da Siem Reap al fiume Stung Saper – 290 – Cambogia 2009 21

be’, me la ricordo ancora bene l’eccitazione con cui, il 23 maggio di dieci anni fa (era una domenica), mi preparai a lasciare Siem Reap alla volta di Phnom Penh, la capitale cambogiana, dopo una settimana abbondante trascorsa a girare tra la città e le rovine di Angkor, in una condizione di iperalimentazione archeologica, per così dire.

finalmente sarei entrato nella Cambogia vera, quella rurale, di cui avevo avuto qualche assaggio soprattutto l’ultima giornata, e mi sarei reso conto delle condizioni di vita di quel popolo tragicamente ferito dal genocidio, ma tuttora sorridente.

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per farlo avevo scelto la strada più lenta, ma anche più romantica, cioè quella dell’attraversamento in barca del grande lago Tonlé Sap, al centro del paese, il più grande del sud-est asiatico: circa 7 volte il lago di Garda, per dare un termine di confronto, quando è al minimo, e 30 volte quando raggiunge la sua massima estensione nella stagione delle piogge.

si parte da Siem Reap, dopo qualche km, lungo lo Stung Saper, un fiume che si riversa nel lago.

il viaggio è per qualche verso consigliato, come particolarmente avventuroso, per qualche verso guardato con diffidenza dalla Lonely Planet, e in effetti alla prova dei fatti richiese quasi una giornata intera, trascorsa sulla barca sotto il sole con relative scottature, complice anche il fatto che eravamo a maggio, il momento dell’anno nel quale il lago raggiunge il suo livello minimo e ricomincia a crescere: fino a 8 metri di altezza e più di 10.000 km quadrati in più, ma fu assolutamente straordinario ed entrò nella galleria mentale dei miei ricordi di quel mondo.

ma insomma, la guida fa capire che è soltanto da agosto in poi e fino a gennaio che converrebbe avventurarsi in questo percorso…

il lago produce una grande quantità di pesce e dà lavoro a circa un milione di persone, ma è messo in pericolo dalla costruzione di dighe sul Mekong, col quale entra in rapporto, nel sovrastante Laos, ad opera dei cinesi; del resto il Mekong sta alla Cambogia come il Nilo all’Egitto, nonostante la grande diversità del clima, visto che con le sue inondazioni periodiche e il limo rinnova continuamente il terreno agricolo, rendendolo fertilissimo.

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non ricordo bene i particolari del modo col quale raggiunsi l’imbarcadero: nelle foto ritrovo qualche immagine della Cambogia poverissima, dove si vive tra capanne e palafitte, e poi nel porticciolo ecco di nuovo la visione di quella povertà quasi originaria che mi affascina e mi prende ogni volta come portatrice di un messaggio segreto che rifiutiamo di ascoltare.

 


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