i minibot virtuali di Facebook e la nascita di un impero – 289

l’annuncio viene dato ufficialmente oggi: Facebook intende creare una propria moneta a partire dall’anno prossimo è l’annuncio ufficiale della nascita di un impero che intende sostituirsi, per ora dall’interno, all’impero nel mondo reale.

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l’impero americano che tramonta è quello che ha eletto come proprio capo Trump, un bancarottiere miliardario; l’impero virtuale che si prepara a prendere il suo posto ha un proprietario, Zuckerberg, l’ex studentello furbastro e un poco imbroglione a cui è esplosa Facebook fra le mani, e non conosce democrazia formale; ha un capo, più potente nel suo potere assoluto perfino di Xi Jin Ping, il presidente cinese, l’astro del nuovo potere reale, che in realtà ha alle spalle la complessa struttura politica del Partito Comunista Cinese.

trovo solo un precedente storico simile, peraltro molto illuminante, alla fine dell’impero romano, quando questo si trovò sostituito, quasi senza accorgersene, dal nuovo impero cristiano, che fino ad allora era stato soltanto virtuale.

quanti sanno che Euangelion era il termine che si usava per proclamare l’ascesa al trono di un nuovo imperatore? l’annuncio che viene dato dalla basilica di San Pietro dell’elezione di un nuovo papa corrisponde alla formula che veniva usata per proclamare il nuovo imperatore: Nuntio vobis gaudium magnum; e dopo quattro secoli a prendere il suo posto fu il capo dei cristiani, fino ad allora rappresentante in terra di un impero virtuale che era stato fondato dalla magica figura dell’Unto di Dio, il Christòs.

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oggi siamo chiamati tutti a godere della gioia della nascita di questo nuovo impero telematico, che già si rivela più potente degli stati nazionali o perfino plurinazionali.

non bastasse la capacità di sostituirsi agli stati persino nella loro funzione ultima di battere moneta, eccone un’altra prova: la corsa spaziale, interrotta dopo i successi clamorosi di cinquant’anni fa, riprende, ma a condurla sono oramai loro, le nuove potenze del millennio, le nuove teocrazie imperiali private, che si preparano, dicono, a colonizzare la Luna e Marte.

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il mondo che abbiamo conosciuto è al tramonto, e il dibattito che ci opprime sulla piccola politica locale appare in tutta la sua miserabile povertà.

mi spiego: qualcuno pensa che il vero problema siano i mini-bot, questa demenziale trovata per fregare i creditori dello stato rifilandogli degli assegnati che perderanno immediatamente il loro valore?

se il problema sono i tempi lenti della burocrazia italiana nei pagamenti, la soluzione sta nel rifilare a chi aspetta qualche mese di essere pagato dei bigliettoni dei Monòpoli?

allora, non era meglio la proposta di Varoufakis in Grecia qualche anno fa?

era quella di fornire piuttosto ogni codice fiscale, di azienda o privato, di un Conto del Tesoro con relativo Pin, che i contribuenti creditori dello Stato avrebbero potuto – a loro discrezione – usare per ricevere il pagamento parziale o integrale di quanto loro spettante, sotto forma di accredito al loro conto del Tesoro, invece di aspettare mesi per essere pagati secondo le normali procedure. In tal modo, gli arretrati sarebbero stati eliminati in un colpo solo, liberando così liquidità attraverso l’economia.

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ma se anche una soluzione di questo tipo viene criticata come potenziale creazione di una moneta alternativa, come è possibile che invece si ammettano monete virtuali come bitcoin e la prossima Face-coin, o LibraGlobalCoin, come potrebbe chiamarsi?

che cosa aspettano gli stati a proibirla?

e, se gli stati non si muovono, che cosa aspettano gli utenti a boicottarla?

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il fondamento della moneta moderna, priva del valore oggettivo delle antiche monete d’oro o d’argento sta tutto nella fiducia di chi la usa.

ma un conto è fidarsi di una moneta emessa da uno stato, al quale appartieni, e che, almeno in linea di principio, risponde ai suoi elettori di quel che fa, un conto è affidare la propria ricchezza ad un impero oscuro, che ha un signore arbitrario che è il suo proprietario.

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l’idea di Zuckerberg è quella di convincere i 2,4 miliardi di utenti mensili di Facebook, in parte anche farlocchi e con profili falsi, di cambiare dollari e altre valute internazionali nella sua moneta digitale, che potrà essere utilizzata per acquistare beni su internet – e in negozi e altri punti vendita – o per trasferire denaro, senza la necessità di un conto bancario.

