un delitto del 1968 (a.C.) – 293

gli appassionati del giallo (archeologico) erano tutti convocati ieri sera presso il Museo Archeologico di Gavardo, un esempio delle situazioni di eccellenza misconosciute del nostro paese, dove il direttore, Mauro Baglioni, presentava una caso criminale del 1968 a. C., avvenuto nel villaggio palafitticolo del Lucone, sulle rive del lago di Garda:

altro esempio di eccellenza ignorata: neppure io sapevo che questo sito è parte di un complesso di beni culturali UNESCO, dichiarati tali nel 2011, Siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi, assieme ad altri tre nella provincia di Brescia, sempre attorno al lago, che non sono per nulla valorizzati, e ad un altro centinaio in vari altri luoghi e paesi.

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il giallo nasce dalla scoperta di un cadavere, anzi più d’uno, tra i resti di un villaggio preistorico distrutto da un incendio e subito dopo ricostruito, prima di essere definitivamente abbandonato dopo pochi anni.

naturalmente per un profano come me è prima di tutto quasi miracoloso che si sia arrivati a poter datare quella morte con tanta precisione: 1968, potenza suggestiva dell data, ma prima di Cristo e non dopo.

ma sono i miracoli della dendrocronologia, cioè della datazione di un sito o di un contesto in base alla precisa successione degli anelli dei tronchi di legno impiegati, che consentono simili miracoli.

dunque, in una nuova campagna di scavi dell’anno scorso gli archeologi guidati dal Baglioni si sono imbattuti in un cranio, privo però della mascella, che era stato deposto al centro del villaggio ricostruito, circondato da resti di corteccia di larice, che formavano probabilmente un contenitore.

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un ulteriore scavo, condotto abbastanza a caso una ventina di metri più in là, aveva fatto emergere, per una coincidenza veramente degna di un romanzo, i resti completi al 70% dello scheletro di un bambino di due anni mezzo o tre di età: mancavano le estremità, cioè le braccia e i piedi, e la parte superiore del cranio, visto che ci si limitava all’osso della mascella.

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c’erano poi altre ossa sparse nel sito di altri due bambini, ma in frammenti casuali.

ora non ci vuole Sherlock Holmes per supporre che, se al centro del villaggio trovi un cranio di bambino senza mascella e in un altro punto del villaggio trovi lo scheletro di un bambino con la mascella, ma senza il resto del cranio, tra quei resti potrebbe esserci una relazione.

e infatti: una volta provato a ricomporli, coincidono perfettamente.

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quindi il corpo del bambino morto era stato deposto in un angolo del villaggio, si era aspettato che la decomposizione staccasse la mascella dal resto del cranio (bastano un paio di settimane, pare) e poi si era presto questo e lo si era deposto al centro del villaggio, entro un contenitore di un legno non usato lì per altri scopi…

ed ecco l’equivalente, in termini di suggestione e di conoscenze possibili, della mummia del Similaun, oggi al museo di Bolzano, anche se questo bambino visse e morì 1.500 anni dopo.

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ma, appunto, come morì quel bambino?

siamo di fronte ad un delitto? ed eventualmente possiamo indicarne il movente, a quasi 4.000 anni di distanza?

Baioni e il prof. Canci si guardano bene dal fare affermazioni avventate: oltretutto gli omicidi non vanno mai in prescrizione, anche se gli eventuali assassini sono certamente tutti morti.

però le facciamo noi, che amiamo le congetture ben ragionate.

dunque abbiamo un bambino piuttosto piccolo, morto, ma senza segni visibili di violenza sullo scheletro; questo basta ad escludere un morte violenta? no: certamente gli è andata meglio ai due ragazzini di circa dieci anni trovati il cui cranio era pure sepolto al centro di un villaggio palafitticolo vicino al lago di Costanza nel sud della Germania, che furono sacrificati con un colpo d’ascia in mezzo al cranio;

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però di modi meno cruenti di uccidere ce ne sono diversi: dall’annegamento, allo strangolamento, fino allo sgozzamento.

io ritengo che il metodo usato fosse questo: se si trattava di sacrificare qualcuno agli dei per il bene del villaggio, questo era il rito più scenografico.

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ma forse il bambino era morto per caso nell’incendio stesso che aveva distrutto il villaggio, forse era semplicemente morto per cause naturali; non ci sono tracce di un delitto, chi potrebbe mettersi a cercare un colpevole per un delitto che non si sa neppure se sia avvenuto?

ma nel caso di Oetzli, il paleolitico citato sopra e proveniente forse proprio da queste zone attorno al lago di Garda, e morto a pochi metri da un valico che portava in Austria dalla val Senales nei dintorni di Meran/Merano, ci sono voluto più di dieci anni per accorgersi che era morto per un colpo di freccia che gli aveva trafitto una spalla.

lo scheletro del bambino di Lucone sarà, anzi è già, oggetto di ricerche anche cliniche approfondite.

ma prima che arrivi il referto del medico legale, io vi dico la mia.

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lo scenario più convincente resta quello del sacrificio umano, semplicemente perché questo è diffuso in tutte le culture dell’alba dell’umanità:

etruschi e fenici sacrificavano agli dei il figlio primogenito per garantire, a loro modo di vedere, il futuro dei successivi;

la bibbia ebraica conserva il ricordo della presenza di tali pratiche anche il quel popolo nel sacrificio di Isacco ad opera di Abramo, che solo nella versione ultima attuale lo risparmia all’ultimo momento, ma in origine veniva indicato come modello esemplare di fede in dio per non avere esitato neppure un momento ad immergere il coltello nel collo del figlio;

in Omero e alle origini stesse della cultura greca tocca a Ifigenia essere sacrificata sull’altare per far finire la bonaccia ostinata che impedisce alla flotta degli Achei di partire per la guerra contro Troia, mentre un altro eroe di quella saga promette agli dei che lo riportano a casa a Creta, salvo alla fine della guerra, di uccidere la prima persona che incontrerà, e toccherà alla figlia;

tra gli Atzechi i giovani più forti e belli facevano a gara per offrirsi a centinaia nei sacrifici di massa sulle piramidi dedicate al Sole.

sono passati al massimo 500 anni da questi fatti e in Occidente ci sono volute rivoluzioni religiose con lotte secolari e lo sviluppo del pensiero filosofico laico per interrompere riti barbarici che sembrano affondare le loro radici in qualche caratteristica universale della mente umana, che supera la differenza delle culture locali.

e non è una bella cosa, a pensarci bene.

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insomma, abbiamo un morto, un bambino, ma non siamo del tutto sicuri che sia stato ammazzato, questo è soltanto probabile; dunque il primo giallo del 1968 a.C. è se c’è stato davvero un delitto.

ma abbiamo certamente un assassino, anzi un insieme organico, una specie intera di assassini, l’essere umano.

e vai a capire che cosa significa davvero umano.


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