flat tax e mini-bot, la coppia perversa – 291

sono soltanto io a vedere lo stretto legame tra queste due proposte del governo giallo-verde-nero?

la flat tax serve a ridurre le tasse sui ricchi, che saranno gli unici a trarne vantaggio.

e i mini-bot serviranno invece a rilanciare alla grande l’inflazione che manca tanto agli imprenditori italiani, per affamare i lavoratori dipendenti.

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sulla flat tax non crediate alla propaganda che parla di limitarla al ceto medio: ceto medio in Italia è il nome che si dà non soltanto a chi vive in condizioni relativamente privilegiate, come è diventato da noi avere un lavoro e un reddito dignitoso.

da tempo la nuova teoria economica afferma che l’unico modo di garantire lo sviluppo di un paese è di arricchire i ricchi più che si può, perché sono loro che si danno da fare per arricchirsi sempre di più: i poveri, se li si accontenta, si adagiano in un benestare modesto e improduttivo.

non è sorprendente dunque che anche a livello mondiale la politica economica dei vari governi, qualunque sia il loro colore politico, sia costantemente favorevole alla classe sociale dei ricchi, e i risultati si vedono: infatti questi si arricchiscono sempre di più.

per mimetizzare la scelta, li chiamano ceto medio: forse perché questo è un gruppo relativamente numeroso e politicamente più attivo; ci si aspetterebbe che un governo ed uno stato agiscano soprattutto a favore degli ultimi, ma da noi non è così; anche Renzi aveva come target il famoso ceto medio: era come Blair, ma in ritardo…

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ma il reddito di cittadinanza non ti smentisce, bortocal?

e qui occorre allora accennare al modo perverso in cui questo governo ha realizzato l’obiettivo civilissimo di forme di assistenza sociale a favore degli strati sociali emarginati, mentre la destra sociale ed economica dei relativamente privilegiati, oggi rappresentata in via residuale dagli ultimi scampoli del Partito Demokratiko, si affannava a negare il principio stesso di questa assistenza, dopo essersi opposta anche al cosiddetto decreto dignità, cioè ad una forma molto blanda di riduzione della precarizzazione realizzata dal jobs act di Renzi, e oggi anche al salario minimo come principio, e non soltanto alla misure folle proposta dai 5Stelle.

che siano stati abbandonati dal loro elettorato a questo punto non vedo perché dovrebbe stupire; ed è logico che l’altro elettorato preferisca continuare a votare che li garantisce meglio e senza ambiguità buoniste.

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il reddito di cittadinanza è dunque rimasto parola d’ordine dei 5Stelle, premiata in primo momento, ma ha realizzato perfettamente quel che era implicito nella sua definizione orribile di partenza e si è risolto in una mancetta ai disoccupati e agli emarginati su base etnica: infatti ha escluso gli immigrati residenti da meno di 10 anni, che sono da un terzo alla metà dello strato più povero della popolazione e ha premiato i poveri di pura razza italiana soltanto, creando una intollerabile discriminazione sociale e razziale, che neanche nel 1938.

lo scopo reale di questo governo non è dunque quello di aiutare i poveri, come viene dichiarato, ma di dividerlo in due gruppi: i poveri italiani da narcotizzare e tenere buoni con qualche spicciolo elargito a pioggia e in modi idioti che consentono l’accesso anche a chi svolge lavoro nero, e i poveri che non sono dei nostri o de noantri, e vengono non solo esclusi dal reddito, ma anche da ogni altra forma di aiuto, cancellata da Salvini, in modo da costituire un vigoroso esercito di riserva di disperati, buono per tenere basse le pretese degli altri.

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ma il problema principale dell’economia italiana dei ricchi è che l’euro protegge dall’inflazione selvaggia i redditi fissi (lavoratori dipendenti e pensionati): l’Unione Europea nasce da un patto, cioè dal progetto di realizzare una inflazione dolce del 2% all’anno: un compromesso tra le esigenze del capitale e della finanza che la vorrebbero anche più alta per erodere il valore reale di salari e pensioni, e le esigenze dei ceti subalterni a cui piacerebbe magari il contrario, cioè un aumento del valore reale dei loro redditi.

il miracolo economico italiano della fase prima dell’euro si è costruito prima sui sacrifici inenarrabili ed eroici dei lavoratori degli anni Cinquanta – rimasti senza storia e senza neppure letteratura o cinema a parlarne – e poi, dalla fine degli anni Sessanta su una inflazione selvaggia sulla lira, che permetteva alle nostre aziende di battere la concorrenza estera non con l’innovazione tecnologica, ma con la svalutazione seriale della moneta.

la chiave di volta del paese che siamo diventati sta tutta qui: un paese in buona parte senza innovazione, senza amore per la scienza e per la scuola, un paese fondato su rapporti sociali duri, di sfruttamento, che negli anni è diventato precarietà e disoccupazione giovanile di massa: ma un paese dove i privilegiati non hanno certo rinunciato alla dolce vita: detto concretamente, la borghesia italian se la spassa  in un lusso familiare ben superiore a quello degli strati sociali paralleli del resto dell’Europa occidentale, e anche in questo ci confermiamo paese più che altro semi-balcanico.

