complesso di Roluos.

e infatti le foto nel secondo montaggio video ci mostrano alcuni aspetti di questo vero e proprio lago artificiale costruito secoli fa da una civiltà che consideriamo primitiva e lo era certamente da un punti di vista tecnologico.

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non mi rimane che rinviarvi adesso al secondo video e al suo fascino particolare perché qui davvero la Cambogia archeologica si incontra con quella viva di oggi e la fusione è molto armoniosa e toglie le vestigia antiche dal clima mummificato per riproporcele come parte della vita quotidiana di questo popolo.

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è stato molto complesso esaminare, distinguere e riorganizzare le foto di questi giorni, disordinatamente raccolte dieci anni fa; ma, anche solo soggettivamente per me, ne valeva la pena, pure se non sono sicuro di avere azzeccato proprio tutte le identificazioni.

però questo lavoro complesso e certamente pignolo ha fatto in modo che un coacervo confuso e privo quasi di significato di immagini si trasformasse in un percorso riconoscibile ed identificabile, che restituisce alla memoria qualche frammento di attenzione in più.

 


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