è la più grande truffa potenziale della storia: gli allocchi cederanno monete relativamente garantite da autorità pubbliche (debito pubblico a parte) in cambio di una moneta virtuale che avrà valore soltanto fino a che il pubblico glielo darà, ma che potrebbe essere ritirata e svuotata completamente in ogni momento: la via maestra all’esproprio, e non proprio proletario (se mi passa il calembour).

in sostanza Zuckerberg e i suoi soci intascherebbero somme enormi con le quali finire di comperarsi il mondo, in cambio una moneta digitale che solo loro potrebbero garantire.

certo: se nel frattempo gli stati reali fallissero (e questa potrebbe essere la mossa successiva), alla fine col cerino in mano di una moneta totalmente svalutata finirebbero i nostalgici cittadini degli stati, meglio se almeno a parole democratici.

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finisco con un aneddoto che mi è stato raccontato ieri sera: in Val Sabbia un chirurgo vuole comperarsi una casa; la sceglie e costa un milione di euro; non ha problemi, ne ha 5 in banca, una importante banca locale: li ha parte in titoli, parte in depositi; ma non riesce a ritirarli, o quanto meno impiega quasi tre anni a riavere indietro anche soltanto una parte del suo denaro.

che cosa voglio dire? lo lascio pensare al lettore, se c’è.

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però chiudo con un appello ai blogger amici: smettetela, per favore, di pubblicare post sotto forma di link a Facebook.

mi impedite di leggerli: rifiuto di accedere a Facebook, non sono un collaborazionista.


6 risposte a "i minibot virtuali di Facebook e la nascita di un impero – 289"

    1. evidentemente no.
      a me è stato raccontato che i soldi erano sul corrente e non venivano sbloccati, ma neppure io credo troppo a questa versione, anche se mi è stata data per certa, e ho preferito restare nel vago nel post; mi pare più probabile che fossero stati investiti in altri strumenti finanziari proposti dalla banca e di non facile smobilitazione.
      ero stato in quella banca tre anni fa quando ho fatto il giro degli istituti per verificare le condizioni dei mutui, prima di stipulare l’attuale per la ristrutturazione della casa dove sto, che alla fine ho fatto con Banca Intesa: e quella banca proponeva condizioni più vantaggiose sulla carta, ma a condizione che acquistassi delle azioni, somma che chiaramente avrei in seguito perso; infatti il valore di quelle azioni è in effetti crollato ed è molto difficile venderle.
      ma – molto in piccolo – una esperienza simile a quella accennata nel post l’ho fatta anche io in Germania quando ho chiuso il mio conto corrente presso la Commerzbank, grandissima banca notoriamente in crisi.
      per scrupolo lasciai circa 200 euro per eventuali ultime spese, invece di prosciugare il conto subito con l’accordo che, conclusi i conteggi, mi avrebbero accreditato il resto in Italia; errore stupidissimo quello di avere scrupoli di onestà, perfino in Germania; arrivati al punto, non si decidevano mai a fare il bonifico, con varie scuse, anche ridicole, e dovetti strepitare via mail per due mesi per farmeli dare.
      probabilmente volevano semplicemente capire se avrei lasciato perdere; ma il punto è, dunque, che una banca può veramente decidere di non restituirti il deposito.
      ecco una cosa che consideriamo decisamente impossibile, ma ci sbagliamo: i soldi che depositiamo in banca è come se li affidassimo a qualcuno, ma se questo qualcuno non è onesto, non siamo affatto sicuri di rivederli.

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    1. attenta, perché se lo specchio è virtuale (come ad esempio il blog) ti rimanda indietro la tua immagine lo stesso, e non è detto che sia quella reale… 😉

      neppure io so se la moneta virtuale ha a che fare con i derivati; probabilmente no, dal punto di vista economico stretto, ma dal punto di vista del capitalismo che si sta trasformando in una allucinazione finanziaria collettiva, dove la ricchezza è sempre di più soltanto immaginaria, certamente sì.

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        1. sì, oramai c’è uno scollamento fra la ricchezza reale, in termini di condizioni di vita, che questo sistema economico garantisce a una parte ampia della popolazione, ed è concretizzata sotto forma di merci e proprietà oggettive, e la ricchezza finanziaria, che tutti pensiamo sia reale, magari soltanto perché l’abbiamo depositata in banca.

          ma anche quando evitiamo strumenti finanziari più rischiosi, come certe obbligazioni, i derivati o, se ci saranno, i mini-bot, la ricchezza virtuale sempre tale è, ed è virtuale perfino quando ha l’aspetto di banconote.

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