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ed ecco i mini-bot, allora, il grande trucco magliaro per fregare non soltanto i creditori dello stato che si vedranno rifilare in cambio dei loro crediti reali dei patacones argentini aggiornati, ma tutti i lavoratori dipendenti.

minibot

non sarà immediato il pagamento di stipendi e pensioni in neo-patacones, ma ci si arriverà con percorso simile a questo: 

l’immissione in circolo di denaro fasullo ovviamente comporta un aumento del debito nominale dello stato, cioè del debito che influisce sul valore della moneta; vero che il nostro euro non può essere svalutato oltre a quanto decide la Banca Centrale Europea; ma l’aumento del debito pubblico e incide comunque sul peso degli interessi, che crescono.

a questo punto il fallimento statale si approssima: non rimane che pagare anche pensioni e stipendi pubblici in mini-bot (come già è avvenuto in Argentina col patacon), cioè con dei pagherò senza valore: solo che adesso la circolazione diventa obbligatoria e le sanzioni europee contro l’illegale moneta parallela portano all’uscita dell’Italia dalla Unione Europea e dall’euro.

così i mini-bot vengono finalmente sostituiti dal loro equivalente monetario reale, da anni al centro dei desideri degli “economisti” leghisti alla Bagnai e Borghi: la lira, la variante finalmente ufficiale del patacon argentino.

a questo punto finalmente l’inflazione riparte alla grande e il valore di salari e pensioni viene rapidamente polverizzato: scenario argentino.

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ma che importa questo a chi esporta? anzi, meglio: le merci italiane non costano quasi più nulla e possono sbaragliare la concorrenza, si pensa, anche se la loro qualità decade rapidamente a livello delle merci patacche dei cinesi di una volta.

e i dazi? siamo fuori dall’Unione Europea: tornano le dogane e i dazi con cui l’Unione Europea si difenderà dalla nostra concorrenza sleale, e dunque dove venderemo?

agli USA di Trump o alla Cina? sarà impossibile vendere a tutti e due.

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questo scenario è talmente insensato che io mi ostino a credere che neppure gli strateghi che l’hanno inventato ci credano.

arrivano a dire che l’Unione Europea ci ricatta con un metodo mafioso; e nel delirio mediatico la frase fa il paio con la giornalista cicciona che chiede al papa chi crede di essere….

in realtà l’obiettivo non dichiarato è che sia l’Unione Europea a farsi carico dei nostri debiti, così come dovrebbe farsi carico dei nostri migranti, dopo che Berlusconi e Lega hanno firmato a suo tempo l’accordo di Dublino per cui dobbiamo farcene carico noi…

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ma per quello che conosco dei paesi del nord-Europa sarà molto dura costringerli; e allora?

non mi spingo oltre con i tentativi di previsione: il sonno della ragione produce mostri, ma anche il sogno della ragione lo fa.

sarà interessante stare a guardare come andrà a finire, ecco tutto.

se poi qualcuno volesse cominciare, invece, ad opporsi da subito…


7 risposte a "flat tax e mini-bot, la coppia perversa – 291"

      1. Nel senso che questo progetto viene venduto grazie alla ripetizione ossessiva del mantra della “classe media che non esiste più” (quando invece probabilmente una classe media come comunemente intesa non è mai esistita in Italia, come tu dici in questo articolo) ed alla mgnificazione del made in Italy, che dove va bene è un prodotto artigianale (e quindi a bassa “intensità” tecnologica) e quando va male un etichetta appiccicata su un prodotto industriale di fascia bassa.

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        1. grazie della risposta, ora mi è più chiaro.

          vengo da una generazione, quella del Sessantotto, che vedeva la società divisa marxisticamente in classi: il proletariato operaio sfruttato, la borghesia benestante, i capitalisti e al di sotto di tutti il sottoproletariato, di cui non si pensava valesse la pena di occuparsi, ed era molto residuale: la classe media – a metà tra capitalisti e proletari – era la borghesia disprezzata.

          questa classificazione non vale più: il sottoproletariato è stato sostituito dal precariato, che è diventato molto consistente e direi che comprende tutti coloro che vivono in condizioni precarie o di povertà, i lavoratori hanno molto migliorato la loro condizione, anche grazie alle lotte di quegli anni, e direi che costituiscono oggi lo strato di coloro che vivono in condizioni medie; infine l’alta borghesia e i capitalisti si sono fusi in una classe alto-borghese più vasta caratterizzata dall’integrare il reddito da attività professionale di grado elevato con una forte componente finanziaria.

          quindi oggi la classe media chi è? sono in buona parte i proletari di cinquant’anni fa, quelli almeno che sono riusciti ad entrare ancora nel mercato del lavoro; e questa definizione può sembrare eretica, ma tanto il marxismo non è morto? e spesso il relativo benessere non li distingue più nettamente dalla piccola borghesia di una volta.

          ma lo strato sociale che ha davvero bisogno dell’intervento dello stato non è la cosiddetta classe media che se la passa in fondo non troppo malamente, ma il precariato, che poi è anche ampiamente formato da extracomunitari.

          è il salto che la sinistra in Italia non ha saputo fare e ha lasciato la difesa di questo strato ai 5Stelle, mentre per la maggior parte oramai la cosiddetta classe media si sente di destra, se non proprio leghista: alla vecchia tradizione democratica rimane una difesa d’ufficio declinante di uno strato particolare di classe media: il pubblico impiego.

          – il secondo lato di questa esaltazione della classe media anche ex-proletaria, assunta come propria base di riferimento dai Renzi e dai Salvini – è la grottesca esaltazione dell’italianità, intesa come estetica arretratezza e presunta esclusività del gusto, di cui hai già detto bene tu.

          ogni scarafone è bello a mamma sua: voglio dire che ogni popolo ha la sua estetica e considerare la propria tradizione estetica come irraggiungibile e superiore a tutte le altre è soltanto un modo, molto grottesco, di rafforzare la propria identità sociale.

          be’, se questo non è un blocco sociale, come diceva Gramsci, anche se di tipo nuovo…

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  1. … questo governo è uno schifo, bisognerebbe scendere in piazza ma visto che a beneficiarne sono i ricchi lo scontro sarebbe contro la polizia…
    Sal-vini in questo è esperto dopo la rimozione degli striscioni e altre privazioni della libertà di espressione…

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